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April 30, 2008

Categoria:30 aprile 2008

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Categoria:30 aprile 2008 – Wikinotizie

Categoria:30 aprile 2008

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Questa categoria raccoglie tutti gli articoli relativi ad avvenimenti accaduti il 30 aprile 2008, o scritti in quel giorno.

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Pallanuoto: Lazio e Padova retrocesse in A2

Pallanuoto: Lazio e Padova retrocesse in A2

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mercoledì 30 aprile 2008

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Segui il Campionato italiano maschile di pallanuoto 2008 su Wikinotizie!

Si sono conclusi i play-out del massimo campionato italiano maschile di pallanuoto con la definitiva gara3 dei match Lazio-Cremona e Bogliasco-Padova che ha visto l’affermazione dei lombardi (13-14 dopo i tempi supplementari) e dei liguri (6-5), e la conseguente retrocessione della formazione laziale e di quella padovana.

Contemporaneamente si è anche disputata l’ultima gara valida per i play-off scudetto del confronto fra Savona e Sori, con i primi che si sono imposti 9-8 portando così la serie sul definitivo 2-1. In semifinale Savona affronterà così la favorita al titolo Pro Recco (già giustiziere di Florentia), mentre l’altra semifinale vedrà opporsi Brescia e Posillipo, giustizieri rispettivamente di Catania e Nervi. Sia Pro Recco sia Brescia avranno il vantaggio di giocare l’eventuale bella in casa, grazie al miglior posizionamento in classifica nel corso della regular season (rispettivamente 1° e 2°).

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Nadro: «Festa delle due Albe» e presentazione dei nuovi defibrillatori

Nadro: «Festa delle due Albe» e presentazione dei nuovi defibrillatori

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mercoledì 30 aprile 2008

Anche quest’anno è stata riproposta a Nadro di Ceto, in Valle Camonica, la “Festa delle due Albe”; il curioso nome è così spiegato da uno degli organizzatori del Comitato pro Nadro: «Il nome attribuito alla nostra tre giorni viene fatto risalire ad un gioco di luce del sole proprio in questo periodo, che scompare e ricompare al mattino dietro le nostre montagne, dando così l’impressione di sorgere due volte».

Caratterizzante quest’anno è stata la presenza dell’organizzazione volontari “I fiori di primavera”, il laboratorio dimostrativo di costruzione e animazione di personaggi costruiti da bambini e ragazzi ed il dibattito sul tema “I burattini ed i pitoti”, ovvero un confronto sulle marionette e le incisioni rupestri della Valcamonica, chiamate in dialetto camuno appunto “pitòti” (burattini).

Domenica infine sono stati presentati quattro defibrillatori semiautomatici ed il totem dotato di allarme automatico e di guida vocale alle manovre, acquistati più di un anno fa, che verranno posizionati all’ambulatorio di Nadro, al centro sportivo, in via Nazionale e nel centro storico di Ceto.

Per l’utilizzo di questi mecchinari ben 24 persone, durante questi 365 gioni, hanno preso parte ai due corsi di formazione ottenendo l’attestato di abilitazione.

Il progetto di sperimentazione di solidarietà «Cuore Nadro» ha ricevuto anche i complimenti dal sindaco Francesco Guaini: «Bravi i promotori, non sempre noi politici riusciamo ad essere di esempio: dobbiamo guardare a tutte le persone che operano nel volontariato».

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Gianfranco Fini (PdL) è il nuovo Presidente della Camera dei Deputati italiana

Gianfranco Fini (PdL) è il nuovo Presidente della Camera dei Deputati italiana

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mercoledì 30 aprile 2008

Gianfranco Fini

Con 335 voti, Gianfranco Fini (PdL) è stato eletto Presidente della Camera dei Deputati italiana. Alla quarta chiama, Fini ha superato il quorum fissato in 306 voti.

Dallo scrutinio sono risultate anche 259 schede bianche, 7 schede nulle, 3 voti dispersi e 7 preferenze a favore di Daniele Marantelli (Pd).

