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May 5, 2008

Wikipedia: Partito Democratico (Italia)

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Partito Democratico

Partito politico italiano

Segretario Walter Veltroni
Coordinatore Goffredo Bettini
Fondazione 14 ottobre 2007
Sede Piazza S. Anastasia 7, Roma
Coalizione con Italia dei Valori
Ideologia socialdemocrazia, cristianesimo sociale, liberalismo sociale, ambientalismo
Affiliazione internazionale non definita
Partito europeo non definito
Gruppo parlamentare europeo PSE, ALDE
Deputati 218
Senatori 119
Europarlamentari 19[1]
Organo ufficiale nessuno
Sito web www.partitodemocratico.it

Il Partito Democratico (PD) è un partito politico italiano di centro-sinistra.

È nato il 14 ottobre 2007, attraverso le elezioni primarie per la scelta del segretario nazionale e dell’Assemblea Costituente. Il partito si presenta agli elettori come l’erede della precedente esperienza politica de L’Ulivo, intrapresa nel 1995 con l’obiettivo di trovare una sintesi fra le tradizioni della socialdemocrazia, del socialismo democratico, del cristianesimo democratico, del liberalismo e dell’ambientalismo.

Walter Veltroni è il segretario nazionale, Dario Franceschini il vice. Romano Prodi, ideatore dell’Ulivo e Presidente del Consiglio dei Ministri in carica da maggio 2006, è stato presidente del partito dalla sua fondazione al 16 aprile 2008, quando ha dato le dimissioni dalla carica.

Il PD nasce innanzitutto dalla volontà dei due principali partiti dell’area del centrosinistra – Democratici di Sinistra (DS) e la Margherita (DL) – di sciogliersi e mettere le loro energie a servizio di un progetto più ampio quale deve essere la unificazione del centro-sinistra italiano. Al processo costituente hanno altresì partecipato anche altre formazioni politiche: Movimento Repubblicani Europei (MRE), Italia di Mezzo, Alleanza Riformista, Repubblicani Democratici e gruppi regionali come il Partito Democratico Meridionale e Progetto Sardegna.

Seppur inizialmente interessati ad aderire al percorso costituente, non hanno partecipato alla costruzione del PD: i Socialisti Democratici Italiani (SDI), l’Italia dei Valori (che però, in occasione delle elezioni politiche del 2008, correndo nella stessa coalizione del PD, ha inaugurato un percorso che potrebbe portare alla confluenza nel PD), due minoranze socialiste dei DS di cui una confluita nel nuovo Partito Socialista e una fondatrice del movimento Sinistra Democratica, il Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI).

Indice

Storia

Le origini

Per approfondire, vedi la voce Provenienza dei politici appartenenti al Partito Democratico.
Schema della storia dei partiti che hanno dato vita al PD, dell'inizio degli anni '90 al 2008.

Schema della storia dei partiti che hanno dato vita al PD, dell’inizio degli anni ’90 al 2008.

Le prime proposte di un nuovo partito

Le prime proposte di un partito unitario dei moderati del centro-sinistra giunsero nel 1993 dal gruppo di Alleanza Democratica di Ferdinando Adornato e Willer Bordon. Finché Michele Salvati, deputato eletto nelle liste dei Democratici di Sinistra in alcuni articoli pubblicati sui quotidiani Il Foglio[2] e la Repubblica[3] nell’aprile 2003, delineò un nuovo partito, nato dall’incontro tra le culture socialdemocratica, cristiano-sociale e socio-liberale.

Accolta con iniziale scetticismo, l’idea di Salvati fu ripresa da Romano Prodi, all’epoca presidente della Commissione Europea.

Dalla lista Uniti nell’Ulivo al Partito Democratico

Per approfondire, vedi la voce L’Ulivo.
« Il Partito Democratico è cresciuto sulle radici dell’Ulivo. »
(Romano Prodi)
Romano Prodi, tra i primi a lanciare l'idea di una lista unitaria

Romano Prodi, tra i primi a lanciare l’idea di una lista unitaria

Nell’estate del 2003, Romano Prodi lanciò l’idea di una lista unica in vista delle elezioni europee del 2004. La proposta venne respinta dai partiti della sinistra radicale e vista con perplessità dall’Udeur, mentre venne accolta da: Democratici di Sinistra, la Margherita, SDI e i Repubblicani Europei. Nacque, così, la lista “Uniti nell’Ulivo”, con l’obiettivo di consolidare un percorso di unità tra le forze riformiste del centrosinistra anche in occasione di successive elezioni locali e nazionali, e di dar vita ad una vera e propria federazione.

La lista unitaria raccolse il 31,1% dei voti, eleggendo 25 euro-parlamentari, che si divisero tra due gruppi parlamentari: i DS e lo SDI nel Partito Socialista Europeo (PSE); la Margherita (che aveva costituito il Partito Democratico Europeo) insieme al MRE aderirono all’Alleanza dei Liberali e Democratici per l’Europa (ALDE).

Prodi sollecitò, quindi, la presentazione della lista dell’Ulivo anche alle elezioni politiche del 2006, ma l’assemblea federale della Margherita, approvando una risoluzione del suo presidente Francesco Rutelli (con l’80%), si dichiarò contraria preferendo competere con il proprio simbolo, sostenendo che ciò avrebbe portato maggiori consensi.

Nel febbraio 2005 i partiti della lista siglarono un patto di federazione. La lista unitaria, così, si ripresentò alle elezioni regionali del 2005, tenute in aprile, ma soltanto in 9 delle 14 regioni chiamate al voto. L’unità d’intenti dei soggetti coinvolti in questa esperienza si consolidò anche in occasione delle elezioni primarie organizzate il 16 ottobre 2005 per scegliere il leader della nuova coalizione di centrosinistra, che prese il nome di L’Unione. I membri della federazione dell’Ulivo (comunemente chiamata anche “Fed”) sostennero la candidatura di Romano Prodi, che con il 74% dei voti, divenne il candidato proposto dal centrosinistra alla Presidenza del Consiglio per il 2006.

