Wikipedia: Verona

Verona

Panorama di Verona
Verona - Bandiera
Verona - Stemma
Nome ufficiale: {{{nomeUfficiale}}}
Stato: bandiera Italia
Regione: Veneto
Provincia: stemma Verona
Coordinate: 45°26′17.37″N 10°59′37.47″E / 45.4381583, 10.9937417
Altitudine: 59 m s.l.m.
Superficie: 206,64 km²
Abitanti:
264.650 2008
Densità: 1280,7 ab./km²
Frazioni: Vedi elenco
Comuni contigui: Bussolengo, Buttapietra, Castel d’Azzano, Grezzana, Mezzane di Sotto, Negrar, Pescantina, Roverè Veronese, San Giovanni Lupatoto, San Martino Buon Albergo, San Mauro di Saline, San Pietro in Cariano, Sommacampagna, Sona, Tregnago, Villafranca di Verona, Zevio
CAP: 37100, 37121-37142
Pref. tel: 045
Codice ISTAT: 023091
Codice catasto: L781
Nome abitanti: veronesi o scaligeri
Santo patrono: san Zeno e san Pietro Martire
Giorno festivo: 21 maggio e 29 aprile
Comune

Posizione del comune nell'Italia

Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia
« Non esiste mondo fuor dalle mura di Verona; ma solo purgatorio, tortura, inferno. Chi è bandito di qui, è bandito dal mondo e l’esilio dal mondo è morte… »
(William Shakespeare, Romeo e Giulietta, atto III, scena III)

Verona è una città del Veneto che con i suoi 264.650 abitanti (2008)[1] è il secondo comune per popolazione della regione e del Triveneto. L’area metropolitana veronese è di 1070,9 Km² e conta una popolazione di 482.000 abitanti (2001), in costante crescita.[2]

Capoluogo dell’omonima provincia, una delle sette in cui è suddivisa la regione, Verona è visitata ogni anno da centinaia di migliaia di turisti,[3] molti dei quali stranieri, per la sua ricchezza artistica e le varie manifestazioni annuali, come ad esempio la stagione lirica areniana.

La città deve la propria importanza storico-economica alla sua posizione geografica e al suo assetto idrogeologico. Tra i monumenti più conosciuti della città vi sono l’Arena e la casa di Giulietta.

Indice

Geografia

Situata a 59 metri sul livello del mare, ai piedi del colle San Pietro, l’appendice meridionale dei monti Lessini, la città sorge lungo le rive del fiume Adige, nel punto in cui questo entra nella pianura Padana e forma un caratteristico doppio meandro, ad una trentina di chilometri ad est del lago di Garda.

Anticamente la città è stata punto nodale di ogni sistema di trasporto terrestre e acquatico dell’Italia nord-orientale. Al tempo dei romani, infatti, era il punto di incontro di quattro strade consolari: la via Gallica, la via Claudia Augusta, il Vicum Veronensium e la via Postumia. Ancora oggi Verona costituisce un importante nodo geografico – stradale, ferroviario ed autostradale – in quanto è situata al crocevia tra le direttrici che provengono dall’Italia centrale e nord-occidentale con il passo del Brennero.

Per quanto riguarda il rischio sismico Verona è classificata nella zona 3 (ovvero bassa sismicità) dall’Ordinanza PCM 3274 del 20/03/2003.[4]

Clima

Per approfondire, vedi le voci Stazione meteorologica di Verona Centro e Stazione meteorologica di Verona Villafranca.

Verona ha un clima che varia molto durante l’anno: di tipo dominante submediterraneo d’estate, soprattutto per via dell’influenza del lago di Garda, con umidità e temperature solitamente piuttosto elevate, a dominante continentale d’inverno, con umidità elevata e temperature rigide. Proprio l’elevata umidità invernale provoca il fenomeno, sempre meno frequente, delle nebbie, che si verificano per lo più a partire dal tramonto fino a tarda mattina. Le temperature medie di luglio si mantengono superiori ai 24°C, mentre la temperatura media a gennaio è di circa 1°C.

Le precipitazioni si concentrano tra fine aprile e inizio giugno, e tra ottobre e inizio novembre, con un picco ad agosto, che si è dimostrato in media il mese più piovoso dell’anno. L’inverno, da fine novembre fino a marzo, è il periodo meno piovoso, con una media di poco superiore ai 50mm per mese, nonostante sia il periodo più umido.

Dal punto di vista legislativo, il comune di Verona ricade nella Fascia Climatica E con 2468 gradi giorno,[5] dunque il limite massimo consentito per l’accensione dei riscaldamenti è di 14 ore giornaliere dal 15 ottobre al 15 aprile.

Mese Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Anno
Temperatura max media (°C)[6] 5 9 13 17 22 26 29 28 24 18 11 6 17,33
Temperatura min media (°C)[7] -2 0 3 7 11 15 18 17 14 8 3 -1 7,75
Piogge (mm)[8] 55 48 58 69 85 86 62 88 63 82 75 51 822
Umidità relativa (%)[9] 85 78 73 75 73 73 73 74 76 81 84 84 77,4
Venti (dir.-nodi)[10] W 5 ESE 5 W 5 ESE 5 W 5 WSW 5 WSW 5 ESE 5 WSW 5 ESE 5 W 5 W 5

Idrografia

L'Adige presso il colle San Pietro in una fotografia ottocentesca

L’Adige presso il colle San Pietro in una fotografia ottocentesca

L’Adige oggi scorre a Verona all’interno di possenti muraglioni, argini costruiti dopo la terribile alluvione del 1882, per proteggere la città da altre piene. Esso ormai si limita ad attraversare la città rinchiuso tra i muraglioni, ma fino a tempi relativamente recenti Verona era una città particolarmente legata al suo fiume, per via delle numerose attività commerciali e industriali che la sua notevole portata consentiva di svolgere. L’Adige era una via di comunicazione di primaria importanza, navigabile fino a Trento: è stato utilizzato sin dall’antichità per il trasporto di merci, ed il suo tragitto era quindi servito da approdi, da caselli daziari, da torri utilizzate per sostenere catene, tese da una parte all’altra del fiume per trattenere le merci (a Verona è ancora presente quella a monte della città, mentre quella a valle è andata persa), e da castelli e forti. Un tempo Verona e i borghi che si affacciavano sul fiume avevano un’economia collegata direttamente alla presenza dell’acqua: lungo le sue rive venivano lavorati i blocchi di marmo e il legname che venivano poi trasportati dalle sue acque, sorgevano cantieri navali, numerosi mulini galleggianti, idrovore, depositi merci, piccole industrie e attività artigianali.

Esso formava inoltre alcuni rami secondari, oggi non più esistenti: presso il teatro romano si staccava sulla sinistra il ramo dell’Acqua Morta, così detto per il lento fluire delle sue acque, che si ricongiungeva al ramo principale al Ponte Navi, formando il cosiddetto Isolo. L’Adigetto, detto anche Rofiól, era invece un largo fossato ampliato in età medievale a scopo difensivo, che si staccava dall’Adige appena fuori Castelvecchio e costeggiava a sud le mura comunali, gettandosi quindi nuovamente nell’Adige. Grazie ad esso la città, allora quasi tutta compresa all’interno dell’ansa dell’Adige, era di fatto un’isola, difficilmente espugnabile.[11] Un altro corso d’acqua è il Lorì, brevissimo fiumiciattolo che sgorga da una risorgiva presso il sobborgo di Avesa ed entra nell’Adige dopo pochi chilometri, noto soprattutto in relazione alle lavandare di Avesa, che qui si recavano in passato a lavare i panni per conto degli alberghi, degli ospedali e dei cittadini benestanti dell’intera città.[12] Ma oltre a questi rami vi erano anche i vò, più di settanta collegamenti che garantivano lo scambio tra acqua e aria abitata.

L'Adige presso il romano ponte Pietra

L’Adige presso il romano ponte Pietra

Caratteristici erano i mulini, costruiti su di una piattaforma o pontone galleggiante, in modo da potersi adattare al variare del livello delle acque. Sul pontone si trovavano la ruota a pale e un capanno di legno che ospitava la macina, mentre un ponticello detto peagno li collegava alla riva. Documentati fin dal medioevo, molti di essi erano controllati dai vari monasteri locali, che anticamente avevano il diritto di sfruttamento delle acque del fiume; gruppi di mulini si trovavano in particolare presso San Zeno, San Giorgio in Braida e a Sottoriva. Il loro numero aumentò nei secoli fino a superare le 400 unità nel corso del XIX secolo, per poi calare sensibilmente a causa della crescente industrializzazione, fino alla totale scomparsa all’inizio del Novecento.[13]

La piena del 16 settembre 1882, che invase buona parte della città distruggendo centinaia di case, due ponti e causando diverse vittime, costrinse a modificare profondamente l’assetto dei corsi d’acqua; molte di queste opere furono costruite nel periodo 1882-1895 e mutarono per sempre l’aspetto della città. L’alveo dell’Adige fu ampliato e ripulito, vennero edificati i cosiddetti muraglioni lungo tutta la città mentre furono chiusi l’Adigetto e il ramo dell’Acqua Morta. Per deviare una parte delle acque si realizzò il canale industriale Camuzzoni (dedicato all’omonimo sindaco in carica dal 1867 al 1883), che partendo dal Chievo (dove nel 1923 sarà realizzata anche una diga) percorre 7,5 km in direzione sud-est fino a rientrare nell’Adige a valle della città.[14][15]

Storia

Per approfondire, vedi le voci Storia di Verona e Della Scala.

Verona è stata abitata fin dalla preistoria con alcuni insediamenti sull’altura che domina il fiume Adige: il colle San Pietro. Si dibatte ancora oggi su quale sia la popolazione che ha dato vita al primo insediamento in zona: l’ipotesi più accreditata vede all’origine un insediamento della popolazione dei Reti, tesi sostenuta anche dallo scrittore romano Plinio il Vecchio,[16] oppure una popolazione di Galli Cenomani, ipotesi sostenuta invece da Tito Livio.[17] Altre ipotesi parlano di un’improbabile origine etrusca (dovuta alla presenza in zona degli Arusnati, popolo di origine incerta e da alcuni ritenuto etrusco) e, infine, l’ipotesi paleoveneta afferma che la città sarebbe stata fondata dalla popolazione locale degli Euganei.

Fu, però, solo con la fondazione della colonia romana nell’ansa dell’Adige (89 a.C.) che iniziò il periodo di grande splendore della città. Da piccolo e sconosciuto insediamento, i romani ne fecero un capolavoro d’arte costruendo grandi monumenti, alcuni ancora oggi visibili. La città fu in seguito particolarmente utilizzata nel III secolo d.C., come base militare da utilizzare contro i barbari, e venne rafforzata dall’imperatore Gallieno, che fece ampliare le mura cittadine.[18]

Dal V al XII secolo Verona passò in continuazione sotto il dominio di popolazioni barbare: dai Visigoti di Alarico I e le distruzioni portate da Attila, passando per il dominio degli Ostrogoti di Teodorico il Grande, fino ad arrivare all’occupazione dei Longobardi guidati da Alboino. Nel 774, proprio a Verona, i Franchi di Carlo Magno sconfissero l’ultimo re dei Longobardi, Adelchi, fatto che decretò la fine del periodo Longobardo.

Dal 1136 Verona divenne Comune, entrando in una fase di transizione dal feudalesimo. Da allora si susseguirono svariate guerre e la città fu spesso utilizzata come fortezza. Dominata inizialmente da Ezzelino da Romano, passò poi tra le mani degli Scaligeri (1262), che ampliarono notevolmente la città e i suoi domini. Dal 1387 Verona divenne territorio dei Visconti, quindi dei Carrara, ed infine, nel 1405, della Serenissima. Sotto il dominio di Venezia seguirono quasi quattro secoli di relativa pace, con una breve ma sanguinosa parentesi (1509-1516) al tempo della guerra della Lega di Cambrai, quando la città fu occupata dalle truppe imperiali.

