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February 2, 2015

Caso Francesco Montis : assolti Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni

Caso Francesco Montis : assolti Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni

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2 febbraio 2015

Per Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni, dopo cinque anni di carcere, arriva infine l’assoluzione con sentenza definitiva dall’accusa di aver assassinato il compagno di viaggio Francesco Montis.

Il 4 febbraio 2013 la Corte Suprema indiana aveva giudicato ammissibile il ricorso contro la condanna all’ergastolo, fissando l’esame del merito per il 3 settembre 2013.[1] Vari rinvii hanno fatto slittare la sentenza definitiva allo scorso 20 gennaio.

Il primo febbraio sono entrambi rientrati in Italia.

Articoli correlati

Fonti

Note

  1. La Stampa, 4 febbraio 2013, fonte cit.

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February 23, 2014

Caso Marò, India: «Saranno processati con le nostre leggi»

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Caso Marò, India: «Saranno processati con le nostre leggi»

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23 febbraio 2014

Oggi il ministro della Difesa indiano in un’intervista ha negato che il il governo indiano stia ammorbidendo la posizione dei due marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Il ministro ha dichiarato che della questione si occupano i ministeri degli Interni e Esteri e che saranno processati secondo le leggi indiane.

Domani pomeriggio il procuratore G.E. Vahanvati presenterà alla Corte Suprema la decisione del governo indiano in merito al processo.

Intanto dall’Italia il premier Matteo Renzi come primo atto di governo ha chiamato i due marò assicurando loro che l’Italia farà di tutto per riportarli a casa.


Fonti[]

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February 9, 2014

Caso Marò: rischiano 10 anni. Il ministro Bonino: \”Inaccettabile\”

Caso Marò: rischiano 10 anni. Il ministro Bonino: “Inaccettabile”

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domenica 9 febbraio 2014

Il Ministero degli Interni indiano ha autorizzato la polizia NIA[1] a perseguire i Marò italiani Salvatore Girone e Massimiliano Latorre in base a una disposizione del Sua Act (sezione 3 comma ‘A’) che punisce violenze generiche e comporta una pena massima di 10 anni. Escludendo, però, la clausola che prevede la pena capitale. Lo ha dichiarato il portavoce del Ministero Kuldeep Dhatwalia.

Wikipedia

Wikipedia ha una voce su Crisi diplomatica fra India e Italia del 2012-2014.

La risposta del Ministro degli Esteri italiano Emma Bonino non si è fatta attendere: «I nostri marò non sono terroristi, né è terrorista lo Stato italiano. Questo per noi è inaccettabile: politicizzare i casi è una tentazione che hanno in molti, certamente è vero che l’India è in campagna elettorale e queste sono ricostruzioni anche plausibili. Ma il punto è un altro, il punto è lo stato di diritto e la legge. Comunque siano le cose, le elezioni da noi o da loro, ciò non deve essere fatto pagare sulle spalle dei marò».


Fonti[]

Note[]

  1. In Wikipedia in lingua inglese.

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November 15, 2013

Si fa sempre più dura la battaglia legale per la protezione del patrimonio di Varanasi

Si fa sempre più dura la battaglia legale per la protezione del patrimonio di Varanasi

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Varanasi, 15 novembre 2013

Nell’udienza dell’8 novembre 2013, la Corte d’appello di Allahabad[1], India, ha preso in esame le due denunce penali presentate dal Distretto di Varanasi contro la Kautilya Society[1] e contro Vrinda Dar, i due firmatari del PIL[1] (Petizione di interesse pubblico) per la protezione del patrimonio architettonico nella città di Varanasi. (numero del PIL:31229 of 2005)

Il Tribunale di Allahabad, U.P., India

Commons

Commons contiene immagini e file multimediali su Vrinda Dar.

La discussione delle due denunce (FIR[1]) ha comportato la modifica dell’ordine del giorno dell’udienza dell’8 Novembre, convocata per dare la possibilitá al VDA (Autority per lo sviluppo di Varanasi) di rispondere ai richiami formulati nei suoi confronti dalla Corte, nell’ordinanza del 9 ottobre 2013. Il VDA deve rispondere sulle motivazioni per le quali ha concesso di sanare amministrativamente la nuova costruzione realizzata nell’ala posteriore del Darbhanga Palace a Munshi Ghat[1], sulla riva del Gange, nonostante la legge dello Stato dell’Uttar Pradesh vieti nuove costruzioni nell’arco di 200 metri dalla riva del fiume Gange.

