Chiara Lubich è morta

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Rocca di Papa, venerdì 14 marzo 2008

Chiara Lubich

Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, un’associazione laico-cattolica diffusa in tutto il mondo, è morta questa notte all’età di 88 anni, nella sua abitazione a Rocca di Papa. Il 10 marzo scorso era stata ricoverata presso il Policlinico Agostino Gemelli, nella capitale, a causa di una grave insufficienza respiratoria, che aveva costretto i medici a tenerla in vita con un respiratore artificiale. Già il 2 novembre di 2 anni fa, però, la Lubich venne ospitalizzata per lo stesso motivo, ma dopo poche settimane aveva fatto rientro nella sua abitazione a , nella sede del Centro internazionale.

Silvia Lubich (il nome Chiara lo adotterà successivamente in onore di Santa Chiara) nacque a nel 1920, da una famiglia di umili origini. Il padre, di ideologia socialista, perse il lavoro a causa delle sue inclinazioni politiche ostili al regime fascista di Benito Mussolini. All’età di 23 anni, mentre frequentava la facoltà di filosofia a Venezia e teneva lezioni alle scuole elementari per pagarsi gli studi, si votò alla fede in “Dio Amore”. Da lì inizio, dapprima con poche amiche, per poi guadagnare, sia in Italia che nel mondo, popolarità e stima, il cammino dei Focolari, che venne subito ben visto dalla Chiesa Cattolica. Carlo De Ferrari, vescovo di Trento, lo approvò nel 1947; nel 1962 seguì una approvazione informale da parte di papa Giovanni XXIII, e, nel 1990, quella ufficiale, con i documenti, di papa Giovanni Paolo II, che aveva visitato Chiara Lubich e il Centro Mariapoli a Rocca di Papa. Durante tutta la sua vita, la fondatrice del movimento ha collezionato numerosi premi per la religione, i diritti umani e la pace, ed ha collezionato 15 cittadinanze onorarie in Italia e numerose altre all’estero.

Rocca di Papa, dove la Lubich è morta questa notte

Negli ultimi anni, le condizioni di salute si erano fatte sempre peggiori, fino a renderne necessario, a fine 2006, il ricovero. In quell’occasione, papa Benedetto XVI le inviò una lettera personale. Pochi giorni fa, la grave ricaduta, il trasporto al Policlinico Gemelli, nel quale aveva sia ricevuto una nuova lettera di Joseph Ratzinger e sia la visita di Bartolomeo I, Patriarca di Costantinopoli, che si trovava a per incontrare il pontefice, e che ha detto: «Ho voluto venire qui per portare il saluto mio personale e del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli alla carissima Chiara Lubich, che tanto ha dato e dà con la sua vita alla Chiesa intera. Le ho pure impartito con riconoscenza la mia benedizione. Sono felice di averla incontrata».

La camera ardente aprirà questo pomeriggio alle 16, ma già tutti i focolarini e le massime autorità comunali si sono recate a rendere omaggio alla Lubich; presenti, tra gli altri, il sindaco rocchigiano Pasquale Boccia, con diversi esponenti della giunta comunale, l’ex sindaco Enrico Fondi e il parroco Don Franz Vicentini, che guida le preghiere dei presenti.

Anche i politici nazionali ricordano la figura della donna scomparsa: Pier Ferdinando Casini, leader dell’UDC, dice: «È morta una grande donna e una grande italiana, laica, cristiana, infaticabile nel mettere in pratica gli ideali della carità evangelica e il sogno di un mondo unito nella solidarietà»; per il ministro degli esteri, Massimo d’Alema, rimane «una luminosa eredità al servizio della pace», mentre il leader del Partito Democratico, Walter Veltroni, ricorda «Le sue parole – il dialogo per noi è vita-, che sono state la sua stella polare. Tutta l’umanità ha bisogno di persone come lei».


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