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May 5, 2008

Wikipedia: Napoli

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Panorama della parte sud-est di Napoli dal quartiere Posillipo

Panorama della parte sud-est di Napoli dal quartiere Posillipo

Napoli

Panorama di Napoli
Napoli - Bandiera
Napoli - Stemma
Nome ufficiale: {{{nomeUfficiale}}}
Stato: bandiera Italia
Regione: Campania
Provincia: stemma Napoli
Coordinate: 40°50′0″N 14°15′0″E / 40.83333, 14.25
Altitudine: 17 m s.l.m.
Superficie: 117 km²
Abitanti:
975.139 01-01-07
Densità: 8.334,5 ab./km²
Frazioni: vedi paragrafo “Suddivisioni amministrative del territorio
Comuni contigui: Arzano, Casandrino, Casavatore, Casoria, Cercola, Marano di Napoli, Melito di Napoli, Mugnano di Napoli, Portici, Pozzuoli, Quarto, San Giorgio a Cremano, Volla
CAP: 80100
Pref. tel: 081
Codice ISTAT: 063049
Codice catasto: F839
Nome abitanti: napoletani; partenopei
Santo patrono: San Gennaro (patrono principale); vi sono poi altri 51 compatroni
Giorno festivo: 19 settembre
Comune

Posizione del comune nell'Italia

Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia
« Napoli, la gran città carica di storia, con Parigi, la sola possibile capitale europea. »
(Stendhal[1])
« Per la sua bellezza e per la sua fecondità, gli Dei si contendono il possesso della città. »
(Polibio[2])

Nàpoli (IPA: [ˈnaːpoli], in napoletano Napule, IPA: [ˈnaːpələ] oppure [ˈnaːpulə]) è una città italiana capoluogo dell’omonima provincia e della regione Campania.

Indice

Presentazione della città

Veduta di Napoli di Wilhelm Götzloff, 1837

Veduta di Napoli di Wilhelm Götzloff, 1837

La città di Napoli è situata in posizione pressoché centrale sull’omonimo golfo, tra il Vesuvio e l’area vulcanica dei Campi Flegrei in uno scenario definito “tra i più celebrati e incantevoli al mondo”[3]. Il suo vasto patrimonio artistico ed architettonico è tutelato dall’UNESCO, le cui commissioni hanno incluso il centro storico di Napoli tra i siti del patrimonio mondiale dell’umanità[4].

Nel suo primo insediamento di Partenope sulla collina di Pizzofalcone, fu fondata nella seconda metà dell’VIII secolo a.C. da coloni greci; successivamente rifondata come Neapolis nella zona bassa tra la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C., essa viene annoverata tra le principali città della Magna Grecia [5].

Nel corso della sua storia quasi trimillenaria Napoli vedrà il susseguirsi di lunghe e numerose dominazioni straniere, rivestendo una posizione di rilievo in Italia e in Europa.

Napoli in una antica mappa del XVIII secolo

Napoli in una antica mappa del XVIII secolo

Dopo l’impero romano, nel VII secolo la città formò un ducato autonomo, indipendente dall’Impero bizantino; in seguito, dal XIII secolo e per circa seicento anni fu capitale del più grande stato italiano preunitario, che comprendeva tutta l’Italia meridionale peninsulare e, in alcuni periodi, anche la Sicilia. Da Napoli, Ladislao I di Durazzo, agli inizi del XV secolo tentò di riunificare tutta la penisola italiana mentre, successivamente, la città divenne il centro politico dell’Impero Aragonese [6].

Per motivi storici, artistici, politici ed ambientali fu, dal basso medioevo fino all’Unità, tra i principali centri di riferimento culturale, al pari delle altre principali capitali del continente [7][8].[9].

Con l’annessione al Regno d’Italia la città e, in generale, tutto il meridione d’Italia, caddero in un relativo declino socio-economico[10]; la Napoli contemporanea rimane tuttavia tra le più grandi e popolose metropoli italiane e mediterranee [11], conservando ancora la sua storica vocazione di importante centro culturale, scientifico e universitario di livello internazionale. La città di Napoli si è aggiudicata l’organizzazione del Forum Universale delle Culture 2013 [12]. A Napoli si trova Villa Rosebery, una delle tre residenze ufficiali della Presidenza della Repubblica.

Nel mondo esistono infine oltre 20 città e/o villaggi che si chiamano Napoli (o Naples, Nàpoles, Neapolis).

Per approfondire, vedi la voce Napoli (disambigua).

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Geografia

Veduta del Vesuvio dal Circolo Canottieri di Napoli

Veduta del Vesuvio dal Circolo Canottieri di Napoli

Situata a 17 metri sopra il livello del mare, Napoli sorge al centro dell’omonimo golfo, delimitato ad est dalla penisola sorrentina con Punta Campanella, ad ovest dal golfo di Pozzuoli con Capo Miseno, mentre a settentrione dall’appendice dell’Appenino Campano.

La città storica è andata sviluppandosi preminentemente sulla costa; il primo nucleo della città fu costituito dall’isolotto di Megaride, ove coloni greci diedero avvio al primo emporio commerciale che comportò lo sviluppo della città odierna. Il territorio di Napoli è composto prevalentemente da colline (molti di questi rilievi superano i 150 metri d’altezza per giungere fino ai 452 m della Collina dei Camaldoli) sulle quali sono nati veri e propri quartieri e/o rioni storici, ma anche da isole, insenature e penisole a strapiombo sul Mar Tirreno.

L’intero territorio ha una storia geologicamente complessa: il substrato recente è composto perlopiù da detriti di varia natura vulcanica.

Per quanto riguarda il rischio sismico è classificata nella zona 2 (sismicità medio alta) dall’Ordinanza P.C.M. n. 3274 del 20/03/2003 [13].

Clima

Per approfondire, vedi le voci Stazione meteorologica di Napoli Capodichino, Stazione meteorologica di Napoli Capodimonte e Stazione meteorologica di Napoli Centro.

Napoli gode di un clima tipicamente mediterraneo, con inverni miti e piovosi e estati calde e secche, ma comunque rinfrescate dalla brezza marina che raramente manca sul suo golfo. Il sole splende mediamente per 250 giorni l’anno [14]. La Classificazione climatica di Napoli inserisce la città nella zona climatica “C”. La particolare conformazione morfologica del territorio del capoluogo comunque obbliga in questa sede ad aggiungere che la città possiede al suo interno differenti microclimi con la possibilità così di incontrare variazioni climatiche anche significative spostandosi di pochi chilometri.

Mese Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Annuale
Massime medie °C (°F) 12 (54) 12 (55) 15 (60) 17 (64) 22 (72) 26 (79) 29 (85) 29 (85) 26 (80) 21 (71) 16 (62) 13 (56) 20 (68)
Minime medie °C (°F) 4 (40) 5 (41) 6 (44) 8 (48) 12 (55) 16 (62) 18 (66) 18 (66) 16 (61) 12 (55) 8 (47) 5 (42) 11 (52)
Pioggia mm (in.) 90 (3.54) 80 (3.15) 70 (2.75) 70 (2.75) 50 (1.96) 30 (1.18) 20 (0.78) 30 (1.18) 70 (2.75) 130 (5.11) 120 (4.72) 110 (4.33) 940(37.00)
Fonte: Weatherbase

Urbanistica e popolazione

Per approfondire, vedi la voce Storia dell’urbanistica e dell’architettura di Napoli.
L'area metropolitana di Napoli in una visione satellitare notturna

L’area metropolitana di Napoli in una visione satellitare notturna

Capoluogo della provincia omonima e della regione Campania, è il terzo comune d’Italia per numero di abitanti: dati ISTAT dell’ultimo censimento (2006) [15] rilevano una popolazione di 975.139 abitanti, pari a oltre un sesto dell’intera popolazione regionale e circa un terzo di quella della sua provincia.

La città vera e propria si estende tuttavia ben oltre la superficie comunale, sebbene non possa essere univoca una definizione dei suoi confini. Dati ONU del 2005 assegnano all’intero agglomerato urbano napoletano una popolazione di circa 2.200.000 abitanti [16], ma va ricordato che vi sono dati di diverse fonti che appaiono anche estremamente discordanti a seconda del metodo di calcolo utilizzato (non solo per l’agglomerato urbano ma anche soprattutto per la definizione dei confini dell’area metropolitana). L’area metropolitana secondo le stime dell’OCSE giungerebbe a circa 3.100.000 abitanti, dietro Milano e Roma [17]. Da altre fonti risulta essere la seconda area metropolitana d’Italia per popolazione dopo Milano, solo per citarne alcune: per l’ U.S. Census Bureau and Times Atlas of the World ne stima una popolazione di circa 3 milioni di abitanti [18], mentre il World Gazetteer[19] ne calcola 3.832.622, al 01/01/2007.