Foto del lato posteriore del Darbhanga palace a Varanasi- prima della demolizione (2 piani), durante la costruzione (anni 2004-2012) e a costruzione quasi ultimata (4 piani)

In occasione dell’udienza dell’8 novembre scorso, Vrinda Dar – nel suo doppio ruolo di Segretario di Kautilya Society e di relatrice della petizione, ha presentato una dichiarazione giurata in cui afferma che le Autoritá di Varanasi stanno creando un clima di intimidazione nei confronti suoi e dell’attivitá svolta da Kautilya Society. Nella sua denuncia alla Corte fa notare che i procedimenti legali avviati contro di lei contengono falsità che hanno l’obiettivo di disinformare il pubblico e deviare l’attenzione della Corte di Allahabad.

Nell’udienza dell’8 novembre scorso, Vrinda Dar ha quindi chiesto alla Corte di ordinare un’indagine indipendente in modo da essere protetta da quelle che, secondo lei, sono vere e proprie intimidazioni da parte di organi istituzionali.

I giudici Ashok Bhushan e Arun Tandon hanno aggiornato l’udienza al prossimo 18 dicembre, dando ai due contendenti tre settimane di tempo per rispondere per iscritto alle rispettive accuse.

In attesa dell’udienza, Vrinda Dar ha pubblicato un’intervista video su You Tube, in cui spiega l’evoluzione della petizione e i motivi per i quali, secondo lei, le autorità di Varanasi, che all’inizio avevano supportato la sua attività per la salvaguardia del patrimonio architettonico della città, cercano ora di intimidirla. Ha anche pubblicato due posts sul blog “Banaras Biradari”[1] in cui risponde alle accuse e spiega quali siano, a suo parere, i motivi per cui viene diffamata e perseguitata.

La stampa indiana per molto tempo ha dato ampio sostegno agli sforzi della Kautilya Society di opporsi alla negligenza dell’Amministrazione di Varanasi e di far rispettare la legislazione a protezione del patrimonio architettonico della città. Ora la stampa ha dato ampia risonanza alle denunce presentate contro di lei, mettendo in dubbio che Vrinda Dar sia davvero quell’eroica avvocata dei diritti civili che molti avevano creduto. C’è quindi attesa a Varanasi sul pronunciamento della Corte di Allahabad. Ma considerando la diffidenza della gente nelle Istituzioni, c’è il rischio che le voci di piazza siano più ascoltate di quelle dei Giudici togati e dell’impegno per la verità di molti giornalisti.

A Varanasi, comunque, c’è un consenso generale sul fatto che, da quando la Kautilya Society si è rivolta al Tribunale di Allahabad per denunciare le illegalità compiute nel centro storico, l’abusivismo edilizio è diminuito drasticamente. I cittadini di Varanasi si stanno mobilitando per esigere che siano consultati su come proteggere il patrimonio architettonico del centro storico. Come lamentava il proprietario di una piccola pensione, “O si cambia la legge per tutti , o la legge sia applicata per tutti allo stesso modo! Quello che sta accadendo, invece, è che le grandi imprese vogliono mantenere le attuali restrizioni per la maggioranza dei cittadini; mentre loro corrompono i funzionari pubblici per raggirarle. Le leggi ora sono valide solo per chi non paga sottobanco i controllori! E questo crea un circolo vizioso di corruzione e concorrenza sleale “.

Vrinda Dar, in quanto cittadina italiana, ha inoltre scritto al Consolato italiano di New Delhi per denunciare il fatto che lei, e gli altri due italiani che sono membri della direzione di Kautilya Society, sono oggetto di vessazioni da parte di istituzioni indiane, chiedendo aiuto e protezione. Il Consolato ha detto che in questa fase non può intervenire, ma ha raccomandato di essere informato sull’evoluzione delle indagini e dei processi.

Fonti[]

Se non indicato diversamente, la fonte è in lingua inglese.

Fonti indipendenti[]

Vrinda Dar : contrasting illegality, promoting participation

Kautilya Community Blog[]

Canale Youtube  « The Vrinda Project »[]

Documenti[]


Notizia originale
Questo articolo contiene notizie di prima mano comunicate da parte di uno o più contribuenti della comunità di Wikinotizie.