Pleasant Verona!
Panorama della città da Castel San Pietro

Scrisse di Verona un viaggiatore illustre, Charles Dickens:

(EN)
« Pleasant Verona! With its beautiful old palaces, and charming country in the distance, seen from terrace walks, and stately, balustraded galleries. With its Roman gates, still spanning the fair street, and casting, on the sunlight of to-day, the shade of fifteen hundred years ago. With its marble-fitted churches, lofty towers, rich architecture, and quaint old quiet thoroughfares, where shouts of Montagues and Capulets once resounded … »
(IT)
« Deliziosa Verona! Con i suoi bei palazzi antichi e l’incantevole campagna vista in distanza da sentieri praticabili e da solide gallerie con balaustra. Con i suoi tranquilli ponti romani che tracciano la retta via illuminando, nell’odierna luce solare, con tonalità antiche di secoli. Con le chiese marmoree, le alte torri, la ricca architettura che si affaccia sulle antiche e quiete strade nelle quali riecheggiavano le grida dei Montecchi e dei Capuleti … »
(Charles Dickens, Pictures from Italy, 1844 – 1845[19])

(Nell’immagine: panorama della città da Castel San Pietro)

Nel 1796 la città venne conquistata dalle armate di Napoleone, che nel 1797 la cedette agli austriaci con il Trattato di Campoformio, dopo che la città aveva tentato una coraggiosa rivolta antifrancese (le Pasque Veronesi). Col successivo Trattato di Lunéville (1801) Verona venne divisa in due lungo il corso dell’Adige: la parte destra ai francesi, la sinistra (che i francesi chiamarono dispregiativamente Veronette, da cui il nome Veronetta[20]) agli austriaci, e così rimase fino al 1805 quando questi ultimi cedettero l’intero Veneto alla Francia.[21]

Con il Congresso di Vienna (1815), Verona fu stabilmente in mano austriaca e lo resterà fino al 1866, diventando il vertice strategicamente più importante del Quadrilatero, l’area di maggiore importanza militare asburgica che doveva fungere da cuscinetto contro gli assalti dei Piemontesi che miravano alla conquista del Lombardo-Veneto austriaco.

La storia di Verona italiana ebbe inizio il 16 ottobre 1866 con la conquista del Veneto da parte dei Savoia a seguito della terza guerra di indipendenza: di qui in avanti la città passò un periodo di relativa tranquillità e floridezza.

Nel 1882 Verona fu colpita da una tremenda alluvione, e l’Adige allagò buona parte della città. Negli anni successivi, per proteggere la città da altre piene, vennero edificati i cosiddetti muraglioni, e la città dovette così rinunciare ad uno dei suoi aspetti più caratteristici, di “città che viveva sull’acqua”.

Durissima fu la parentesi della seconda guerra mondiale, durante la quale fu una delle città più colpite dai bombardamenti. Dopo la caduta del fascismo (1943), Verona era infatti diventata centro nevralgico dei “repubblichini” nazifascisti. Il processo intentato contro Galeazzo Ciano e altri gerarchi fascisti accusati di aver tramato con Badoglio per far arrestare Mussolini, decretò l’esecuzione sommaria della “fronda” sulle rive dell’Adige.

Con esso il regime di Salò divenne, se possibile, ancora più violento e persecutorio. L’attuale santuario di Lourdes sul colle di san Leonardo (protettore dei carcerati), già sede di una chiesa omonima dal XII secolo, espropriato da Napoleone e trasformato dagli austriaci nel 1838 nel fortilizio di San Leonardo, fu trasformato nel 1943 in carcere politico adibito alla persecuzione di cittadini ebrei, antifascisti e prigionieri di guerra.

Nel secondo dopoguerra, con l’ingresso dell’Italia nella NATO, Verona acquistò nuovamente importanza strategica, vista la relativa vicinanza della cortina di ferro. La città divenne sede del Comando delle Forze Terrestri Alleate del Sud Europa (FTASE) e vide per tutto il periodo della guerra fredda una forte presenza militare, soprattutto statunitense, che sta scemando solamente in questi ultimi anni.

Oggi Verona si presenta come un’importante e dinamica città, economicamente molto attiva, e anche meta turistica di rilievo grazie alla sua storia millenaria, ove il passato romano convive a fianco della Verona scaligera, che per molti versi ne riprende i motivi architettonici e artistici.

Toponimo

L’origine del toponimo “Verona” è sconosciuta, ma nel tempo si sono fatte diverse ipotesi: il nome potrebbe derivare dall’etrusco Vera, probabile nome di persona (toponimi di questo tipo sono comuni in Toscana); da una non ben chiara fonte gallica; da un sostrato pre-gallico (moltissimi fiumi e fiumiciattoli portano ancora oggi nomi derivati da radici preceltiche come *ver- e *var-); dal nome di una famiglia romana; dal termine latino ver, che significa “primavera”.[22]

Simboli

Lo stemma comunale nasce intorno alla metà del XIII secolo, quando Verona si presentava ancora come libero Comune, ed il precedente stemma, portante croce bianca in campo rosso, venne sostituito dal vessillo delle Arti veronesi, avente croce d’oro in campo azzurro, tutt’oggi i colori araldici di Verona. Altro simbolo di Verona, che viene ripreso anche nello stemma della provincia, è il vessillo scaligero: quello più conosciuto vede una scala bianca, con quattro o cinque pioli, in campo rosso. Ci sono anche due varianti di quest’ultimo stemma, anche se oggi poco conosciute: una con due cani rampanti ai lati della scala, ed uno con l’aquila imperiale in cima alla scala, assunto, quest’ultimo, da Cangrande I della Scala in quanto vicario imperiale, carica assegnatagli dall’imperatore Enrico VII di Lussemburgo.[23]

Onorificenze

Il 25 settembre 1991, la città è stata insignita della Medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione:[24]

« Città di millenarie tradizioni risorgimentali, pur vessata da eserciti nemici e lacerata da operazione militari, nel corso di cruenti combattimenti e nei periodi di servitù, in 20 mesi di lotta partigiana. Verona testimoniò, con il sangue dei suoi figli migliori, nelle prigioni e sui patiboli, il suo indomito spirito di libertà, eroicamente sostenuta da persone di ogni categoria sociali ed associandosi idealmente a quei concittadini che, militari all’ 8 settembre 1943, si erano uniti ai resistenti locali in Francia, in Grecia, in Albania e in Jugoslavia. L’attività del Comitato di Liberazione nazionale rinvigorì le azioni di guerriglia in modo tale da suscitare sorveglianza e spionaggio delle varie polizie, tanto che, fatto eccezionale della lotta di Liberazione in Italia, uno ad uno i suoi membri, tra il luglio e l’ottobre del 1944, vennero catturati, torturati ed inviati nei vari campi di sterminio, dai quali non tornarono. Il 17 luglio del 1944 un gruppo di partigiani penetrò nel carcere degli “Scalzi” con l’obiettivo di liberare dirigenti del movimento antifascista nazionale. Tale contributo di sangue, i bombardamenti, le persecuzioni, le distruzioni di interi paesi, sia nella pianura che nelle valli prealpine, non scalfirono ma rafforzarono la lotta delle popolazione di Verona, degna protagonista del secondo Risorgimento Italiano. »
(Verona, settembre 1943-aprile 1945)

Urbanistica

Per approfondire, vedi la voce Urbanistica di Verona.
Le mura di Verona
Le mura di Verona durante l'impero romano

Le mura di Verona durante l’impero romano
Verona nel XIII secolo

Verona nel XIII secolo
La cinta muraria ed i bastioni meridionali costruiti dalla Serenissima

La cinta muraria ed i bastioni meridionali costruiti dalla Serenissima
Le mura di Verona sotto la dominazione asburgica, presenti interamente ancora oggi

Le mura di Verona sotto la dominazione asburgica, presenti interamente ancora oggi

L’urbanistica di Verona fonda le proprie origini nella città romana, di cui conserva il tessuto urbano. Verona si sviluppa in diversi periodi: si possono distinguere il centro storico medioevale, in cui sorgono però anche palazzi più recenti (rinascimentali, settecenteschi e ottocenteschi), i quartieri di Veronetta e San Zeno interamente composti di edifici di epoca basso medioevale, alcune zone esterne alle mura in cui sono sorte ville e palazzi in stile barocco, la zona industriale di Borgo Roma sorta a cavallo tra Otto e Novecento, e infine la città moderna che è sorta senza intaccare questo tessuto.

Verona può vantarsi di avere ancora ben cinque cinte murarie costruite in epoche diverse ed ancora visibili:

  • in alcuni punti è ancora visibile la cinta muraria di epoca romana imperiale, di cui rimangono purtroppo solo le rovine;
  • dal ponte Aleardi fino a piazza Bra è ben conservata la cinta del XIII secolo, con tre torri, tra cui la più conosciuta è la torre pentagona dei portoni della Bra;
  • sul colle San Pietro rimangono le mura scaligere, con ben quindici torri;
  • i terrapieni della cinta più esterna innalzati dai veneziani, ed alcuni bastioni;
  • le mura, i bastioni e numerosi forti costruiti dagli austriaci, ancora quasi completamente intatti.

Durante la dominazione romana a Verona furono costruite due cinte murarie, una di epoca tardo repubblicana e meno conosciuta, ed una più conservata e conosciuta, le cosiddette mura di Gallieno, costruite su ordine dell’imperatore Gallieno nel 265 per difendere la città dagli Alemanni.

La cinta repubblicana era lunga più di 900 metri, ed aveva un segmento orientato in direzione nordovest-sudest e l’altro orientato in direzione nordest-sudovest, in cui si aprivano rispettivamente porta Borsari e porta Leoni. All’interno di Verona si sviluppò il foro, corrispondente all’odierna piazza delle Erbe, ai lati del quale si trovavano il campidoglio, la basilica e vari edifici pubblici.[25]

Nel XI secolo venne ampliata da Arduino d’Ivrea la cinta muraria del colle verso oriente, per meglio difendersi dall’imperatore Enrico II. Tra il 1194 ed il 1224 venne costruita la cinta comunale a sud della città, lungo una depressione naturale, che venne poi utilizzata come fossato. In seguito il ghibellino Ezzelino da Romano restaurò la cinta muraria, e ne costruì una più robusta tre metri più all’interno.

Mura settentrionali di Verona, costruite dagli Scaligeri e riammodernate dagli austriaci nell'Ottocento

Mura settentrionali di Verona, costruite dagli Scaligeri e riammodernate dagli austriaci nell’Ottocento

Alberto I della Scala fece allargare il percorso delle mura a oriente e settentrione, rafforzandole di numerose torri di guardia. Poco tempo dopo, Cangrande fece costruire delle enormi opere militari: venne fortificata la parte settentrionale, con una cinta muraria comprendente ben ventiquattro torri e quattro porte, e, praticamente in contemporanea, ampliò verso la campagna le mura a sud, creando il tracciato che oggi seguono le mura austriache di Verona.

Tra il 1509 ed il 1517 Verona venne assoggettata da Massimiliano I, ed al loro ritorno i veneziani decisero di rinnovare le mura di Verona: i primi lavori iniziarono nel 1523, con l’abbattimento delle mura scaligere meridionali, al cui posto sorsero alcuni bastioni e rondelle.

Con l’arrivo degli austriaci a inizio Ottocento, le mura subirono numerosi interventi. I primi interventi alle difese si ebbero dal 1830 fino al 1840, quando vennero ripristinati i bastioni e furono costruiti numerosi forti, dando vita a una rete di fortificazioni molto estesa.

Dopo la prima guerra di indipendenza del ‘48-’49 gli interventi divennero ancora più complessi, soprattutto sul fronte occidentale, dove stava crescendo il pericoloso regno di Sardegna. Dal 1848 al 1852 venne costruita la prima cerchia di forti: Chievo, Croce Bianca, San Zeno, San Massimo, Fenilone, Santa Lucia, Porta Palio, Porta Nuova, il forte Spianata, la torre Tombetta e forte Santa Caterina.

Successivamente venne aggiunta una seconda cintura più esterna: Forte Cà Bellina, Parona, Lugagnano, Dossobuono, Azzano, Tomba, San Michele e Forte Cà Vecchia. Nel 1859 l’Austria perse la Lombardia a favore del futuro regno d’Italia, così decise di creare un’intera regione fortificata, il cosiddetto quadrilatero.

Durante i cinquant’anni di dominazione austriaca vennero costruiti edifici importanti come palazzo Barbieri, l’arsenale Franz Josef I, la stazione ferroviaria di Porta Vescovo e il cimitero monumentale e diversi altri edifici.

Fino all’Ottocento la città è cresciuta stretta tra le mura magistrali, ma con l’arrivo del nuovo secolo e dell’industrializzazione Verona cominciò lentamente a perdere il ruolo di fortezza che gli era stato affibbiato. I primi quartieri moderni di Verona a nascere furono Borgo Trento, nato nella prima ansa che l’Adige forma nella città, e Borgo Roma a sud, dove sono nate le prime industrie. Gli altri quartieri cominciarono a svilupparsi invece dopo la seconda guerra mondiale, senza andare ad intaccare il tessuto urbano storico, ma crescendo negli spazi ancora liberi.[26]

Monumenti e luoghi d’interesse

Per approfondire, vedi le voci Monumenti di Verona e Galleria fotografica di Verona.
Bene protetto dall’UNESCO
Patrimonio dell’umanità
Città di Verona
City of Verona
Tipologia Architettonico
Criterio C (ii) (iv)
Pericolo Nessuna indicazione
Anno 2000
Scheda UNESCO inglese
francese
Patrimoni dell’umanità in Italia

Verona è una delle maggiori città d’arte d’Italia per le sue ricchezze artistiche e archeologiche. La città ha uno sviluppo complesso, ma due opere murarie ne accentuano la divisione tra parte romana e moderna (fino alla seconda metà dell’Ottocento): da una parte le mura romane che circondano il cuore della città tra porta Borsari, porta Leoni e le mura di Gallieno, dall’altra la cosiddetta circonvallazione interna con fortilizi rinascimentali (completati sotto gli austriaci).