L’area metropolitana risulta, ad ogni modo, una delle più popolose e densamente popolate dell’Unione Europea: è prossima inoltre l’istituzione della città metropolitana che dovrebbe andare a sostituire la Provincia di Napoli. Gli urbanisti chiamano l’intero territorio urbanizzato “la grande Napoli”; la crescita della città è riuscita infatti ad integrare a sé comuni della provincia di Salerno e Caserta quasi senza soluzione di continuità. La costa metropolitana si estende ininterrottamente da Capo Miseno a Castellammare di Stabia.

Panorama serale della città

Panorama serale della città

Il comune è composto dalla “città storica” (corrispondente ai quartieri di Avvocata, Chiaia, Mercato, Montecalvario, Pendino, Porto, Posillipo, San Carlo all’Arena, San Giuseppe, San Lorenzo, Stella, Vicarìa), da alcune frazioni fuse con la città in varie fasi già dall’epoca di Gioacchino Murat (Arenella, Bagnoli, Miano, Piscinola, Fuorigrotta, Vomero) e dai comuni aggregati infine durante il ventennio fascista (attualmente suddivisi nei quartieri di Barra, Chiaiano, Pianura, Soccavo, Ponticelli, San Giovanni a Teduccio, San Pietro a Patierno, Secondigliano e Scampìa).

I quartieri più popolosi sono appunto quelli corrispondenti al territorio dei comuni aggregati durante il ventennio. La sovrappopolazione di tali zone, che hanno da sole i due terzi della popolazione della città, è dovuta principalmente alla scelta politica – poi rivelatasi fallimentare – di individuare in quei luoghi le aree in cui realizzare gli agglomerati ex legge 167/1962 (edilizia residenziale pubblica) e legge 219/1981 (edilizia residenziale pubblica per i terremotati del 1980).

Evoluzione demografica

Abitanti censiti (migliaia)

Storia [20]

Per approfondire, vedi le voci Storia di Napoli e Regno di Napoli.
Resti della Villa Imperiale di Pausilypon a Posillipo

Resti della Villa Imperiale di Pausilypon a Posillipo

Età antica

La città fu probabilmente fondata dagli abitanti della colonia greca di Cuma attorno all’VIII secolo a.C., con il nome di Partenope, sull’attuale Monte Echia. Tale insediamento sarebbe stato successivamente chiamato Palepolis (“città vecchia”), quando la città sarebbe stata rifondata poco lontano nel V secolo a.C., con il nuovo nome di Néa-pólis, (“città nuova”). Nel 326 a.C., a seguito delle guerre sannitiche, i Romani conquistarono definitivamente la città, che conservò però la lingua greca almeno fino al II secolo d.C.. Nei secoli seguenti Napoli ospitò molti patrizi ed imperatori romani che trascorsero qui pause di governo. In particolare, nel 476 d.C. l’ultimo imperatore romano d’occidente Romolo Augustolo fu imprigionato nel Castel dell’Ovo.

Medioevo

Statua di Alfonso V  all'ingresso del Palazzo Reale di Napoli

Statua di Alfonso V all’ingresso del Palazzo Reale di Napoli

Nel 536 Napoli fu conquistata dai Bizantini durante la guerra gotica e rimase saldamente in mano all’Impero anche durante la susseguente invasione longobarda, divenendo in seguito ducato autonomo. La vita del ducato fu caratterizzata da continue guerre, principalmente difensive, contro i potenti principati longobardi vicini ed i Saraceni. Attorno al 990, pochi anni dopo l’istituzione dell’arcidiocesi di Capua, Sergio fu il primo arcivescovo della città, quando la sua diocesi fu elevata a provincia ecclesiastica dal Papa, poco dopo che Leone III l’Isaurico, a seguito delle dispute teologiche sorte attorno al movimento iconoclasta, passò le diocesi dell’Italia bizantina sotto l’autorità del patriarcato di Costantinopoli[21]. Nel 1137 i normanni di Ruggero II conquistarono la città, ponendo fine al ducato, e Napoli entrò così a far parte del territorio del Principato di Capua, nel neonato Regno di Sicilia, con capitale Palermo; ciononostante la città conservò la sede dell’arcidiocesi. Dopo la dominazione sveva, durante la quale fu compresa nel giustizierato di Terra di Lavoro, nel 1266 gli Angioini occuparono il Mezzogiorno e, non avendo conquistato la Sicilia, insediarono la capitale a Napoli durante il regno di Carlo II, trasformando da allora quella che era stata una delle tante città marinare del Tirreno (Amalfi, Gaeta, Sorrento) in uno dei più importanti centri di potere della penisola italiana. L’ultima grande impresa degli angioini napoletani fu la spedizione militare di Ladisalo I di Napoli, il primo tentativo di riunificazione politica d’Italia, agli inizi del XV secolo.

Età moderna

Masaniello, uno dei personaggi più noti e mitici della storia cittadina

Masaniello, uno dei personaggi più noti e mitici della storia cittadina

Nel 1442 anche Napoli cadde in mano aragonese, diventando una delle città più influenti del dominio Aragonese e ospitando stabilmente, durante il regno di Alfonso il Magnanimo (1442-1458), il re e la corte di questo grande stato mediterraneo. Nel 1501, nell’ambito delle guerre d’Italia, il Regno di Napoli fu conquistato dagli spagnoli e, per oltre due secoli, governato da un viceré, per conto di Madrid. Nel XVII secolo la città vide la famosa rivolta di Masaniello e la nascita di una effimera repubblica indipendente.

Nel corso della guerra di successione spagnola l’Austria conquistò Napoli (1707) e la tenne fino al 1734, anno in cui il regno fu occupato da Carlo di Borbone, che vi ricostituì uno stato indipendente. Sotto la dinastia dei Borbone Napoli rafforzò il suo ruolo di una tra le principali capitali europee. Con la rivoluzione francese e le guerre napoleoniche, Napoli vide prima la nascita di una repubblica giacobina e poi la conseguente restaurazione borbonica. Nel 1806 fu nuovamente conquistata dalle truppe francesi condotte da Napoleone Bonaparte che affidò il regno a suo fratello Giuseppe e quindi, in seguito, a Gioacchino Murat. Nel 1815 con la definitiva sconfitta di Napoleone e il Congresso di Vienna Napoli ritornò nuovamente ai Borbone.

Nel 1860 il Regno delle Due Sicilie fu conquistato dai Mille di Garibaldi e annesso al Regno d’Italia capeggiato dal Piemontese Cavour.

Durante la seconda guerra mondiale Napoli vide, dopo l’8 settembre, la rivolta popolare contro l’occupante tedesco comunemente detta delle Quattro giornate di Napoli.

Personalità legate a Napoli

Per approfondire, vedi le voci Personalità legate a Napoli e Personalità sepolte a Napoli.

Stemma Gonfalone e Onorificenze

Note storiche sullo stemma
Lo stemma

Lo stemma

Sono state elaborate diverse teorie sulle origini dello stemma della città, tra queste la più interessante è forse quella che spiega come questi furono i colori con i quali vennero accolti in città l’imperatore Costantino I e sua madre Elena (324). Altre ipotesi vogliono che i due colori siano il simbolo e la rappresentazione dell’antico culto della popolazione locale per il sole e la luna, o l’emblema della generosa nobiltà della città di Napoli, oppure che fossero ispirati a vittoriose battaglie combattute all’epoca del Ducato indipendente (755-1027). Queste ultime due tesi sono state smentite però dallo storico Bartolomeo Capasso.

Evoluzione

In altre epoche sono state adottate forme o simboli diversi per rappresentare lo stemma. Durante la repubblica di Masaniello (1647) nel centro dello scudo fu posta una lettera P, quale simbolo della supremazia del popolo, che poi divenne una C in richiamo alla parola civitas. Nel 1866 fu abbandonato l’uso, risalente alle prime dinastie nobiliari napoletane, di sovrapporre allo stemma una corona ducale, per sostituirla con una corona turrita, simbolo araldico di «volontà di libertà e di indipendenza municipale».

