USA: al via ad Annapolis la conferenza di pace per il Medio Oriente

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martedì 27 novembre 2007

Si apre oggi ad Annapolis, negli Stati Uniti, la conferenza di pace sul Medio Oriente, nel tentativo di rimettere sul giusto binario la questione israelo-palestinese. La conferenza, tuttavia, non parte con i migliori auspici: nonostante l’ottimismo del presidente George W. Bush, che aveva ricordato che alla conferenza partecipano molti Paesi, fra cui la Siria e l’Arabia Saudita, in serata il capo negoziatore palestinese, Ahmad Qorei, ha affermato che con gli israeliani non si è giunti ad un accordo sulla dichiarazione di apertura della conferenza nemmeno dopo il vertice con il ministro degli Esteri Tzipi Livni e il segretario di Stato Condoleezza Rice. La dichiarazione di apertura avrebbe dovuto porre le fondamenta per i futuri negoziati sulla questione, con particolare riguardo ai confini di uno stato palestinese, allo status di Gerusalemme e sul ritorno dei profughi palestinesi, questioni che sono ormai al centro di confronti da diversi decenni. Tuttavia, fra le controparti c’è stata un insanabile problema del linguaggio da usare nel documento: gli israeliani avrebbero voluto imporre al documento un linguaggio vago, al contrario dei palestinesi, che chiedevano un testo preciso e chiaro.

George W. Bush (sulla destra) parla con Condoleeza Rice (a sinistra, al centro), Mahmud Abbas ed Ehud Olmert

Unico segnale positivo, fino ad ora, sembra essere che le delegazioni convengano sul fatto che Annapolis sia un buon punto di partenza per la soluzione della questione, e proprio su queste basi Bush aveva affermato ieri sera che la pace in Medio Oriente è a portata di mano, mentre il segretario di Stato Rice aveva affermato che si sarebbe giunti a conclusione entro il gennaio 2009, ovvero entro il mandato presidenziale.

Sembra essere quasi un rito di fine mandato per gli Stati Uniti: già l’ex presidente Bill Clinton, in scadenza di mandato, aveva indetto gli incontri di Camp David con il dichiarato intento di mettere fine alla decennale questione fra Israele e i palestinesi, incontri che tuttavia furono fermati dall’inizio della seconda intifada. Clinton, tuttavia, si era già interessato alla questione, e nel 1993 aveva ottenuto un successo diplomatico che aveva portato alla storica stretta di mano fra Yitzhak Rabin e Yasser Arafat a Oslo. Per il presidente Bush, invece, l’interessamento sulla questione è abbastanza improvviso, e, a poco più di un anno dall’abbandono della Casa Bianca e dopo sette di presidenza, tenta di legare il proprio nome alla pace in Medio Oriente, il che si rivelerebbe un evidente successo diplomatico che potrebbe offuscare quello che i suoi avversari politici ritengono il più clamoroso fallimento del presidente, ovvero la guerra in Iraq, un conflitto che ha consegnato alla storia il mandato di Bush.

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