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June 20, 2013

Categoria:20 giugno 2013

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Categoria:20 giugno 2013 – Wikinotizie

Categoria:20 giugno 2013

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June 4, 2013

Viaggio umanitario del CIS in Senegal e Mali

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Viaggio umanitario del CIS in Senegal e Mali

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martedì 4 giugno 2013

Senegal.Isola di Gorè (degli schiavi)

18 Maggio 2012

Il viaggio del CIS (Cooperazione italiana solidarietà) per portare un’ambulanza all’ospedale di Kità in Malì è terminato e siamo rientrati a casa.

Carlo, Piero ed io[1] eravamo partiti a fine Aprile dopo un ennesimo rinvio per il colpo di stato ma avevamo deciso di fermarci alla dogana e di consegnare il mezzo a Yacouba, l’amico maliano che l’avrebbe guidata fino a Kità. Sdoganata l’ambulanza al porto di Dakar in Senegal comincia qui il viaggio via terra attraverso una delle zone più suggestive di questo bellissimo stato africano che pur tra mille problemi sembra non abbia dimenticato la voglia di vivere e divertirsi. In spiaggia tantissimi giovani praticano sport e non ti infastidiscono minimamente, dell’Italia ricordano il nome delle squadre più famose; per le strade è rarissimo incontrare coppie di giovani in atteggiamenti disinvolti come è raro vedere fumatori.

Dakar.Insegnamento del Corano

La capitale Dakar è immersa in un traffico caotico con una miriade di taxi giallo neri quasi tutti con la carrozzeria ricoperta da bolli. I salesiani come sempre sono contenti di ospitarci e partecipiamo alla festa di don Bosco.

Al porto di Dakar

Lungo la strada che attraversa da ovest a est il Paese si incontra una moltitudine di gente a qualsiasi ora che cammina portando con sé qualche piccolo ortaggio o frutta da vendere al mercato. Siamo colpiti dal desolante spettacolo dei “bambini di strada” che i genitori affidano ad un precettore per l’insegnamento dell’Islam ma che in alcuni casi non si interessa neppure di procurar loro vitto ed alloggio.

Dopo un breve pernottamento dai salesiani di Tambacounda ci dirigiamo al confine con il Malì con apprensione perché abbiamo notizie di continui scontri fra i governativi e le truppe di guerriglieri che stanno poco per volta conquistando tutto il nord del Malì seminando terrore fra la popolazione; si parla di distruzioni di scuole, ospedali, chiese e strade.

Arrivati di prima mattina alla dogana ci rendiamo subito conto che nonostante tutto c’è una lunga fila di camion in attesa di essere sdoganati, incontriamo l’amico Yacouba ma dopo le prime ore di attesa ci viene detto che per pagare il dazio per importare il mezzo dobbiamo arrivare alla prima città (Kaies) oltre 100 km dalla frontiera, non c’è molto da scegliere e decidiamo di entrare nel Paese ma senza l’ambulanza che ci viene sequestrata in attesa del pagamento.

Dopo qualche ora di attesa, un rarissimo sgangherato taxi con 9 persone più una sul tetto in compagnia di un caprone ci porta a Kaies; partiamo che è quasi buio, attraversiamo una interminabile foresta di baobab ancora un po’ illuminata da qualche raggio di sole, dopo un rapido controllo ai cheek-point siamo in città che ci appare molto tranquilla, la gente affolla i bar ed i negozi che qui rimangono aperti fino a tardi; a giudicare da come si vive in questi posti pare strano che nella capitale a Bamakò ci sia il coprifuoco! La gente è molto cordiale e raramente parla del recentissimo colpo di stato.

Ci tranquillizza il fatto che la vita scorra regolarmente e ci gustiamo il buon pollo arrosto con patatine che ci viene servito non prima però di esserci lavati le mani in un piccolo catino con brocca d’acqua che ci viene offerto a tavola.

Il mattino successivo paghiamo il dazio pur avendo presentato il certificato di esenzione e ripartiamo con un pullman per Dakar per essere puntuali all’aereoporto per il rientro in Italia. Il viaggio è epico perché prendiamo posto fra bambini che piangono, ragazzi che cantano, mamme che allattano, vecchietti sdentati che mangiano un frutto, bagagli un po’ dappertutto, finestrini sigillati con aria condizionata non funzionante e temperatura di circa 45 gradi! Mi sembra di svenire, sono completamente madido di sudore, un passeggero pensa bene di aprire un finestrotto del tetto ed un getto di aria fastidiosa mi colpisce al petto. Tra le mille voci e pianti cerchiamo di prendere sonno ma invano, abbiamo finito le scorte di acqua ed aspettiamo con ansia di arrivare alla frontiera.

Durante il soggiorno a Dakar presso l’ambulatorio delle suore avevo visitato una bambina di 6 anni affetta da una grave malformazione cardiaca, alla mamma che mi supplicava ho promesso il mio aiuto. Dopo qualche mese e mille problemi burocratici sono riuscito a farla operare al Gaslini di Genova da un’ottima equipe che le ridà la vita; i colleghi temevano per la sopravvivenza della piccola perché normalmente in Italia questi casi vengono operati entro il primo anno di età. La mia Onlus è riuscita a pagare parte delle spese e sono raggiante quando vedo la piccola camminare e sorridere serena!