Nome Voti
Gianfranco Fini 335
Marco Marantelli 7
Schede bianche 259
Voti dispersi 3
Schede nulle 7

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Discorso Fini, Bossi: «La Padania ha la sua bandiera»

Discorso Fini, Bossi: «La Padania ha la sua bandiera»

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mercoledì 30 aprile 2008
Dopo la dichiarazione di ieri sui fucili, anche oggi il deputato ha affermato che «L’Italia ha il tricolore, la Padania ha la sua bandiera, verde e bianca». Questa frase è seguita a una richiesta dei giornalista, che gli chiedevano un commento sul discorso di insediamento di Fini alla Camera.

In seguito aggiunge: «Io sono federalista e non mi piace il nazionalismo centralista, ma il Tricolore è un fatto storico. È logico che Fini lo dica nel momento in cui si insedia»

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È morto Albert Hofmann, il padre dell\’LSD

È morto Albert Hofmann, il padre dell’LSD

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mercoledì 30 aprile 2008

Hofmann nel 1993

Si è spento questa notte a Burg per un infarto cardiaco, all’età di 102 anni, lo scienziato svizzero Albert Hofmann, l’uomo che sintetizzò e testò per primo l’LSD, la dietilamide dell’acido lisergico, noto per i suoi effetti psichedelici.

L’uomo, autore del libro “LSD – My Problem Child” (in Italia pubblicato da Apogeo con il titolo “LSD. Il mio bambino difficile. Riflessioni su droghe sacre, misticismo e scienza“), nell’ottobre 2007 era stato inserito al primo posto nella classifica redatta dal The Daily Telegraph dei migliori 100 geni viventi (pari merito con Tim Berners-Lee, inventore del Web).

L’LSD, oltre che droga anche simbolo di un’epoca, è stata per molti anni al centro di una cultura che ha visto tra gli esponenti anche artisti di prima grandezza. Per esempio i Doors, ma anche i Beatles, che (si suppose, ma ufficialmente non ve n’è conferma) le dedicarono una famosa canzone, Lucy in the Sky with Diamonds, il cui titolo richiama il famoso allucinogeno.

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April 29, 2008

Fame nel mondo: emergenza in aggravamento

Fame nel mondo: emergenza in aggravamento

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Martedì 29 aprile 2008

In Italia la cosa ha cominciato a far notizia l’anno scorso, con le polemiche per l’aumento del costo del pane, cresciuto di circa il 10% in un anno. Ma questo non è stato che la classica ‘punta dell’iceberg’, l’avvisaglia di quello che sta accadendo nel fondamentale mercato dell’alimentazione, su scala planetaria.

La crisi alimentare, oramai, è un fatto che sta assumendo sempre più peso anche nella politica dei Paesi ‘sviluppati’, anche se riguarda sopratutto quelli poveri. Le proporzioni sono così grandi che le conseguenze non sono ipotizzabili con precisione. Quello che si sa bene, invece, è che si tratta di una situazione capace di l’alimentazione umana di miliardi di persone, uno scenario dalle conseguenze difficilmente sopravvalutabili.

Mentre il mondo si è concentrato in questi anni nella questione del Riscaldamento Globale, discettando della sua esistenza, cause, grandezza, questo fenomeno è passato sotto traccia. Fino a che, da qualche anno, i prezzi dei prodotti alimentari sono letteralmente ‘esplosi’. Le conseguenze sono: meno alimenti, più costosi, e questo con una popolazione che si accresce, sopratutto nelle aree più povere, di decine di milioni di abitanti per anno.

La coltivazione di mais, negli USA, è destinata al 20% per l’etanolo

La fine del cibo. Così titolava il The Guardian in un articolo dello scorso anno. La ragione era, leggendo i fatti presentati, che il deficit alimentare si stia accrescendo per almeno due ragioni: i biocarburanti e la speculazione. La coltivazione di vegetali per ricavare i ‘biofuel’, l’etanolo per esempio, stanno facendo la concorrenza alle coltivazioni alimentari tradizionali. A questo si aggiunga che milioni di tonnellate di granaglie vengono destinate all’alimentazione animale, in quanto i prodotti di origine animale sono particolarmente ricercati ora che il tenore di vita di popolazioni come quella cinese, sono migliorati. Ma si tratta anche di un tipo di prodotti generalmente più costosi da produrre.

