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May 5, 2008

Wikipedia: Umberto Bossi

Filed under: — admin @ 1:33 pm
Stemma del Senato della Repubblica Italiana Parlamento Italiano
Senato della Repubblica
Sen. Umberto Bossi


Luogo di nascita Cassano Magnago, Varese Italia
Data di nascita 19 settembre 1941
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Data di morte {{{data_morte}}}
Titolo di studio specializzato in elettronica applicata alla medicina
Professione Politico
Partito Lega Nord
Legislatura X Legislatura
Gruppo Lega Nord Padania
Coalizione PdL-LN-MpA
Circoscrizione Lombardia 1
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Senatore a vita
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Incarichi parlamentari
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Stemma della Camera dei deputati Parlamento Italiano
Camera dei deputati
On.
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Luogo di nascita
Data di nascita
Luogo di morte
Data di morte
Titolo di studio
Professione
Partito
Legislatura XI, XII, XIII, XIV Legislatura
Gruppo
Coalizione
Circoscrizione IV Lombardia 2 (XIII); III (Lombardia 1) (XIV)
Regione {{{regione}}}
Collegio 3 – Milano 3 (XIV)
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Senatore a vita
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Incarichi parlamentari
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Umberto Bossi (Cassano Magnago, 19 settembre 1941) è un politico italiano, già deputato e senatore della Repubblica, ministro, europarlamentare, fondatore e leader del movimento politico Lega Nord.

È sposato con Manuela Marrone, dalla quale ha tre figli, Eridano Sirio, Roberto Libertà e Renzo. Dalla prima moglie, Gigliola Guidali, ha invece avuto il primogenito Riccardo.

L’inaspettata elezione, nel 1987, alla carica di senatore gli è valsa per sempre l’epiteto vernacolare di Senatur nonostante abbia fatto parte dell’assemblea di palazzo Madama per una sola legislatura essendo eletto, invece, alla Camera dei deputati in tutte le elezioni dal 1992 al 2001 e, poi, nel 2008.

Indice

Biografia e carriera politica

Diplomato alla scuola con maturità scientifica (per la precisione il sito Internet del Governo riporta come qualifica “specializzato in elettronica applicata alla medicina”), si è iscritto all’università nella Facoltà di medicina a Pavia, ma ha abbandonato gli studi prima di ottenere la laurea, agli inizi degli anni Ottanta. Vanta una parentesi come cantautore, ma decise di abbandonare il mondo della musica. Per alcuni anni si occupa di compravendita di prodotti ortofrutticoli all’ingrosso in Italia e alla loro rivendita in Svizzera[citazione necessaria]. Tralascia infine gli studi, a causa del suo interesse per la politica, alla quale si dedica completamente.

Il suo impegno politico risale comunque già agli anni Settanta, dopo l’incontro col federalista Bruno Salvadori, allora guida dell’Union Valdôtaine, movimento autonomista della Valle d’Aosta, deceduto poco tempo dopo a causa di un incidente. Qualcuno sostiene che Bossi sia stato un tesserato del Partito Comunista Italiano ma non vi sono riscontri; è invece acclarato il rifiuto all’iscrizione da parte della sezione cassanese del PCI. È poi per un certo tempo segretario amministrativo della sezione di Samarate del PCI.

Nel 1980 fonda un gruppo che chiama Unione Nord Occidentale Lombarda per l’Autonomia mentre due anni dopo crea assieme ai varesini Roberto Maroni e Giuseppe Leoni la Lega autonomista Lombarda, di cui viene nominato segretario nazionale.

Si presenta alle elezioni politiche del 1983 in alcune circoscrizioni della Lombardia insieme ad altri “leghisti” sotto il simbolo della Lista per Trieste, senza essere eletto (nella circoscrizione Varese-Como-Sondrio ottiene 157 preferenze). Il 12 aprile 1984 fonda la Lega Lombarda che l’anno dopo alle elezioni amministrative elegge i primi rappresentanti nei comuni di Varese e Gallarate e nella provincia di Varese.

Alla fine degli anni ottanta, visto anche il progressivo successo della Lega a livello regionale, porta avanti il suo progetto politico di unire i vari movimenti politici autonomisti dell’Italia settentrionale (Lega Lombarda, Liga Veneta, Arnassita Piemonteisa, Partito del Popolo Trentino-tirolese, Union Ligure, Lega Padana Emilia, Alleanza Toscana), tradottosi quindi nella fondazione dell’Alleanza Nord, divenuta poi Lega Nord, di cui è stato nominato Segretario federale durante una delle adunate di Pontida (Bergamo), chiamate dal partito “Giuramenti” a ricordo del più celebre Giuramento di Pontida tenutosi nel 1167 presso la locale Abbazia di San Giacomo fra le venti città della Lega Lombarda storica.