Durante il fascismo allo stemma, seguendo i Regi Decreti del tempo, nel 1928 fu affiancato lateralmente un fascio littorio, mentre nel 1933 il fascio fu posto “in capo” allo scudo dello stemma, sino alla caduta del regime mussoliniano.[22]

Lo stemma si compone di uno scudo sannitico diviso in due parti orizzontali di uguale altezza, quella superiore colorata d’oro e l’altra di rosso («troncato d’oro e di rosso»), sormontanto da una corona turrita con cinque bastioni merlati visibili, di cui solo uno, quello centrale, dotato di porta d’ingresso.

Gonfalone

Il gonfalone riprende i due colori dello stemma, oro e rosso, che occupano rispettivamente la metà superiore e la metà inferiore dell’intero drappo («troncato»), riprendendo simmetricamente la disposizione dei colori dello scudo araldico cittadino.

« troncato d’oro e di rosso, caricato dello stemma civico, con l’iscrizione in oro «Comune di Napoli». »

Le caratteristiche di questo tipo di insegna sono stabilite dall’articolo 5 del Regio Decreto 7 giugno 1943, n.652: ” … il gonfalone non può mai assumere la forma di bandiera ma deve consistere in un drappo quadrangolare di un metro per due, del colore di uno o di tutti gli smalti dello stemma, sospeso mediante un bilico mobile ad un’asta ricoperta di velluto dello stesso colore, con bollette poste a spirale, e terminata in punta da una freccia, sulla quale sarà riprodotto lo stemma e sul gambo il nome della provincia, del comune o della società.

Il drappo riccamente ornato e frangiato sarà caricato nel centro dello stemma della Provincia, del Comune, della Società, ecc., sormontato dall’iscrizione centrata “Provincia di …” “Comune di …”. La cravatta frangiata dovrà consistere in nastri tricolorati dai colori nazionali.” [23]

Onorificenze

Per approfondire, vedi la voce Quattro giornate di Napoli.

Napoli è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione; è stata infatti insignita della medaglia d’oro al valor militare per i sacrifici della popolazione e per le attività nella lotta partigiana durante la rivolta detta delle Quattro giornate di Napoli.

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria

Medaglia d’oro al valor militare

«Con superbo slancio patriottico sapeva ritrovare, in mezzo al lutto ed alle rovine, la forza per cacciare dal suolo partenopeo le soldatesche germaniche sfidandone la feroce disumana rappresaglia. Impegnata un’impari lotta col secolare nemico offriva alla Patria, nelle “Quattro Giornate” di fine settembre 1943, numerosi eletti figli. Col suo glorioso esempio additava a tutti gli Italiani, la via verso la libertà, la giustizia, la salvezza della Patria[24].»

— Napoli, 27 – 30 settembre 1943, data del conferimento: 10 settembre 1944

Le macerie dei bombardamenti del 1943

Le macerie dei bombardamenti del 1943

Economia

L’economia cittadina, dall’Unità d’Italia ad oggi, ha visto sempre l’alternarsi di periodi di relativa crescita a periodi di decadimento, senza avere tuttavia mai un reale decollo.

Industrializzazione

Nel secondo dopoguerra e durante il periodo del boom economico (spesso grazie agli investimenti della cassa per il Mezzogiorno), in città ebbe un forte impulso il comparto industriale, con nuovi impianti nel campo della siderurgia, dell’industria metalmeccanica e petrolchimica, in particolare nella periferia orientale e settentrionale della città: alla fine degli anni 70 Napoli poteva essere considerata una città in cui il settore industriale aveva un posto preminente.

L'Italsider di Bagnoli in una vecchia foto degli stabilimenti, oggi dismessi

L’Italsider di Bagnoli in una vecchia foto degli stabilimenti, oggi dismessi

Nei decenni successivi tuttavia, la crisi irreversibile dell’industria di stato, unita ad un generale processo di deindustrializzazione, nonché alla concorrenza dei mercati emergenti ha di fatto mutato radicalmente questa situazione, portando alla chiusura o, nei casi migliori, alla riconversione di un grande numero di aziende (emblematico, anche se non isolato, il caso dell’Italsider di Bagnoli, o la riconversione dell’ex Olivetti di Pozzuoli). L’ultimo grande polo produttivo dell’area metropolitana sopravvissuto alla crisi industriale è quello di Pomigliano d’Arco, sviluppatosi attorno agli stabilimenti Fiat e Alenia, con un indotto che fa sentire i suoi effetti fin dentro la città di Napoli.

Rimangono comunque presenti ancora numerose attività industriali nel campo siderurgico, metalmeccanico e petrolchimico, accanto alle quali sono fiorite diverse piccole e dinamiche realtà di società di servizi alle imprese, progettazione e consulenza (con un alta concentrazione in particolare nel Centro Direzionale di Napoli) che sfruttano sia ai mercati industriali presenti sul territorio che quelli tradizionali del nord Italia. Rilevante anche il settore dell’industria alimentare, meccanico ed elettrotecnico.

Nonostante questi brevi periodi di miglioramenti l’occupazione non ha mai raggiunto un livello stabile o adeguato alle necessità cittadine: oggi uno dei motivi è la presenza di infiltrazioni camorristiche che rendono difficile la nascita di nuove imprese e quindi di attrarre investimenti; tuttavia le attività illegali napoletane hanno un’ingente ripercussione sull’economia nazionale, anche grazie agli scambi commerciali con la Cina (in particolare, con Shangai) [25] , non senza ripercussioni negative sulle strutture sociali e ambientali cittadine: per contrastare questo fenomeno vengono attuati maggiori controlli, soprattutto nell’area portuale [26].

Servizi e turismo

Il porto di Napoli

Il porto di Napoli

La città rimane inoltre un rilevante centro del terziario, soprattutto nei campi: commerciale, amministrativo, finanziario, oltre a quello culturale, sempre storicamente rilevante, nonché quello editoriale. Il porto della città è uno dei principali scali marini d’Italia, nonché un’importante voce di reddito per la città (il secondo al mondo dopo quello di Hong Kong per scalo passeggeri, con circa 9 milioni di presenze all’anno [27]).

Oltre ad ospitare fra centro e agglomerato urbano un importante nodo ferroviario e stradale (Napoli è il capolinea dell’Autostrada del Sole), la città, nell’ultimo decennio, ha investito anche su un’ambizioso programma di lavori pubblici , che ha posto le basi del sistema metropolitano su scala cittadina e regionale.

Un presepe napoletano

Un presepe napoletano

Il turismo, nonostante la vastità dell’offerta monumentale e museale di cui la città dispone non trova sufficiente valorizzazione economica: i problemi d’immagine della città di Napoli legati al problema dei rifiuti e della criminalità organizzata, nonché l’insufficienza di strutture ricettive di medio-basso livello sono il principale ostacolo al decollo di un’efficiente promozione alberghiera. Il flusso turistico è essenzialmente di passaggio, diretto verso località periferiche Pompei (in cui si registra una media di 3 milioni di turisti l’anno[28]), o le isole del golfo (Capri e Ischia), la costiera sorrentina e quella amalfitana, dove la qualità ambientale e l’offerta ricettiva raggiunge livelli di prestigio internazionale. Negli ultimi anni si è riscontrata nel porto di Napoli una notevole crescita nel settore croceristico[29].

Di discreto interesse turistico è anche la tradizione artigianale napoletana, specializzata e promossa in apposite mostre, nell’arte presepiale e nella lavorazione di ceramiche e porcellane; infine, un importante settore industriale cittadino è occupato dalle produzioni tessile e dell’abbigliamento.

Luoghi d’interesse

Bene protetto dall’UNESCO
Patrimonio dell’umanità
Centro storico di Napoli
Historic Centre of Naples
Tipologia Architettonico, artistico
Criterio C (ii) (iv)
Pericolo Nessuna indicazione
Anno 1995
Scheda UNESCO inglese
francese
Patrimoni dell’umanità in Italia
Per approfondire, vedi la voce Monumenti di Napoli.

Napoli è una delle città mondiali a maggior densità di risorse culturali e monumenti che ne testimoniano la sua evoluzione storico-artistica; il centro storico, annoverato dall’Unesco tra i patrimoni dell’umanità, è il risultato di sovrapposizioni di stili architettonici, a racchiudere circa 2.800 anni di storia e a testimonianza delle varie civiltà che vi hanno soggiornato [30]; su un territorio relativamente poco esteso sono presenti, tra gli altri, un grande numero di castelli, residenze reali, palazzi monumentali, chiese storiche e resti dell’età classica. L’eredità di questa storia millenaria si può comunque ammirare anche in tutta la città e nei suoi dintorni.

