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May 5, 2008

Wikipedia: La Stampa

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La Stampa
Prezzo di copertina 1,00 €
Paese Italia
Lingua italiano
Periodicità quotidiano
Genere stampa nazionale
Formato Berlinese
Tiratura 426.345 (dicembre 2007)
Diffusione 314.387 (dicembre 2007)
Fondazione 1867
Inserti e allegati Tuttolibri (letteratura, filosofia e cultura in generale); Tuttoscienze (informazione e divulgazione scientifica); Tuttosoldi (economia); Specchio (settimanale di attualità, politica e costume); a Torino: Torino Sette
Sede via Marenco, 32, Torino, Italia
Editore Editrice La Stampa
Direttore Giulio Anselmi
Redattore capo Giancarlo Laurenzi
ISSN 1122-1763
Sito web lastampa.it

La Stampa è uno dei più conosciuti, diffusi e prestigiosi quotidiani italiani, con sede a Torino. La vendita giornaliera di oltre 300.000 copie lo rende il terzo giornale d’informazione più venduto nel Paese dopo il Corriere della Sera e la Repubblica.

Indice

Storia

Dalla fondazione al crollo del fascismo

La Stampa fu fondata a Torino il 9 febbraio 1867 con il nome di Gazzetta Piemontese dal giornalista e romanziere Vittorio Bersezio. Il motto del giornale era Frangar non flectar (“Mi spezzo ma non mi piego”) e il prezzo era di 5 centesimi di lire. All’epoca il giornale usciva dalla tipografia C. Favale in via Dora Grossa (l’attuale via Garibaldi, in pieno centro), aveva una tiratura di 7-8000 copie e due edizioni giornaliere, mattutina e pomeridiana.
Nel 1880 la «Gazzetta Piemontese» fu acquistata dal deputato liberale Giovanni Roux. Vi collaborarono altri deputati come Silvio Spaventa e Ruggero Bonghi.

Nel 1894 divenne comproprietario l’imprenditore e giornalista Alfredo Frassati[1]. Decise di rilanciare il giornale. Da condirettore decise di rilanciare il giornale. Innanzitutto ne cambiò il nome: il 30 marzo 1895 il quotidiano uscì per la prima volta con il nuovo nome La Stampa (motto e prezzo restarono immutati). Poi la sede fu trasferita in un palazzo di piazza Solferino. Introdusse anche nuove tecnologie: arrivò la linotype, una delle prime in Italia (le linotype raggiungeranno il numero di trentasette).
In pochi anni Frassati portò la tiratura de La Stampa a 50.000 copie. Nel 1900 Roux cedette la proprietà della testata: due terzi a Frassati e un terzo al finanziere E. Pollone. Frassati assunse così la carica di direttore e potè scegliere in autonomia la linea editoriale. Impresse una linea politica di sostegno a Giovanni Giolitti. Dette vita a un supplemento illustrato sportivo e alla rivista “La Donna”, dedicata al mondo femminile.

Il 20 maggio 1915 le copie raggiunsero il record di trecentomila. Da allora fino al 1986, La Stampa rimase il secondo quotidiano italiano per diffusione.

Nel 1920 la quota di Pollone fu rilevata dal gruppo finanziario-industriale Agnelli-Gualino. Dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti (11 giugno 1924) il quotidiano si schierò su posizioni antimussoliniane. Per aver preso questa posizione, Frassati dovette dimettersi e vendere il giornale. La famiglia Agnelli ne rilevò la proprietà. Il nuovo direttore Andrea Torre allineò il giornale alle direttive del regime fascista.

Nel 1934 la sede del quotidiano fu trasferita in un grande palazzo che s’affacciava su via Roma con ingresso dalla Galleria San Federico.

Dopo la Liberazione il CLN ottenne la sospensione de «La Stampa» e Frassati riuscì a pubblicare «La Nuova Stampa», che tuttavia nel 1946 ritornò sotto il controllo degli Agnelli.

