Myanmar: il regime a caccia di reporter stranieri, due morti

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giovedì 27 settembre 2007

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Si fa sempre più drammatica la situazione in Myanmar, dove dopo gli arresti indiscriminati dei monaci che da giorni sono scesi in piazza per manifestare contro gli aumenti dei prezzi imposti dalla giunta militare al governo da 19 anni, si sono aggiunti interventi di forza condannati a gran voce dalla comunità internazionale, ma ovattati da Cina e Russia, che al consiglio di sicurezza dell’ONU hanno imposto il loro veto sulla risoluzione che imponeva nuove sanzioni economiche contro il paese.

Due stranieri, il fotografo giapponese Kenji Nagai ed un giornalista tedesco, sono stati uccisi dall’esercito nei pressi della pagoda di Sude, uno dei principali centri di inizio delle lunghe marce che hanno portato nelle strade dell’ex-Birmania oltre 300 000 persone.

È stato inoltre effettuato un blitz in un albergo ove solitamente risiedono gli addetti alla stampa, nel quale i soldati hanno perquisito ogni stanza alla ricerca di eventuali giornalisti che, trasmettendo le notizie all’estero, avessero potuto informare a livello internazionale della gravità della situazione.

Il bilancio attuale delle vittime degli scontri è discordante: per le autorità, ci sono solo un morto e meno di una decina di feriti, mentre i birmani all’estero parlano di otto morti e decine di persone ferite.

Anche oggi la protesta si è fatta sentire, in tono minore, ma con oltre 70 000 persone che hanno marciato in strada arrivando sino ai cancelli della casa del premio nobel per la pace Aung San Suu Kyi, arrestata nei giorni scorsi e sulla quale sorte (arresti domiciliari o trasferimento in carcere) permangono molti dubbi.

Fonti