Tuttavia, la scarsa valorizzazione e la mancanza di fondi per eventuali restauri, fa sì che parte di tale patrimonio versi a volte in rovina o in stato di degrado [31] (sono più di 160 le chiese che rischiano di “scomparire”, altrettanti i palazzi; ma anche fontane, obelischi, architetture antiche ed altri beni culturali di valore). Per far fronte a questa emergenza, varie organizzazioni e comitati cittadini, stanno cercando di far intervenire l’Unesco[31].

« Iscrizione:1995. Giustificazione: Il comitato ha deciso di iscrivere tale luogo sulla base dei criteri C (ii) (iv), considerando che il luogo è di straordinario valore culturale. Napoli è una delle più antiche città europee, la cui attuale struttura urbana conserva gli elementi della sua lunga e movimentata storia. La sua posizione sul Golfo di Napoli le dà un eccezionale valore universale che ha profondamente influenzato molte zone d’Europa e non solo. »
(Motivazione dell’UNESCO per l’inserimento del Centro Storico di Napoli tra i beni artistici dell’umanità[32])

Vestigia antiche

(LA)
« tenet nunc Parthenope »
(IT)
« ora mi tiene Napoli »
(Epitaffio di Virgilio)
Per approfondire, vedi la voce Napoli sotterranea.
Affresco con Cassandra del Museo archeologico di Napoli

Affresco con Cassandra del Museo archeologico di Napoli

L’ ossatura dell’assetto urbano di Napoli era di fatto già definita in epoca greca; basti pensare che l’attuale forma del Centro antico, rispecchia ancora la rielaborazione degli antichi tracciati (infatti ancora oggi sono visibili gli antichi decumani). Nel tempo, le trasformazioni urbane che hanno interessato il primo nucleo della città si sono concentrate per lo più sull’allargamento delle mura e sulla creazione di nuovi rioni. Ciò avvenne almeno sino al XIX secolo, in quanto nel secolo successivo, con il cosiddetto “risanamento”, ci furono dei veri e propri sventramenti che interessarono anche il centro storico.

Sotto la “civiltà-madre” greca, Napoli non era una città votata all’attività guerriera ed il suo sviluppo andò affermandosi preminentemente in ambito commerciale. Infatti, in concomitanza con il calo dell’influenza ateniese, il porto della città divenne tra i più importanti scali del Mediterraneo. Notevole l’importanza, per la città, della sfera politico-religiosa nonché di quella culturale (la cultura greca di Napoli, sarà essenziale per la società romana [33]). La Napoli greca ci ha lasciato varie testimonianze del suo passato: dalle mura alle antiche torri di difesa, resti della necropoli, resti di templi, il foro e le innumerevoli architetture antiche poste nel suo sottosuolo.

Con l’avvento della civiltà romana, la città diviene una rinomata residenza estiva dell’impero, in cui imperatori ed altri politici, amavano soggiornare per lunghi periodi[33] (in città sono tutt’oggi riscontrabili vari impianti di ville romane); come già accennato, la polis divenne anche un celebre luogo di cultura (Nerone si esibirà numerose volte nel teatro che oggi è sottostante la città moderna e Virgilio vi scriverà l’Eneide).

Affresco nelle catacombe di San Gennaro

Affresco nelle catacombe di San Gennaro

Nel II-III secolo d.C. Puteoli e Miseno eclissarono Napoli nei settori commerciale e militare ed iniziò un periodo di decadenza anche a seguito dell’eruzione del 79 d.C., ma la città, con i suoi 30.000 abitanti rimase un crocevia di razze e culture differenti; fiorirono le comunità orientali e la venerazione del Dio Mitra (oggi a rappresentanza di questo periodo vi è in particolare la statua del Dio Nilo nell’omonima piazzetta). A testimonianza della Napoli romana troviamo anche acquedotti, terme, mura, resti di templi, domus, ipogei.

Tra le tombe e catacombe, le più note sono quelle di San Gennaro, a cui se ne possono comunque affiancare molte altre (Catacombe di Sant’Aspreno, Catacombe di Sant’Eufebio, Catacombe di San Gaudioso, Catacombe di San Pietro ad Aram, Catacombe di San Severo alla Sanità, ecc…).

Castelli

Scorcio del Castello Aselmeyer.

Scorcio del Castello Aselmeyer.

La Napoli antica che aveva a lungo goduto di un’eccellente protezione da parte della capitale dell’Impero romano (anche grazie alla vicinanza con quest’ultima), al passaggio dall’età classica al medioevo, dovette presto ritornare a difendersi da sola. Città di mare e senza difese naturali nell’entroterra, (ma anche destinata ad assumere un ruolo di rilievo), fu protagonista di numerosi assedi che dovette subire soprattutto nel periodo del Ducato autonomo; in questo periodo la città si ritrovò in una continua e quasi ininterrotta sequenza di guerre, prevalentemente difensive, contro i principati longobardi di Benevento, di Salerno e di Capua, gli imperatori bizantini, i pontefici ed infine i Normanni che la riuscirono ad espugnare definitivamente nel 1137.

I castelli difensivi giunti sino a noi intatti nella struttura sono sei, cinque nel centro storico (Maschio Angioino o Castel Nuovo, Castel Capuano, Castel Sant’Elmo, Castel dell’Ovo e la Caserma Garibaldi, costruita appunto a mò di castello fortificato), e l’altro in zona periferica, il Castello di Nisida di epoca tardo-angioina che oggi ospita la Colonia di Redenzione per Minorenni. Vanno inoltre menzionati i resti di altri due castelli: il Forte di Vigliena e il Castello del Carmine. Altre stutture della città hanno forme ed aspetto di castelli (Castello Aselmeyer), il cui interesse storico è ridotto al significato artistico e decorativo della struttura.

Il Maschio Angioino

Il Maschio Angioino

Castel Nuovo

Per approfondire, vedi la voce Castel Nuovo.

I primi castelli di Napoli ebbero per lo più la funzione di residenze reali: Carlo I d’Angiò decise di erigere il Castel Nuovo principalmente come sua residenza. La dinastia Aragonese rimaneggiò le sue strutture, ma del nuovo rifacimento nulla rimane, a parte la Cappella di Santa Barbara. Cinque imponenti torri di piperno e tufo ne delimitano le spesse mura; il notevole arco di trionfo in marmo, fra le torri di Mezzo e di Guardia, fu costruito alla metà del Quattrocento da Francesco Laurana e celebra l’entrata di Alfonso I d’Aragona in Napoli il 26 febbraio 1443. La monumentale Sala dei Baroni, che oggi ospita le riunioni del Consiglio comunale, era la sala centrale del castello. Fu così chiamata perché nel 1487 vi furono arrestati i baroni che congiurarono contro Ferrante I d’Aragona, ivi riuniti dal sovrano per celebrare le nozze della nipote. Oggi l’edificio ospita l’omonimo Museo Civico. Nella sua Sala centrale, Pietro da Morrone, salito al Soglio come Celestino V, nel dicembre 1294 -come ricorda Dante – «fece per viltade il gran rifiuto» aprendo la strada all’ascesa di Bonifacio VIII, dopo un conclave tenutosi nello stesso locale.

Castel dell’Ovo

Per approfondire, vedi la voce Castel dell’Ovo.
Il Castel dell'Ovo

Il Castel dell’Ovo

Il Castel dell’Ovo, a funzione prettamente difensiva delle coste cittadine, fu così chiamato perché secondo la leggenda Virgilio nascose nelle sue segrete un uovo, a reggere tutta la struttura dell’edificio che, nel momento in cui fosse stato rotto avrebbe fatto crollare il castello e portato alla distruzione della città. Il castello sorge sull’isolotto di Megaride, dove nel VII secolo a.C. sbarcarono i Cumani che fondarono Partenope. Dopo alterne vicende, nel XII secolo fu ricostruito dai Normanni e poi ristrutturato dagli Aragonesi. Attualmente vi si svolgono mostre e convegni ed è liberamente visitabile.

Castel Capuano

Per approfondire, vedi la voce Castel Capuano.