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Altri progetti[]

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Collegamenti esterni[]

Flag of Italy.svgFilm-Camera.pngFai la cosa giusta – Difendere il patrimonio di Benares – India
Flag of Italy.svgFilm-Camera.pngSpeciale TG1 – Ultima Pagina

Altre testimonianze[]

In una intervista precedente Pietro Cocco, uno dei soci fondatori della Kautilya Society, spiegava perché è stata scelta Varanasi come sede della Kautilya Society che si occupa di dialogo interculturale.

Pietro Cocco – Gli MDGs riguardano tutti e ciascuno di noi [2] Flag of Italy.svg

Pietro Cocco – Dialogo tra religioni – (istituzionale e non) progresso in corso [2] Flag of Italy.svg

Pietro Cocco – Perché cercare il dialogo a Benares [2] Flag of Italy.svg

Commons

Commons contiene immagini e file multimediali su Varanasi.

Wikivoyage

Wikivoyage ha un articolo su Varanasi.

Note[]

  1. 1,0 1,1 1,2 1,3 1,4 1,5 Su Wikipedia in lingua inglese.
  2. 2,0 2,1 2,2 Dal canale YouTube « The Vrinda Project »

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June 3, 2012

India: divieto di far sesso agli adolescenti

Filed under: Asia,India,Pubblicati,Società — admin @ 5:00 am

India: divieto di far sesso agli adolescenti

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domenica 3 giugno 2012

In India è stata istituita dal Parlamento una legge che vieta gli atti sessuali a chi non è ancora maggiorenne, equiparando il sesso adolescenziale allo stupro. Così adesso in India il limite per avere rapporti sessuali è di 18 anni, innalzando quindi l’età del consenso di due anni.

Il motivo principale di questa nuova legge è la volontà di fermare lo sfruttamento sessuale dei bambini. Così l’India, che sta attraversando un buon momento economico, rischia di essere valutata come «antiquata» e «bacchettona».

La nuova legge – definita dai mass media antiquata, anacronistica e antidemocratica – prevede il reato penale per qualsiasi penetrazione vaginale, anale e orale «con un oggetto o una parte del corpo» su una persona sotto i 18 anni.

Il prologo è da ricondursi alla vicenda che ha visto protagonista il giovane Sandeep Paswan, accusato di rapimento e violenza sessuale su una quindicenne nei pressi di Lucknow. I due si erano sposati in segreto, venendo trovati nelle vicinanze dopo la segnalazione del padre della ragazza alle autorità. Visto l’amore che provavano i due ragazzi, Paswan è stato assolto, ma con questa nuova legge si sarebbe reso colpevole di stupro rischiando così almeno sette anni di reclusione.


Fonti[]

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November 28, 2011

Caso Francesco Montis

Caso Francesco Montis – Wikinotizie

Caso Francesco Montis

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28 novembre 2011

Il caso Francesco Montis riguarda la morte di quest’ultimo avvenuta a Varanasi, in India, il 4 febbraio 2010, coinvolge Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni. Questi ultimi due sono stati accusati di omicidio dalle autorità locali, anche se proclamatisi innocenti, quindi sono stati subito arrestati e condannati in primo grado all’ergastolo; stanno scontando la condanna nel carcere di Varanasi. Tuttavia, i due ragazzi si sono sempre proclamati innocenti, inoltre non ci sono prove per la condanna, il processo è circondato da una serie di stranezze giudiziarie. Solo nell’estate del 2011 il caso è andato nelle cronache nazionali, dopo che il 23 luglio sono stati condannati all’ergastolo.

La vicenda

I tre ragazzi erano amici, ma tra Francesco, detto Checco, ed Elisabetta c’era una relazione amorosa da tempo. All’epoca Montis aveva 30 anni, Tomaso 27 ed Elisabetta 36. Da qualche giorno in vacanza in India con degli amici, condividevano la stessa stanza di albergo[1]. Il giorno precedente, durante un giro in città, Checco ed Elisabetta sono stati avvicinati da un signore che gli ha venduto dell’hashish e dell’eroina. Poco dopo, tornati in albergo, hanno fatto uso di tali sostanze, quindi cenato regolarmente in camera, senza più uscire la sera. Si coricano nel letto, si addormentano in successione prima Checco, poi Elisabetta e quindi Tomaso. La mattina seguente, verso le 8:00 Elisabetta si sveglia e prova a chiamare anche il fidanzato, che però non risponde, dopo qualche prova, la ragazza spaventata decide di svegliare Tomaso, che rendendosi conto del malessere prova a prestare un primo soccorso, tuttavia senza successo. Viene immediatamente chiamata la reception dell’hotel per chiedere aiuto. In pochi minuti arrivano i soccorsi da parte dei camerieri ed il ragazzo viene trasportato d’urgenza in ospedale con gli amici a bordo di un taxi. Qui il dottore, dopo una breve visita, attesta la morte di Checco.

