Bancarotta dell’Università della Terza Età: indagato il presidente Campra

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giovedì 27 maggio 2010
Torino è ancora al centro di uno scandalo, per la presunta gestione personalistica di un prestigioso ente culturale l’ Unitre – Università della Terza Età. La vicenda che coinvolge il suo presidente, Giuseppe Campra, ricorda per alcuni aspetti il più eclatante caso Soria, ex patron del Premio Grinzane Cavour. Erano mesi che le voci di dissidi interni emergevano come notizia ufficiosa, sino alla triste conclusione di qualche giorno fa, quando il malumore per la gestione di Giuseppe Campra è divenuto scontro aperto. Riportiamo, in sintesi, parte della lunga nota del Comitato Promotore, che annuncia: «[…] d’aver avviato, unitamente al Comitato Organizzativo e al Collegio dei Docenti, la costituzione della nuova Sede Locale di Torino […] ciò si è reso necessario a seguito dell’emersione di gravi inadempienze ed irregolarità gestionali ed amministrative verificatesi durante la gestione dell’Associazione Università della Terza Età riconducibili all’operato del signor Giuseppe Campra, non unico, bensì co-fondatore dell’Associazione di cui è stato Presidente fino al giugno 2009. Tali irregolarità sono state fatte oggetto dell’interesse dell’Autorità Giudiziaria competente, le cui indagini sono in corso […]»

Gli accertamenti riguarderebbero le violazioni di legge commesse nella gestione dei contributi pubblici e delle quote associative. Non secondaria la questione relativa alla sede dell’associazione. Per la Campra Geom. Cornelio & Figli Srl, (società di costruzioni di Giuseppe Campra), è infatti scattata la procedura fallimentare. L’immobile di Corso Francia 27, a Torino, sede dell’Unitre, rientra in tale procedura ed è sottratto a qualsiasi attività. Legittimo, quindi, il sospetto che il denaro dell’Unitre fosse utilizzato per appianare gli ammanchi di tale società, ma questo lo stabilirà l’inchiesta in corso.

Le irregolarità, comunque, si perpetuavano da anni, ed hanno portato l’Unitre al limite del collasso economico e morale. Morale a terra anche fra iscritti e docenti, che si sentono confusi, offesi e strumentalizzati. Hanno con entusiasmo profuso energie, attività e risorse finanziarie, ed è per questo che si accingono a rivolgersi all’Autorità Giudiziaria competente. Per quanto riguarda i docenti, è necessario puntualizzare che la loro importante opera di divulgazione e istruzione è sempre stata resa a titolo gratuito, come ha dichiarato uno degli interessati: «Abbiamo prestato gratuitamente il nostro servizio all’Unitre. Il volontariato era il nostro credo, il minimo comune denominatore della nostra azione e ora davvero non si capisce dove siano finiti i soldi, visto che l’Associazione ha sempre usufruito di cospicui contributi pubblici, ma — spiega l’anonimo testimone — da qualche tempo qualcosa non andava… problemi di locali, bilanci, inesistenti, farraginosi e incompleti!»

L’Unitre scomparirà allora dalla scena culturale torinese? Niente affatto. È stato recentemente approvato il nuovo statuto, da cui è nata la nuova Unitre, ormai riconosciuta dai vertici nazionali. «Esiste un nuovo comitato promotore», ha dichiarato Gian Franco Billotti, vicepresidente dell’Unitre, «e nella nuova associazione si riconoscono quasi tutti i docenti e gli iscritti». Denaro a parte, esiste anche una questione di democrazia, continua Billotti: «L’associazione è sempre stata gestita in maniera personalistica. Da dieci anni dovevamo rivedere lo statuto, perché non era più in linea con la legge. Ma Campra non voleva saperne». Era quindi in gioco una sorta di supremazia personale che contrastava con le nuove norme, che prevedono nuovi statuti per queste associazioni, capaci di garantire trasparenza nella gestione, assemblee e vertici eletti periodicamente, con mandato limitato nel tempo.

Tutti d’accordo, dunque, tranne Campra, che ha dichiarato: «Non c’è una nuova Unitre! Esiste quella nata nel 1975: fondata da me. Se qualcuno vuole fare da sé, faccia pure, ma trovi un altro nome all’associazione e si cerchi altri docenti». In conclusione, Campra non ha alcuna intenzione di farsi mettere in pensione proprio dall’associazione che fa studiare i pensionati.

Intanto, a giorni sarà inaugurata la nuova sede torinese, nell’ex asilo di Corso Grosseto e Giuseppe Campra non ci sarà. La nuova associazione ha ormai avvisato tutti di non iscriversi, e di non versare la quota sul vecchio conto corrente. L’anno prossimo i corsi si sposteranno all’Educatorio della Provvidenza e in una scuola superiore ancora da stabilire.

Ancora una storia di dispotismo personalistico a cui è stato impossibile non ribellarsi?


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