L’esperienza delle primarie dell’Unione, che portarono a votare oltre 4.300.000 cittadini, fecero rilanciare l’idea di costituire un vero e proprio partito unitario. Anche nella Margherita ritornò la sintonia verso tale progetto, tanto che l’assemblea federale del partito approvò all’unanimità la decisione di presentare la lista unitaria dell’Ulivo sulla scheda per l’elezione della Camera dei deputati, seppur ciascuno con il proprio simbolo al Senato.

Immediatamente dopo le primarie, intanto, si era consumata la rottura dello SDI, che dichiarò di non essere interessato alla costituzione di un partito unico, modificando la propria linea e soffermandosi su una visione molto marcata della laicità dello Stato. A tal proposito, i socialisti strinsero dapprima un accordo con i Radicali Italiani dando vita alla Rosa nel Pugno; successivamente si impegnarono in una “Costituente Socialista” con l’obiettivo di colmare il vuoto che sarebbe rimasto, all’indomani della nascita del PD, nell’alveo del socialismo italiano, formando il Partito Socialista.

Interessati al progetto furono numerosi protagonisti della società civile: tra questi i promotori di una prima Associazione per il Partito Democratico (che più tardi si unì ad altre associazioni in forma federativa), in cui vi erano esponenti del mondo della cultura, del giornalismo, dell’economia e della politica (Gad Lerner, Fabrizio Onida, Michele Salvati, Riccardo Sarfatti, ed altri).

L’evoluzione del progetto e la futura nascita del partito

Rappresentanti dei partiti fondatori si incontrarono, al di fuori del loro mandato politico, il 9 e 10 ottobre 2006 in un seminario ad Orvieto per discutere dell’avanzamento del progetto del Partito Democratico: in quella sede fu ribadita la necessità di un progetto riformista unitario, pur con alcuni distinguo ed esitazioni.

Nei DS si mostrò da subito contraria al Partito Democratico la sinistra interna, il vecchio Correntone guidato da Fabio Mussi e Cesare Salvi, che presentò una mozione esplicitamente dissenziente al congresso dell’aprile 2007, denominata A sinistra – Per il socialismo europeo. Una terza mozione congressuale Per un partito nuovo, democratico e socialista, fu presentata da altri esponenti del partito come Gavino Angius, fino al 2006 capogruppo al Senato, e Mauro Zani, non contraria a priori al progetto di una nuova formazione politica ma estremamente critica nei confronti del metodo della discussione ed in merito ad alcune questioni ritenute fondamentali come la collocazione europea, ma favorevole ad una ipotesi di federazione che non si limitasse a DS e Margherita.

Nella Margherita si aprì il confronto tra la corrente degli ulivisti guidata dal Ministro della Difesa Arturo Parisi e la corrente popolare rappresentata dal Presidente del Senato Franco Marini, anche se la mozione unica presentata dal presidente Francesco Rutelli è stata approvata in maniera compatta da tutte le aree del partito.

Nel frattempo nacquero numerose associazioni, che rivendicarono la partecipazione attiva dei cittadini, anche di quelli non iscritti ad alcun partito, alla formazione del Partito Democratico. Fra queste la “Associazione per il Partito Democratico”, una “Federazione delle Associazioni per il Partito Democratico” (gestita da Massimo Cacciari, Sergio Cofferati, Leopoldo Elia, Virginio Rognoni, Michele Salvati, Riccardo Sarfatti ed altri), oltre a “Libertà e Giustizia” e alla “Associazione della Sinistra per il Partito Democratico” (alla quale aderirono Giancarla Codrignani, Fabio Zanzotto, Giuliano Montaldo, Davide Ferrari, Gregorio Scalise e Giuseppe D’Agata).

Ad ogni modo, a seguito del seminario di Orvieto tra le dirigenze dei due partiti principali, ebbero luogo, nell’aprile del 2007, i congressi nazionali di DS e Margherita (quasi parallelamente), e si stabilì il percorso comune verso la fondazione del PD.

La redazione del Manifesto per il Partito Democratico

Romano Prodi in prima persona, nel corso del 2006, incaricò tredici personalità di spicco del mondo della cultura e della politica (Rita Borsellino, Liliana Cavani, Donata Gottardi, Roberto Gualtieri, Sergio Mattarella, Ermete Realacci, Virginio Rognoni, Michele Salvati, Pietro Scoppola, Giorgio Tonini, Salvatore Vassallo, Luciano Violante, più Giorgio Ruffolo che abbandonò in corso d’opera la stesura del testo per contrasti col resto del gruppo di lavoro) di redigere un Manifesto per il Partito Democratico, utile a enunciare i valori del nuovo soggetto politico, e possibile bozza e base provvisoria per un futuro manifesto di valori da redigere successivamente la nascita del partito.

Il documento che venne reso pubblico nel dicembre del 2006, consta di quattordici pagine ed è diviso in tre parti:

  • Noi, i democratici
  • L’Italia, una nazione d’Europa
  • L’Ulivo, il nostro partito

I concetti cruciali espressi dal Manifesto sono:

  • l’interesse nazionale unisce gli aderenti al progetto del Partito Democratico;
  • le parole chiave del nuovo soggetto saranno libertà e dignità;
  • la collocazione europea sarà in sinergia con il PSE;
  • è irrinunciabile il metodo delle elezioni primarie nella scelta dei candidati;
  • la laicità è da intendere come presenza pluralista, valorizzata e attiva di diverse visioni morali e delle varie religioni;
  • è da sottolineare l’importanza della difesa della Costituzione, conservando i rapporti da essa previsti tra Stato e Chiesa.