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Fonti


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Note

  1. Pier Luigi B.

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June 2, 2013

Assassinato l\’ambientalista Jairo Mora Sandoval

Assassinato l’ambientalista Jairo Mora Sandoval

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domenica 2 giugno 2013

La notte tra il 30 ed il 31 maggio scorso è stato sequestrato ed ucciso all’età di 26 anni l’ambientalista ed attivista costaricano Jairo Mora Sandoval, impegnato nella difesa delle tartarughe liuito (Dermochelys coriacea). Con le sue azioni di pattugliamento notturno aveva ostacolato i bracconieri che, rubando le uova dai nidi, stanno portando questa specie all’estinzione. Inoltre, attraverso una petizione on line, era riuscito ad ottenere l’intervento della polizia, destando forse un’attenzione indesiderata dai trafficanti di droga locali.

Antefatti

La riserva naturale Santuario de Vida Silvestre Costa Rica è ubicata nella provincia di Limón, in Costa Rica, ad una decina di chilometri dal capoluogo. La riserva è stata istituita nel 2009[1] su un territorio acquistato da Vanessa Lizano che comprende 16 chilometri di spiagge,[2] luogo di riproduzione delle tartarughe marine. Jairo Mora vi operava quale volontario dell’associazione ambientalista nonprofit Wider Caribbean Sea Turtle Conservation Network (WideCast),[3] nell’ambito del programma di protezione avviato nel 2010 presso il Santuario de Vida Silvestre.[2]

Le tartarughe marine sono protette dalla legislazione nazionale del Costa Rica, ma negli ultimi anni si è registrato un aumento delle attività illegali di bracconaggio.[3][4] Le uova rubate possono essere vendute sul mercato nero ad un dollaro l’una[5] e un bracconiere può arrivare ad incassare fino a 300 dollari per una notte di lavoro.[3] A testimonianza della stessa Vanessa Lizano, l’organizzazione aveva già ricevuto minacce dai contrabbandieri, infastiditi dalle loro azioni conservazionistiche e di contrasto all’attività illegale.[3]

Il 2 aprile 2013, Jairo Mora aveva rivolto un appello su Facebook ai propri sostenitori perché si unissero a lui nel chiedere una maggiore protezione da parte della polizia locale.[4] Aiuto che era giunto da parte della polizia di Limón e della guardia costiera dopo che, il 6 maggio, un elevato numero di uova era stato rubato dalla Moín Beach.[4]

Assassinio

La sera del 30 maggio 2013, Jairo Mora ed algtre quattro volontarie – tre statunitensi ed una spagnola – pattugliavano la Moín Beach nella provincia di Limón.[4] Approssimativamente alle 11:30, Mora era sceso dalla jeep che guidava per rimuovere un tronco d’albero che ostruiva il percorso quando fu aggredito da almeno cinque uomini mascherati ed armati di pistole. Mentre Mora veniva portato via, un uomo guidò la jeep con le ragazze a bordo presso una vicina casa abbandonata dove vennero loro sequestrati i cellulari, i soldi e ogni loro altro possesso.[6] Quando l’uomo lasciato di guardia se ne andò, le quattro volontarie riuscirono a fuggire e ad avvisare la polizia del sequestro.[4]

Il corpo nudo di Jairo Mora fu ritrovato la mattina seguente sulla spiaggia.[6] Mora era stato prima colpito alla testa con un ogetto contundente e poi ucciso con un colpo di pistola, con le mani legate dietro la schiena.[5]

Quella notte erano in servizio nell’area cinque poliziotti ed erano stati in contatto radio con Mora prima del suo rapimento. Tuttavia, l’obiettivo del pattugliamento era rivolto più alla protezione delle spiagge che non dei volontari, come confermato dal capo della polizia Erick Calderón, e l’area era molto vasta, oltre che completamente al buio.[4]

Reazioni

La notizia dell’omicidio di Jairo Mora ha raggiunto un’eco internazionale.[7][3] L’ambasciata statunitense in Costa Rica ha espresso la propria disaprrovazione per l’omicido,[5] così come la presidentessa del Costa Rica, Laura Chinchilla Miranda, che l’ha definito un’azione «spregevole».[6]

La polizia ha dichiarato che il movente dell’omicidio non è ancora stato determinato. Tra le persone più vicine a Jairo Mora, Vanessa Lizano sospetta che i contrabbandieri siano coinvolti nel delitto.[3] Didiher Chacon, direttore di WideCast, imputa l’omicidio ai trafficanti di droga – che spesso sono anche bracconieri – e che potrebbero essere stati infastiditi nei loro traffici dal pattugliamento notturno delle spiagge.[4][5]

A seguito della morte di Jairo Mora, WideCast ha sospeso il pattugliamento delle spiagge. Sebbene ciò fosse probabilmente l’obiettivo dei suoi asassini, l’associazione non può al momento rischiare altre vite umane per il progetto.[4]


Fonti

Note

  1. [EN] Wildlife Sanctuary. Costa Rica Wildlife Sanctuary. URL consultato il 2 giugno 2013.
  2. 2,0 2,1 [EN] Sea Turtle Program. Costa Rica Wildlife Sanctuary. URL consultato il 2 giugno 2013.
  3. 3,0 3,1 3,2 3,3 3,4 3,5 BBC, fonte cit., 31 maggio 2013.
  4. 4,0 4,1 4,2 4,3 4,4 4,5 4,6 4,7 Lindsay Fendt, fonte cit., 31 maggio 2013.
  5. 5,0 5,1 5,2 5,3 Associated Press, fonte cit., 31 maggio 2013.
  6. 6,0 6,1 6,2 Hulda Miranday, Diego Bosque, fonte cit., 1 giugno 2013.
  7. Paolo Manzo, fonte cit., 2 giugno 2013.

Collegamenti esterni

  • [EN] WideCast. URL consultato il 2 giugno 2013.

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