Il caso richiama i giornalisti, che arrivano immediatamente, ed i ragazzi si ribellano perché il corpo del loro amico, appena mancato, è scoperto. Dopo un quarto d’ora il corpo viene rinchiuso in uno sgabuzzino, dove rimane per diverso tempo. Ai ragazzi viene detto di tornare verso le 14:00; quando questi arrivano è presente la polizia che chiede ai due di ritirare i passaporti per il tempo necessario a capire le cause della morte di Francesco, senza pensare alla possibilità di poter essere accusati di omicidio. A questo punto i due chiamano la famiglia di Francesco e l’ambasciata. Tornati in albergo scoprono che è già presente un piantone a sorvegliarli. Da lì a poco i due vengono accusati di omicidio e trasportati nel carcere di Varanasi.[2].

Il giorno 7 febbraio 2010, in presenza dell’Avvocato Mr. Vibhu Shankar dello Studio Titus di Delhi (nominato su indicazione dell’Ambasciata), Tomaso ed Elisabetta venivano tratti in arresto con l’accusa di aver strangolato Francesco Montis sulla base di un esame postmortem (esame autoptico) che relazionava che la morte era avvenuta per asfissia da strangolamento. Lo Studio Legale Titus, avvalendosi anche della consulenza dello Studio Tulsi sempre di New Delhi, faceva eseguire una controperizia dalla quale si evince che la morte è avvenuta per asfissia, ma non da strangolamento bensì per altre cause.

Il processo parte a rilento, l’opinione pubblica è concorde con il fatto che i due saranno scarcerati al più presto, soprattutto per mancanza di prove. Tuttavia il 14 maggio i giudici negano la scarcerazione dei due italiani, senza tuttavia comunicare le motivazioni di tale decisione.[3].

Il processo

Il 21 maggio parte il processo, dove in pochi minuti vengono formalizzate l’accusa, cioè di omicidio, e la difesa. In questa occasione appare per la prima volta l’ambasciatore italiano in India[4]. L’udienza successiva viene rimandata più e più volte, per ferie del giudice, per sciopero del pm, per motivi religiosi. Nella seduta del 7 luglio viene dichiarato dai dipendenti dell’hotel: Francesco Montis stava già male quando era tornato in hotel, era evidente. Quindi ancora dopo alcuni rinvii, oltre che alle negazione della scarcerazione sotto cauzione. Nell’udienza successiva, uno dei test dell’accusa, il manager dell’albergo si contraddice più volte[5], arrivando a ritrattare quanto dichiarato in precedenza, che gli era stato riferito dalla polizia, mentre lui personalmente non aveva nemmeno visto Montis [6]. Dopo vari rinvii interviene la Corte Suprema[7]. che pur negando la libertà su cauzione, obbliga:

  1. Di concludere il processo entro tempi ragionevoli poiché entrambi gli imputati sono stranieri;
  1. Di condurre il processo giorno per giorno così da poterlo concludere entro tre mesi a partire dalla data odierna, il 29 settembre 2010;
  1. Di non permettere alcun aggiornamento delle udienze se non per motivi eccezionali.

Su questa spinta, in poco tempo vengono fatte varie udienze, dove si denota una contraddizione tra quanto dichiarato nella fase istruttoria e quanto invece dichiarato in aula dai test dell’accusa. Sotto la stessa linea precedente si ha l’interrogatorio del tassista, quindi di alcuni poliziotti, i quali non sempre confermano quello dichiarato in precedenza. Dopo alcuni rinvii il 13 luglio si ha l’interrogatorio chiave, quello del medico che ha fatto l’autopsia[8], che conferma quanto dichiarato in precedenza: la morte è avvenuta per strangolamento. Il medico verrà interrogato più volte, dopo viene chiamato a testimoniare il commissario che ha accusato i due ragazzi, ma dopo molti rinvii o assenza ingiustificata del commissario (che viene anche sanzionato per questo). Solo il 7 maggio 2011 si ha la fine degli interrogatori dell’accusa. Quindi il processo passa alla requisitoria dell’accusa e della difesa. La situazione sembra finire per il meglio, difatti la difesa ha messo in luce i punti deboli dell’accusa, inoltre sia il medico che il poliziotto che altri, sono caduti più volte in contraddizione, l’avvocato dei due giovani chiede la scarcerazione immediata. Il 23 luglio arriva la sentenza: ergastolo per i due italiani. [9]. A questo punto il PM sentendo la sentenza di colpevolezza dei due chiede la pena di morte, che però il giudice nega.