Esplode Tangentopoli, un evento epocale che vede Bossi inizialmente fra i più convinti sostenitori del pool di magistrati intenti ad indagare sui fenomeni di corruzione. Ma anche il Senatur in persona e la sua Lega vengono coinvolti per una questione legata a un finanziamento illecito di cento milioni, ricevuti dagli allora dirigenti Montedison. Il 5 gennaio 1994, al processo Enimont, Bossi ammette il finanziamento illecito tramite una tangente ricevuta dalla Montedison. Viene condannato successivamente in via definitiva dalla Cassazione a 8 mesi per violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti.

È stato eletto senatore nella X legislatura (fatto per il quale ancora oggi è soprannominato, con voce lombarda, il “Senatur”) e nominato Ministro per le Riforme Istituzionali e la Devoluzione nel II governo Berlusconi; ha ricoperto per quattro volte la carica di deputato nel parlamento italiano (XI, XII, XIII e XIV legislatura) e per altrettante quella di parlamentare europeo.

L’Alleanza con Forza Italia

Nello stesso anno crea al Nord con Forza Italia (partito politico fondato nel 1994 dall’imprenditore milanese Silvio Berlusconi) la coalizione elettorale denominata Polo delle Libertà, che assieme ad Alleanza Nazionale vince le elezioni e governa il paese sino al 22 dicembre 1994. In quell’occasione Bossi stacca il suo partito dalla coalizione votando la mozione di sfiducia contro il primo governo Berlusconi (attuando il cosiddetto ribaltone).

A questa azione segue una dura presa di posizione contro l’ex capo del governo Silvio Berlusconi, che dalle pagine della Padania, viene più volte accusato di collusione con la mafia: «La Fininvest è nata da Cosa Nostra», in un articolo pubblicato sull’organo ufficiale della Lega Nord il 27 ottobre del 1998.

La fase secessionista

Il 15 settembre 1996, forte del consenso elettorale ottenuto dalla Lega pari al 10,8% a livello nazionale (30% in Veneto, 25% in Lombardia, 20% in Piemonte), radicalizzando la propria politica, annuncia di voler perseguire il progetto della secessione delle regioni dell’Italia settentrionale (indipendenza della Padania). A tal fine organizza una manifestazione lungo il fiume Po, partendo dalla sua sorgente in Piemonte ed arrivando a Venezia, in Riva degli Schiavoni, dove dopo aver ammainato la bandiera tricolore italiana, fa issare quella col Sole delle Alpi verde in campo bianco, e proclama provocatoriamente l’indipendenza della “Repubblica federale della Padania” leggendo una dichiarazione che affermava «Noi Popoli della Padania, solennemente proclamiamo: la Padania è una Repubblica federale, indipendente e sovrana…»[1].

Nello stesso periodo crea un’assise politica a Mantova denominata “Parlamento del Nord” (e successivamente Parlamento della Padania) e l’anno successivo porta oltre 6 milioni di persone (cifra dichiarata da organi leghisti) a votare sotto i gazebo per il Primo governo della Padania.

Durante questa fase, ritenendo opportuno dar voce e spazio alla cultura padana, fonda alcuni mezzi di comunicazione, come il quotidiano La Padania, Radio Padania e Tele Padania. Attualmente ricopre l’incarico di direttore politico del quotidiano.

All’opposizione durante i governo di centro-sinistra (Prodi 1996-98; D’Alema I e bis 1998-2000 e Amato 2000-2001), riallaccia i rapporti col Polo di centro-destra in occasione delle elezioni regionali del 2000, costituendo l’anno successivo una nuova coalizione chiamata Casa delle Libertà, vittoriosa alle elezioni del 13 maggio (nella parte proporzionale passa però dal 10% al 3,9%). Dal 2001 al 2004 ricopre l’incarico di Ministro per le Riforme e alla Devolution.

