Intervista al matematico e scrittore israeliano Aner Shalev

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mercoledì 19 settembre 2007
Aner Shalev è un matematico e scrittore israeliano, nato nel 1958 nel Kibbutz Kinneret in Israele. Attualmente è professore all’Università Ebraica di Gerusalemme. Il suo ultimo libro è Dove finisce New York

In questi giorni si trova a Levico Terme, in Provincia di Trento per una conferenza. È stato intervistato per Wikinews.


Aner Shalev

Di cosa parlerà qui a Levico?

Il titolo è Character, walks and words. C’è una materia che si chiama teoria asintotica dei gruppi. Ci sono gruppi che esprimono la simmetria di alcune strutture. Studiare gruppi è un po’ come studiare la simmetria, credo che sia molto bello. E quando lo fai dal punto di vista asintotico non guardi ai piccoli dettagli, ma alla trama generale, come se guardassi dal cielo. C’è un’altra materia molto importante in matematica che si chiama teoria della rappresentazione. Parlerò principalmente di come usare la teoria della rappresentazione per risolvere diversi tipi di problemi e congetture in teoria asintotica dei gruppi.

Perché ha scelto di studiare matematica?

Prima di tutto perché è bella. Quando avevo dieci anni mio padre ha cominciato a mostrarmi alcune cose della matematica è la bellezza e l’immaginazione erano piuttosto evidenti. Mi piace anche la libertà della matematica. Se studi fisica o chimica devi descrivere il mondo reale. Ma in matematica puoi costruire le tue strutture. Puoi camminare in mondi creati dall’immaginazione delle persone. Non sei legato al mondo reale. È come essere Dio in un certo senso. Puoi creare mondi, e studiarli. Credo sia per una combinazione della bellezza, dell’immaginazione e della libertà.

A molte persone, e a molti studenti, non piace la matematica. Perché secondo lei?

Per prima cosa credo che forse abbiamo cattivi insegnanti, il che è un problema. Devi avere un insegnante molto bravo in matematica se vuoi davvero gustarla e avere successo. Probabilmente alcune persone pensano principalmente alla parte scientifica – devi essere preciso – e vedono meno questi elementi di libertà, immaginazione e creazione. Forse non gli piace la natura precisa della matematica. Inoltre quando parlo di matematica mi accorgo che il linguaggio è molto importante e che molte volte le persone non riescono in matematica perché non sanno come scrivere una composizione. Hanno delle idee, ma non sono in grado di formularle nel modo giusto.
Credo che ci siano molte connessioni tra matematica e letteratura, perché praticamente tutte le cose che ho detto sulla matematica valgono anche per la letteratura e per la scrittura. Quando scrivi puoi descrivere il mondo reale, ma puoi anche creare mondi di finzione. Hai l’immaginazione, totale libertà, puoi inventare personaggi, ogni tipo di sviluppo e sorprese, un certo tipo di finale o un altro. Anche il linguaggio è molto importante nella scrittura e nella letteratura. Spesso molte persone non sanno come combinare i due campi. Potrebbe sembrare il contrario: la letteratura è qualcosa di artistico e la matematica è una scienza, ma hanno anche molto in comune, e ci sono stati matematici che erano anche scrittori. Il più famoso è Lewis Carroll, autore di Alice nel paese delle meraviglie.

Lei non è solo un matematico. Ha anche scritto due due raccolte di racconti e un romanzo. Come mai ha cominciato a scrivere?

Quando ero piuttosto giovane ero interessato alla psicoanalisi e ai sogni. Cercavo di interpretare i miei sogni e ho cominciato a scriverli. Mi sono accorto che baravo un pochino nel scriverli. A volte li rendevo più piacevoli di quello che erano effettivamente. Così invece di documentare i sogni gradualmente ho cominciato ad aggiungere elementi di mia creazione, e in questo modo ho cominciato a scrivere, anche poesie, ma soprattutto storie.
Prendo un po’ di ispirazione dai sogni ma quando col tempo ho cominciato a scrivere più seriamente ero più interessato alla struttura, un po’ come nella matematica in un certo senso. Ad esempio il mio primo libro Opus 1 è una raccolta di quattro racconti lunghi con strutture musicali. La prima parte si chiama Legato e la seconda Staccato. Nella prima parte le frasi sono molto lunghe e senza pause, quasi come in flusso di coscienza. Nella seconda parte è come in musica: molte pause e frasi molto molto brevi. È stato un po’ un modo di sperimentare le connessioni tra linguaggio, musica e psicologia . Nel senso libro ho fatto un altro esperimento. È un libro di incipit, l’ho chiamato Overtures, e le storie non finiscono. Ci sono settanta inizi di racconti senza che finiscano. Nel romanzo Dark Matters la struttura è divisa fra normale narrativa e-mail e si continua a passare da una e l’altra. Inoltre ci sono due diversi piani temporali: uno va molto piano e l’altro molto veloce e c’è una sorta di incontro alla fine. È un po’ come Achille e la tartaruga. La storia d’amore, le sorprese e le tragedie mi interessavano, ma mi interessava molto anche questa struttura.

