Agente carceraria arrestata per detenzione di stupefacenti si suicida in cella

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domenica 1 giugno 2008

Nella giornata di ieri, Fabrizia Germanese, di 44 anni, agente del Corpo di Polizia Penitenziaria del carcere di Cosenza, si è suicidata nella sua cella del carcere di Castrovillari. Originaria di Malito, la donna era stata arrestata tre giorni fa dalla squadra mobile della Questura di Cosenza per detenzione di droga.

I suoi frequenti spostamenti in auto nella provincia, effettuati anche nottetempo, avevano insospettito gli uomini della Polizia; da alcuni giorni era stata quindi avviata una sorveglianza a distanza. L’arresto è scattato nella notte di giovedì 29 maggio, nei pressi della sua abitazione a Cosenza; fermata la donna per un controllo, mentre era alla guida della sua Audi, un forte odore di benzina ha convinto gli agenti a condurla in Questura per accertamenti. Perquisendo l’auto della Germanese, la Polizia Scientifica ha rinvenuto un secondo vano ricavato all’interno del serbatoio, nel quale sono state rilevate tracce di droga: sarebbe stato utilizzato per il trasporto di sostanze stupefacenti.

Perquisendo quindi la sua abitazione, gli agenti hanno ritrovato in una borsa da viaggio 9 chili circa di eroina, 17 panetti da 500 grammi ciascuno; si tratta del più grande quantitativo di eroina che la Polizia di Stato abbia mai sequestrato a Cosenza. Una volta analizzata, l’eroina è risultata di purezza molto elevata. In lacrime, la donna non ha fornito spiegazioni, ed è stata condotta nel carcere di Castrovillari.

Fabrizia Germanese si è poi impiccatata, eludendo la sorveglianza a vista da parte di due agenti, disposta proprio per scongiurare gesti inconsulti. La Procura della Repubblica di Castrovillari ha già aperto un’inchiesta; sarà il pubblico ministero Baldo Pisani ad accertare eventuali responsabilità nel suicidio della Germanese da parte degli agenti della penitenziaria addetti alla sua sorveglianza. Pisani ha disposto il sequestro degli effetti personali e della cella in cui è stato ritrovato il corpo senza vita della donna, sul quale, nei prossimi giorni, sarà effettuata l’autopsia.

Restano ancora da definire i contatti della donna, il canale di rifornimento e la destinazione finale del traffico di eroina, un mercato esteso probabilmente a Cosenza e alla sua provincia. Gli investigatori escludono, però, che l’agente spacciasse all’interno del carcere di Cosenza o per conto di detenuti.

Dure le reazioni dell’Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria. Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp, ha dichiarato che il suicidio di Fabrizia Germanese rappresenta «un doppio fallimento dell’amministrazione penitenziaria». «Un tempo i vecchi comandanti si accorgevano se un agente aveva un tenore di vita superiore alle sue possibilità»; l’amministrazione, secondo Beneduci, sarebbe dovuta essere in grado di «prevedere e prevenire» l’eventuale coinvolgimento della Germanese in attività illecite, ed evitare il suicidio «nonostante l’altissima probabilità di atti inconsulti».

Beneduci aggiunge: «Sempre più spesso il personale viene lasciato in balia di se stesso. L’amministrazione è matrigna e se ne infischia. Forse un rapporto diretto con la donna avrebbe potuto evitare che l’uno e l’altro fatto si verificassero. Quanto accaduto ci addolora tantissimo». L’Osapp, inoltre, sottolinea la sua perplessità sul fatto che la donna sia stata condotta dopo l’arresto in un carcere ordinario: «Normalmente gli addetti alle forze di polizia vengono trasferiti in carcere militari proprio per evitare il contatto con la popolazione detenuta».


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