Il 4° Congresso nazionale dei DS

Il congresso dei DS fu caratterizzato da una pluralità di mozioni: “Per il Partito Democratico” favorevole al processo unitario (75,5% dei consensi degli iscritti); quella dell’ex cosiddetto Correntone (leader Fabio Mussi) contraria alla formazione di un partito unico con i settori moderati della coalizione (raccolse il 15,1%); quella (primi firmatari Gavino Angius e Mauro Zani), fortemente critici verso il percorso di costituzione intrapreso, richiedendo un legame esplicito al socialismo europeo.

Nella sua relazione introduttiva, Piero Fassino introdusse le caratteristiche principali del Partito Democratico:

« Diamo vita al Partito Democratico non per un’esigenza dei DS o della Margherita o di un ceto politico. No. Il Partito Democratico è una necessità del Paese, serve all’Italia. Vogliamo dare vita ad un soggetto politico non moderato o centrista, bensì progressista, riformista e riformatore. Un partito che faccia incontrare i valori storici per cui la sinistra è nata e vive – libertà, democrazia, giustizia, uguaglianza, solidarietà, lavoro – con l’alfabeto del nuovo secolo: cittadinanza, diritti, laicità, innovazione, integrazione, merito, multi-culturalità, pari opportunità, sicurezza, sostenibilità, sopranazionalità. E per questo dovrà essere un partito del lavoro, dello sviluppo sostenibile, della cittadinanza e dei diritti, dell’innovazione e del merito, del sapere e della conoscenza, della persona e della laicità, della democrazia e dell’autogoverno locale, dell’Europa e dell’integrazione sopranazionale, della pace e della sicurezza.[4] »

L’elezione alla segreteria di Piero Fassino – che nella sua relazione lanciò segnali di apertura ai critici come Angius e agli oppositori come Mussi – fu sostanzialmente l’approvazione da parte della base dei DS della creazione del nuovo soggetto politico. La contrarietà dell’ala sinistra pose tuttavia problemi rispetto all’unitarietà del partito: Mussi ed il vecchio Correntone annunciarono la propria uscita dai DS e la volontà di costituire un nuovo soggetto a sinistra del partito Democratico.[5]

Da parte della corrente di Gavino Angius, fu chiesta una totale rielaborazione del Manifesto per il Partito Democratico (manifestando comunque, durante il congresso, disponibilità alla presenza nel gruppo dirigente che porterà i DS nel PD[6]), e la certezza dell’adesione al PSE. Solo la settimana successiva all’assise congressuale, Angius deciderà di abbandonare i DS.[7] Conseguenza di questa scissione a sinistra dei DS è la formazione del gruppo parlamentare e del movimento politico chiamato Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo che, più tardi, lo stesso Angius abbandonerà per entrare nel Partito Socialista.

Riguardo all’appartenenza europea, Fassino, proprio nella sua relazione introduttiva, ribadì lo stretto legame col PSE dei DS e del futuro Partito Democratico.

Il 2° Congresso federale della Margherita

Anche il congresso della Margherita si svolse con l’obiettivo di dar vita al Partito Democratico, e orientata in tal senso fu l’unica mozione presentata dal presidente del partito Francesco Rutelli.

L’assise della Margherita non presentò le medesime divisioni interne verificatesi nei DS, coerentemente con l’ispirazione unificatrice delle forze di centrosinistra che il partito di Rutelli ebbe sin dalla sua nascita come lista elettorale nel 2001, e come partito nel 2002; proprio Rutelli concluse rivolgendosi a Fassino:

« Già adesso siamo lo stesso partito, parliamo lo stesso linguaggio, siamo accomunati dalle stesse priorità. […] Da adesso dobbiamo dire noi.[8] »

Le uniche critiche vennero da Arturo Parisi, ministro della Difesa in carica, e da Willer Bordon (già capogruppo della Margherita al senato nella XIV legislatura), che chiesero lo scioglimento delle correnti interne in vista della nascita del PD, e dall’ex segretario del PPI Gerardo Bianco, che decise di non aderire al PD. Più tardi, nella fase di preparazione del PD, lo stesso Bordon ma anche Lamberto Dini decideranno di non aderire al nuovo partito.

Le elezioni primarie

Per approfondire, vedi la voce Elezioni primarie del Partito Democratico.

Il primo atto formale verso la costituzione del nuovo Partito viene effettuato il 23 maggio 2007 con la nomina di un Comitato promotore, il “Comitato 14 ottobre” (nome proposto da Paolo Gentiloni, allora Ministro per le Comunicazioni), così chiamato con riferimento alla data in cui sarà eletta l’assemblea costituente del Partito Democratico.

Tale comitato, nato con 45 membri, potrebbe vedere crescere il numero dei suoi componenti: oltre ad esponenti di Ds e Margherita, annovera anche politici provenienti da esperienze diverse (come l’ex UDC Marco Follini e l’ex-SDI Ottaviano Del Turco, attuale governatore della Regione Abruzzo) e personalità della società civile, come il giornalista Gad Lerner, il presidente di “Slow Food” Carlo Petrini e l’esponente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Tullia Zevi.

La prima riunione del Comitato si svolse il 30 maggio e la seconda l’11 luglio 2007.[9]

In questi incontri si definirono le modalità di svolgimento delle primarie per l’elezione di una Assemblea Costituente nazionale e delle Assemblee Costituenti regionali, con i rispettivi segretari. Ciascun candidato segretario deve presentare almeno 2000 sottoscrizioni entro il 30 luglio e nella fase successiva deve essere appoggiato da una o più liste di candidati alla Costituente, presentate sulla base di una ripartizione territoriale nei collegi previsti dalla legge elettorale maggioritaria del 1993, ai quali viene assegnato un numero di seggi da ripartire.