In ogni caso, la competizione riguarda anche il declino delle acque disponibili, naturalmente in riferimento a quelle ‘dolci’, che i cambiamenti climatici (con periodi di siccità che si sono verificati persino nella regione amazzonica, con il prosciugamento dei letti di affluenti e la fine per miriadi di pesci e delfini di fiume) stanno causando, come anche le esigenze industriali (tra acqua consumata per le produzioni e quella reflua, spesso altamente inquinata, che viene poi reimmessa senza controlli nei bacini).

Ecco come Lester Brown, del think-tank Worldwatch Institute, autore del libro best-seller “Chi sfamerà la Cina?”, descrive il problema: “Siamo di fronte a un’epica competizione per le granaglie tra gli 800 milioni di automobilisti del pianeta e i due miliardi di poveri della terra”. E attualmente sono questi ultimi che stanno perdendo.

Uno dei tanti fatti: il presidente Bush ha previsto di arrivare, entro 10 anni, ad un quarto dei carburanti con fonti non-fossile (quindi in sostanza, non petrolio e gas), e allora gli agricoltori americani stanno adeguandosi: oltre il 20% del granturco americano è usato per produrre etanolo, che vede raddoppiare i suoi stabilimenti di anno in anno. Questo in un Paese dall’alimentazione già ‘ricca’, ovvero con abbondante dieta carnea (e i problemi di sostentamento conseguenti). Ma è così anche in India, Europa, Brasile. E il risultato di queste estesissime culture destinate ad usi ‘non alimentari’ è che il prezzo del frumento, essendo rimasta per il resto l’esigenza del mercato. è aumentato del 100% nel 2006-2007. Conseguentemente, tutto quello che viene prodotto grazie a questo cereale viene a costare di più: pane, pasta, carne, etc.

E Brown aggiunge, dato che il boom demografico ha fatto sì (nonostante rigide regole per limitarlo, come il ‘figlio unico’ della Cina) che il 40% della popolazione mondiale viva in Cina e India, queste nazioni stanno accrescendo il problema, in quanto recentemente sono riuscite a migliorare l’alimentazione media, ovvero pretendendo cibi più ricchi (carne e latticini) che richiedono più risorse. Questo è un fatto determinante, ma lo è anche che dei 3 milioni di km2 di terra arabile, il Brasile ne coltiva un quinto, di cui il 4% produce etanolo. Sembrerebbe poco, ma in realtà questa cifra contribuisce a creare uno ‘spostamento’ verso un altro tipo di consumi: l’aumento dei biocarburanti, secondo l’ONU, sarà del 170% nei prossimi 3 anni.

Questo era già quanto si stava dibattendo l’anno scorso. Di recente, la Fao è stata più esplicita: il prezzo dei cereali è aumentato, per le nazioni povere, del 37% nel solo periodo 2006-2007, e per il biennio 2007-8 le cose saranno anche peggiori: si calcola un aumento del 56%. Fino a che punto sarà possibile sostenere l’ordine pubblico con tale progressione? La Fao ha chiesto così di aumentare l’assistenza di 1,2-1,7 miliardi di dollari per fronteggiare le emergenze.

L’11 aprile scorso la Fao ha presentato un rapporto preoccupato, e non poteva che essere così dato che i prezzi del riso sono aumentati del 100% in un anno, di circa un terzo in più per il granturco.

Così accade che in nazioni come, Egitto, Camerun, Costa d’Avorio, Indonesia, Madagascar, Senegal, Burkina Faso, Etiopia, Filippine e Haiti si verifichino scontri in piazza tra gente affamata e esasperata. Le forze di polizia alle volte non sono bastate: in Pakistan e Thailandia si è dovuto chiamare in causa l’esercito per impedire saccheggi.

