Milano, riapre il chiosco vittima del racket

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Milano, 10 settembre 2012

L’autonegozio di via Celoria e, in primo piano, quello incendiato

Lo striscione di solidarietà degli studenti della “Statale”

Ha riaperto oggi il chiosco dei panini di via Celoria, in piena zona Città Studi, che quasi due mesi fa era stato dato alle fiamme; la carcassa bruciata del vecchio furgone è ancora lì, parcheggiata di fronte al Dipartimento di Fisica dell’Università degli Studi di Milano, e proprio accanto c’è da oggi il nuovo camioncino, sempre gestito da Loreno Tetti.

Il racket

Era partita nel 2009 l’indagine della Guardia di Finanza sul cosiddetto “racket dei paninari”, indagine che però si era da subito scontrata contro il silenzio delle vittime: nessuno dei gestori costretti a pagare il pizzo aveva voglia di parlare.

Due finanzieri erano stati quindi incaricati di indagare sotto copertura: dopo essere stati istruiti per ben un mese sulle tecniche di preparazione e di cottura dei panini da un abile “paninaro” della capitale, i due militari del GICO (Gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata) erano stati trasferiti a Milano, pronti ad aprire il loro chiosco su un furgone preso a noleggio.

Nel giro di poche ore dall’apertura i finanzieri erano stati raggiunti dall’esattore dei Flachi, Pinone Amato, e da Loreno Tetti, il paninaro di via Celoria. Ai finti paninari era stato infatti spiegato che l’attività dei chioschi era sotto il controllo del clan: agli associati, tra cui Tetti, veniva assicurata una zona di vendita libera da concorrenti, il tutto per “soli” 1 500 euro al mese. Il camioncino dei militari viene quindi fatto allontanare, ma dopo alcuni giorni sono nuovamente in via Celoria: il ritorno del chiosco “irregolare” provoca un nuovo intervento da parte di Amato, che in un bar vicino alla Stazione Centrale spiega dettagliatamente il sistema del pizzo ai due finanzieri sotto copertura.

L’omertà

Il 14 marzo 2011 sono state arrestate 35 persone, tra le quali molti affiliati al clan Flachi, nell’ambito delle indagini sugli affari della ‘ndrangheta, che coinvolgevano numerose altre attività oltre al racket dei chioschi ambulanti; tra gli arrestati anche il boss Giuseppe “Pepé” Flachi e suo figlio, Davide ed Emanuele Flachi.

Loreno Tetti era stato però l’unico a denuciare i propri estorsori fin davanti al giudice Aurelio Barazzetta, che dalle altre vittime si è invece sentito raccontare storie fantasiose e assurde, ben lontane dalla verità. Alcuni gestori, evidentemente timorosi delle rappresglie dei mafiosi, hanno raccontato di non ricordare nulla dell’accaduto, a causa di incidenti stradali o di gravi meningiti che hanno causato loro amnesie; altri invece, pur ricordandosi dei pagamenti a favore dei Flachi, non hanno saputo spiegare il perché di quelle “donazioni”.

L’incendio

Nella notte tra martedì 16 e mercoledì 17 luglio il camioncino di Tetti viene dato alle fiamme: uno dei vetri del furgone è stato rotto ed è stato appiccato un incendio dall’interno del mezzo, in modo da massimizzare i danni.

Immediata la reazione di sdegno del mondo politico milanese e la solidarietà degli studenti dell’università, che hanno avviato una raccolta di firme per richiedere l’installazione di un sistema di video-sorveglianza nella zona.

La solidarietà

La notizia è circolata sui giornali e sui social-network, e davvero tanti erano gli studenti che oggi si sono radunati, all’ora di pranzo, davanti al chiosco di via Celoria. Un lungo striscione con scritto “Bentornato Loreno” è stato appeso sulla cancellata dell’università dagli studenti di fisica, che utilizzano proprio le aule davanti alle quali sosta il camioncino. Insieme a loro anche tanti altri studenti della Statale, soprattutto delle facoltà di scienze e di medicina, e del vicino Politecnico, ma anche le future matricole che proprio oggi, nelle vicine aule del Settore Didattico, hanno sostenuto il test di ammissione per il corso di medicina veterinaria.

Tanti studenti e tanti passanti incuriositi in coda al chiosco, che ha letteralmente esaurito i panini. Tra loro anche giornalisti e rappresentanti delle istituzioni: in prima fila Nando dalla Chiesa e la Polizia Locale di Milano (che garantirà la sicurezza del chiosco tramite i suoi agenti), l’assessore all’ambiente Maran e quello alla sicurezza Granelli e i presidenti delle commissioni consiliari Mazzali e Gentili.


Fonti