Castel Capuano aveva la funzione di proteggere l’entroterra di Napoli e fu costruito nel 1153 da Guglielmo I di Sicilia, come residenza reale normanna. Con l’avvento degli Svevi, Federico II soggiornò spesso a Napoli e curò in particolare la fortificazione del castello, strategicamente posizionato sulla principale via d’accesso alla città da terra. Fino all’avvento della dinastia aragonese, la Porta Capuana era posizionata proprio dinanzi al Castel Capuano. Quella che si può ammirare oggi, d’epoca rinascimentale, fu fatta edificare poco discosto da Ferrante d’Aragona ad opera di Giuliano da Maiano. Sotto il viceré spagnolo Don Pedro di Toledo, al castello furono riuniti i Tribunali del Regno. Per i successivi cinquecento anni, Castel Capuano è stato sinonimo di Tribunali da poco trasferiti nei moderni edifici del Centro direzionale.

Castel Sant'Elmo e la Certosa di San Martino

Castel Sant’Elmo e la Certosa di San Martino

Castel Sant’Elmo (o Castel Sant’Erasmo)

Il Castel Sant’Elmo, all’epoca chiamato Belforte, è stato sempre un possedimento molto ambito per la sua favorevole posizione in altura che ne assegnava una funzione di controllo della città; determinante è stato il suo ruolo nei fatti d’armi della Repubblica partenopea. Fu edificato sulla cima della collina del Vomero verso il 1275 da Carlo I d’Angiò e ristrutturato tra il 1538 e il 1546 dal viceré Don Pedro de Toledo, assumendo l’attuale pianta a stella.[34]

Residenze reali moderne

Per approfondire, vedi le voci Palazzo Reale di Napoli, Reggia di Caserta e Reggia di Portici.
La facciata del Palazzo Reale da Piazza del Plebiscito

La facciata del Palazzo Reale da Piazza del Plebiscito

La città di Napoli ha due vere e proprie residenze reali, nonostante altre ville o palazzi siano state abitate da sovrani (come Villa Rosebery).

Il Palazzo Reale si affaccia su Piazza del Plebiscito ed ha le forme tipiche di una reggia europea. Fu costruito a partire dal XVII secolo, e rimase ufficiale residenza reale anche sotto la monarchia sabauda, sino al 1946.

Le stanze del palazzo riassumono svariati stili architettonici ed artistici; di particolare rilievo monumentale sonolo scalone d’onore in marmo e il giardino esotico del 1841. La facciata risale al XIX secolo, ed è ornata da una serie di statue rappresentanti i monarchi più influenti e importanti che hanno governato direttamente o indirettamente la città: Ruggero il Normanno, Federico II di Svevia, Carlo I d’Angiò, Alfonso I d’Aragona, Carlo V d’Asburgo, Carlo III di Borbone, Gioacchino Murat, Vittorio Emanuele II di Savoia.

Carlo III di Borbone, insieme allo storico palazzo reale, nel progetto di risistemare la funzionalità urbana di Napoli e del circondario, fece erigere una seconda residenza regia, la Reggia di Capodimonte. Il palazzo, che oggi ospita una celebre pinacoteca, fu progettato e costruito in uno spazio che divenne poi un’importante zona verde della città, nel tentativo di orientare una pianificazione urbanistica coerente con i principi dell’illuminismo.

Reggia di Capodimonte.

Reggia di Capodimonte.

La residenza fu abitata anche da Ferdinando IV e da Gioacchino Murat, infine nel 1950 fu adibita a sede dell’omonimo Museo Nazionale. Le opere d’arte raccolte nella pinacoteca comprendono collezioni di porcellane e importanti dipinti, fino alle tele dell’Impressionismo francese.

In linea con le pianificazioni urbanistiche della capitale, Carlo III di Borbone estese il progetto di modernizzazione territoriale alla Terra di Lavoro, dove concetrò le spese statali nel tentativo di costituire una moderna corte reale sul modello di quella francese di Versailles, disponendo la costruzione a Caserta dell’omonima reggia: il progetto, fortemente dispendioso[citazione necessaria], fu poi seguito da Ferdinando IV di Napoli che in Terra di Lavoro favorì l’insediamento dei primi sistemi industriali moderni del regno di Napoli.

Un’altra reggia periferica, di minor peso urbanistico, è la Reggia di Portici.

Palazzi monumentali

Per approfondire, vedi la voce Categoria:Palazzi di Napoli.
Facciata CAD del Palazzo Gravina, uno dei palazzi monumentali di Napoli

Facciata CAD del Palazzo Gravina, uno dei palazzi monumentali di Napoli

L’edilizia civile in epoca medievale risentì ampiamente delle numerose guerre e dell’incertezza politica del periodo, molto più dell’architettura religiosa; poco o nulla resta in città dei palazzi edificati nel periodo ducale e vescovile. Successivamente, la classe di feudatari che si andò costituendo con l’instaurarsi della monarchia, e che andò a trasferirsi progressivamente in città dopo l’avvento della dinastia angioina, iniziò ad edificare dimore e palazzi nobiliari anche con l’intento di prender parte più strettamente alla vita di corte. Nel periodo dell’Umanesimo numerose furono le testimonianze di palazzi lasciate in città, in particolare da artisti catalani e, a partire dal XV secolo più marcata fu invece l’impronta toscana caratteristica dell’edilizia civile rinascimentale. Numerose e di valore sono anche le testimonianze artistiche di epoca barocca e neoclassica.

Facciata di Palazzo Casacalenda

Facciata di Palazzo Casacalenda

Oltre 700 sono i palazzi di valore artistico monumentale della città, molti dei quali in rovina (come nel caso del rinascimentale Palazzo Penne, importante esempio di architettura civile quattrocentesca). Alcuni palazzi mostrano il proprio originario splendore. Tra questi spiccano per importanza storico-architettonica il Palazzo Gravina, a tipico modello tosco-romano, il Palazzo Casamassima ai Banchi Nuovi, il Palazzo Cellamare a Chiaia, il Palazzo Carafa di Maddaloni nel suo imponente stile barocco. Tra le strutture a carattere pubblico e di interesse storico monumentale va segnalato soprattutto l’Albergo dei Poveri, una delle più grandi costruzioni partorite dall’Illuminismo. Di rilevo per la ottima conservazione degli ambienti interni vanno segnalati invece il Palazzo Doria d’Angri nei pressi di Piazza Dante e il Palazzo Corigliano in Piazza San Domenico Maggiore.

Per altri edifici rimane arduo individuarne le fattezze nell’ambito urbanistico cittadino, avendo avuto nei secoli numerosi rimaneggiamenti ed avendo subito di fatto l’influenza delle trasformazioni dell’ambiente circostante. Altri ancora, nonostante siano quotidianamente visitati, difettano di un periodico piano di restauro e di salvaguardia, come ad esempio nel caso del rococò Palazzo Tarsia. La morfologia dei suoli della città fa si che l’edilizia civile, cioè i palazzi monumentali si sviluppino in altezza perlopiù, di solito le abitazioni hanno tre o quattro piani e molto spesso è capitato di sopreaelevarli di un piano e spesso è capitato che in molti palazzi antichi c’è lo snaturamento delle simmetrie di composizione architettonica della facciata dove molti elementi decorativi e funzionali dell’originale assumono solo un carattere decorativo come i cornicioni e quindi per un’inesperto è difficile capire che una sopraelevazione è un’aggiunta successiva alla fondazione del palazzo. In molti rimaneggiamenti decorativi vengono conservate le forme originali come i loggiati, i portali e i cortili e in molti palazzi sconosciuti, ma comunque nobiliari, vengono presentate al cittadino e al turista anche il più piccolo dettaglio della progettazione degli edifici che avvolte vengono malamente restaurati diventando lo scarto dell’architettura partenopea.

I palazzi ai numeri 20 e al 22 di Via Nilo rappresentano, anche se molto rimaneggiati con la sporaelevazione e le nuove decorazioni, rappresentano esempi di architettura quattrocentesca in cui evidente il passaggio tra il catalano del numero 22 a quello rinascimentale al 20, questi palazzi non citati dalle maggiori guide italiane sono la piu piccola parte di un’architettura nascosta al visitatore che cerca in qualche modo di uscire fuori da quell’alone che creano i maggiori edifici della città come già sopraccitati. Altri esempi sono sparsi in tutta la città, ma è possibile leggere questi palazzi sconosciuti nella categoria dei palazzi di Napoli.