Uno dei problemi è il differenziale tra reddito complessivo e quello destinato all’alimentazione. Chiaramente, per i poveri è una cosa più sensibile e grave l’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità. Nei Paesi Industrializzati arriva in media attorno al 15%, mentre in quelli poveri si può toccare l’80%, lasciando pochissimo margine per fronteggiare qualunque altro aumento o imprevisto. La produzione di cereali è attesa in crescita del 2,6%, raggiungendo quest’anno il record di 2.164.000 tonnellate complessive. È un record e forse basterà ad abbassare l’emergenza, ma anche togliendo imprevisti, non si potrà che rimandare la questione. Nonostante questa impressionante produzione, le scorte sono previste in calo a 405.000 milioni di t, ovvero il minimo degli ultimi 25 anni e circa il 5% meno dell’anno 2007, già in calo. Questo significa che il surplus di risorse si è assottigliato, nonostante la produzione ecceda anche l’incremento demografico. Il direttore generale della Fao, Jacques Diouf: “È necessario affrontare il problema a livello più alto. Mi sorprendo per non essere stato invitato al Consiglio di sicurezza. Ci sono molti rischi di una stretta a livello mondiale: bisognerà anzitutto correggere tutte le politiche errate degli ultimi decenni”.

Perché questo accada, è in parte spiegato nel cambio di regime alimentare: meno ricorso a cereali per consumo diretto e a verdure e più carne significa impegnare per nutrire lo stesso numero di individui un terreno almeno 5 volte più esteso. I prezzi poi aumentano in maniera correlata anche al petrolio, fondamentale per i trasporti, concimi, prodotti chimici in generale. E ispiratore del fenomeno dei ‘biofuel’.

Questo è spacciato per un carburante ‘verde’ (ovvero con un impatto energetico favorevole rispetto a quella dei carburanti fossili), ma il bilancio energetico complessivo è solo in maniera marginale positivo, se non addirittura negativo. E al tempo stesso, mette in competizione cibo e carburante: un SUV richiedere un pieno generoso di carburante, che con l’etanolo è possibile fare in ragione di 100 litri di etanolo per ogni 240 kg di mais. Nonostante questo consumo, il 20% della superficie coltivata a mais negli USA è diventato una destinazione per il biocarburante, una superficie paragonabile a quella del territorio Svizzero. Nel frattempo la Fao elenca 36 nazioni come urgentemente necessitanti di derrate alimentari primarie (grano e riso).

L’ex-premier Romano Prodi ha scritto in merito: I due prossimi grandi appuntamenti internazionali, cioè la riunione della Fao a Roma e dei G8 in Giappone, debbono diventare il momento di discussione e di decisione di una nuova politica che fermi i danni dell’attuale politica e che possa redistribuire al mondo le risorse alimentari di cui ha bisogno e anche Non possiamo più ammettere che la gente muoia di fame in Africa perché c’è qualcuno negli Stati Uniti che considera i voti degli agricoltori o dei proprietari terrieri più importanti della sopravvivenza di milioni di persone.

Ma i continui aumenti di prezzo delle derrate alimentari sono talmente gravi e talmente pesanti per i Paesi del Terzo (e Quarto) Mondo che Mario Draghi solleva l’argomento con parole molto preoccupate: “Elevati prezzi dell’energia fanno crescere i costi dei trasporti, mettendo così una pressione addizionale sui prezzi alimentari”.

La Banca Mondiale del resto ha valutato il numero di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno: oltre un miliardo di persone. E il suo presidente Robert Zoellick ricorda che entro il 2015 era previsto di dimezzare ‘il numero degli affamati’. Per chi spende il 75% del proprio misero reddito per il cibo, l’aumento del prezzo del riso del 75% in due mesi e del grano del 120% diventa una catastrofe annunciata. Nel contempo l’aiuto dei Paesi ricchi a quelli più poveri sono calati dell’8,4%, ed è una tendenza oramai: si tratta del secondo anno consecutivo in cui si verifica un calo.