Il 31 luglio 2007 il Coordinamento Nazionale delle primarie ufficializza le candidature alla carica di Segretario Nazionale del PD di: Mario Adinolfi, Rosy Bindi, Pier Giorgio Gawronski, Jacopo Gavazzoli Schettini, Enrico Letta, Walter Veltroni. Le primarie del 14 ottobre rivelano una partecipazione superiore alle aspettative con 3.554.169 voti validi[citazione necessaria].

Walter Veltroni ottiene 2.694.721 voti[citazione necessaria] (75,82%) e viene designato segretario nazionale del Partito Democratico.

L’Assemblea costituente

L’Assemblea Costituente Nazionale si insedia il 27 ottobre 2007 a Milano (presso il polo fieristico di Rho-Pero). I membri sono 2.858 eletti col criterio della parità uomo-donna: di essi, 2.321 provengono dalle liste collegate a Veltroni; 312 dalla lista Bindi; 220 dalla lista Letta; più i candidati alla carica di segretario come membri di diritto.

L’assemblea si apre con l’intervento di Romano Prodi, presidente del partito.

« Il Partito Democratico è un grande contributo al Paese, ai milioni di donne e di uomini che hanno deciso di andare oltre il passato, pure glorioso, dei partiti legati alle storie nobilissime del secolo scorso, per entrare finalmente nel futuro. Un futuro che ci parla di problemi nuovi, che ci ripropone domande troppo spesso rimaste senza risposta, di bisogni di partecipazione democratica tuttora insoddisfatti, di sogni e speranze, del bisogno di dare senso alla propria esistenza e alla politica. (…) Il Partito Democratico sarà un esempio riformista per tutta l’Europa. Sono convinto, e ne ho già avuto testimonianza, che saremo noi ad anticipare l’Europa e non viceversa. È la nostra idea di Partito Democratico a collocarci direttamente nel cuore di questo percorso globale che vedrà i vecchi contenitori adeguarsi alle nuove necessità. Il Partito Democratico deve essere concepito come un soggetto che si colloca al centro del campo riformista e democratico, europeo e mondiale per rafforzarlo e allargarlo. »
(Romano Prodi)

Al termine, l’assemblea approva, senza alcuna discussione, un dispositivo[10] proposto da Veltroni, che nomina Dario Franceschini vice-segretario del partito e Mauro Agostini tesoriere. Il documento stabilisce, altresì, che entro il 24 novembre vengano individuati i coordinatori provinciali del PD (eletti dai membri delle assemblee costituenti nazionali e regionali territorialmente competenti).

Tra dicembre 2007 e febbraio 2008 avviene la convocazione di assemblee di tutti i votanti alle primarie per costituire i Circoli Territoriali del partito; i partecipanti a tali assemblee ricevono un certificato di “Fondatore del Partito Democratico”. Contestualmente, all’interno dell’assemblea nazionale, sono state nominate tre commissioni (di 100 componenti ciascuna) incaricate di redigere lo Statuto del partito, il Manifesto dei valori e il Codice etico da sottoporre all’approvazione dell’assemblea entro il 28 febbraio 2008. Nella primavera 2008 è, dunque, previsto il primo Congresso del partito.

Nei giorni immediatamente successivi all’assemblea costituente di Milano, si delineano gli organi esecutivi e consultivi del partito. Il 4 novembre 2007 il segretario Veltroni nomina l’esecutivo del PD, con 17 membri di cui 9 donne (la maggioranza).[11] Il 7 novembre 2007 è eletto capogruppo del PD alla Camera dei Deputati Antonello Soro.[12] Al Senato della Repubblica resta capogruppo Anna Finocchiaro.

Il 10 novembre si riuniscono tutte le assemblee costituenti regionali, che formalizzano l’elezione dei segretari regionali. Poco dopo, Veltroni assegna i primi incarichi dirigenziali: Goffredo Bettini, coordinatore della fase costituente.[13]

La sede ed il simbolo

Il 9 novembre viene inaugurata la sede nazionale del PD, a Roma in Piazza Sant’Anastasia, nei pressi del Circo Massimo.

Il 21 novembre il PD presenta il suo nuovo simbolo tricolore, elaborato dal grafico venticinquenne molisano Nicola Storto. Per Ermete Realacci, responsabile della comunicazione del partito, «il simbolo assume su di sè l’identità nazionale con molta forza. Infatti, i tre colori rispondono a tre tradizioni diverse dell’Italia. Il verde è la tradizione laica e ambientalista, il bianco è il solidarismo cattolico, il rosso è il colore del lavoro e del socialismo. Il risultato è una sintesi molto forte». La definizione e l’idea di partito “verde-bianco-rosso” nel segno delle anime del PD e della bandiera nazionale viene coniata per la prima volta dal candidato alla segretaria nazionale Jacopo Gavazzoli Schettini in una lettera aperta pubblicata dal sito del PD il 5 settembre, ed è il titolo della sua candidatura presentata dal primo numero del periodico ufficiale del PD.