Edifici di culto

Per approfondire, vedi la voce Categoria:Chiese di Napoli.
« La cosa che ci è sembrata più straordinaria, a Napoli è il numero e la magnificenza delle sue chiese: posso dirvi, senza esagerare, che ciò oltrepassa l’immaginabile »
(Maximilien Misson)
Veduta della Certosa di San Martino

Veduta della Certosa di San Martino

Cattedrale

Cattedrale

La facciata della basilica di San Francesco di Paola

La facciata della basilica di San Francesco di Paola

La facciata della chiesa del Gesù Nuovo

La facciata della chiesa del Gesù Nuovo

Esterno dell'abside di San Domenico Maggiore visto dall'omonima piazza

Esterno dell’abside di San Domenico Maggiore visto dall’omonima piazza

Facciata della Chiesa dei Girolamini

Facciata della Chiesa dei Girolamini

Le numerose catacombe che sorsero fuori le mura, testimoniano sì l’arte, la storia e l’architettura della primissima Napoli cristiana, ma rappresentano anche l’inizio di un’accentuata fede nella nuova dottrina, che per secoli ha caratterizzato la vita socio-religiosa della città; allo stesso modo può essere valutato l’eccessivo numero di luoghi sacri (tra basiliche, chiese, monasteri, ritiri, conventi, ecc..). Per spiegare ciò, vi è da tener conto non solo di questa “predisposizione”, ma anche di fondamentali riferimenti storici.

Nel medioevo il popolo fu influenzato dai pellegrinaggi in terra santa: i pellegrini che erano di ritorno da Gerusalemme, spesso approdavano a Napoli, in quanto il suo porto rappresentava uno dei principali punti di rientro nel vecchio continente. Più tardi, a Napoli regnarono Angioini ed Aragonesi (dinastie anch’esse cristiane che diedero maggior credito alla già latente devozione al cattolicesimo); per i secoli successivi la città fu ancora saldamente nel campo della controriforma, direttamente sotto il dominio degli Asburgo di Spagna.

Questi, dunque, furono tra i principali motivi che forgiarono l’etica religiosa della città e giustificano le numerose costruzioni di edifici di culto: nel XVIII secolo Napoli raggiunse il numero record di 500 chiese cattoliche, tanto che le valse il soprannome di città dalle 500 cupole. In epoca più moderna terremoti, pestilenze e soprattutto i 181 bombardamenti della seconda guerra mondiale, hanno sottratto alla città partenopea più di 60 chiese; ma, nonostante tutto, la città continua a possedere un considerevole numero di chiese storiche e si presume sia con molta probabilità la città col maggior numero di edifici di culto al mondo (solo le chiese monumentali sono 448 [35]).

Molte sono le chiese proibite, dalle porte sbarrate da secoli o abbandonate senza custode ma che spesso contengono anche opere di alto valore artistico (come ad esempio la Chiesa di Santa Maria della Sapienza su Via Costantinopoli che contiene tele di Luca Giordano ed un ricco interno barocco). Le chiese napoletane sono testimonianze artistiche, storiche ed architettoniche formatisi nell’arco di diciassette secoli; ad esse, seppur in maniera indiretta, sono legate per lo più le vicende artistiche ed architettoniche della città, nonché i suoi repentini cambiamenti.

Le prime chiese cristiane, a Napoli, risalgono a poco dopo l’editto di tolleranza costantiniano di Milano del 313. In città vi si trovano differenti tipi di tracce paleocristiane, ovvero, vi sono casi in cui resti absidali, affreschi e quant’altro, sono spesso locati negli ipogei delle ben più recenti chiese barocche e/o rinascimentali; oppure, vi sono casi in cui l’architettura paleocristiana si è fusa con le successive correnti artistiche (un mescolamento che ha poi dato vita a delle vere e proprie chiese “ibride”). Tuttavia, esempi di chiese paleocristiane “pure” e/o pressoché integre, sono riscontrabili invece in alcune catacombe. Tra le più antiche chiese paleocristiane vi è sicuramente la Basilica di San Pietro ad Aram; l’edificio, seppur rimaneggiato secondo altri stilemi, possiede ancora marcate origini paleocristiane, come testimoniato soprattutto dai suoi grandi sotterranei che hanno conservato rigorosamente arte ed architettura paleocristiana. Molto simile al caso precedente è la Chiesa di San Giorgio Maggiore che possiede al suo interno, un raro esempio di abside antica completa [36]. Per quanto riguarda le chiese gotiche ricordiamo la Basilica di Santa Chiara che con il suo elegante gotico provenzale e la sua navata lunga circa 130 metri ed alta 45, è la maggiore opera gotica cittadina: al suo interno, inoltre, vi sono vari monumenti sepolcrali di varie dinastie o famiglie nobiliari dell’epoca oltre ad altri riferimenti artistichi e/o architettonici. Altro punto di riferimento è la Chiesa di San Domenico Maggiore, eretta secondo i classici canoni del gotico; venne rimaneggiata nel Rinascimento (a causa soprattutto dei terremoti e incendi che imperversarono in questo periodo), successivamente, fu rimaneggiata anche secondo gli stilemi del Barocco. Altra chiesa gotica napoletana è quella di San Pietro a Majella, la cui struttura ha conservato l’aspetto sfoglio originario, ad eccezione del soffitto barocco. La Chiesa di San Lorenzo Maggiore, invece, rappresenta una pregevole mescolanza in stile gotico francese con quello francescano; anch’essa, subì poi dei ritocchi barocchi.

Il Rinascimento a Napoli si impose grazie alla presenza di Alfonso d’Aragona, che la trasformò in una delle principali città rinascimentali del tempo. In realtà i legami artistici e culturali con Firenze avevano già prodotto un parziale mutamento nel contesto architettonico della città; lo dimostra soprattutto la Chiesa del Gesù Nuovo che con la sua classica facciata a punta di diamante, rispecchia i primi esempi e/o elementi rinascimentali della città. Altra chiesa rilevante di questa corrente è Sant’Anna dei Lombardi che attraverso le sue grandi cappelle a pianta centrale fa intuire chiaramente come sia stata influenzata dalle analoghe costruzioni fiorentine. Con l’avvento del manierismo, infine, il rinascimento a Napoli è in piena caduta ma ciò nonostante, l’ultimo cinquantennio produce la notevole chiesa rinascimentale di Santa Maria la Nova.

Le chiese monumentali di Napoli si presentano per lo più sotto una veste barocca, ciò è dovuto grazie alla presenza diretta di Caravaggio; egli provocò uno stravolgimento nel panorama artistico ed architettonico di Napoli, influenzando intere schiere di urbanisti, architetti, pittori napoletani dell’epoca che, di lì a poco, avrebbero trasformato Napoli in una vera e propria città “barocca”. La Certosa di San Martino, il maggiore complesso monumentale e religioso di Napoli, costituisce in assoluto, uno dei maggiori esempi di questa corrente. Un’altro importante esempio barocco della città e non, è la Reale Cappella del Tesoro di San Gennaro della Cattedrale di Napoli: uno dei gioielli universali dell’arte, ricca di marmi, affreschi, dipinti e altre opere d’arte dei migliori artisti dell’epoca è sicuramente uno dei monumenti più importanti del barocco napoletano seicentesco, per l’insieme di decorazioni che videro la partecipazione di artisti di eccezionale levatura.

Tra le più “recenti” chiese monumentali della città, vi sono quelle partorite dal neoclassicismo, anche se c’è da dire che alcune posseggono molti residui “superstiti”; ovvero, vi sono alcuni edifici di culto neoclassici che presentano decorazioni a stucco, capitelli a motivi floreali, elementi tipici del tardo barocco napoletano; altre, hanno invece delle facciate severe, che preludono al neoclassico puro. La maggiore opera neoclassica napoletana, nonché uno dei monumenti più celebri della città è la Basilica di San Francesco di Paola realizzata da Pietro Bianchi, il quale mostrò nella realizzazione della nuova chiesa grandi qualità ingegneristiche, attestate dalla solidità dell’opera e dall’intelligenza delle soluzioni tecniche [37].

Da menzionare anche i monasteri napoletani ed altri complessi monumentali religiosi (come ad esempio il complesso di San Gaudioso), che, molto spesso, hanno custodito varie informazioni essenziali circa la storia di Napoli e dell’Italia meridionale; oggi, al pari delle basiliche e delle chiese, costituiscono validi esempi architettonici ed artistici.

Fontane

Per approfondire, vedi la voce Fontane di Napoli.

Le fontane di Napoli venivano costruite anzitutto allo scopo di distribuire le acque (provenienti da acquedotti ed acque sorgive) al popolo; l’altro motivo è invece prettamente politico: i sovrani succeduti al trono, molto spesso, “regalavano” al popolo nuove e maestose fontane, a dimostrazione della loro generosità o simbolo del loro potere. Napoli sul finire del XVIII secolo, possedeva un gran numero di fontane; nel tempo, molte di queste, sono state spostate, modificate o nel peggiore dei casi, razziate. Oggi, il loro numero è comunque elevato, sebbene in maggioranza versino in stato di abbandono.