Nella Verona antica è sensibile l’opera restauratrice di Cangrande della Scala: il forte impatto visivo dato dal colore rosso dei mattoni degli splendidi palazzi gotici è temperato dal sapiente utilizzo dell’antico marmo bianco romano; opera, questa, frutto della politica scaligera di ritorno ideale ai fasti imperiali. Da qui la nuova urbs marmorea, rifulgente nel bianco lastricato di piazza delle Erbe, al centro della quale troneggia luminosa la fontana di Madonna Verona, composta di parti provenienti dalle antiche terme romane.

Epoca romana

Verona presenta numerosi monumenti di epoca romana, costruiti tutti dopo il I secolo a.C., quando ci fu la ricostruzione della città all’interno dell’ansa dell’Adige. Il monumento più famoso in assoluto, diventato simbolo della città stessa, è l’Arena, il terzo anfiteatro romano per dimensione dopo il Colosseo e l’anfiteatro capuano,[27] ma il meglio conservato tra questi, tanto che viene utilizzato oggi per ospitare il famoso festival lirico areniano, oltre a numerosi concerti.

La romana Porta Borsari vista dall'esterno

La romana Porta Borsari vista dall’esterno

Altro famoso monumento è il teatro romano, del I secolo a.C., ma tornato alla luce solo nel 1830, quando gli edifici che letteralmente lo ricoprivano vennero abbattuti. D’estate si tengono nel teatro una serie di spettacoli che prendono il nome di estate teatrale veronese.

Sono entrambe del I secolo d.C. le due porte romane che si aprivano nelle mura della città (mura di cui rimangono ancora visibili alcuni resti): porta Borsari e porta Leoni. Della prima è ben conservata tutta la facciata, mentre della seconda rimane purtroppo solo metà della facciata interna. Un’altra porta romana è l’Arco dei Gavi, posto sulla via Postumia che portava verso il centro abitato, e dedicato ad alcuni membri della gens Gavia.[28]

Sempre di epoca romana è il ponte Pietra, l’unico ponte romano ancora ben visibile della città, poiché del ponte Postumio, crollato nel 1153, si può vedere oggi solo la base dei piloni durante le secche dell’Adige. Il ponte Pietra è composto da cinque archi, quattro dei quali furono fatti saltare nel 1945 dai tedeschi in ritirata, e vennero poi ricostruiti con le pietre recuperate dal fiume. Caratteristico e pittoresco è l’utilizzo di diversi materiali.

L'ala dell'Arena di Verona

L’ala dell’Arena di Verona

Presso piazza Erbe, corrispondente all’antico foro romano, sono presenti nei sotterranei di numerosi edifici le fondamenta di strade, fognature e i resti di case e di una basilica romana. Una parte di esse sono visibili lungo il percorso del centro internazionale di fotografia Scavi Scaligeri, un museo sotterraneo creato dal recupero dell’area negli anni ‘70, lavori intrapresi per poter dare un assetto definitivo ai numerosi resti archeologici romani e medioevali presenti nelle fondamenta della zona del palazzo del Tribunale.

Epoca medioevale

La Basilica di San Zeno

La Basilica di San Zeno

Il basso medioevo ha lasciato a Verona pochi ricordi, a causa del devastante terremoto del 3 gennaio 1117 che ebbe come epicentro proprio il veronese, e vide la città fortemente danneggiata. A causa del terremoto crollò addirittura parte dell’anello esterno dell’Arena, lasciandone in piedi solo una porzione, che fu danneggiata ulteriormente in un successivo terremoto nel 1183, creando così l’attuale suggestiva forma dell’Arena con la sua “ala”. Inoltre molti palazzi e quasi tutte le chiese, i monasteri e i monumenti vennero seriamente danneggiati, se non distrutti: questo fatto ha lasciato lo spazio per una forte diffusione del romanico come stile della ricostruzione.

I principali monumenti sono dunque databili successivamente al XII secolo. In particolare questo periodo vide un grande sviluppo di edifici di culto, il più famoso dei quali è forse la basilica di San Zeno, considerata uno dei capolavori del romanico in Italia, e legata all’omonima abbazia, di cui rimangono la torre ed alcuni chiostri.[29]

Importante è anche il Duomo, il cui nome sarebbe più propriamente cattedrale di Santa Maria Matricolare, nato dalle ceneri di due chiese paleocristiane crollate per colpa del terremoto. La chiesa di San Lorenzo era invece un edificio preesistente al sisma, ma che fu seriamente danneggiato da esso e venne integralmente ricostruito agli inizi del XII secolo in stile romanico, proprio come il Duomo di Verona.

Epoca scaligera

Ponte di Castel Vecchio

Ponte di Castel Vecchio

Quello scaligero è stato un periodo positivo per Verona sotto il profilo urbanistico: esso infatti ha visto la costruzione di molti edifici e monumenti tutt’oggi visibili. Il centro storico, (in particolare piazza Erbe, piazza dei signori e piazza San Zeno), presenta edifici nati durante la Signoria, come il palazzo del Podestà, che venne abitato certamente da Alberto I della Scala, e fu probabilmente adibito a dimora dei signori della città. Nel palazzo trovarono ospitalità anche molti uomini illustri, tra cui spiccano personalità di primo piano come Dante e Giotto, che durante il suo soggiorno eseguì, secondo Giorgio Vasari, alcuni ritratti di Cangrande I, che però sono andati perduti. Altro importante palazzo scaligero è il palazzo di Cansignorio, la cui costruzione venne decisa da Cansignorio, terminato probabilmente nel 1363. Questo edificio originariamente era un palazzo-fortezza, dotato di tre grandi torri agli angoli del fabbricato. In alcuni scritti è chiamato anche Palazzo Grande, proprio per la sua imponenza. Del palazzo originario rimane un solo torrione, risistemato durante i lavori del 1882, mentre il resto dell’edificio risale al XVI secolo.

Piazza dei Signori con la statua di Dante, il Palazzo del Governo e la loggia del Consiglio

Piazza dei Signori con la statua di Dante, il Palazzo del Governo e la loggia del Consiglio

Importantissimo fu il sistema difensivo costruito dagli Scaligeri, che faceva perno su Castelvecchio, fatto costruire da Cangrande II della Scala insieme al ponte Scaligero. Il castello venne costruito tra il 1354 ed il 1376, e concepito non tanto per la difesa della città da nemici, ma come difesa verso i cittadini stessi; infatti il ponte Scaligero originariamente aveva la funzione di facilitare un’eventuale fuga del signore verso la Germania, dove regnava il genero di Cangrande II, Ludovico il Bavaro. Il ponte Scaligero venne costruito nell’arco di tre anni, tra il 1354 ed il 1356, e la sua robustezza gli consentì di passare indenne cinque secoli di storia, fino alla notte del 24 aprile 1945, quando, alla fine della seconda guerra mondiale, i tedeschi, per coprire la ritirata, fecero saltare tutti i ponti di Verona. La sua robustezza è dovuta all’ampiezza delle arcate e alla mole dei piloni, studiati in modo da resistere alla diversa forza d’urto dell’Adige nei vari punti dell’ansa: infatti verso Castelvecchio, dove passa la maggior mole d’acqua, l’arcata è più lunga rispetto alle altre due, ed i piloni sono più grossi.[30] Castelvecchio ospita inoltre il più importante museo di Verona, il museo civico di Castelvecchio, uno dei più interessanti dell’arte italiana ed europea. Restaurato con criteri moderni, presenta circa trenta sale e diversi settori: scultura, pittura italiana e straniera, armi antiche, ceramiche, oreficerie, miniature e le antiche campane cittadine.

Un importante edificio commissionato dagli scaligeri è la torre del Gardello, che segna una delle prime conquiste del progresso tecnologico meccanico: è infatti il primo orologio pubblico, consultabile da tutti. Non molto distante da questo sorgono le arche scaligere, un complesso funerario in stile gotico, destinate a contenere le arche (ovvero le tombe) dei più illustri rappresentanti della casata: racchiuse da un recinto in ferro battuto in cui ricorre il motivo della scala, simbolo della casata, i sarcofagi si trovano a terra o su piani rialzati. Le arche sono state indicate come uno dei più insigni e significativi monumenti dell’arte gotica.

Epoca veneziana

L’epoca della dominazione veneziana a Verona fu molto feconda soprattutto per l’edilizia privata e militare. In particolare, protagonista assoluto del XVI secolo fu l’architetto veronese Michele Sanmicheli, che abbellì Verona di numerosi palazzi, e venne scelto dalla Serenissima per la costruzione delle porte d’ingresso alla città.

Porta Nuova

Porta Nuova

Porta Nuova è un esempio dello stile sanmicheliano: eretta tra il 1535 ed il 1540, la sua posizione andava a generare l’importante corso Porta Nuova, che si conclude ai portoni della Bra. Le due facciate sono costruite in ordine dorico: quella verso la città in tufo, mentre la facciata rivolta verso la campagna in pietra bianca. La porta è importante anche storicamente perché durante una serie di rivolte, dette pasque veronesi, contro le guarnigioni napoleoniche, rimasero intrappolati all’interno circa duecento soldati francesi, che avevano cercato di difendere la porta.

Ci fu successivamente anche la costruzione di porta Palio, tra il 1542 ed il 1557, che, nonostante la minore importanza rispetto porta Nuova, appare più interessante sotto il profilo culturale ed artistico: di pianta rettangolare, verso l’esterno presenta tre archi con colonne doriche, all’interno cinque archi, ognuno munito di due colonne. La facciata esterna riprende schemi compositivi desunti dal teatro romano di Verona.[31]

Vi è poi Porta San Zeno, conclusa nel 1542, la cui facciata Sanmicheli ha interpretato come un arco di trionfo, con colonne di ordine ionico, e molte decorazioni (come medaglie, stemmi e fregi). In questo caso come materiale sono stati utilizzati, oltre a pietra bianca, anche mattoni rossi, molto utilizzati soprattutto negli edifici scaligeri.

Sempre opera del Sanmicheli sono palazzo Canossa, palazzo Pompei, palazzo Bevilacqua, e palazzo Della Torre. Quest’ultimo, però, secondo alcuni critici è ritenuto opera di Domenico Curtoni nel XVII secolo. L’autore più probabile potrebbe essere però Bernardino Brugnoli, un parente del Sanmicheli, che lavorò spesso con lui, e dunque prese in parte il suo stile e la sua tecnica.

Palazzo Maffei e il leone marciano in piazza Erbe

Palazzo Maffei e il leone marciano in piazza Erbe

Sicuramente opera di Michele Sanmicheli fu invece palazzo Canossa, costruito su commissione della famiglia dei marchesi di Canossa, una delle famiglie più antiche ed illustri d’Italia. L’edificio ospitò tra l’altro, nel 1822, il celebre congresso di Verona, a cui parteciparono quasi tutti gli stati d’Europa. Sanmicheli cercò di allineare, mediante la facciata monumentale, i fondali opposti di porta Borsari e dell’arco dei Gavi, dando un’impostazione scenografica alla via che permane tutt’oggi. Un soffitto fu affrescato dal famoso Tiepolo, ma è andato perduto durante i bombardamenti che colpirono la città durate la seconda guerra mondiale.

Palazzo Bevilacqua è uno dei palazzi più raffinati e ricchi di particolari della città, con una facciata realizzata in due ordini, quello inferiore più massiccio, e quello superiore maggiormente slanciato ed elegante. Il palazzo accoglieva celebri dipinti, tra cui La pietà della lacrima di Giovan Francesco Caroto, il Paradiso del Tintoretto, un ritratto di Donna con bambino di Paolo Veronese.

Palazzo Pompei segue lo stile neoclassico di Sanmicheli, e grazie alla donazione dai proprietari, alla loro morte, al comune di Verona del palazzo, l’edificio ospita oggi il museo civico di storia naturale, con oltre due milioni di reperti geologici, paleontologici, zoologici, preistorici e di botanica.[32]

Il leone di San Marco, posto su una colonna in piazza delle Erbe, simbolo massimo della Verona veneziana

Il leone di San Marco, posto su una colonna in piazza delle Erbe, simbolo massimo della Verona veneziana

Una storia particolare ha poi palazzo Turchi, commesso dal cavaliere Pio Turchi, e costruito pochi anni dopo la battaglia di Lepanto del 1571, dove la flotta della Serenissima sconfisse la flotta ottomana; Pio Turchi fu portavoce della comunità veronese alle grandi celebrazioni della vittoria a Venezia. Il palazzo era decorato da statue di personaggi turchi, facenti parte del bottino della battaglia di Lepanto, e ad alcune di queste venne decapitata la testa, che fu esposta in piazza delle Erbe, proprio nel luogo dove venivano solitamente mostrate le teste dei condannati a morte.