I due, che si continuano a dichiarare innocenti, decidono di ricorrere in appello, l’approvazione viene data il 29 agosto[10]. La richiesta per la scarcerazione su cauzione doveva essere approvata per settembre, ma vengono fatti ancora molti rinvii.[11]

Le anomalie

La sentenza

Il passaggio chiave, dove il giudice cade palesemente in contraddizione, nella sentenza di condanna è a pagina 73 dove appare scritto:

« Il movente che ha spinto i due accusati ad uccidere Francesco Montis non si può dimostrare per insufficienza di prove. Tuttavia si può comunque ipotizzare che Tomaso ed Elisabetta avessero una relazione intima illecita[12]»

La malattia

Come testimoniato in aula dai camerieri, il giorno del loro rientro in albergo, era evidente che Montis non stava bene. La famiglia di Francesco Montis afferma che il figlio soffriva di salute da tempo, una tosse persistente. La madre del giovane è intervenuta più volte in difesa degli amici del figlio dichiarando che non ha mai pensato, né creduto possibile, la morte per omicidio.[13]

Il medico

Il medico che ha fatto l’autopsia è un medico oculista. Analizzando la relazione dell’autopsia, si evince immediatamente che sul cadavere sono state trovati dei morsi di animale. Nella relazione appare scritto che è stata trovato un ematoma nel cervello, esattamente un ematoma subaracnoideo, che da solo potrebbe essere stata la causa della morte. Il Prof. Riccardo Zoia, ordinario di medicina legale all’università di Milano, interpellato per avere un parere afferma che questo certificato non basta per dare la cause della morte, sicuramente non sufficiente per poter dichiarare morte per strangolamento, pone anche dei dubbi sul fatto che l’autopsia sia stata fatta da un medico oculista; legalmente, questa analisi che è la prova cardine per capire le cause della morte, da sola non è sufficiente per dire che si tratta di strangolamento, sempre secondo il parere dell’esperto.[12]

Compagni di viaggio

Nel viaggio in India assieme ai tre ragazzi erano presenti alcuni amici, che hanno dichiarato come tra Tomaso ed Elisabetta non ci sia mai stato nessun rapporto sentimentale, nemmeno attrazione fisica, ritenendo assurdo il movente passionale proposto dall’accusa per giustificare la morte di Montis.

I ritardi

Gli innumerevoli rinvii delle udienze, che hanno fatto ritardare di quasi un anno la sentenza che la Alta Corte aveva obbligato avvenisse entro Novembre 2010, pone dei buoni dubbi sull’effettivo buon operato da parte del tribunale.

Articoli correlati

  • «Caso Francesco Montis : assolti Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni» – Wikinotizie, 2 febbraio 2015

Fonti

Note

  1. L’Unione Sarda, fonte cit.
  2. La Stampa, 1º aprile 2010, fonte cit.
  3. IVG.it, 14 maggio 2010, fonte cit.
  4. IVG.it, 21 maggio 2010, fonte cit.
  5. IVG.it, 28 luglio 2010, fonte cit.
  6. IVG.it, 4 settembre 2010, fonte cit.
  7. IVG.it, 2 novembre 2010, fonte cit.
  8. IVG.it, 13 dicembre 2010, fonte cit.
  9. Corriere della Sera, fonte cit.
  10. IVG.it, 29 agosto 2011, fonte cit.
  11. La Stampa, 21 novembre 2011, fonte cit.
  12. 12,0 12,1 Le Iene, fonte cit.
  13. IVG.it, 2 aprile 2010, fonte cit.