Musei

Per approfondire, vedi la voce Categoria:Musei di Napoli.

Mura di Napoli

  • Mura Greche
  • Mura Romane
  • Mura Bizantine
  • Mura Normanne
  • Mura Angioine
  • Mura Aragonesi
  • Mura Spagnole

Siti archeologici

Per approfondire, vedi la voce Categoria:Siti archeologici di Napoli.

Ville

Villa Pignatelli

Villa Pignatelli

Napoli, nel corso della sua storia, per la sua felice posizione e il suo clima mite, è stata più volte scelta anche come luogo di villeggiatura.

Secondo gli esami storici, i primi a “scoprirla” sotto questo punto di vista furono i romani (anche se alcune ricerche archeologiche hanno fatto intuire che zone della città furono individuate come “zone di ozio” anche dai greci); successivamente, anche tutte le altre dominazioni straniere videro in Napoli un luogo di vacanza, incrementando l’edificazione di sontuose ville entro e fuori le mura.

Ricordiamo che queste architetture hanno assunto anche una “veste reale” (come Villa Rosebery che fu residenza dei borboni, o Villa Pignatelli che dapprima di proprietà di Ferdinando IV di Borbone, ne fece dono alla sua seconda moglie). Le ville napoletane rappresentano pregevoli ed importanti testimonianze architettoniche; esse spaziano dal periodo romano (ruderi) ai primi del XX secolo; sono circa un centinaio le ville entro il territorio di Napoli e sono situate maggiormente in zone panoramiche o nelle immediate vicinanze della costa.

Le costruzioni più rilevanti si ebbero nel 700 e nell’800; infatti, in questo periodo, le famiglie nobiliari napoletane si appellarono ai migliori architetti ed artisti provenienti dal resto d’Italia e non solo, affinché venissero costruite le loro residenze estive e non. Le ville napoletane del miglio d’oro, molte delle quali volute anche da stranieri residenti in città, sono riconducibili proprio a questo lasso di tempo. Nel XX secolo, invece, si susseguirono in gran numero le costruzioni di ville in stile Liberty: quelle del Vomero, soprattutto nel periodo del risanamento, furono in gran parte abbattute, e , quelle rimaste, costituiscono rilevanti prove dell’originale stile del Liberty napoletano. Molte delle ville in questione versano in assoluto degrado, mentre, molte altre sono visitabili o sono in fase di restauro.

Cimiteri monumentali

Cimitero delle Fontanelle - Ingresso

Cimitero delle Fontanelle – Ingresso

Cimitero delle Fontanelle - Interno

Cimitero delle Fontanelle – Interno

La città possiede numerose aree cimiteriali monumentali, quelle più vaste e quelle che rappresentano meglio il “culto dei morti” in città, sono: Il Cimitero delle Fontanelle ed il Cimitero di Poggioreale.

Realizzato in una cavità ubicata all’interno del Rione Sanità, il Cimitero delle Fontanelle fu per secoli oggetto di culto da parte del popolo napoletano. All’interno vi sono depositati migliaia di resti di ossa umane delle persone decedute a causa dell’epidemia di colera che investì Napoli nel XVII secolo (circa quarantamila teschi che venivano venerati, adottati, curati con l’auspicio di ottenerne delle grazie). Questo culto venne interrotto a causa del naturale contrasto della Chiesa verso i riti pagani, intorno agli inizi degli anni settanta. Dopo 20 anni di chiusura il cimitero è stato restaurato e recentemente riaperto al pubblico.

Il cimitero di Poggioreale consta di diverse parti distaccate che si arrampicano sulle colline partenopee da Poggioreale fino a San Carlo all’Arena. La parte principale è il cimitero monumentale che data la ricchezza di statue, lapidi, chiese e cappelle è da considerarsi un museo a cielo aperto e sicuramente uno dei posti meno conosciuti artisticamente (Il cimitero contiene circa 1.000 statue). Uno dei posti più interessanti è il Quadrato degli uomini illustri dove riposano tutte le personalità che hanno dato lustro alla città: Benedetto Croce, Salvatore Di Giacomo, Raffaele Viviani, E. A. Mario, Vincenzo Gemito, Saverio Mercadante, Luigi Giura, Tito Angelini, Gilda Mignonette e tanti altri. Un’altra parte importante da segnalare è quella della chiesa di Santa Maria del Pianto dalla quale diparte un vialetto a zig zag che scende dalla collina e dove si possono incontrare le cappelle di private di Antonio de Curtis ed Enrico Caruso. Recandosi di persona alla cappella privata di Totò, si può notare che quest’ultimo riceve tutt’ora, inserite all’interno della cappella, lettere da ammiratori che recano in molti casi l’intestazione “Antonio De Curtis – Cimitero di Napoli”.[38]

La città e il suo doppio: Napoli Sotterranea

Per approfondire, vedi la voce Napoli Sotterranea.

Napoli sotterranea ha quasi la stessa estensione della città che è sorta in superficie e rappresenta un’importante testimonianza archeologica e storica; è possibile effettuare visite guidate nel sottosuolo che mostrano la stratificazione del territorio della città nel corso della storia. È un percorso guidato attraverso vecchie cisterne sotterranee, risalenti in gran parte all’epoca greco-romana e che furono attive fino all’ottocento: Napoli era l’unica grande città europea ad avere l’acqua potabile nelle case, attraverso un sistema di pozzi collegati direttamente alle cisterne dell’acquedotto sotterraneo. Tali cisterne sono state ricavate mediante scavi nel sottosuolo di tufo, la tipica roccia vulcanica sulla quale e con la quale la città è stata costruita.

L’esame delle cavità, alcune di gigantesche proporzioni, ha permesso di stabilire che il tufo per costruzione è stato estratto sin dai primordi della città (è presente dello stucco greco lungo le pareti che serviva come impermeabilizzante). In pratica si può dire che gli edifici venivano costruiti con materiale estratto sotto gli stessi. Circa un chilometro di gallerie, delle decine presenti sotto la città, è visitabile. In diversi luoghi della città e dei dintorni sono presenti anche diverse catacombe.

Altri luoghi d’interesse

Segue un elenco di alcuni tra gli ulteriori principali monumenti :

Gallerie

  • Galleria Umberto I
  • Galleria Principe di Napoli

Palazzi storici

  • Palazzo della Borsa
  • Palazzo Donn’Anna
  • Palazzo Bonifacia
  • Palazzo Malatesta
  • Palazzo Pisanelli
  • Palazzo Muscèttola di Luperano
  • Palazzo De Maio

Obelischi

  • Obelisco dell’Immacolata
  • Obelisco di San Gennaro
  • Obelisco di San Domenico

Porte

  • Porta Capuana
  • Porta Nolana
  • Port’Alba
  • Porta San Gennaro

Monumenti funebri

  • Mausoleo Schilizzi

Statue all’aperto

  • Statua del Nilo

Altro

  • Teatro San Carlo
  • Stazione Marittima di Napoli
  • Chiesa di San Bonaventura
  • Cappella dei Sansevero

Piazze, strade e luoghi tipici

Galleria Umberto I galleria colonnata

Galleria Umberto I galleria colonnata

Per approfondire, vedi le voci Strade di Napoli, Piazze di Napoli e Quartieri di Napoli.

Tra le arterie principali di Napoli vi è di certo Via Toledo, (denominata “Via Roma” durante il ventennio fascista) voluta dal viceré Pedro de Toledo che la edificò nel 1536. Grazie alla pedonalizzazione, la lunga strada è ora il fulcro dello shopping cittadino con i suoi numerosi negozi (soprattutto di abbigliamento) e del turismo con i suoi palazzi storici che vi si affacciano: il Banco di Napoli, Palazzo Doria d’Angri, palazzo Colonna di Stigliano, la la chiesa Spirito Santo, Piazzetta Augusteo, l’accesso est della Galleria Umberto I. Sfocia su Piazza Trieste e Trento dove è presente la San Ferdinando e su Piazza del Plebiscito.