Altri palazzi, situati rispettivamente in piazza dei Signori e piazza Erbe, sono la loggia del Consiglio e palazzo Maffei. La loggia del Consiglio possiede colonne di marmo, molte sculture e affreschi, tra cui due altorilievi bronzei raffiguranti l’Arcangelo Gabriele e la Vergine Annunciata, tolti però nell’Ottocento. La loggia può considerarsi uno dei simboli maggiori del rinascimento veronese. Palazzo Maffei è un palazzo del XV secolo, ingrandito nel 1629 su decisione di Marcantonio Maffei. Costruito in stile barocco, è allo stesso tempo imponente ed elegante, su tre piani, con una facciata talmente bella da catturare l’attenzione del turista occasionale e non. Di fronte al palazzo si trova una colonna sormontata dal leone di San Marco, a cui i veronesi sono particolarmente legati.

Epoca austriaca

Per approfondire, vedi la voce Sistema difensivo di Verona.
L'entrata principale dell'arsenale Franz Josef I

L’entrata principale dell’arsenale Franz Josef I

Verona fu sotto servitù militare per tutto il periodo in cui vi fu la dominazione austriaca, per cui lo sviluppo edilizio privato fu scarso, a fronte però di un grande sviluppo delle strutture militari. In particolare furono ricostruiti e potenziati tutti i bastioni (che erano stati semidistrutti dai francesi) e venne creata ex-novo un’impenetrabile rete di forti, in particolare a ovest della città (rivolti verso il crescente stato sabaudo) e sul colle San Pietro. Uno degli edifici che può riassumere il pensiero architettonico asburgico è l’arsenale Franz Josef I, gigantesco complesso militare, con un perimetro di 392 metri per 176 metri, e munito di numerose torri di guardia; composto da nove edifici, sul lato maggiore si trova l’edificio di comando, internamente si trovano tre isolati destinati agli uffici amministrativi e progettuali, ed ai loro lati trovano posto magazzini e scuderie. L’arsenale si ispira all’architettura tedesca, ma anche allo stile neogotico, stili fino ad allora lontani alla realtà veronese, tanto che vennero utilizzati in parte mattoni rossi nella costruzione, materiale molto utilizzato nell’epoca scaligera, in modo da non allontanare troppo lo stile architettonico da quello cittadino.[33]

Simile all’arsenale nell’architettura è il Castel San Pietro, una caserma ispirata in parte ai castelli tedeschi. Nell’edificio erano presenti le camerate per l’esercito, alloggi ed uffici per gli ufficiali, depositi e officine. La caserma poteva essere utilizzata da due compagnie di fanteria e 32 artiglieri, per un totale di di 460 soldati. Il piazzale davanti a castel San Pietro poteva essere utilizzato dall’artiglieria per colpire la città dall’alto in caso di guerra (o rivolta).[34]

La Gran Guardia, iniziata dai veneziani e conclusa dagli austriaci

La Gran Guardia, iniziata dai veneziani e conclusa dagli austriaci

Due palazzi importanti, costruiti inizialmente ad uso civile e per chiudere piazza Bra, anche se poi utilizzati dall’esercito asburgico, sono il palazzo della Gran Guardia e palazzo Barbieri, originariamente chiamato Palazzo della Gran Guardia Nuova. La costruzione del palazzo della Gran Guardia è stata molto lunga e travagliata, iniziata già nel XVII secolo. Nel 1848 i lavori erano ancora in corso, e furono fermati perché l’edificio venne utilizzato dall’esercito austriaco durante la prima guerra d’indipendenza. La Gran Guardia fu finalmente conclusa nel 1853. Grazie alla sua mole ed alla sua forma è riuscita a tenere testa all’Arena, che si trova a poche decine di metri di distanza, oltre i giardini di piazza Bra. Palazzo Barbieri è un edificio in stile neoclassico progettato dall’ingegnere Giuseppe Barbieri; la sua costruzione iniziò nel 1836 e venne portata a termine nel 1848. Durante l’occupazione austriaca il palazzo fu adibito prevalentemente ad usi bellici e solo dopo l’unione del Veneto al Regno d’Italia si scelse, per la sua importanza e la sua centralità, di destinarlo a sede degli uffici comunali.

Edificio molto importante è il teatro Nuovo, inaugurato il 12 settembre 1846, con la rappresentazione dell’Attila di Verdi. Nel teatro si svolsero numerosi episodi di insofferenza verso il dominio austriaco: il primo, già all’inaugurazione del teatro, vide il veronese Vittorio Merighi comporre un sonetto patriottico dedicato alla prima donna dello spettacolo, che entusiasmò il pubblico. Questo fatto portò disagio alla polizia austriaca (che nemmeno si era accorta dell’accaduto), dato che il componimento riportava:

« Donna, il vento ora mugge, e la procella
gravida rota, e tuon freme che intima
ad Austria morte, e Italia a vita appella »

Alla chiusura della stagione teatrale vi fu una nuova dimostrazione. Merighi si beffò nuovamente della polizia: scrisse una nuova ode, praticamente un inno all’Italia personificata e contro lo Straniero, che codardo e maligno ha perenne sull’Italia il sogghigno. Il giornale di Verona, controllato dalla polizia austriaca, non poté negare l’accaduto, ma non spiegò nemmeno il vero motivo dell’entusiasmo ed il contenuto dell’ode. Il 18 marzo 1848 giunse a Verona ad assistere ad un dramma nel Teatro Nuovo addirittura il viceré del Regno Lombardo-Veneto, e la polizia, per creare consenso, divulgò la voce che era venuto a portare vantaggi alla città. Lo stesso giorno arrivò la notizia che Vienna stava insorgendo, che Metternich era fuggito, e l’imperatore Ferdinando I aveva dovuto concedere la Costituzione. L’annuncio si sparse per Verona, e la cittadinanza si radunò al Teatro Nuovo durante lo spettacolo. Le cronache raccontano di un vero delirio, e di una folla festosa ed inneggiante all’Italia e a Pio IX. Il teatro venne per questo chiuso sino alla fine del 1849.[35]

Cultura

« Si come è vero che la città di Verona, per sito, costumi, ed altre parti è molto simile a Firenze, così è vero che in essa, come in questa, sono fioriti sempre bellissimi ingegni in tutte le professioni più rare e lodevoli. »
(Giorgio Vasari, Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori)
Lunetta del Duomo di Verona, opera di Niccolò

Lunetta del Duomo di Verona, opera di Niccolò

Verona viene vista dal Vasari come città simile alla sua Firenze dal punto di vista geografico, urbanistico, e soprattutto per costumi, fioritura artistica e vivacità intellettuale. Vedeva nella città, romanica, gotica, ma anche classica e monumentale, la cotraddizione all’egemonia veneziana. Effettivamente numerose sono le differenze tra Verona e Venezia, nonostante il dominio di quest’ultima sia durato nella città per ben quattro secoli: l’arte e l’architettura veneziana fanno pensare all’Oriente ortodosso, alle origini bizantine e quindi greche, mentre Verona, distante solamente un centinaio di chilometri, colpisce per le mastodontiche chiese romaniche e gotiche.

A Verona hanno lavorato nei secoli numerosi artisti, veronesi e non. Nel XII secolo lo scultore romanico Niccolò portò nella città una nuova arte, occidentale e romanza: è in questo periodo che si sviluppa la Verona romanica, mentre sotto la signoria scaligera la città sviluppò e mantenne a lungo un aspetto gotico e araldico, con uno stile che raggiunse la massima espressione nel Castel Vecchio (e soprattutto nel suo monumentale ponte) e nelle Arche Scaligere. La civiltà pittorica veronese vede dal Trecento attivi artisti come l’Altichiero, e, nel Quattrocento, personalità come Stefano da Zevio, e soprattutto il Pisanello, uno dei massimi esponenti italiani del Gotico internazionale. Più tardi, durante il Rinascimento, lavorano Domenico Morone ed il figlio Francesco Morone, oltre all’eclettico Giovan Francesco Caroto. L’arte veronese mantiene costantemente delle peculiarità che la rendono riconoscibile dall’arte portata da Venezia nei domini di Terraferma, grazie all’opera di artisti come il Veronese, Tiepolo, Alessandro Turchi, e più tardi Gian Battista Cignaroli e Angelo Dall’Oca Bianca, tanto che è lecito parlare di una “scuola veronese”.[36]

Verona e Shakespeare

Anche attraverso William Shakespeare, Verona è oggi una città ampiamente conosciuta ed ammirata nel mondo. Shakespeare non visitò mai Verona, ma la conobbe attraverso scritti di Luigi da Porto, Masuccio Salernitano e Matteo Bandello, che lo ispirarono per la sua opera più famosa, se si può inserire una gerarchia nelle sue opere: Romeo e Giulietta.

Shakespeare si immaginava Verona come una sorta di Venezia con canali e gondole, forse ispirato dai pittori veneziani alla corte di Londra. Egli aveva probabilmente un rapporto particolare con l’immagine che si era creato della città, tanto che ambientò o diede origine a diversi suoi personaggi a Verona. Vanno ricordate anche le due commedie I due gentiluomini di Verona e La bisbetica domata, ambientata a Padova, ma con il personaggio maschile centrale, Petruccio, veronese.

Proprio in funzione scespiriana sono presenti nel mondo ben 27 località di nome Verona:[37] le varie Verona statunitensi, canadesi ed australiane nascono dalle sue opere. L’amore di Shakespeare è ricambiato dai veronesi: l’Estate teatrale veronese ha il programma diviso a metà fra lui e Carlo Goldoni e Shakespeare è ricordato spesso nella vita veronese.

L’appellativo Verona città dell’amore dipende essenzialmente dal grande drammaturgo inglese. Ciò è ricordato dai versi messi in bocca a Romeo scritti su una lapide posta sulla parte interna dei portoni della Bra:

(EN)
« There is no world without Verona walls,
But purgatory, torture, hell itself.
Hence-banished is banish’d from the world,
And world’s exile is death: then banished,
Is death mis-term’d: calling death banishment,
Thou cutt’st my head off with a golden axe,
And smilest upon the stroke that murders me »
(IT)
« Non c’è mondo per me aldilà delle mura di Verona:
c’è solo purgatorio, c’è tortura, lo stesso inferno;
bandito da qui, è come fossi bandito dal mondo;
e l’esilio dal mondo vuol dir morte. E quindi
dire esilio è dire morte con altro termine, falso ed improprio;
e tu, a chiamar esilio la mia morte, mi mozzi il capo con un’ascia d’oro,
e sorridi del colpo che m’uccide. »
Il famoso balcone della Casa di Giulietta

Il famoso balcone della Casa di Giulietta

Lo straordinario fascino che la tragedia di Shakespeare esercita da sempre nell’animo dei veronesi e dei molti visitatori ha portato ad individuare diversi siti in cui, secondo l’interpretazione di alcuni, si sarebbero realmente svolte le vicende dei due amanti veronesi. Il più famoso e più visitato è certamente la casa di Giulietta in via Cappello, con il celebre balcone; poco lontana è la Casa di Romeo, in via Arche Scaligere, che riporta sulla facciata i versi:

(EN)
« Oh, where is Romeo?…
Tut, I have lost myself, I am not here;
This is not Romeo, it’s some other where. »
(IT)
« Oh! Dov’è Romeo?…
Taci, ho perduto me stesso: io non son qui
e non son Romeo, Romeo è altrove. »
(Romeo e Giulietta – atto I, scena I – William Shakespeare)

La Tomba di Giulietta si trova invece nell’ex convento dei Cappuccini, poco fuori le mura scaligere. Qui, nella cripta, è ospitato il sarcofago che secondo la leggenda avrebbe accolto le spoglie della giovane. Oggi il complesso è utilizzato dal Comune di Verona per celebrare i matrimoni civili.

Sono effettivamente esistite a Verona due famiglie di nome Montecchi e Capuleti (o Cappelletti): i Montecchi, importanti mercanti veronesi, furono veramente coinvolti in lotte sanguinose per il controllo del potere a Verona, anche se non si hanno notizie di rivalità con la famiglia dei Capuleti. Si ha poi conoscenza della presenza dei Capuleti fino agli anni della permanenza di Dante a Verona, nella attuale casa di Giulietta, dove la loro presenza è testimoniata dallo stemma del cappello sulla chiave di volta dell’arco nel cortile dell’edificio, dove, a inizio Novecento, è stato ricostruito il famoso balcone: quindi la casa di Giulietta è la reale casa dei Capuleti, anche se la storia d’amore è frutto della fantasia scespiriana.[38] L’identificazione degli altri edifici non ha invece alcun fondamento storico, e si tratta semplicemente di costruzioni medievali riadattate in tempi più o meno recenti a beneficio dei visitatori.

Veronesi celebri

Per approfondire, vedi la voce Personalità legate a Verona.

Sono numerose e varie le persone che a Verona sono nate o vi hanno operato o hanno stabilito dei saldi rapporti con la città e il suo nome. L’elenco, la descrizione o i collegamenti dei veronesi celebri è utile per la comprensione del ruolo di Verona nel bene, nel male e nel mito.