Dalla Repubblica al 1990

Il periodo 1948-1968 fu dominato dalla figura di Giulio De Benedetti, carismatico direttore. Vittorio Valletta gli pose due obiettivi: conquistare gli operai delle fabbriche Fiat, in grande maggioranza lettori de L’Unità e recuperare i lettori passati alla concorrente Gazzetta del Popolo. Non avendo un grande budget a disposizione De Benedetti inventò un giornale polifonico: prese in affitto i corrispondenti esteri dei quotidiani romani, scelse anche singoli pezzi già pubblicati da inserire nella sua Terza pagina. Inventò (1955) la fortunata rubrica di dialogo con i lettori Specchio dei tempi, che esiste tuttora.
Riuscì così ad offrire un prodotto di qualità e a mantenere l’indipendenza del giornale[2]. La Stampa ritornò ad essere il primo quotidiano a Torino e tra i primi in Italia. Era l’unico quotidiano importante alternativo al duopolio DC-sinistra, che dominava la scena italiana[3].
In questo periodo, fino agli anni Ottanta, La Stampa usciva anche in edizione pomeridiana con Stampa Sera. Il lunedì usciva un’unica edizione, la mattina, con la testata Stampa Sera.

Nel 1968 la sede de “La Stampa” fu trasferita in via Marenco 32 (la sede attuale), in un edificio lamellare in vetro realizzato su progetto di Vittorio Bonadè Bottino e Luigi Ravelli. Il giornale mantenne anche la proprietà anche del piano terreno del palazzo in via roma, che destinò a sale di rappresentanza per il pubblico.
La tradizione di un giornalismo tutto fatti, non ideologico ed empirico proseguì con il successore di De Benedetti, Alberto Ronchey, giornalista e sociologo. Gianni Agnelli, successore di Valletta, volle un giornale che oltrepassasse i confini del Nord-ovest per diventare finalmente una testata nazionale. Per sprovincializzare La Stampa, Ronchey puntò sugli esteri e sulle notizie di economia. Con collaboratori come Carlo Casalegno, Alessandro Galante Garrone, Luigi Firpo e Norberto Bobbio riuscì a consolidare la propria presenza sul piano nazionale. Senza trascurare la cronaca: la punta massima di vendite Ronchey, infatti, la raggiunse pubblicando in prima pagina la vicenda atroce di una bambina rapita e uccisa ad Alba (Cuneo)[4]. Alla cultura Ronchey chiamò come consulente lo scrittore Guido Piovene. Poco dopo vennero Giovanni Arpino e Guido Ceronetti.

Ronchey ritornò al mestiere di inviato internazionale e sociologo di primo piano nel 1973. Fu l’anno in cui il Corriere della Sera, il primo quotidiano italiano, cambiò linea politica schierandosi a sinistra. La Stampa ebbe l’occasione di diventare il punto di riferimento dei moderati.
Al quotidiano torinese arrivò Arrigo Levi. Nel 1974 Levi schierò il quotidiano per l’abolizione della legge sul divorzio. Nel 1975 nacque il supplemento letterario Tuttolibri[5]. A metà del decennio la tiratura aveva superato il muro delle 500.000 copie giornaliere.
Un giorno del 1978 La Stampa incappò in un incidente diplomatico. Fruttero e Lucentini avevano scritto un elzeviro satirico su Muammar Gheddafi, il presidente della Libia. Il leader arabo si infuriò e minacciò la Fiat di ritorsioni economiche se non avesse ottenuto le dimissioni del direttore del quotidiano torinese. Levi fu costretto ad andarsene.

Guardandosi intorno, Gianni Agnelli scelse Giorgio Fattori, che aveva fatto molto bene alla direzione del settimanale Europeo. Quando Fattori prese in mano La Stampa il giornale era un po’ in sofferenza. Lo lasciò dopo 8 stagioni durante le quali introdusse nuove tecnologie (la teletrasmissione ed il computer), potenziò gli inserti (inventò nel 1981 Tuttoscienze, ora TsT, diretto da Piero Bianucci) e portò in crescita la diffusione. Durante il suo mandato la diffusione del quotidiano aumentò di 63.000 copie. Quando se ne andò i conti erano tornati a posto.

Durante la successiva direzione di Gaetano Scardocchia (1986-1990) La Stampa si uniformò agli altri quotidiani, sopprimendo la Terza pagina e rinviando la cultura nelle pagine interne.

Dal 1990 ai giorni nostri

Con Paolo Mieli (1990-1992) comincia un ricambio generazionale. Il nuovo direttore dà maggior attenzione alla televisione e nomina alcuni brillanti collaboratori destinati a prendere il posto dei due grandi decani (Norberto Bobbio e Alessandro Galante Garrone). Come vice-direttore sceglie Ezio Mauro, piemontese.
Sotto la direzione di Marcello Sorgi (e Gianni Riotta condirettore) nasce nel 1999 l’edizione web del quotidiano (caporedattore a LaStampa.it è Anna Masera).