L’attività politica con Veltroni segretario

Il Partito Democratico all’interno del governo Prodi II

Appena nato, il Partito Democratico assume immediatamente il ruolo di maggiore forza politica all’interno del governo Prodi II. Il segretario Walter Veltroni intuisce rapidamente la necessità di avviare un dialogo con le varie forze politiche per la creazione di importanti riforme, le quali vengono ritenute necessarie per la modernizzazione dello Stato. L’11 novembre Veltroni lancia di una nuova proposta di legge elettorale elaborata dal costituzionalista Salvatore Vassallo[14], nell’ambito di una riforma che coinvolga anche i regolamenti parlamentari e la Costituzione, dando l’appoggio del PD alla proposta di revisione costituzionale al vaglio della Camera dei Deputati.[15]

Nei giorni successivi, si assiste alla fine della Casa delle Libertà, coalizione di opposizione: il governo Prodi II, la cui caduta era stata data per certa al Senato da Silvio Berlusconi agli alleati tra il 14 e il 15 novembre, ha passato indenne il delicato passaggio della Finanziaria a Palazzo Madama. A seguito di questo fatto, la Lega Nord, l’UDC e soprattutto Alleanza Nazionale rivolgono pesantissime critiche a Forza Italia e raccolgono l’invito di Veltroni ad approvare insieme alcune riforme istituzionali. A stretto giro, lo stesso Berlusconi abbandona il rifiuto di ogni dialogo con la maggioranza e si dichiara disposto a discutere con Veltroni di legge elettorale, annunciando la fine della sua difesa al bipolarismo ed il gradimento per il sistema proporzionale.

A fine novembre, dopo il fallimento della “spallata” della Casa delle Libertà (termine giornalistico per indicare i tentativi di Berlusconi di far cadere il governo Prodi II), la coalizione di centro-destra si frantuma in uno scontro tra Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini, da una parte, e Silvio Berlusconi dall’altra. Ormai rassegnati all’idea che la caduta del governo non sia imminente, tutti i partiti dell’opposizione accettano dunque (pur con motivazioni diverse) la proposta di dialogo sulle “riforme” lanciata con forza da Veltroni e Franceschini.

Il segretario del PD incontra quindi, in rapida successione, i leader della maggioranza e dell’ex-CdL per discutere e cercare di trovare un accordo su una nuova legge elettorale, e sulla riforma dei regolamenti parlamentari e della parte II della Costituzione: il 26 novembre Veltroni vede Gianfranco Fini, Italo Bocchino e Vincenzo Nespoli di Alleanza Nazionale; il 28 Pier Ferdinando Casini, Lorenzo Cesa e Rocco Buttiglione dell’UDC; il 29 Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Andrea Gibelli della Lega Nord, Lamberto Dini dei Liberaldemocratici e Oliviero Diliberto dei Comunisti Italiani; il 30 Fabio Mussi di Sinistra Democratica e infine Silvio Berlusconi e Gianni Letta di Forza Italia.

Le polemiche sulle liste elettorali

Dopo la presentazione delle liste ufficiali dei candidati è scoppiata una polemica interna al Partito a causa di alcune esclusioni eccellenti. L’esclusione di Ciriaco De Mita e quella di Giuseppe Lumia, ex-Presidente della Commissione Antimafia, sono state motivate dall’esigenza di partito di non candidare persone con più di tre legislature. A questa regola generale si sono fatte 32[citazione necessaria] deroghe per i cosiddetti big del partito, tra cui lo stesso Walter Veltroni.

Altre polemiche sono sorte per la presunta scarsità di candidature femminili con buone possibilità di successo.[16] I Radicali infine hanno sostenuto che Veltroni non abbia dato corso al patto siglato: agli occhi della dirigenza radicale, infatti, non tutte le nove candidature radicali avrebbero l’elezione garantita[17] (i nove candidati risulteranno poi tutti eletti[18]). Gianfranco Pasquino, criticando il trattamento subito dai Radicali, ha dichiarato: «Le liste del Partito Democratico, redatte secondo principi di marketing e di rappresentanza settorializzata, “ma anche”, burocratico-partitocratica, sono già di per sè pessime.»[19]

Elezioni politiche 2008

Alle elezioni politiche del 2008 Pd e Italia dei Valori raccolgono complessivamente il 37,546%[20] dei consensi alla Camera, contro il 46,811% della coalizione Il Popolo della Libertà – Lega Nord – Movimento per l’Autonomia guidata da Silvio Berlusconi, e il 38,010%[21] al Senato, contro il 47,320% della coalizione avversaria. Singolarmente il Partito Democratico ha ottenuto rispettivamente il 33,17% e il 33,69% dei suffragi. Il 16 aprile 2008 viene resa nota una lettera risalente al precendente 23 marzo, giorno di Pasqua, in cui Romano Prodi informava il segretario Veltroni di voler abbandonare l’incarico di presidenza del Partito, per fare spazio a una nuova generazione dirigente.

La collocazione europea

La collocazione europea è uno dei principali nodi da sciogliere per il Partito Democratico, diviso tra un’anima di matrice socialdemocratica e un’altra cattolico-riformista: gli ex-DS, infatti, fanno parte del Partito Socialista Europeo, mentre la Margherita nel 2004 ha fondato un Partito Democratico Europeo che siede nell’area liberaldemocratica.

Tra le maggiori preoccupazioni, specularmente delle minoranze diessine e dell’ala popolare della Margherita, c’è l’idea di rinuncia delle proprie identità storiche in un progetto che potrebbe condurre ad avere un partito senza identità ideologiche oppure l’appiattimento delle varie aree sulle posizioni di una sola. Quello della collocazione europea è il motivo che ha indotto la minoranza DS guidata da Gavino Angius a non aderire al partito, sostenendo appunto che mancasse un richiamo forte del partito all’appartenenza al PSE.

A tal proposito, il PSE, nel 7° congresso[22] tenuto a Oporto, ha modificato il proprio statuto definendosi come forza politica aperta a tutti i partiti europei “di ispirazione socialista, progressista e democratica”, prospettando la possibilità di un allargamento a partiti e movimenti progressisti che non provengono necessariamente dallo storico campo del socialismo europeo. Tale modifica è stata considerata un’apertura nei confronti delle istanze avanzate dalla Margherita in Italia, anche se il partito ha rimarcato di non volere che il PD aderisca tout-court al PSE, semmai che intraprenda con esso un rapporto di collaborazione nell’alveo di un nuovo centrosinistra europeo.