La lista degli artisti e dei letterati più noti sarebbe lunga, ma vale la pena nominare perlomeno il poeta Ippolito Pindemonte (1753-1828), celebre per la sua traduzione dell’Odissea; lo scrittore Emilio Salgari (1862-1911), uno dei più famosi autori di romanzi d’avventura; il compositore Evaristo Felice Dall’Abaco (1675-1742); i pittori Andrea Mantegna (1431-1506), Antonio Pisano detto il Pisanello (1395-1455), Paolo Veronese (1528-1588) e Giovan Francesco Caroto (1480-1555), che qui hanno lasciato alcune delle loro opere più significative. Nel campo della medicina sono da menzionare Girolamo Fracastoro (1478-1553), uno dei padri della patologia moderna, e Mario Capecchi (1937), genetista vincitore del premio Nobel 2007.

Visitatori illustri

Per approfondire, vedi la voce Citazioni letterarie su Verona.

Importante è il ruolo anche dei visitatori o delle persone che su Verona hanno espresso pareri o giudizi sia buoni sia cattivi. Oltre al già citato William Shakespeare, molti sono i non veronesi che hanno parlato di Verona o vi hanno vissuto temporaneamente. Dante Alighieri, durante il suo esilio da Firenze, si trattene a Verona più volte e fu ospite di Cangrande I della Scala, rimanendo profondamente ammirato dalla sua personalità, tanto da dedicare a Cangrande il suo Paradiso. Altri visitatori illustri furono Goethe, che visitò la Galleria di San Giorgio e rimase colpito dall’animazione della vita cittadina;[39] Lord Byron, che si commosse visitando il sepolcro di Giulietta, e Charles Dickens che ne fu invece deluso;[40] e poi Mozart, Stendhal, Paul Valéry, Heinrich Heine, Madame de Staël e molti altri soggiornarono a Verona, specialmente durante il XVIII e il XIX secolo, quando la città era una delle mete del Grand Tour.

Attualmente uno degli “ospiti” più famosi è lo scrittore inglese Tim Parks, che dal 1981 vive nelle immediate vicinanze di Verona ed ha descritto in una sua opera (Questa pazza fede) la sua passione per la squadra dell’Hellas Verona.

Folklore

La statua di San Zen che ride nella basilica di San Zeno

La statua di San Zen che ride nella basilica di San Zeno

San Zeno

Per approfondire, vedi la voce San Zeno vescovo.

Ogni città ha una cultura popolare molto antica, spesso legata al suo santo patrono, oppure a grandi personalità che vi soggiornarono. Anche Verona ha un particolare legame col suo santo, reso ancora più forte per le opere che gli furono dedicate. Ad esempio la basilica, sede di uno dei più antichi monasteri benedettini, ha un portale di bronzo in cui sono scolpiti gli aneddoti legati alla vita e ai miracoli del santo. Tra i più importanti, quello della scommessa col diavolo, la liberazione di una indemoniata, il miracolo dell’acqua.

Santa Lucia

Per approfondire, vedi la voce Santa Lucia da Siracusa.

Una caratteristica fondamentale di Verona è la differenza nelle feste natalizie: mentre in quasi tutta Italia i doni vengono portati da Babbo Natale, Gesù bambino o la Befana, a Verona questo ruolo è svolto da Santa Lucia (Santa Lùssia in veronese).

Questa usanza deriva da un fatto realmente accaduto: durante il XIII secolo un’epidemia colpì soprattutto gli occhi dei bambini ed essendo Lucia la protettrice delle malattie degli occhi, le mamme veronesi fecero voto, in caso di guarigione dei propri figli, di portare il 13 dicembre dei doni ai bambini poveri della città. Da allora la tradizione è rimasta e si è espansa negli anni, fino al tradizionale raduno dei banchéti de Santa Lùssia in Piazza Bra: bancarelle che vendono dolciumi, giocattoli e vestiti.

Tradizionalmente Santa Lucia viene la notte, a cavallo di un asino (el musseto) a cui si dona paglia e latte per il lungo viaggio, ed accompagnata dal suo fattore (el castàldo de Santa Lùssia) che trasporta tutti i doni (da cui deriva il modo di dire Te me pari el castàldo de Santa Lùssia per schernire chi trasporta pacchi e pacchettini). Non si limita alla sola notte del 12, ma si fa precedere da piccoli doni nei giorni precedenti, annunciati da campanelli. Nei tempi andati lasciava i doni nelle scarpe poste fuori dalle finestre (soprattutto caramelle, arance ed altri dolciumi), ma da allora mantiene la tradizione di portare il carbone ai bimbi che non si sono comportati bene durante il corso dell’anno.

Alboino e Rosmunda

« Bevi, Rosmunda, dal teschio di tuo padre! »
(Rosmunda, Achille Campanile)

Secondo quanto riferisce Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum, proprio a Verona si sarebbe svolta la vicenda di Alboino e Rosmunda. Alboino, re dei Longobardi, aveva sconfitto e ucciso Cunimondo re dei Gepidi, sposandone poi la figlia Rosmunda. Durante una notte di gozzoviglie, egli si versò del vino nel teschio del re ucciso e obbligò la moglie Rosmunda a bere assieme a lui da quella macabra coppa. Rosmunda, sconvolta da quella terribile esperienza, si vendicò organizzando una congiura contro il marito, con la complicità dell’amante Elmichi. Entrata nella sua stanza mentre il marito dormiva, legò la sua spada al fodero, in modo tale che quando i congiurati guidati da Elmichi entrarono nella stanza, Alboino non riuscì a difendersi e cadde sotto i loro colpi.[41]

Narra un’altra leggenda[42] che Rosmunda, dopo essere stata costretta a bere dal teschio di suo padre, aveva deciso di lasciarsi morire di fame piuttosto che subire altre umiliazioni. Ella fu salvata dall’intervento del cuoco di corte, che inventò per lei una nuova pietanza, che fosse in grado di ridarle le energie: la pearà, una salsa realizzata con pane grattugiato, midollo di bue, burro, brodo di carne e abbondante pepe, ancora oggi uno dei piatti caratteristici di Verona.

La pastissada de caval

Un piatto di pastissada con una fetta di polenta

Un piatto di pastissada con una fetta di polenta

Il famoso piatto a base di carne di cavallo avrebbe precise origini storiche. Secondo alcuni antichi racconti, riportati da Cesare Marchi, dopo la grande battaglia tra Teodorico e Odoacre (489), quest’ultimo avrebbe concesso ai veronesi ormai in preda alla fame, di potersi cibare dei cavalli caduti sul campo.

Giulio Cesare Croce scrive di questa vicenda, e indica proprio nel contadino Bertoldo colui che suggerì a Teodorico la ricetta della pastissada, per non dover mangiare le carcasse degli animali già semi-putrefatte: mettendole prima per qualche tempo in delle anfore piene di spezie l’odore e il sapore, appunto, della putrefazione, sarebbero stati coperti.

L’abitudine di mangiare carne di cavallo avrebbe così preso piede, nonostante gli interdetti lanciati ripetutamente dai vescovi nei secoli successivi: oltre ad essere considerato animale domestico, il cavallo era associato dalla chiesa ai culti pagani nordici (nella tradizione germanica esso era immolato al momento della morte del condottiero per aiutarlo a raggiungere il Valhalla, oltretomba di Odino). Agli occhi dei cristiani era la bestia preferita dal diavolo, capace di “possedere” il destriero disarcionando e uccidendo il padrone: due sono le storie di cavalli indemoniati scolpite sul portale di san Zeno. La prima riguarda un carrettiere trasportato via di furia dal suo cavallo ma salvato dal santo proprio mentre stava per finire nell’Adige. La seconda è contenuta nella famosa leggenda di Teodorico, scolpita in parte sulle formelle romaniche in bronzo del portale (ora non visibili per il portone esterno che le ricopre), e rielaborata dai versi di Carducci: essa racconta di come il re goto, dopo avere fatto un bagno nell’Adige, montasse su un destriero per andare a caccia: in realtà il cavallo era Satana che lo trasportò in gran carriera oltre gli Appennini, per scaricarlo nella bocca di un vulcano:

« Quivi giunto il caval nero

contro il ciel forte springò

annitrendo e il cavaliero

nel cratere inabbissò »

(Giosuè Carducci, La Leggenda di Teodorico)

Bacanal del Gnoco

Un piatto di gnocchi al pomodoro

Un piatto di gnocchi al pomodoro

Fra il 1520 e il 1531 a causa di un’inondazione dell’Adige e delle scorrerie dei Lanzichenecchi, Verona aveva subito una terribile carestia. Il 18 giugno 1531 la popolazione, affamata e disperata, andò ad assaltare i fornai di San Zeno per far provviste di grano e di pane.

La situazione fu salvata dalla nomina di alcuni cittadini che provvidero, a loro spese, a rifornire di viveri i cittadini più poveri della contrada. La tradizione popolare vede in Da Vico il fondatore del Baccanale del Gnocco, avendo distribuito a sue spese tra la popolazione viveri di prima necessità, come pane, vino e formaggio, nell’ultimo venerdì di Carnevale.

Da questo avvenimento deriva infatti la maschera principale del Papà del Gnoco, un barbuto anziano e pingue che distribuisce gnocchi alla gente, aiutato dai suoi servitori gobbi (i gobeti), probabilmente derivati dalle cariatidi della basilica.

Il “Baccanale del Gnocco” è sempre stato svolto dalla cittadinanza e dopo la seconda guerra mondiale la carica del Papà del Gnoco è diventata elettiva. Viene oggi eletto tra gli abitanti del quartiere di San Zeno e partecipa come re del Carnevale di Verona. Al nucleo originale di maschere del quartiere di San Zeno si sono via via uniti vari personaggi che rappresentano i quartieri cittadini ed i principali paesi limitrofi. La tradizionale festa popolare vede l’obbligo di imbandire la tavola del “Venerdì Gnocolar” di un piatto di gnocchi di patate, oltre ovviamente alla partecipazione al “Bacanal”.

Le anguane

Si narra che a Borgo Santo vivevano delle strane creature femminili, seducenti sirene capaci di ammaliare i passanti per poi trasformarsi davanti a loro in terribili streghe dai piedi caprini e dal cappello a sonagli. Con seni così grandi e lunghi da poterseli buttare sulle spalle in grosse ceste dove allattano i loro piccoli. A volte si vedrebbero stendere i panni tendendo un filo tra i monti Erio e Verena, oppure a ballare su un filo sospeso nel vuoto tra i monti intorno a Rivoli. Di queste creature mitiche sopravvive la memoria in alcune statuette in legno intagliate un tempo dagli artigiani di Cadore. Le anguane non sono proprie però solo del folklore veronese, ma anche di quello lombardo e veneto in generale.

La statua di Girolamo Fracastoro

La statua di Girolamo Fracastoro

La bala de Fracastoro

Nel punto esatto in cui via Fogge sbocca in piazza dei Signori si trova un arco sopra cui è collocata una statua di Girolamo Fracastoro, che regge in mano un globo terracqueo, chiamato familiarmente dai veronesi la bala, cioè la palla, de Fracastoro. Nelle vicinanze si trovava l’antico tribunale, e dunque in tempi antichi transitavano ogni giorno sotto l’arco molti giudici e avvocati. Il popolino, che guardava ad essi con sospetto, per sbeffeggiarli coniò una profezia, finora mai avveratasi: “la bala cadrà sulla testa del primo uomo onesto che vi passerà sotto”.

Dialetto veronese

Per approfondire, vedi le voci Dialetto veronese e Lingua veneta.

Nella biblioteca Capitolare è custodito uno dei primissimi scritti che attestano gli inizi del nostro volgare e del dialetto locale: l’indovinello veronese (IX secolo). Il dialetto di Verona è, come tutti i dialetti del nord Italia, derivato dalle parlate galloromanze come volgarizzazione del latino. Il sostrato celtico preistorico, moderato dall’influenza del latino classico, ritornò a manifestarsi col declino e la caduta dell’impero, poi con la presenza franca e nel tardo medioevo, con l’opera dei trovatori provenzali e dei loro imitatori locali (XIII secolo). Uno dei primi esempi di produzione letteraria in volgare veronese è costituito da due poemetti in versi alessandrini, il De Babilonia civitate infernali e il De Jerusalemi celesti, composti da un frate francescano detto Giacomino da Verona.

Terra di conquista (come tutto il Nord Italia), la lingua veronese ha subito nei secoli influenze francesi (dominazione napoleonica) e tedesche (dominazione asburgica). Nel corso del Novecento la produzione poetica in dialetto veronese ha ricevuto nuova linfa grazie all’opera di poeti come Berto Barbarani e Tolo da Re.