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July 14, 2010

Mumbai, fuga di gas cloro causa 3 vittime

Filed under: Asia,Cronaca,Disastri e incidenti,India,Mumbai,Pubblicati — admin @ 5:00 am

Mumbai, fuga di gas cloro causa 3 vittime

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Mumbai, mercoledì 14 luglio 2010

Una fuga di gas cloro, fuoriuscito nel cuore della notte da una bombola situata nel distretto di Sewri, precisamente nel porto di Mumbai, ha causato la morte di tre persone e l’intossicazione di almeno altre 60. Tra le persone intossicate risultano alcuni studenti di una vicina scuola e quattro vigili del fuoco accorsi sul luogo dell’incidente.

I media indiani riferiscono che la fuoriuscita di gas è avvenuta per cause ancora da accertare ed almeno 58 persone, di cui 7 in gravi condizioni, sono ricoverate presso l’ospedale Jamshetjee Jejeebhoy. Altre due sono state invece trasportate al King Edward Memorial.

La zona dell’incidente è stata evacuata ed è in corso un processo di bonifica dell’area interessata.


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August 10, 2009

Terremoti nell\’oceano Indiano e di fronte alle coste giapponesi. È allarme tsunami

Terremoti nell’oceano Indiano e di fronte alle coste giapponesi. È allarme tsunami

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lunedì 10 agosto 2009
Una scossa di terremoto di magnitudo Richter 7,6 si è verificata oggi nell’Oceano Indiano. L’epicentro è stato localizzato 260 km a nord di Port Blair, capoluogo delle Isole Andamane, mentre l’ipocentro dovrebbe trovarsi a 33 km di profondità. Il centro di allerta del Pacifico ha emesso un allarme tsunami per India, Birmania, Indonesia, Thailandia e Bangladesh.

Sempre oggi, alle 22.07 CEST (le 5.07 di martedì, ora locale), dodici minuti dopo quello dell’oceano Indiano, un altro sisma, questa volta di magnitudo Richter 6,6, ha fatto scattare l’allarme tsunami anche in Giappone. L’epicentro di questo terremoto si trova nell’Oceano Pacifico settentrionale, al largo della Prefettura di Shizuoka, a sud-est di Tokyo, e l’ipocentro è posizionato a 20 km di profondità. Alcuni edifici hanno ondeggiato, un’autostrada è stata chiusa e due unità della Centrale Nucleare di Hamaoka sono state bloccate per sicurezza. Nel porto di Yaizu il livello del mare si è abbassato di circa 60 centimetri, il che può essere un segnale della formazione di onde anomale.


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Terremoti nell’oceano Indiano e di fronte alle coste giapponesi. È allarme tsunami

lunedì 10 agosto 2009

Una scossa di terremoto di magnitudo Richter 7,6 si è verificata oggi nell’oceano Indiano. L’epicentro è stato localizzato 260 km a nord di Port Blair, capoluogo delle isole Andamane, mentre l’ipocentro dovrebbe trovarsi a 33 km di profondità. Il centro di allerta del Pacifico ha emesso un allarme tsunami per India, Birmania, Indonesia, Thailandia e Bangladesh.

Sempre oggi, alle 22.07 CEST (le 5.07 di martedì, ora locale), un altro sisma, questa volta di magnitudo Richter 6,6, ha fatto scattare l’allarme tsunami anche in Giappone. L’epicentro di questo terremoto si trova nell’oceano Pacifico settentrionale, al largo della prefettura di Shizuoka, a sud-est di Tokyo, e l’ipocentro è posizionato a 20 km di profondità. Alcuni edifici hanno ondeggiato, un’autostrada è stata chiusa e due unità della centrale nucleare di Hamaoka sono state bloccate per sicurezza. Nel porto di Yaizu il livello del mare si è abbassato di circa 60 centimetri, il che può essere un segnale della formazione di onde anomale.

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February 2, 2009

India: in ospedale il Dalai Lama, non sarebbe grave

India: in ospedale il Dalai Lama, non sarebbe grave

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lunedì 2 febbraio 2009
Tenzin Gyatso, il XIV Dalai Lama, è stato trasportato con urgenza in un ospedale di Nuova Delhi, la capitale dell’India, dopo che aveva riscontrato l’insorgenza di dolori ad un arto che potrebbero, ad un primo esame dei medici del nosocomio Apollo, essere stati causati da una infiammazione ai nervi. Non verserebbe in condizioni preoccupanti, e dunque potrebbe essere dimesso a breve, salvo poi doversi sottoporre ad una serie di visite prima di partire per l’Europa, fra 6 giorni.

Il Dalai Lama ha 73 anni; lo scorso ottobre aveva subito un’operazione chirurgica per l’asportazione di calcoli renali.


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