In questa direzione va anche la posizione di Romano Prodi che, in sede di Assemblea Costituente, ha sostenuto che sarà l’Italia ad anticipare l’Europa nella creazione di un contenitore delle forze progressiste e democratiche. In sede europea, infatti, i parlamentari europei del PD mantengono la loro collocazione originaria (divisi tra PSE e ALDE) fino alle elezioni europee del 2009, dopodiché sarà stabilita una collocazione unitaria.

Correnti

Ex-maggioranza DS

È la corrente d’ispirazione socialdemocratica che raggruppa la maggior parte della vecchia maggioranza dei DS. I suoi aderenti sono stati tra i più fedeli sostenitori della nascita del PD all’ultimo congresso DS. I suoi maggiori esponenti sono Piero Fassino, Massimo D’Alema, Pier Luigi Bersani e Anna Finocchiaro. Prima della costituzione di Liberal PD facevano riferimento a questo gruppo anche i Liberal DS di Enrico Morando, Alleanza Riformista di Ottaviano Del Turco, i Riformisti per l’Europa di Giorgio Benvenuto, Sinistra Liberale di Gianfranco Passalacqua, ciò che restava di Sinistra Repubblicana e il Movimento Repubblicani Europei di Luciana Sbarbati.

I Riformisti hanno presentato liste comuni per l’elezione dell’Assemblea Costituente, denominate “Democratici con Veltroni”[23], con I Popolari, i Democratici Rinnovatori, i Cristiano Sociali, esponenti della società civile (tra i quali si ricordino Amos Luzzatto, Tullia Zevi, Enzo Cheli, Ennio Morricone, Salvatore Veca, Massimiliano Fuksas e Valerio Massimo Manfredi) e altri politici di lungo corso (tra i quali Oscar Luigi Scalfaro, Valerio Zanone e Marco Follini)[24]. La lista “Democratici con Veltroni” ha ottenuto il 43,7% dei voti a livello nazionale, con un forte radicamento nel centro del Paese[25]. Va detto che in alcune circoscrizioni la lista si è aggregata ad altri gruppi, mente in altre (segnatamente in Campania) alcune correnti, come I Popolari e i Democratici Rinnovatori, hanno presentato liste separate dal gruppo dei Riformisti.

I Popolari

È la componente di origine democristiana e di ispirazione cristiano-sociale che s’incardina nell’Associazione “I Popolari”, erede del disciolto Partito Popolare Italiano. I Popolari, dopo avere a lungo mantenuto la maggioranza ne La Margherita, hanno deciso insieme alle altre principali correnti di questa, di superarne l’esperienza politica e di partecipare al progetto costituente del Partito Democratico. Riguardo alla collocazione europea del PD, i Popolari sono contrari al suo eventuale ingresso nel Partito del Socialismo Europeo, come caldeggiato dalle correnti ex-DS ed in un certo senso anche da una parte degli “Ulivisti”.

Ampi settori della CISL e delle ACLI afferiscono a questa tendenza interna. I maggiori esponenti sono Dario Franceschini, Franco Marini, Giuseppe Fioroni, e Pierluigi Castagnetti. Ciriaco De Mita ha lasciato il partito il 20 febbraio 2008, dopo il rifiuto opposto dalla dirigenza, e in particolare da Veltroni, di candidarlo al Parlamento per la dodicesima legislatura. Alle primarie i Popolari, candidati nelle liste “Democratici con Veltroni”, hanno eletto almeno 600 membri nell’Assemblea Costituente[26].

Democratici Rinnovatori

I Democratici Rinnovatori[27] è una corrente di orientamento centrista guidata dai ministri Francesco Rutelli, Paolo Gentiloni e Linda Lanzillotta, Renzo Lusetti e Rino Piscitello. Alle primarie i DR, detti anche “coraggiosi” dal nome del loro manifesto (“Manifesto per il coraggio delle riforme”[28]), hanno eletto più di 230 membri nell’Assemblea Costituente, candidati nelle liste “Democratici con Veltroni”[29].

Al “Manifesto dei Coraggiosi” hanno aderito, tra gli altri, il gruppo dei Teodem (Luigi Bobba, Paola Binetti, Enzo Carra e Emanuela Baio Dossi), Tiziano Treu, Luigi Zanda, Donato Mosella, Antonio Polito, Ermete Realacci, Antonio Maccanico, Sergio Chiamparino, Massimo Cacciari, Filippo Penati, Paolo Corsini, Enrico Gasbarra, Matteo Renzi, Alessandro De Franciscis, Ernesto Olivero, Andrea Olivero (presidente delle ACLI), Innocenzo Cipolletta, Michele Placido, Gigliola Cinquetti, Claudia Gerini e Massimo Ghini[30]. Al gruppo di Rutelli fanno riferimento anche i Socialisti Democratici per il Partito Democratico e alcuni politici vicini a Lamberto Dini che però hanno deciso di non seguirlo nei Liberaldemocratici.

Il gruppo ha manifestato insofferenza verso la cosiddetta “sinistra radicale”, area politica corrispondente alla Sinistra Arcobaleno alleata al PD fino al 2008. Alla corrente fanno riferimento molti laici, liberali e socialdemocratici (molti dei quali provenienti dalla componente rutelliana de La Margherita), così come molti cattolici d’ispirazione moderata che non si riconoscono né nel gruppo dei Popolari né degli Ulivisti né dei Cristiano Sociali, tutti percepiti come troppo a sinistra.