Ecco come invece i prezzi del grano sono aumentati: Sudan, 90%, Armenia 30%, Senegal 100%. Uganda: prezzo del mais aumentato del 65%; Nigeria, miglio +50%, Filippine; riso, +80%. Ad Haiti la Banca Mondiale ha deciso di finanziare aiuti con 10 milioni di dollari, ma è chiaramente solo un programma d’emergenza come ricorda Zoellick: “c’è una emergenza che non può essere affrontata solo con analisi, parole, convegni”; s’appella alla comunità internazionale. Appello che per l’Italia, Draghi assicura sia ascoltato, per esempio l’approvazione dal Parlamento per la cancellazione del debito ai Paesi più bisognosi in 40 anni. Periodo che, rispetto all’emergenza attuale, nata praticamente 2-3 anni fa, appare decisamente lungo.

Secondo Emma Bonino: “La politica agricola europea non solo è scandalosa, ma è diventata ormai insostenibile. Ogni vitello che nasce da noi riceve circa un paio di dollari al giorno di sussidio! Così non si può andare avanti. Non si può pensare che in altri paesi del mondo la gente accetti di morire di fame calma e tranquilla, senza ribellarsi”.

Individua cioè un altro problema, stavolta relativo ai finanziamenti che supportano e rendono competitiva l’agricoltura europea. Il PAC assorbe la metà del bilancio UE

Per chiarire maggiormente il problema afferma anche: Ma quella che abbiamo davanti è una crisi così ampia che ha poco a che vedere con la stantia routine degli aiuto allo sviluppo. Qui stiamo assistendo a una crisi planetaria di fronte alla quale l’agenda politica dovrà essere stravolta mettendo la questione in cima alla lista delle priorità da affrontare come comunità internazionale”. le conseguenze questa volta rischiano di essere ancora più devastanti perché in vent’anni la popolazione nei paesi più colpiti dalla penuria si è moltiplicata”.

Si discute oramai di una moratoria di 5 anni per la produzione di biocarburanti, e nel frattempo l’India ha bloccato le esportazioni di riso basmati, che è sia l’alimento base indiano, che fuori dalla portata delle tasche dei suoi cittadini più poveri: oltre due euro al chilo.

Nel frattempo si mette nero su bianco, da parte ONU, un appello per due miliardi e mezzo di dollari onde arginare l’impennata dei prezzi del cibo. Non sono molti in termini relativi, circa 2 dollari per ciascuno dei più poveri, ma in ogni caso, secondo il presidente Ban Ki-moon è una “sfida globale senza precedenti che colpisce i più vulnerabili. Sono necessarie misure a breve, medio e lungo termine”, “La priorità sarà nutrire gli affamati”.

Zoellick, proprio in questi giorni ha fatto presente che i prezzi resteranno ancora alti: per la prima volta il riso ha oltrepassato i 1.000 dollari la tonnellata (nel mercato internazionale). L’incremento è senza precedenti, il 16% in una settimana. Tra le cause, la forzata cessazione dell’export indiano, ma anche l’inflazione: Secondo C.Talpe, responsabile prezzi cereali della Fao: “non è credibile che ci sia una situazione così critica da giustificare un tale aumento dall’inizio dell’anno”. Oltretutto il prezzo non è legato alla domanda, rimasta stabile rispetto allo scorso anno. Invece quello che preoccupa è l’incontrollata spinta speculativa nei mercati internazionali. Se si anticipano le commesse, i prezzi aumentano in maniera netta.

Ad Haiti la popolazione sta ricorrendo ad una ‘extrema ratio’, rivolgendosi direttamente alla ‘terra’ nel senso più vero del termine. La loro risorsa è una pasta d’argilla con burro, sale e acqua, il tutto cotto al forno. Gli abitanti di Cite Soleil, bel nome che corrisponde alla più grande delle bidonville (non meno di 300.000 abitanti) della capitale haitiana non hanno altro. Così France 2 v’ha fatto un reportage causando sgomento. Le autorità haitiane hanno minimizzato affermando che si tratta di una antica tradizione: questo ‘alimento’ apporta calcio e dà un senso di sazietà. Ma il problema è che cibo, anche soltanto di costo medio-basso come le verdure, è oramai diventato inaccessibile per gli haitiani più poveri.