Perché ha scelto questa particolare struttura?

Quando racconto storie non mi piace che tutto risulti chiaro dall’inizio. Mi piace che qualcosa rimanga segreto, o anche un narratore inaffidabile: qualcuno dice qualcosa e all’inizio tu ti fidi di lui ma poi andando avanti a leggere e tutto quanto diventa eccitante. Credo che usando da una parte le email, che sono più la voce della donna, Eva, e la narrativa che è più la voce dell’uomo, Adam, ho messo a confronto loro, le loro diverse prospettive e in qualche modo si può vedere la distorsione nel modo in cui la storia è raccontata. Credo che con questo tipo di struttura ci sia un chiarimento molto graduale sulla relazione.

Perché Adam e Eva?

Sono stato in qualche modo influenzato da due storie. Da una parte la storia biblica di Adamo ed Eva, il primo uomo e la prima donna, e la loro cacciata dall’Eden. Ma ero anche affascinato dalla storia storia scientifica di come il mondo è stato creato, che è legata all’astrofisica, al big bang, al concetto di materia oscura nell’universo e di energia oscura. Questi sono concetti centrali nella cosmologia, nell’astrofisica ora, che non possiamo vedere la maggior parte del mondo perché è materia oscura e non possiamo capire la maggior parte dell’energia perché è energia oscura, che è anti-gravitazionale e provoca l’espansione rapida e in accelerazione dell’universo. Ho cercato di implementare questo nelle relazione tra uomo e donna. È un finale pessimistico. In tutto il libro c’è questo sottile gioco tra forze gravitazionali, come l’attrazione erotica tra l’uomo e la donna, e forze repulsive. Credo di essere stato influenzato dalle teorie astrofisiche e ho cercato di controllare se si potevano applicare alla vita amorosa e alla relazione tra l’uomo e la donna.

In italiano il libro è stato rinominato Dove finisce New York. Le piace questo titolo?

Sì, penso sia molto carino. Normalmente non mi piacciono questi cambiamenti, ma in questo caso il titolo è molto potente, ed anche una citazione dal libro: l’eroe Adam dice a Eva che vuole mostrarle dove finisce New York.

Il romanzo è stato pubblicato in ebraico nel 2004 ma è ambientato prima dell’11 settembre, perché le Torri Gemelle ci sono ancora. Come mai? C’è una ragione particolare?

A dire la verità ho cominciato a scrivere il libro prima degli attacchi, è una buona ragione (ride). Ho cominciato a scriverlo un po’ prima ma ci ho messo del tempo. A dire la verità è una storia piuttosto drammatica.. Ero a New York durante gli attacchi – ho fatto alcune lezione a New York e all’Università di Yale – e avevo già progettato nel libro una visita alle Torri Gemelle – il che era uno dei motivi della mia visita. Avevo scritto una bozza del capitolo e volevo andare alle Torri Gemelle per farne esperienza e per controllare se la bozza era più o meno precisa e per vedere cosa si vedeva da sopra e così via.. la stessa settimana in cui avevo pianificato la visita c’è stato il disastro. Per lungo tempo ho mi sono chiesto se dovevo menzionare o meno quello che era successo e alla fine ho pensato.. ci sono alcuni riferimenti a un tempo nel quale le Torri Gemelle non ci sono più ma non volevo scrivere del disastro, per non abusarne.

Ha altri progetti letterari per il futuro?

Ho cominciato un altro libro, ma è ancora all’inizio quindi probabilmente ci vorrà un po’ di tempo. Ma sì, ho altri progetti in mente.

Lei è professore all’Università Ebraica di Gerusalemme. Com’è la vita là?

Per prima cosa devo dire che l’università è molto buona, e abbiamo anche un buon dipartimento, di cui sono stato direttore. Mi piace sia fare ricerca che insegnare. È un ottimo ambiente. È un posto molto speciale. È una bellissima città. Naturalmente a volte ci sono periodi molto brutti, come l’Intifada , quando autobus esplodevano e persone rimanevano ferite, e a volte ci sono tensioni non solo tra ebrei e arabi, ma anche tra ebrei secolari e ebrei religiosi. Mi piace che non sia un luogo omogeneo. Ci sono popolazioni diverse che interagiscono. Anche se ci sono alcune tensioni che anche qualche forma di cooperazione e armonia.
Wikinews

Questo articolo, o parte di esso, deriva da una traduzione di Wikinews interviews Israeli mathematician and writer Aner Shalev, pubblicato su Wikinews in lingua inglese.

Conosce Wikipedia?

Sì, conosco Wikipedia. Ogni tanto la uso, anche in matematica sta diventando un enciclopedia ricca e aggiornata. Ogni tanto quando in matematica voglio essere aggiornato guardo Wikipedia.
Wikinotizie
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Collegamenti esterni

  • [EN] Aner Shalev – The Institute for the Translation of Hebrew Literature
  • [EN] Aner Shalev – The Hebrew University of Jerusalem