Alla fine del 2006 La Stampa ha compiuto una storica riduzione del formato del giornale, sull’onda di un cambiamento che stava coinvolgendo tutti i quotidiani in formato “nove colonne” (broadsheet). Il quotidiano ha ridotto le dimensioni da 38 x 53 a 31 x 45 cm, approdando al formato Berlinese. Il cambio di dimensioni, voluto dall’editore e realizzato sotto la direzione di Giulio Anselmi, ha sfidato le abitudini consolidate dei lettori. Ma la scommessa è stata vinta, come hanno dimostrato i dati di vendita, in aumento, e i giudizi positivi provenienti dalle indagini di mercato.

Negli ultimi anni si sono diffuse voci di un interesse da parte di altri gruppi editoriali (Caltagirone, L’Espresso, De Agostini) ad acquistare dalla FIAT la proprietà del quotidiano.

Direttori

  • Vittorio Bersezio (1867-1880)
  • Giovanni Roux (1880-1900)
  • Alfredo Frassati (1900-1925, condirettore dal 1894)
  • Andrea Torre (1925-1929)
  • Curzio Malaparte (1929-1931)
  • Augusto Turati (1931-agosto 1932)
  • Alfredo Signoretti (agosto 1932- 25 luglio 1943)
  • Vittorio Varale (26 luglio 1943 – 9 agosto 1943)
  • Filippo Burzio (10 agosto 1943 – 8 settembre 1943)
  • Angelo Appiotti (9 settembre 1943 – 8 dicembre 1943)
  • Concetto Pettinato (9 dicembre 1943 – 25 aprile 1945)
  • Giulio Benedetti (1948-1968)
  • Alberto Ronchey (1968-1973)
  • Arrigo Levi (1973-1978)
  • Giorgio Fattori (6 novembre 1978-10 febbraio 1986)
  • Gaetano Scardocchia (1986-1990)
  • Paolo Mieli (1990-1992)
  • Ezio Mauro (1992-1996)
  • Carlo Rossella (1996-1998)
  • Marcello Sorgi (1998-2005)
  • Giulio Anselmi (dal 2005)

Firme

  • Michele Ainis
  • Lucia Annunziata
  • Riccardo Barenghi
  • Roberto Beccantini
  • Enzo Bettiza
  • Tito Boeri
  • Franco Bruni
  • Carlo Casalegno
  • Guido Ceronetti
  • Mario Deaglio
  • Mattia Feltri
  • Carlo Fruttero
  • Federico Geremicca
  • Massimo Gramellini
  • Carlo Federico Grosso
  • Jacopo Iacoboni
  • Luigi La Spina
  • Igor Man
  • Cesare Martinetti
  • Anna Masera
  • Augusto Minzolini
  • Maurizio Molinari
  • Luca Morino
  • Francesca Paci
  • Luca Ricolfi
  • Andrea Romano
  • Gian Enrico Rusconi
  • Marcello Sorgi
  • Barbara Spinelli
  • Lietta Tuornabuoni

Diffusione

Attualmente “La Stampa” ha una diffusione quotidiana di circa 300 mila copie. È letta soprattutto nel Nord Ovest, per la grande maggioranza in Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria, ove le redazioni locali sono tra i punti di forza principali del quotidiano. Un accordo per l’uscita in abbinamento locale con una serie di piccoli e medi quotidiani sparsi in tutto il Paese (i maggiori dei quali sono Cronache di Napoli, Corriere di Caserta, Cronache del Mezzogiorno, Il Domani della Calabria, Il Domani di Bologna, L’informazione), seppur risoltosi con molti di essi tra il 2004 e il 2005, ne ha favorito la diffusione in altre regioni.

Anno Copie vendute
2006 305.085
2005 307.053
2004 333.044
2003 336.967
2002 358.408
2001 372.038
2000 360.021
1999 354.800
1998 361.308
1997 380.843
1996 396.898

Dati Ads – Accertamenti Diffusione Stampa

Voci correlate

  • Elenco giornali quotidiani italiani
  • Quotidiano
  • Stampa Sera
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