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Estrazione del Lotto, martedì 29 aprile 2008

Estrazione del Lotto, martedì 29 aprile 2008

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martedì 29 aprile 2008

Estrazioni del lotto del 29 aprile 2008
Bari 28 12 69 9 2
Cagliari 12 20 31 87 40
Firenze 79 50 31 6 35
Genova 45 39 62 17 73
Milano 54 10 9 72 31
Napoli 33 53 13 45 22
Palermo 76 67 50 16 18
Roma 42 18 55 48 56
Torino 60 7 66 42 79
Venezia 68 76 78 61 48
Ruota nazionale 62 34 81 39 37

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Ostia: distrutta la lapide delle Fosse Ardeatine

Ostia: distrutta la lapide delle Fosse Ardeatine

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martedì 29 aprile 2008

Iscrizione commemorativa all’interno delle Fosse Ardeatine

Ostia, quartiere del litorale di Roma, Stazione Vecchia. La targa commemorativa che ricordava le vittime della strage delle Fosse Ardeatine è stata distrutta a martellate nella notte tra il 27 e il 28 aprile, ad urne ancora aperte. La rivendicazione del gesto sembrerebbe chiara, infatti con della vernice gli anonimi vandali hanno lasciato scritto: «Il popolo di Ostia inneggia al Duce».

La cosa non ha mancato di attirare condanne dure da parte di entrambi i candidati capitolini, ma anche del presidente di zona Paolo Orneli: «Si tratta di un gesto di inaudita barbarie, uno scempio gratuito e ingiustificato alla memoria dei nostri concittadini che hanno trovato la morte in uno degli episodi più cupi della storia contemporanea di Roma» e del responsabile dell’organizzazione laziale del PD, Alessio D’Amato: «la distruzione a Ostia della targa che ricorda le vittime delle Fosse Ardeatine è l’ennesima azione di violenza di stampo nazifascista. Occorre punire i responsabili e tenere alto il livello di attenzione».

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Renato Schifani (PdL) è il nuovo Presidente del Senato della Repubblica Italiana

Renato Schifani (PdL) è il nuovo Presidente del Senato della Repubblica Italiana

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martedì 29 aprile 2008

Il nuovo Presidente del Senato della Repubblica, Renato Giuseppe Schifani

Renato Giuseppe Schifani, esponente del Partito del Popolo della Libertà, che fa capo al premier in pectore Silvio Berlusconi, è stato eletto questa mattina alla presidenza del Senato della Repubblica. Il XVIII presidente è risultato eletto alla prima votazione, anche grazie alla votazione svolta a maggioranza assoluta.

L’elezione, che di fatto costituisce il primo atto ufficiale della XVI legislatura, è stata presieduta da Giulio Andreotti, in qualità di senatore più anziano, dopo che Oscar Luigi Scalfaro e Rita Levi Montalcini avevano entrambi rifiutato di presiedere i lavori per problemi di salute.

Al termine della chiama, ovvero la votazione che vede presenti tutti i senatori, compresi quelli a vita, è cominciato lo scrutinio. Da subito è emersa la larga maggioranza del candidato del PdL e la decisione delle opposizioni del PD e dell’UDC di votare scheda bianca. Emma Bonino, leader radicale – protagonista di un botta e risposta con il presidente provvisorio Andreotti dopo la comunicazione di questa di voler presentare la sua candidatura alla presidenza, candidatura di fatto rifiutata dal senatore a vita in applicazione del regolamento del Senato – ha ottenuto 13 voti.

Il nuovo presidente, Schifani, ha ottenuto 178 voti, 4 in più di quelli a disposizione dei partiti costitutivi della maggioranza parlamentare. Centodiciassette le schede bianche.

Alla fine dello scrutinio, Andreotti ha sospeso momentaneamente la seduta per permettere al neo-eletto presidente di prendere posto sullo scranno presidenziale. In un lungo discorso introduttivo, spesso interrotto da applausi bipartisan, Renato Schifani ha parlato della sicurezza, delle cosiddette questioni settentrionali e meridionali, ma ha anche ricordato tutti gli eroi della patria, da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sino ai militari morti nella strage di Nassiriya. Ha poi garantito il suo impegno nel rispetto dei diritti di tutte le forze politiche, maggioranza e opposizione, per poi spronare l’aula sulla necessità di riforme condivise e necessarie.

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