Diversi firmatari del “Manifesto dei Coraggiosi” hanno comunque firmato, nel gennaio 2008, anche il manifesto per la costituzione della corrente detta “Liberal PD” (vedi oltre).

Cristiano Sociali

Per approfondire, vedi la voce Cristiano Sociali.

I Cristiano Sociali (CS) sono un’associazione[31], nata come partito nel 1993 e confluita nei DS nel 1998, che, dopo aver rappresentato i valori cristiano-sociali all’interno dei DS, continua la sua attività nel nuovo partito. Oltre ai membri storici (Mimmo Lucà, Giorgio Tonini, Luigi Viviani, Aldo Preda, Franco Chiusoli, Stefano Ceccanti, Marcella Lucidi, Franco Passuello e Domenico Maselli), anche altre importanti personalità del mondo cattolico vicine al centro-sinistra e politici aderenti al PD hanno firmato il loro appello intitolato “Cristiani per il Partito Democratico”: Giovanni Bianchi, Valentino Castellani, Giovanni Colombo, Paolo Corsini, Luigina Di Liegro, Francesco Saverio Garofani, Franca Gorrieri, Giuseppe Lumia, Sergio Marelli, Ignazio Marino e Bruno Marziano[32]. Alle primarie i CS hanno presentato loro candidati nelle liste “Democratici con Veltroni”.

A Sinistra

È la corrente di sinistra interna, chiede un solido ancoraggio con il PSE e con l’Internazionale Socialista, un impegno per salvaguardare la Costituzione Italiana e soprattutto difende i principi lavoristi[33]. Vuole un PD chiaramente di sinistra e socialista, figlio della cultura del Partito Comunista Italiano e, per certi versi, pure del Partito Socialista Italiano. Si è organizzato con una sua lista per le primarie. I suoi massimi esponenti sono il ministro Livia Turco, Massimo Brutti e Vincenzo Vita.

Al gruppo fanno riferimento anche i Democratici, Laici e Socialisti, corrente fondata da quei sostenitori della mozione Angius che decisero di non seguirlo in Sinistra Democratica e di rimanere invece nei DS, Dì Sinistra, corrente formata dai sostenitori della mozione Mussi che presero la stessa decisione e quanto rimane dei Socialisti Liberali, i cui principali esponenti hanno aderito al Partito Socialista. La corrente ha inoltre l’appoggio di diversi esponenti famosi tra i quali Giorgio Ruffolo, gli attori Gigi Proietti e Massimo Ghini, la scrittrice Dacia Maraini e la cantante Fiorella Mannoia[34].

Le ideologie di riferimento sono il socialismo democratico e la socialdemocrazia classica. Alle primarie la lista “A Sinistra per Veltroni” ha ottenuto il 7,7% (con picchi del 30% nelle regioni rosse dove era più radicata la presenza dei DS)[35], eleggendo oltre 300 delegati all’Assemblea Costituente[36]. Va detto che in alcune circoscrizioni non è stata presentata una lista autonoma “A Sinistra”, ma, dove era presente (15 circoscrizioni su 29), essa ha ottenuto ottimi risultati, tra i quali il 32,7% in Piemonte 1 e il 27,1% in Lazio 1[37].

Ambiente, Innovazione, Lavoro

È la corrente più attenta ai temi ambientalisti, fortemente riformista e innovatrice, è molto vicina a Walter Veltroni ed è composta infatti prevalentemente da veltroniani di lunga data. I suoi massimi esponenti sono i ministri Giovanna Melandri, Luigi Nicolais, Cesare Damiano, oltre a Ermete Realacci (leader degli Ecologisti Democratici) e Andrea Ranieri. Si rifà alla socialdemocrazia più avanzata e all’ambientalismo. Alle primarie la lista “Con Veltroni. Ambiente, Innovazione, Lavoro”[38] ha ottenuto l’8,1% dei consensi, pur essendo presente in modo autonomo solo in 20 circoscrizioni su 29[39]. Da segnalare il dato di Milano: “Con Veltroni. Ambiente, Innovazione, Lavoro, Sinistra” ha ottenuto il 32,21% dei consensi, risultando la prima lista della città[40][41].

Ecologisti Democratici

Gli Ecologisti Democratici (EcoDem) sono la corrente ambientalista del PD, costituita principalmente da ex-Verdi transitati per DL (Ermete Realacci, Roberto Della Seta, Francesco Ferrante) o per i DS (Edo Ronchi, Luigi Manconi, Sergio Gentili)[42]. Alle primarie sono stati eletti oltre 100 EcoDem all’Assemblea Costituente[43], alcuni dei quali nelle liste “Ambiente, Innovazione, Lavoro”.

Ulivisti

È la corrente più vicina a Romano Prodi e alla sua idea di Partito Democratico. Gli Ulivisti enfatizzano molto l’apertura del PD alla società civile e la democrazia interna al partito. Pur provenendo in gran parte da La Margherita non sono contrari all’entrata del PD nel PSE. La maggioranza degli ulivisti si rifà al cristianesimo sociale (alcuni sono spesso indicati dai giornali come cattocomunisti), ma non mancano socialdemocratici e liberali di sinistra.

Gli esponenti principali sono i ministri Rosy Bindi, candidata alla segreteria a capo della lista “Con Rosy Bindi democratici, davvero”[44], e Arturo Parisi, Franco Monaco, Marina Magistrelli, Gad Lerner, Gianfranco Morgando, Nando Dalla Chiesa, Vittorio Prodi e Roberto Zaccaria. A sostegno della candidatura della Bindi, figurano anche Giovanni Bachelet, Pietro Scoppola, Agazio Loiero, Franca Chiaromonte e Anna Maria Carloni[45].