Palazzo Reale, scalone

Palazzo Reale, scalone

Tra le piazze maggiori di Napoli vi è Piazza del Plebiscito. Su di essa si affacciano due importanti monumenti : il Palazzo Reale e la Basilica di San Francesco di Paola, che con il suo colonnato forma un’ellisse nei cui fuochi sono poste due statue equestri in bronzo: una di Antonio Canova raffigurante Carlo III e l’altra di Antonio Calì raffigurante Ferdinando IV. Sono da segnalare le statue dei leoni sul basamento ai lati del colonnato: nel cuore della piazza ogni anno nel periodo natalizio vengono realizzate opere d’arte contemporanea da artisti internazionali, concerti ed eventi di grande richiamo come il Concorso ippico internazionale di Napoli. Quest’ultimo concorso si è svolto nelle più grandi piazze del mondo fin quando la produzione dello stesso ha deciso di rendere Napoli il luogo fisso in cui svolgerlo.

Più antica è Piazza Dante: tra il Cinquecento e il Seicento era detto “Mercatello” perché vi si tenevano i mercati ‘periferici’, ma tra il 1757 e il 1765 fu completamente ricostruita sotto Carlo III da Luigi Vanvitelli, che edificò l’emiciclo sulla cui sommità eresse ventisei statue raffiguranti le virtù del sovrano. Al centro della piazza la statua equestre di Carlo non fu mai posta poiché venne occupata dall’albero della libertà durante la Repubblica napoletana e poi dalla statua di Napoleone Bonaparte durante il regno di Murat. L’attuale statua di Dante Alighieri che dà il nome alla piazza fu posta dopo l’unità d’Italia. Al lato nord vi è Port’Alba col suo mercato dei libri e al lato sud la Chiesa di San Michele. Nel 2002 è stata ristrutturata su progetto dell’architetto Gae Aulenti e resa ancora più spaziosa per ospitare l’omonima fermata della metropolitana. L’edificio vanvitelliano ospita il Convitto e Liceo Vittorio Emanuele.

La zona di San Gregorio Armeno è nota ai più poiché vi si tiene il mercato del presepe, una grande tradizione natalizia napoletana. Le botteghe espongono i modelli più raffinati e più singolari di pastori, santi, Gesù bambini e altre amenità (come i personaggi dell’anno o personalità legate a Napoli come Totò, Massimo Troisi o Eduardo de Filippo. La via prende il nome dalla Chiesa di San Gregorio Armeno, costruita tra il 1574 e il 1580 affrescata all’interno da Luca Giordano. Ogni martedì vi si tiene il miracolo della liquefazione del sangue del dente di Santa Patrizia.

San Gregorio Armeno, strada al di sotto del campanile

San Gregorio Armeno, strada al di sotto del campanile

Da Piazza del Gesù Nuovo a Piazza San Domenico si distende Via Benedetto Croce tratto centrale della cosiddetta Spaccanapoli, il Decumano inferiore della Napoli greco-romana, che nel suo sviluppo assume diverse denominazioni. Su Piazza del Gesù Nuovo si affaccia la Chiesa del Gesù Nuovo mentre al centro si erge un obelisco, noto come Guglia dell’Immacolata, alto 34 metri sulla cui cima è posta la statua bronzea della Madonna Immacolata eretta nel 1747. L’8 dicembre di ogni anno vi si tiene una cerimonia che consiste nella posa di una corona di fiori sulla statua in cima alla colonna. Via Benedetto Croce, invece, prende invece il nome dall’omonimo filosofo napoletano d’origini abruzzesi che in quella strada – e precisamente a Palazzo Filomarino – abitò per gran parte della sua vita e fondò l’Istituto Italiano per gli Studi Storici.

Il lungomare di Napoli prende il nome di Via Caracciolo, in onore dell’ammiraglio Francesco Caracciolo fatto impiccare da Orazio Nelson sulla nave Minerva (già da lui comandata) nel golfo della città, per la sua adesione alla Repubblica Napoletana. La strada in realtà è recente, risale alla fine dell’Ottocento quando sostituì l’arenile che la Villa Reale (con l’Unità, Villa Comunale) separava dalla Riviera di Chiaia[39]. Il lungomare si snoda per chilometri di passeggiata con vista e, dopo Castel dell’Ovo prende il nome di Via Partenope, strada realizzata con riempimenti a mare. Negli ultimi anni sono state rese balneabili le sottili spiagge vicino alle scogliere artificiali.

Parchi, oasi protette e boschi

Villa Comunale, ingresso da Piazza Vittoria

Villa Comunale, ingresso da Piazza Vittoria

Napoli possiede 33 giardini storici e parchi aperti al pubblico: la Villa Comunale di Napoli (prima dell’Unità denominata “Villa Reale”) fu fatta realizzare da Ferdinando IV su disegno del Vanvitelli nel 1780 per dare alla nobiltà napoletana un’oasi di gran ricercatezza sull’allora lungomare, impreziosendola di statue, fontane e alberi esotici ma proibita al popolo. Al suo interno di primaria importanza è la Stazione Zoologica Anton Dohrn, aperta al pubblico nel 1874, istituzione scientifica e di ricerca sita in un edificio neoclassico e ospitante, fra l’altro, l’acquario cittadino: il più antico del mondo[40] (fu aperto al pubblico il 12 gennaio 1874).

Una estesa vista su Napoli e le sue coste a nord e a sud si può osservare dalla Collina dei Camaldoli e dal Parco del Poggio.

Oltre al già citato parco di Capodimonte, la cui pianta odierna fu realizzata dal tedesco Friedrich Dehnhardt nel 1833, è da citare la Villa Floridiana. Il parco prende il nome da Lucia Migliaccio duchessa di Floridia, moglie morganatica di Ferdinando IV, che appunto abitò in questa villa del Vomero il cui parco fu realizzato nel 1817 da Dehnhardt e Antonio Niccolini in stile neoclassico con statue, finte rovine, boschetti, anfratti e un teatrino di verzura all’aperto. Nella villa attualmente ha sede il Museo Nazionale della Ceramica Duca di Martina e la zona panoramica sul golfo.

Le coste settentrionali della Provincia di Napoli ospitano il Parco sommerso di Baia e di Gaiola, esempi unici nel Mediterraneo di Parchi archeologici sommersi. Il Parco sommerso di Gaiola (istituito congiuntamente dai Ministeri dell’Ambiente e dei Beni Culturali), localizzato all’apice del promontorio di Posillipo intorno agli isolotti della Gaiola incorpora considerevoli valori ambientali a reperti archeologici di età Romana, sommersi nel corso dei secoli da un fenomeno di bradisismo negativo che ha causato l’affondamento della costa di circa 6/8 metri. Più periferica è l’Oasi degli Astroni, diretta dal WWF, che si trova in una grande conca vulcanica risalente a 3.700 anni fa nei Campi Flegrei. Riserva di caccia aragonese, poi di Carlo III, fu arricchita di alcune torri e casini di caccia ancora esistenti. Immersa completamente nel verde, l’oasi si distingue per il grande lago, la ricca flora e la presenza di numerose specie di uccelli oltre che piccoli animali.

Complessi architettonici moderni

Centro direzionale di Napoli di notte

Centro direzionale di Napoli di notte

L’aspetto meno noto del panorama dell’architettura partenopea è l’architettura del novecento, che, dopo aver abbandonato il Liberty e il Neoeclettismo si presenterà con una nuova concezione architettonica; gli architetti napoletani del periodo si schierano, come in tutte le altre città, tra i Razionalisti e tra i Monumetalisti. Inoltre non è da sottovalutare la presenza di architetti proveninenti da altre parti come Marcello Piacentini che progettera la sede del Banco di Napoli in Via Toledo e Armando Brasini che opererà nella zona del rione Carità-San Giuseppe, come per Giuseppe Vaccaro e Gino Franzi che vincono il concorso per il nuovo Palazzo delle Poste che si presenta come un manifesto dell’architettura funzionalista e raziononalista in città. Altre opere sono affidate a valenti architetti che lavoreranno alle dipendenze della propaganda fascista come Marcello Canino, Ferdinando Chiaromonte e Alfonso Guerra, i razionalisti per lo più progetteranno i complessi alla periferia che in quel tempo si stava formando, i più noti sono Giulio De Luca, Carlo Cocchia e Luigi Cosenza, quest’ultimo sarà il più attivo dei tre nel periodo antecedente la guerra. Egli progetterà sia edifici pubblici che privati radicando questa espressione razionalista nella città, le sue ville a Posillipo ne sono un esempio, altra opera marcata di razionalismo è il Mercato Ittico nella zona sud. Gli altri due razionalisti saranno tra i progettisti della Mostra d’Oltremare, il complesso di superficie pari a 720.000 mq, comprende edifici, padiglioni espositivi, teatri, fontane e giardini ed

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