Solitamente il veronese è classificato come una variante della lingua veneta, di cui condivide molte strutture grammaticali, come il pronome clitico obbligatorio (lu el dise, mentre in italiano è lui dice); tuttavia, a causa della peculiare collocazione geografica al confine tra Veneto e Lombardia, esso ha assorbito sia elementi veneti che lombardi, e si discosta perciò significativamente sia dalle parlate bresciane e mantovane ad ovest, sia da quelle vicentine e padovane ad est (con le quali è comunque altamente intellegibile).

Istruzione

Scuola

A Verona sorgono numerose scuole, per poter far fronte alla grande richiesta della cittadinanza, non solo del comune, ma dell’intera provincia. Meritano menzione la coppia dei licei scaligeri per antonomasia: il Liceo Ginnasio Statale “Scipione Maffei”, il più antico liceo d’Italia, ed il Liceo Scientifico Statale “Angelo Messedaglia”.

Il primo è stato fondato per decreto napoleonico il 14 marzo 1807, il liceo iniziò la sua attività nel 1808, ma in realtà era operante già dal 1805 col nome di Regio Liceo.[43] Particolarmente ampia è la biblioteca, risalente all’epoca napoleonica quando fu costituita con i volumi sequestrati con gli editti imperiali ai conventi. Tali opere sono ancora oggi conservate all’interno della biblioteca e ad esse si sono aggiunte nel passare del tempo altre 20.000 opere di ogni genere ed epoca. Sono presenti incunaboli, cinquecentine, seicentine, settecentine, il Fondo risalente alla fondazione, il Fondo risalente all’Unità d’Italia, il Fondo del XX secolo e le ultime acquisizioni.

Il secondo è stato istituito nel 1923, in seguito alla riforma Gentile, ed è stato intitolato all’economista ed uomo politico veronese Angelo Messedaglia, deputato del Parlamento del regno d’Italia tra il 1866 e il 1882, e presidente dell’accademia dei Lincei fino alla morte. Il liceo è stato per lungo tempo l’unico liceo scientifico di tutta la provincia di Verona, ed ha formato quindi generazioni di professionisti e di intellettuali.

Università

Per approfondire, vedi la voce Università degli studi di Verona.
Il Polo Zanotto, centro polivalente dell'università di Verona

Il Polo Zanotto, centro polivalente dell’università di Verona

Verona è sede universitaria dal 1959 come sede distaccata dell’università di Padova. È stata riconosciuta come istituto autonomo nel 1982.[44] L’università di Verona è organizzata in due poli principali all’interno della città: quello di Veronetta, che ospita le facoltà umanistiche e la sede centrale con il rettorato, e quello di Borgo Roma, dove si trovano le facoltà di Medicina e di Scienze. L’università di Verona propone agli allievi una larga gamma di corsi di studio, organizzati in otto facoltà:

  • Economia
  • Medicina e chirurgia
  • Scienze matematiche, fisiche e naturali
  • Giurisprudenza
  • Scienze della formazione
  • Lettere e filosofia
  • Lingue e letterature straniere
  • Scienze motorie

Musei

La scala della Ragione

La scala della Ragione

Verona possiede numerosi musei, ma le sedi sono spesso troppo piccole per contenerne le collezioni, e dunque molte opere di grande valore artistico sono purtroppo chiuse in numerosi magazzini. Si sta però progettando l’apertura di due nuovi musei: uno a castel San Pietro, che dovrebbe avvenire nel giro di pochi mesi, ed un intero polo culturale che verrà invece costruito ex-novo nella vecchia zona industriale, dove nascerà anche il nuovo polo finanziario.

Attualmente i musei aperti a Verona sono:

  • Centro internazionale di fotografia Scavi Scaligeri
  • Museo africano
  • Museo archeologico al teatro romano
  • Museo canonicale
  • Museo civico di Castelvecchio
  • Museo civico di storia naturale
  • Museo degli affreschi Giovanni Battista Cavalcaselle
  • Galleria d’arte moderna Palazzo Forti
  • Museo ferroviario di Porta Vescovo
  • Museo lapidario maffeiano
  • Museo Miniscalchi-Erizzo

Eventi

Nel fotografia si possono vedere il vessillo della Serenissima Repubblica e il drappo con i colori civici azzurro e oro issati sulla torre dei Lamberti, a ricordo dell'inizio delle Pasque Veronesi

Nel fotografia si possono vedere il vessillo della Serenissima Repubblica e il drappo con i colori civici azzurro e oro issati sulla torre dei Lamberti, a ricordo dell’inizio delle Pasque Veronesi

Verona ospita un gran numero di eventi e manifestazioni internazionali; l’evento più conosciuto in assoluto è il Festival lirico areniano, che si tiene ogni estate, ormai dal lontano 1913, quando il festival venne inaugurato con l’Aida di Giuseppe Verdi, per celebrare il centenario della nascita dell’artista, e nella città accorsero persone da tutto il mondo. Sempre nell’Arena si tengono in estate numerosi concerti, oltre ad accogliere l’ultima puntata della trasmissione televisiva Festivalbar.

Altro importante ciclo di spettacoli è l’Estate teatrale veronese, che si tiene ogni anno nella cornice pittoresca del teatro romano di Verona. La prima serata dell’Estate teatrale veronese si tenne la sera del 26 giugno 1948, e tra il pubblico spiccavano personalità come il presidente della repubblica Luigi Einaudi ed il sottosegretario Giulio Andreotti. Alla prima venne rappresentata la tragedia di Romeo e Giulietta, che è diventata oggi uno spettacolo di prosa, che prende il nome proprio di Festival Shakespeariano, con varie rappresentazioni di William Shakespeare e Carlo Goldoni. Dagli anni sessanta e settanta si svolgono anche spettacoli di danza, con compagnia di tutto il mondo, e la serie di serate Verona Jazz, con la presenza di importanti band jazz.

Importante festival è anche Schermi d’amore, nato nel 1996 (ma derivato dal Festival del cinema di Verona, che si è svolto dal 1969 al 1995), dedicato al cinema melodrammatico. La città di Romeo e Giulietta ospita questa rassegna che presenta retrospettive e anteprime di melodrammi e film sentimentali, ed è riconosciuta anche a livello internazionale per il lavoro di ricerca sul mélo cinematografico, al quale è l’unico festival al mondo dedicato.

Festival nato recentemente è invece Tocatì Verona (2003), organizzato dall’Associazione Giochi Antichi, che ha come obiettivo la valorizzazione il patrimonio della cultura tradizionale, a partire dal gioco, e comprende anche espressioni come il cibo, la musica e la danza tradizionali. Il centro storico di Verona in occasione dell’evento si presenta libera dal traffico automobilistico, per rendere la città più sicura per i bambini, che sono i veri protagonisti del festival.

Inoltre nel 2008 è rinato il Palio di Verona, o più propriamente il palio del drappo verde, un palio istituito 800 anni fa e che rappresenta quindi la corsa più antica del mondo.[45] Esso è stato ripreso per festeggiare l’anniversario della sua nascita con la 591a edizione.

Media

Il quotidiano storico di Verona è L’Arena, uno dei quotidiani più antichi d’Italia, essendo stato fondato nel 1866, pochi giorni dopo l’annessione del Veneto all’Italia. Dal 2004, come inserto del Corriere della Sera, è pubblicato in tutta la provincia anche il Corriere di Verona, presente in realtà già dal 2002 come edizione locale del Corriere del Veneto.[46]

A Verona sono presenti anche due emittenti televisive. TeleNuovo, nata a Verona nel 1979, offre una produzione a carattere quasi esclusivamente giornalistico: telegiornali, politica locale, rubriche di approfondimento, economia, sport, dirette di eventi. Collabora con TeleNuovo anche il calciatore Preben Elkjær Larsen, giocatore di punta dell’Hellas Verona nell’anno dello scudetto.[47] Anche TeleArena nasce nel 1979, e risulta essere la prima emittente televisiva locale per ascolti. TeleArena ha il suo punto forte nell’informazione locale e nell’informazione sportiva, con gli appuntamenti domenicali di telecronaca in diretta delle partite dell’Hellas Verona e del ChievoVerona.[48]

La prima emittente radiofonica di Verona è stata Radio Verona, nata nel 1975, che da molti anni ha tra i programmi di punta le radiocronache degli incontri di calcio dell’Hellas Verona di Roberto Puliero, noto comico, attore e regista teatrale veronese. La radio veronese più seguita è comunque Radio Adige,[49] fondata nel 1976, che offre una programmazione incentrata sull’informazione locale e sugli eventi sportivi, oltre che sulla musica leggera.

Evoluzione demografica

Verona ha avuto dal 1871 una crescita demografica costante, che ha portato dagli 86.443 abitanti di allora ai 266.205 abitanti del 1971. Gli anni settanta hanno visto una crescita demografica pressoché nulla, per poi esservi un leggero decremento fino al 2001, con un minimo di 255.824 abitanti (contemporaneamente vi è stata però una grande crescita dell’area metropolitana). Dal 2001, in buona parte grazie all’aumento degli stranieri, vi è stato un aumento costante della popolazione: il 1° gennaio 2006 nel comune risiedevano 259.380 abitanti,[50] di cui 23.166 stranieri,[51] ovvero l’8,93% sulla popolazione totale; i principali paesi di provenienza degli stranieri residenti a Verona risultano essere lo Sri Lanka e la Romania, seguiti da Marocco, Nigeria, Moldavia, Albania e Ghana.[52] L’ultimo dato disponibile è del 19 gennaio 2008, in cui risulta che la popolazione è cresciuta ancora, raggiungendo i 264.296 abitanti.

Abitanti censiti

Sport

Calcio

Lo stadio Marcantonio Bentegodi fotografato dalla curva degli ospiti

Lo stadio Marcantonio Bentegodi fotografato dalla curva degli ospiti

A Verona sono presenti due società calcistiche professionistiche:

  • l’Hellas Verona FC 1903 militante in serie C1.
  • l’AC ChievoVerona 1929 militante in serie B.

L’Hellas Verona è riuscito a portare nel Veneto l’unico scudetto a livello calcistico nella stagione 1984/1985, scrivendo il suo nome nella storia del campionato italiano assieme all’allenatore Osvaldo Bagnoli, al difensore dal gol facile Hans Peter Briegel e alla coppia d’attacco Elkjær-Galderisi. L’anno successivo partecipò alla Coppa dei Campioni, dove fu eliminata al secondo turno dalla Juventus in una discussa partita a porte chiuse. Inizialmente fu una buona stagione per Verona anche la 2001/2002 quando, nella prima metà di campionato, il Chievo (arrivato per la prima volta in Serie A) e l’Hellas riuscirono a mantenere le primissime posizioni in classifica; la seconda metà campionato andò peggio, soprattutto per l’Hellas Verona, che venne retrocessa in Serie B.[53] Il ChievoVerona ebbe un’altra buona stagione nel 2005/2006 (l’allenatore era Giuseppe Pillon) quando, dopo lo scandalo Calciopoli, arrivò 4° in classifica generale, venendo ammesso al turno preliminare della massima competizione continentale, non riuscendo però a qualificarsi al tabellone principale (furono sconfitti dai bulgari del Levski Sofia). Nella stagione 2006/2007, però, per i clivensi arriva la prima retrocessione dopo sei anni consecutivi di serie A.[54] Entrambe le squadre giocano allo Stadio Marcantonio Bentegodi, che ospitò anche alcune partite dei Mondiali di calcio Italia 1990.

Ciclismo

Verona è una città importante per il ciclismo italiano ed internazionale, tanto che vi sono state tenute due edizioni del campionato del mondo di ciclismo su strada nell’arco di pochi anni, fatto eccezionale. La prima edizione nella città si è tenuta nel 1999, vinta dal ciclista spagnolo Oscar Freire; in questa edizione ha vinto tra l’altro nella categoria Juniores il veronese Damiano Cunego. La seconda edizione si è svolta nel 2004, curiosamente vinta ancora da Oscar Freire, mentre Cunego, partecipando in questo caso tra i professionisti, dopo un’annata agonistica straordinaria (nel 2004 vinse Giro d’Italia, Giro di Lombardia, Giro del Trentino e Giro dell’Appennino) riuscì ad arrivare solo 9°.

Fotografia scattata durante il campionato del mondo di ciclismo su strada a Verona, sulla salita che porta sulle Torricelle

Fotografia scattata durante il campionato del mondo di ciclismo su strada a Verona, sulla salita che porta sulle Torricelle

Oltre al campionato del mondo di ciclismo su strada Verona ha ospitato anche tre tappe del Giro d’Italia: il 10 giugno 1984 la 20° ed ultima tappa del Giro d’Italia 1984, che si è conclusa proprio nella città, e vide la vittoria di Francesco Moser, che ribaltando il pronostico conquistò così il Giro, battendo il favorito Laurent Fignon. Il 3 giugno 1997 ci fu invece la 17° tappa del Giro d’Italia 1997, con la vittoria di Mirko Gualdi. Il 2 giugno 2007 Verona ha ospitato l’arrivo dalla 20° tappa (a cronometro individuale) che ha visto la vittoria di Paolo Savoldelli e, nei fatti, proclamato Danilo Di Luca vincitore del 90° Giro d’Italia. Per il 24 maggio 2008 si prevede una tappa con partenza proprio dal centro storico, che darà iniziò ad una lunga serie di tapponi di montagna.