Anche Enrico Letta[46], che ha presentato liste autonome (denominate “Democratici per Letta”) da quelle della Bindi è riconducibile al gruppo ulivista, data la sua forte vicinanza a Prodi, anche se, a differenza della Bindi, rappresenta la componente più liberale del nuovo partito. Tra i sostenitori di Letta figurano, tra gli altri, il ministro Paolo De Castro, Renato Soru (e il suo Progetto Sardegna), Umberto Ranieri (DS), Gianni Pittella (capodelegazione italiano del PSE al Parlamento Europeo), Vito De Filippo, Gian Mario Spacca, Lorenzo Dellai e Marco Stradiotto[47].

Va notato che sia la Bindi sia Letta sono anche membri dell’associazione “I Popolari” e che entrambi sono molto radicati nel Nord del Paese, a differenza dei sostenitori di Veltroni che sono più forti nel Centro-Sud. La Bindi ha comunque ricevuto il massimo dei consensi in Calabria, grazie al sostegno di Loiero e del suo Partito Democratico Meridionale.

La lista a sostegno della Bindi ha ottenuto a livello nazionale il 12,9%, con punte tra il 16 e il 29% in Piemonte, Lombardia e Veneto, nonché il 31,3% in Calabria. La lista a sostegno di Letta si è fermata all’11,0% dei voti, forte dei buoni risultati al Nord (16,6% in Lombardia 1, 15,3% in Veneto 1, 21,6% in provincia di Bolzano e 25,9% in provincia di Trento, grazie al sostegno di Lorenzo Dellai), in alcune regioni del Sud (26,5% in Puglia e 27,4% in Basilicata) e nella Circoscrizione Estero (15,7%).[48]

Liberal PD

Per approfondire, vedi la voce Liberal PD.

È la corrente di orientamento socio-liberale. Orfana di Lamberto Dini e dei suoi Liberal Democratici, che hanno deciso di non entrare nel PD sostenendo che l’identita “liberaldemocratica” sarebbe stata schiacciata nel nascente partito[49], è stata costituita il 26 gennaio 2008 dai senatori Enzo Bianco, Valerio Zanone, Enrico Morando e dall’ex ministro Franco Bassanini. Fra le oltre 40 personalità di spicco che hanno firmato il manifesto dell’area ricordiamo i ministri Giuliano Amato, Linda Lanzillotta e Paolo Gentiloni, il viceministro Franco Danieli, il sottosegretario Andrea Marcucci e i senatori Antonio Polito, Antonio Maccanico, Andrea Manzella e Massimo Livi Bacci.

Hanno aderito all’area molti ex-Socialisti, fra cui Enrico Manca, Giuliano Amato e Salvo Andò, la maggior parte degli ex-Repubblicani del partito, fra cui Antonio Maccanico, Stefano Passigli, Giorgio Bogi (già leader di Sinistra Repubblicana), Giuseppe Ossorio (già leader dei Repubblicani Democratici), degli ex-Liberali, inclusi gli appartenenti a Sinistra Liberale, tra cui Beatrice Rangoni Machiavelli, patron dell’Internazionale Liberale.

Cariche del Partito

Presidenti

14 ottobre 2007 – 16 aprile 2008[50]: Romano Prodi

Segretari

15 ottobre 2007 – in carica: Walter Veltroni

Vicesegretari

27 ottobre 2007 – in carica: Dario Franceschini

Coordinatori nazionali

4 novembre 2007 – in carica: Goffredo Bettini

Presidenti dei gruppi parlamentari

Camera dei Deputati

7 novembre 2007[51] – 28 aprile 2008: Antonello Soro, vice: Marina Sereni, Gianclaudio Bressa

Senato della Repubblica

27 novembre 2007[52] – 28 aprile 2008: Anna Finocchiaro, vice: Luigi Zanda, Nicola Latorre

Risultati elettorali

Voti % Seggi
Politiche 2008 Camera 12.092.998 33,2 218
Senato 11.042.325 33,7 119

Gruppi parlamentari del PD

Camera dei Deputati

XV legislatura
196 deputati (31,11%)

Senato della Repubblica

XV legislatura
83 senatori (26,34%)

Parlamento Europeo

  • Nel Parlamento di Strasburgo i singoli fondatori del partito afferiscono ancora alle proprie componenti originarie, in attesa del rinnovo dell’assemblea previsto per il giugno del 2009.

Stampa

Il periodico Pd è stata la rivista ufficiale del Partito: anche se nata come bimestrale, ha pubblicato un solo numero 0, nell’ottobre del 2007, prima delle elezioni primarie. Non sono seguiti altri numeri.

Possono, tuttavia, essere considerati come organi “vicini” ai Democratici anche i quotidiani l’Unità, già vicino ai DS, e Europa, da alcuni anni organo dei DL, oltre a Il Riformista, diretto dal senatore Antonio Polito.

Bibliografia

  • AA.VV., Manifesto per il Partito Democratico, dicembre 2006
  • Americo Bazzoffia, Giammarco Palmieri, Paolo Parrillo, Vademecum del democratico, Rinascita Edizioni, Roma, 2007, ISBN 9788890325410
  • Paolo Mieli, Il partito americano, Corriere della Sera, 19 aprile 2007, pag. 1
  • Ernesto Paolozzi, Il Partito democratico e l’orizzonte della complessità, Guida, Napoli, 2007, ISBN 8860422809
  • Michele Salvati, Per il Partito Democratico. Alle origini di un’idea politica, Il Mulino, Bologna, 2003, ISBN 8815096647

Voci correlate

  • Provenienza dei politici appartenenti al Partito Democratico
  • Primarie del Partito Democratico

Altri progetti

  • Collabora a Wikinotizie Articolo su Wikinotizie: Walter Veltroni è il segretario del Partito Democratico italiano 15 ottobre 2007
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