La malattia

Umberto Bossi ad una manifestazione del Movimento Giovani Padani il 20 maggio 2006

Umberto Bossi ad una manifestazione del Movimento Giovani Padani il 20 maggio 2006

Umberto Bossi (al centro) nel 2005 al rientro dopo la malattia, parla a un incontro del Movimento Giovani Padani con lui Giancarlo Giorgetti e Rosi Mauro

Umberto Bossi (al centro) nel 2005 al rientro dopo la malattia, parla a un incontro del Movimento Giovani Padani con lui Giancarlo Giorgetti e Rosi Mauro

La mattina dell’11 marzo 2004 è stato ricoverato in ospedale in gravi condizioni, colpito da un ictus cerebrale; la riabilitazione lo ha costretto ad una lunga degenza ospedaliera in Svizzera e ad una faticosa convalescenza, poi conseguentemente a una lunga interruzione dell’attività politica.

Nonostante le condizioni di salute (la malattia gli lascia un braccio indebolito, difficoltà a camminare e parlare da cui lentamente si riprende) è stato candidato come capolista al Parlamento europeo alle elezioni di giugno, risultando eletto nelle due circoscrizioni del nord, con circa 285.000 voti. Per il seggio di Strasburgo ha lasciato la carica di deputato italiano.

Non è più iscritto, così come gli altri parlamentari della Lega, al gruppo euroscettico Indipendenza/Democrazia e, dal 27 aprile 2006 siede tra i membri non iscritti. Nel marzo 2006, infatti “Indipendenza/Democrazia” aveva espulso temporaneamente i parlamentari della Lega per divergenze sulla gestione dei fondi del gruppo e a causa delle provocazioni di Roberto Calderoli in seguito alla pubblicazione delle caricature di Maometto sul Jyllands-Posten che hanno portato alle sue stesse dimissioni dal governo.

Il rientro sulla scena politica

Bossi è tornato sulla scena politica l’11 gennaio del 2005 a Lugano (Canton Ticino), dopo 306 giorni dall’ictus, per una manifestazione da lui stesso voluta presso l’ultima dimora del federalista lombardo Carlo Cattaneo, manifestazione che ha fatto discutere nell’ambiente ticinese[citazione necessaria]. Alla manifestazione prende parte anche il ministro forzista Giulio Tremonti (col quale Bossi aveva stretto verbalmente un patto di leale collaborazione chiamato dai media “Asse del Nord”) e una delegazione della Lega dei Ticinesi (un movimento politico localista ad ispirazione cantonale elvetico) guidata dall’imprenditore luganese Giuliano Bignasca. In questo incontro Bossi si schiera contro “L’Europa dei Massoni”, ignorando che proprio Carlo Cattaneo risultasse iscritto a logge massoniche.

Nella primavera 2006, in occasione delle elezioni politiche, interviene personalmente a comizi e incontri pubblici a sostegno dei candidati leghisti al Parlamento e alle successive elezioni amministrative. Eletto deputato quale capolista della Lega Nord Padania-Movimento per l’Autonomia, rifiuta il posto per rimanere al Parlamento europeo.

Manifestazioni leghiste recenti

Militanti leghisti al raduno di Pontida nel Giugno 2007

Militanti leghisti al raduno di Pontida nel Giugno 2007

Bossi e la dirigenza leghista  sul palco della manifestazione tenutasi in Piazza del Duomo a Milano il 17 dicembre 2007

Bossi e la dirigenza leghista sul palco della manifestazione tenutasi in Piazza del Duomo a Milano il 17 dicembre 2007

Il 17 settembre del 2006, in occasione del decennale della dichiarazione d’indipendenza della Padania, dal palco galleggiante in Riva degli Schiavoni a Venezia, lancia l’idea di riaprire il Parlamento del Nord, quale punto di contatto fra il cittadino e le istituzioni centrali, e della necessità di un rinnovamento della classe dirigente leghista nella direzione dei giovani.

Il 2 febbraio del 2007 partecipa ai lavori di riapertura del Parlamento del Nord a Vicenza. L’assise padana è tornata a riunirsi mensilmente nella città veneta. Di recente, verso la fine dell’agosto 2007, è tornato a far parlare di sé a causa di una esternazione relativa alla protesta fiscale da lui stesso ideata per far cadere il governo Prodi, affermando: “C’è sempre una prima volta per prendere in mano i fucili”, ma anche: “Se la Lombardia non paga, l’Italia muore in 5 giorni”.