Molti ciclisti sono nati nei dintorni di Verona: Damiano Cunego, soprannominato il piccolo principe, per via delle numerose vittorie, soprattutto nel 2004, anno in cui è stato il primo classificato nel ranking UCI. Dopo un 2005 con un rendimento molto al di sotto delle sue possibilità, poiché colpito dalla mononucleosi, nel 2006 ha conquistato la maglia bianca al Tour de France, mentre nel 2007 è arrivato 5° al Giro d’Italia ed ha vinto il Giro di Lombardia.[55] Vi è poi Davide Rebellin, che ha vinto una lunga serie di trofei, coppe, classiche e gare a tappe internazionali. Anche per lui l’anno d’oro fu il 2004, quando riuscì a vincere la Amstel Gold Race, la Freccia Vallone, la Liegi-Bastogne-Liegi e arrivò secondo al campionato mondiale di ciclismo su strada. Daniele Pietropolli e Francesco Bellotti si sono rivelati invece essere ottimi gregari, ed entrambi collezionano numerosi piazzamenti. Nella mountain bike Paola Pezzo ha conquistato due medaglie d’oro, ai giochi olimpici di Atlanta nel 1996 e di Sidney nel 2000.

Canoa

A Verona sono presenti due società canoistiche di alto livello: il Canoa Club Verona detentore dello scudetto da decenni, dal 1963 è una scuola di canoa che sforna atleti e tecnici a livello internazionale. Nel periodo invernale insegna l’eskimotage in piscina. Assieme al Canoa Club Pescantina, dal 2004 organizza una maratona di canoa tra le più importanti in Italia, e che, nel 2006, ha superato i mille partecipanti. Inoltre in città è presente anche la sezione canoa del CUS Verona.

Sono in fase di partenza i lavori che prevedono di realizzare a Verona un impianto di eccellenza per la canoa, che sarà in grado di attrarre manifestazioni e gare internazionali. Saranno costruiti due impianti: uno principale a due piani con palestra, spogliatoi ed uffici; uno ad un solo piano con bar, ristorante e servizi pubblici. L’impianto sarà costruito al Chievo, dove dall’Adige si separa il canale Camuzzoni, in modo da poter sfruttare il primo per le gare ed il secondo per gli allenamenti[56].

Pallacanestro

Verona ha avuto in passato una squadra di pallacanestro, la Scaligera Basket Verona, che ha raggiunto ottimi risultati, in particolare negli anni novanta quando militò in serie A e riuscì a conquistare una Coppa Italia, una Supercoppa italiana e una Coppa Korac. La società è però fallita nel 2002, quando entrò in crisi finanziaria, ed il nuovo presidente si ritirò. La Scaligera Basket venne retrocessa in Serie C1, perdendo il diritto sportivo della massima serie e trasformandosi in San Zeno Basket. Attualmente la squadra milita in B2.

Pallavolo

La città vanta anche una squadra di prestigio nella pallavolo maschile: la API Pallavolo Verona, nata nel 2001 dalla fusione di due società, ha militato in A1, riuscendo a raggiungere la 6° posizione nella stagione 2004/2005. La squadra è retrocessa in A2 nel campionato 2006/2007.

Rugby

A Verona ci sono quattro società di rugby: il CUS Verona Rugby che la stagione 2006/2007 militava nel campionato di serie A, è retrocessa in serie B e quindi disputerà il derby cittadino con il Rugby Club Valpolicella, altra squadra rugbystica, da vari anni stabilmente in serie B. Nella serie C militano West Verona Rugby Union e Rugby Valeggio.

Economia

L’economia del territorio veronese è costituita soprattutto da piccole-medie imprese anche se non mancano grandi poli industriali, mentre l’interporto di Verona sud gioca un ruolo cruciale nello smistamento del commercio internazionale attraverso i numerosi container trasportati nella zona industriale (anche sede di un importante commercio ortofrutticolo) e smistati in diverse direzioni tramite gomma (casello autostradale di Verona Sud). Ad un robusto settore agricolo ed industriale si è aggiunto nel tempo un ampliamento del terziario, soprattutto in ambito finanziario.

Settore primario

La zona nord-occidentale, la Valpolicella, è famosa in tutto il mondo per la presenza di rinomati vigneti che offrono pregiati vini rossi a denominazione di origine controllata, quali il Valpolicella DOC, il Recioto DOC e l’Amarone DOC. Il comune fa parte dell’associazione città del vino.

Nella zona prealpina della Lessinia, nella parte settentrionale della provincia, abbondano ricchi pascoli, fertile terreno per l’allevamento del bestiame. In questo affascinante contesto viene prodotto il formaggio Monte Veronese che ha ottenuto il riconoscimento di prodotto a denominazione di origine protetta (DOP).

Il Sud veronese è noto per il suo riso DOP, apprezzato in tutta Italia e la cui industria dà tra l’altro incontro ogni anno ai suoi appassionati in una Sagra che anima tutta Isola della Scala, mentre Valeggio sul Mincio è nota per la produzione artigianale del tortellino, che secondo i sostenitori locali avrebbe avuto qui le sue origini (tale ipotesi è però contestata da Bologna).

Il territorio di San Mauro di Saline è conosciuto per la produzione del famoso marrone, stretto ma più nobile parente della castagna.

Il comprensorio dell’est veronese è ricco di tipicità che vanno dall’olio extra vergine di oliva di Mezzane e delle colline circostanti, dalle ciliegie di Cazzano di Tramigna, ai vini Soave DOC e Arcole DOCG, ai piselli di Colognola ai Colli, agli asparagi di Arcole.

La zona della Bassa Veronese è nota per le fragole di San Giovanni Lupatoto, le mele di Zevio e di Belfiore, il melone di Trevenzuolo ed Erbè, il riso di Vialone Nano IGP di Isola della Scala, il radicchio rosso di Cologna Veneta (conosciuta anche per il celebre mandorlato), il cavolo di Castagnaro (riconosciuto dalle proprietà organolettiche anti-ossidanti) e gli asparagi di Sanguinetto. La parte sud-occidentale della provincia scaligera fa parlare di sé per le succose pesche di Pescantina e per l’ottimo vino bianco Custoza DOC.

Settore secondario

I magazzini generali, ora in disuso

I magazzini generali, ora in disuso

Molte piccole imprese, tipicamente a gestione familiare, sono ancora dedite alle attività tradizionali, anche se in sinergia col polo industriale di Verona Sud (Ente Fiere). L’attività della lavorazione del marmo ed il settore delle macchine e utensili agricoli, insieme a quella del mobile d’arte (Bovolone, Cerea, Isola della Scala) rappresentano un punto forte dell’economia veronese.

Verona è sede di importanti industrie alimentari quali AIA, Rana ed i principali produttori dolciari (Bauli, Paluani, Melegatti, Dal Colle, Vicenzi) che devono la loro fortuna soprattutto al pandoro, caratteristico dolce natalizio conosciuto ormai anche al di fuori dei confini nazionali.

In ambito prettamente industriale spicca la ditta farmaceutica Glaxo che si appoggia al complesso universitario e in particolare ai centri di ricerca della facoltà di Medicina (Ospedali di Borgo Roma e di Borgo Trento). Il polo universitario è andato ingrandendosi molto negli ultimi anni attirando capitali e nuova imprenditoria.

Settore terziario

Il settore dei servizi ha beneficiato in gran parte dello sviluppo economico che ha avuto un picco negli anni novanta grazie anche alla svalutazione della lira. Sono così aumentate le presenze straniere tra la clientela turistica che ruota essenzialmente intorno a due grandi poli: il turismo d’arte (centro storico e opera lirica) e sportivo (lago di Garda). Se massiccia è stata la presenza tedesca e olandese e in minor parte americana e giapponese negli anni novanta, dal nuovo millennio è presente anche una consistente fascia di turisti italiani e provenienti dall’est europeo. L’arrivo dell’Euro, moneta forte, ha reso però meno appetibile Verona al turista estero e sono calate le presenze anche se gli indicatori mostrerebbero attualmente una certa ripresa.

Molto importante il settore bancario-assicurativo, con aziende di primo piano a livello nazionale, come Cattolica Assicurazioni, Cariverona (adesso fusa in Unicredit) e la Banca Popolare di Verona che si sta avviando a diventare la più grande banca popolare d’Italia, grazie all’acquisizione del gruppo Banco Popolare di Verona e Novara della Banca Popolare Italiana. Inoltre sta nascendo un grande polo finanziario a Verona sud, grazie alle sinergie di queste tre società veronesi. Già altre società importanti, come Deutsche Bank, hanno proclamato di voler aprire una sede nel nuovo centro finanziario.

Fiera

La fiera di Verona

La fiera di Verona

La fiera di Verona nasce nel 1898, ed è ormai una realtà internazionale. La fiera si tiene presso il complesso Veronafiere, nella zona industriale della città. Il complesso ha una superficie totale di 350.000m², di cui 122.000m² divisi tra 12 padiglioni, e ospita oltre 1.100.000 visitatori all’anno, molti provenienti anche dall’estero.[57]

Le principali manifestazioni fieristiche, tenute presso Veronafiere sono:

  • Abitare il Tempo: fiera per l’arredamento d’interni;
  • ArtVerona: fiera nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea;
  • Elettroexpo: fiera dell’elettronica e del radioamatore;
  • Fieragricola: la fiera più antica, presente fin dal 1898, ed unica nel suo genere in Italia;[58]
  • Fieracavalli: la più importante fiera del settore;[59]
  • Luxury & Yachts: salone internazionale del lusso;
  • Job&Orienta: dedicata all’orientamento, alla scuola, alla formazione e al lavoro;
  • Marmomacc: la più importante fiera internazionale del settore;[60]
  • Model Expo Italy: fiera del modellismo statico e dinamico;
  • Nauticshow: salone internazionale della nautica;
  • Samoter: evento dedicato alle aziende del settore macchine movimento terra, da cantiere e per l’edilizia;
  • Vinitaly: una delle maggiori fiere vinicole mondiali, punto d’incontro degli enologi e degli amanti del vino;[61]
  • Vivi la Casa: fiera del mobile classico al moderno.

Progetti

Plastico dell'ex Polo Finanziario

Plastico dell’ex Polo Finanziario

Riqualificazione Verona sud: è un progetto di riqualificazione di Verona sud, in particolare di alcune aree industriali andate in disuso. Nella zona degli ex Magazzini Generali è prevista la creazione di un grande centro culturale, denominato Polo Culturale, con servizi a carattere didattico, museale ed artistico, oltre a uffici pubblici. Il complesso si realizzerà attraverso il recupero ed il restauro dei principali edifici dei magazzini. A sud di questo, nell’area dell’ex Mercato Ortofrutticolo, era prevista la costruzione di un Polo Finanziario. Al suo posto verranno invece creati 5.000 posti auto e un albergo per la fiera; il nuovo complesso sorgerà davanti alla fiera di Verona. Ad est di quest’ultimo verranno creati quattro isolati residenziali, con negozi, botteghe ed uffici. Circa 5,5 ettari di superficie verranno adibiti a verde pubblico, e verranno realizzati, all’interno di questo parco, una piscina e attrezzature sportive e ricreative.[62] Per la zona dell’ex Cartiere è previsto il recupero con la costruzione di un edificio polifunzionale, che contiene attività commerciali, per il tempo libero e per il fitness: questo edificio sarà costituito da quattro piani, di cui due interrati che ospiteranno 2.000 posti auto. Ci sarà anche una torre alta circa 70 metri, con funzioni direzionali. Parte della zona sarà destinata a verde, con un parco urbano di 30.000 m², collegato alle aree dei canali, e ad attività sportive, con la costruzione di un nuovo palazzetto dello sport. L’area delle ex Officine Adige è stata progettata dal famoso architetto Richard Rogers, dove ha ipotizzato un grattacielo di oltre 150 metri, che dovrebbe divenire il simbolo della Verona contemporanea, ma anche ampie aree verdi, spazi per uffici, un hotel ed edifici residenziali.[63] Un progetto di riqualificazione riguarda poi la ex Centrale del latte, area che verrà destinata ad uso residenziale, commerciale e alberghiero: il progetto prevede la realizzazione di edifici bassi sul fronte strada, e di un edificio alto posto più all’interno dell’area, che conterrà un hotel. Gli edifici più bassi invece ospiteranno funzioni residenziali e commerciali. Nell’ex Foro Boario, zona a ridosso della Fiera, è in costruzione un centro direzionale, un albergo e uno spazio dedicato al commercio e alla promozione del vino, ma anche una piazza, il tutto realizzato dall’architetto italiano Mario Bellini. Il centro direzionale, a forma di incudine, raggiungerà i 50 metri, l’altezza massima prevista nell’intero complesso.

