Marche: autorizzata la caccia di selezione a duemila caprioli e daini

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domenica  27 agosto 2006

Nota: questa voce o parti di essa derivano dal sito Enpa Marche, i cui contenuti sono distribuiti con licenza CC-BY 2.5
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Le ferme proteste di animalisti, ambientalisti e di larga parte dell’opinione pubblica sollevate, proprio in questi giorni, in Piemonte a seguito dell’abbattimento selettivo di alcune centinaia di caprioli non hanno fermato la Provincia di Pesaro-Urbino che ha recentemente autorizzato la “caccia di selezione” a circa duemila esemplari di caprioli e daini.

Un esemplare di capriolo

Dopo aver espresso dure critiche al calendario venatorio regionale, avvalorate dai giudizi negativi espressi a riguardo anche dall’Istituto nazionale per la fauna selvatica, il Coordinamento regionale per le Marche dell’Ente Nazionale Protezione Animali è costretto a tornare sull’argomento della caccia. «Lo sappiamo: il capriolo ed altri mammiferi selvatici sono responsabili di danni ai boschi, alle coltivazioni e anche di alcuni incidenti stradali e questo a motivo del loro soprannumero», afferma il Coordinatore regionale della Protezione Animali, Simone Casadei. «Ma ciò – continua – è, innegabilmente, frutto degli errori dell’uomo, responsabile di aver alterato gli equilibri naturali, con immissioni di animali in natura sbagliate per quantità e qualità e con un abbattimento sproporzionato dei predatori naturali degli animali che oggi sono vittime della caccia di selezione». «Quello dell’“abbattimento selettivo” è solo uno dei sistemi a disposizione dell’Amministrazione per contenere i danni causati dall’esubero di alcune specie animali», precisa Franco Biancani, Commissario straordinario dell’ENPA di Pesaro-Urbino, che nota: «Si è scelto, com’era prevedibile, quello più semplice da mettere in atto e che è, al contempo, quello che dà maggiore soddisfazione alla potente lobby dei cacciatori».

La Protezione Animali marchigiana, mentre esprime ferma contrarietà al rinnovato ricorso alla caccia di selezione, auspica che sia al più presto convocato un tavolo di lavoro tra tutti gli “addetti ai lavori” (amministratori pubblici, veterinari, accademici, associazioni animaliste e cacciatori) affinché a problemi come quelli dei danni causati dagli animali selvatici siano date risposte corrette dal punto di vista etico ed ambientale e, al tempo stesso, frutto di una progettualità consapevole e non emergenziali e contingenti come la caccia “di selezione”.

Fonti