Il 5 gennaio del 2008, Bossi coglie l’occasione d’incontrare il presidente cantonale della Lega dei Ticinesi Giuliano Bignasca, dopo una visita al cardiocentro di Lugano, al fine di discutere delle problematiche politiche dell’area insubre. La riunione si tiene presso il Grott dal Prévat di Bosco Luganese. Alla riunione partecipano anche il Consigliere di Stato ticinese Marco Borradori ed il deputato Norman Gobbi. Per la Lega Nord è presente il Presidente della Provincia di Como Leonardo Carioni.

Si parla soprattutto di trasporti ed in particolare del prolungamento della NTFA oltre la frontiera e dei progetti per l’aeroporto lombardo della Malpensa. Gli Svizzeri decidono di partecipare con una delegazione della loro Lega alla manifestazione federale dei Lumbard programmata per il 10 Febbraio contra la possibilità di declassamento dell’aeroporto e la vendita dell’Alitalia alla compagnia di bandiera francese Air France.

Procedimenti giudiziari

Il 5 gennaio 1994, al processo Enimont Umberto Bossi ha riconosciuto la colpevolezza dell’amministratore del movimento Alessandro Patelli relativamente ad un finanziamento illecito ricevuto dallo stesso da parte di Carlo Sama della Montedison. Dopo aver restituito integralmente la somma di 200 milioni di lire, raccolta dagli stessi militanti leghisti, e dopo l’allontanamento dal partito di Patelli, è stato condannato con sentenza definitiva dalla Cassazione a 8 mesi di reclusione per violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti.

Bossi è stato in seguito condannato per il reato di vilipendio alla bandiera italiana per averla in più occasioni, il 26 luglio e il 14 settembre 1997, pubblicamente offesa usando, nella prima occasione la frase “Quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo“, nel secondo caso, rivolto ad una signora che esponeva il tricolore, “Il tricolore lo metta al cesso, signora“, nonché di aver chiosato “Ho ordinato un camion di carta igienica tricolore personalmente, visto che è un magistrato che dice che non posso avere la carta igienica tricolore“.

Per la prima affermazione, Bossi è stato condannato il 23 maggio 2001 ad un anno e quattro mesi di reclusione, con la sospensione condizionale della pena; il 15 giugno 2007 la Prima sezione penale della Cassazione, respingendo il ricorso presentato dalla difesa, lo ha condannato in via definitiva. Per il secondo evento si è ricorso alla Camera, nel gennaio 2002, che non ha concesso l’autorizzazione a procedere nei confronti di Bossi (allora ministro delle Riforme) per l’accusa di vilipendio alla bandiera, ma la Consulta ha annullato la delibera di insindacabilità parlamentare, nella sentenza 249 del 28 giugno 2006.

All’inizio del 2006 la pena prevista per il reato di opinione è stata modificata, dall’originaria detentiva (che prevedeva fino a tre anni di reclusione), ad una pecuniaria (multa fino al massimo di 5000 euro). Bossi ha chiesto poi che anche la multa gli venisse tolta, in quanto europarlamentare, ma la Cassazione ha rigettato il ricorso confermando la condanna a pagare 3 mila euro di multa.

Il 29 Aprile 2008 Bossi ha dichiarato «Se la sinistra vuole scontri, io ho 300mila uomini. I fucili sono sempre caldi»[2]

Bibliografia

Opere scritte da Bossi

  • (con Daniele Vimercati) Vento dal Nord: la mia Lega, La mia vita, Sperling & Kupfer, 1992
  • (con Daniele Vimercati) La Rivoluzione. La Lega: storie e idee, Sperling & Kupfer, 1993
  • Tutta la verità. Perché ho partecipato al governo Berlusconi. Perché l’ho fatto cadere. Dove voglio arrivare, Sperling & Kupfer, 1995
  • Il mio progetto: discorsi su Federalismo e Padania”, Sperling & Kupfer, 1996
  • (con Daniele Vimercati) Processo alla Lega. Le accuse di magistrati e giornalisti L’autodifesa del leader padano. Un duello ad armi pari, Sperling & Kupfer, 1998
  • La Lega: 1979 – 1989, Editoriale Nord, 1998

Opere su Bossi

  • Giampiero Rossi e Simone Spina. Lo spaccone. L’incredibile storia di Umberto Bossi, il padrone della Lega, Editori Riuniti, 2004, ISBN 8835954843

Voci correlate

  • Padania
  • Lega Nord
  • Federalismo
  • Indipendentismo Padano
  • Liga Veneta Repubblica

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