Rete tramviaria: è in fase di approvazione la costruzione di una tramvia che serva la città, in modo da ridurre traffico ed inquinamento; vi è un forte dibattito circa la scelta di costruzione di una classica tramvia su binari, oppure una senza binari, ma controllata da speciali magneti predisposti lungo la strada, che creano un percorso fisso da cui il tram non può uscire, un sistema già utilizzato a Eindhoven. Sono state progettate due linee, che verranno ampliate successivamente: la prima linea est-ovest partirebbe da San Michele Extra e, passando dal stazione ferroviaria Porta Nuova, giungerebbe allo stadio Bentegodi; la seconda linea partirebbe dal casello autostradale di Verona sud e, passando e dalla fiera e dalla stazione Porta Nuova, finirebbe a Borgo Trento.

Rete ferroviaria: sono in fase di progettazione i percorsi dell’alta capacità/alta velocità per i corridoi 5 (est-ovest) ed 1 (nord-sud), l’ampliamento e la ristrutturazione della stazione ferroviaria Porta Nuova, e lo spostamento dello scalo merci al Quadrante Europa (al posto di questo si prevede un ampio parco pubblico). Inoltre è in progettazione un collegamento ferroviario con l’aeroporto Catullo.[64]

Infrastrutture e trasporti

Strade

Verona è un importante nodo autostradale, dal momento che qui si intersecano due assi viari importanti e trafficati:

  • l’A4 Milano-Venezia, con uscite a Verona Est e Verona Sud;
  • l’A22 autostrada del Brennero, con uscita a Verona Nord.

La città è inoltre raggiunta dalla Strada Statale 434 Transpolesana, che la collega con Rovigo, dalla Strada Statale 11 Padana Superiore che collega Torino a Venezia, e dalla Strada Statale 12 dell’Abetone e del Brennero che collega Pisa al passo del Brennero.

Il centro abitato è circondato sui lati ovest, sud ed est da un sistema di tangenziali, e per il lato nord è in fase di approvazione una nuova tangenziale, che passerà con un traforo sotto le Torricelle, andando a creare un unico anello di circonvallazione attorno all’intera città.[65] Le tangenziali oggi esistenti sono:

  • Tangenziale Ovest
  • Tangenziale Sud
  • Tangenziale Est

Autobus

La città è dotata di un servizio di autobus cittadini e provinciali gestito dall’ATV, ovvero Azienda Trasporti Verona. L’azienda è nata nel 2007 dalla fusione di due aziende, AMT e APTV: la prima gestiva la rete urbana, mentre la seconda la rete extraurbana. La fusione è servita per poter offrire al cittadino un sistema di trasporti più razionale ed efficiente, e per unificare i costi dei biglietti.[66]

Ferrovie

Verona si presenta come un grande scalo ferroviario passeggeri e merci, con oltre 25 milioni di passeggeri all’anno. L’importanza è data dalla congiunzione di vari tratti ferroviari molto importanti: la ferrovia del Brennero, che collega l’Italia alla Germania, e vede quindi il transito di molti turisti tedeschi e merci (in particolare automobili), la quale ha la sua continuazione naturale nella linea Verona-Bologna. Vi è poi la ferrovia Milano-Verona-Venezia, linea molto trafficata, la quale verrà affiancata in futuro dalle linee ad alta velocità Milano-Verona e Verona-Venezia. Vi sono poi due linee minori, la ferrovia Verona-Mantova-Modena e la ferrovia Verona-Legnago-Rovigo. La principale stazione della città è la stazione Porta Nuova che conta 12 binari per la stazione passeggeri, oltre a numerosi binari per i treni merci, che vanno sommati a quelli dello scalo di Porta Vescovo (che possiede anche un’importante officina e deposito) e del Quadrante Europa. Il Quadrante Europa risulta essere l’interporto che movimenta più merci in Veneto, movimentando infatti l’83% delle merci di tutta la regione, e in Italia per il trasporto combinato[67]: dall’interporto veronese circola infatti il 30% di tutto il traffico combinato italiano e oltre il 50% del traffico combinato internazionale da e per l’Italia.[68] Da Verona passeranno inoltre due linee dell’alta velocità, il corridoio 1 e il corridoio 5 (già citato sopra), che collegheranno rispettivamente Berlino alla Sicilia e Lisbona a Kiev.

La città è dotata di due stazioni:

  • Stazione di Porta Nuova, la stazione centrale, situata nel centro città, non lontana dello Stadio Bentegodi.
  • Stazione di Porta Vescovo, stazione media, che si trova a est della città, in Borgo Venezia.

Aeroporti

L’aeroporto principale della città è l’aeroporto di Verona-Villafranca, al servizio di uno fra i più importanti comprensori in Europa: è situato infatti al centro di un’area che comprende le province di Brescia, Mantova, Rovigo, Vicenza, Trento, Bolzano e Verona e che, con circa quattro milioni di abitanti raggiunge il 12% del PIL nazionale. L’aeroporto, con più di 3.500.000 passeggeri transitati nel 2007,[69] è il 12° scalo italiano per movimento passeggeri.[70] Vi è poi l’aeroporto di Verona-Boscomantico, situato a pochi chilometri da Verona. Quest’ultimo viene utilizzato per voli turistici, per manifestazioni, e come base per paracadutisti ed elicotteri, poiché la lunghezza della pista consente decollo e atterraggio solo a piccoli aerei monomotore.

Amministrazione comunale

Sindaco: Flavio Tosi (Lega Nord-centrodestra) dal 28/05/2007
Centralino del comune: 045 8077111
Email del comune: urp@comune.verona.it

Amministrazioni precedenti

Periodo Primo Cittadino Partito Carica Note
1980 1990 Gabriele Sboarina Democrazia Cristiana Sindaco
1994 1998 Michela Sironi Forza Italia (Polo delle Libertà) Sindaco
1998 2002 Michela Sironi Forza Italia (Polo delle Libertà) Sindaco
2002 2007 Paolo Zanotto La Margherita (L’Ulivo) Sindaco
2007 in carica Flavio Tosi Lega Nord (Casa delle Libertà) Sindaco

Quartieri

Per approfondire, vedi la voce Urbanistica di Verona.

Amministrativamente il territorio comunale è ripartito in 8 circoscrizioni, a loro volta suddivise nelle seguenti 23 zone amministrative:[71] [72]

Centro storico

1. Città antica
2. Cittadella
3. San Zeno
4. Veronetta

Quartieri moderni

10. Borgo Trento
11. Valdonega
12. Borgo Venezia (che comprende Borgo Trieste)
13. Porto San Pancrazio
14. Borgo Roma
15. Santa Lucia
16. Borgo Milano (che comprende le località di Chievo e Saval)
17. Golosine
18. Ponte Crencano

Frazioni

30. Avesa
31. Quinto
32. Santa Maria in Stelle
33. Mizzole
34. Montorio
35. San Michele
36. Cadidavid
37. San Massimo
38. Parona
39. Quinzano

Gemellaggi

Verona è gemellata con le seguenti città:

  • Bandiera della Germania Monaco di Baviera, Germania, per il fatto di essere le porte gemelle verso i reciproci paesi.
  • Bandiera della Francia Nîmes, Francia, per l’arena romana.
  • Bandiera della Croazia Pola, Croazia, per l’arena romana.
  • Bandiera dell'Austria Salisburgo, Austria, per l’essere città di musica.
  • Bandiera degli Stati Uniti Albany, USA
  • Bandiera del Giappone Nagahama, Giappone
  • Bandiera del Belgio Saint-Josse-ten-Noode, Belgio[73]

Patti d’amicizia

  • Bandiera d'Israele Ra’anana, Israele, nell’ambito di un accordo trilaterale nel nome dei presepi e della pace.
  • Bandiera della Palestina Betlemme, Palestina, nell’ambito di un accordo trilaterale nel nome dei presepi e della pace.
  • Bandiera della Slovacchia Košice, Slovacchia
  • Bandiera della Grecia Corfù, Grecia
  • Bandiera degli Stati Uniti Fresno, USA, per il vino.
  • Bandiera dell'Albania Coriza, Albania
  • Bandiera della Germania Detmold, Germania
  • Bandiera della Cina Ningbo, Cina
  • Bandiera del Perù Ayacucho, Perù[73]

Bibliografia

Fonti primarie

  • T. Saraina. De origine et amplitudine civitatis Veronae. Verona, 1540.
  • F. Tinto. La nobiltà di Verona.. Verona, 1590.
  • G. Dalla Corte. L’istoria di Verona. Verona, 1592.
  • L. Moscardo. Historia di Verona. Verona, 1668.
  • S. Maffei. Verona illustrata. Milano, 1732.
  • G. Biancolini. Notizie storiche delle chiese di Verona. Verona, 1749.
  • G. B. Da Persico. Descrizione di Verona e della sua provincia. Verona, 1820.
  • I. Bevilacqua. Saggio d’una statistica della città di Verona. Venezia, Tipografia Picotti, 1823.

Fonti secondarie

  • M. Carrara. Gli Scaligeri. Varese, Dall’Oglio, 1966.
  • G. Piovene e R. Marini. L’opera completa del Veronese. Milano, Rizzoli, 1968.
  • G. Barbetta. Le mura e le fortificazioni di Verona. Verona, Vita veronese, 1970.
  • G. P. Marchi, A. Orlando e M. Brenzoni. Il culto di San Zeno nel veronese. Verona, Banca Popolare di Verona, 1972.
  • F. Dal Forno. Case e palazzi di Verona. Verona, Banca Popolare di Verona, 1973.
  • G. Borelli. Una città e il suo fiume. Verona, Banca Popolare di Verona, 1977.
  • L. Puppi. Ritratto di Verona. Banca Popolare di VeronaVerona, 1978.
  • G. Borelli. Chiese e monasteri di Verona. Verona, Banca Popolare di Verona, 1980.
  • G. Solinas. Storia di Verona. Verona, Centro Rinascita, 1981.
  • G. Beltramini. Le strade di Verona entro la cinta muraria. Verona, Vita Veronese, 1983.
  • C. Marchi. Grandi peccatori grandi cattedrali. Milano, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 1987. ISBN 8817107832.
  • A. Sandrini e P. Brugnoli. Architettura a Verona nell’età della Serenissima. Verona, Banca Popolare di Verona, 1988.
  • G. M. Varanini. Gli Scaligeri 1277-1387. Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1988.
  • A. Castagnetti e G. M. Varanini. Il veneto nel medioevo: Dai Comuni cittadini al predominio scaligero nella Marca. Verona, Banca Popolare di Verona, 1991. ISBN 88-04-36999-X.
  • A. Sandrini e P. Brugnoli. Architettura a Verona dal periodo napoleonico all’età contemporanea. Verona, Banca Popolare di Verona, 1994.
  • A. Castagnetti e G. M. Varanini. Il Veneto nel medioevo: Le signorie trecentesche. Verona, Banca Popolare di Verona, 1995.
  • P. Brugnoli. Le strade di Verona. Roma, Newton Compton, 1999. ISBN 88-8289-025-2.
  • G. Lorenzoni e G. Valenzano. Il duomo di Modena e la basilica di San Zeno. Verona, Banca Popolare di Verona, 2000.
  • S. Salti e R. Venturini. La vita di Teodorico. Ravenna, 2001.
  • G. Zalin Storia di Verona. Caratteri, aspetti, momenti. 2001. Vicenza, Neri Pozza. ISBN 88-730-5823-X.
  • D. Fringesi Cesare Lombroso. 2003. Torino, Einaudi. ISBN 88-06-13866-9.
  • AA. VV. Verona. La città e le fortificazioni. Roma, Ist. Poligrafico dello Stato, 2005. ISBN 88-240-1111-X.
  • G. Baldassin Molli. Verona. Verona, Banca Popolare di Verona, 2007.

Voci correlate

  • Veneto
  • Provincia di Verona
  • Storia di Verona
  • Urbanistica di Verona
  • Monumenti di Verona
  • Sistema difensivo di Verona
  • Personalità legate a Verona
  • Diocesi di Verona
  • Festival lirico areniano
  • Estate teatrale veronese
  • Università degli Studi di Verona
  • Citazioni letterarie su Verona
  • Romeo e Giulietta
  • Verona/Galleria fotografica
  • Il Grattacielo

Altri progetti

  • Collabora a Commons Wikimedia Commons contiene file multimediali su Verona
  • Collabora a Wikinotizie Wikinotizie contiene notizie di attualità su Verona
  • Collabora al Wikizionario Wikizionario contiene la voce di dizionario «Verona»
  • Collabora a Wikiquote Wikiquote contiene citazioni su Verona
This text comes from Wikipedia. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the GNU Free Documentation License, Version 1.2 or any later version published by the Free Software Foundation; with no Invariant Sections, no Front-Cover Texts, and no Back-Cover Texts. For a complete list of contributors for this article, visit the corresponding history entry on Wikipedia.

No Comments »

No comments yet.

RSS feed for comments on this post. TrackBack URL

Leave a comment