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May 5, 2008

Wikipedia: Gianfranco Fini

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Stemma della Camera dei deputati Parlamento Italiano
Camera dei deputati
On. Gianfranco Fini


Luogo di nascita Bologna, bandiera Italia
Data di nascita 3 gennaio 1952
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Titolo di studio Dottore in Psicologia
Professione Politico e giornalista
Partito AN – Il Popolo della Libertà
Legislatura IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI
Gruppo Il Popolo della Libertà
Coalizione PdL-LN-MpA
Circoscrizione XI (Emilia-Romagna)
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Incarichi parlamentari

Presidente della camera dei deputati dal 30 aprile 2008

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Gianfranco Fini (Bologna, 3 gennaio 1952) è un politico italiano, presidente nazionale di Alleanza Nazionale. È stato vicepresidente del Consiglio dei ministri dei governi Berlusconi II e III e ministro degli Affari esteri nel III. Dal 30 aprile 2008 è Presidente della Camera dei Deputati.

Indice

Biografia

Gianfranco Fini nasce a Bologna nel 1952 da Argenio Fini (Bologna 1923 – Roma 1998), detto Sergio, volontario della Repubblica Sociale Italiana nella Divisione di Fanteria San Marco, e più tardi iscritto alla Associazione nazionale dei combattenti, e da Erminia Marani (Ferrara 1926 – Roma 2008), figlia di Antonio Marani, ferrarese, fascista della prima ora, presente assieme a Italo Balbo alla marcia su Roma. Il nome Gianfranco fu scelto per ricordare un cugino ucciso a vent’anni dai partigiani, quando era da poco passato il 25 aprile del 1945.

Argenio Fini, prima dell’ascesa politica del figlio, si dichiarò vicino al Partito Socialista Democratico Italiano, ma dopo l’iscrizione di Gianfranco nel Movimento Sociale Italiano abbandonò l’impegno politico, per gli impegni correlati al suo nuovo lavoro in una compagnia petrolifera.

Gianfranco frequentò l’ istituto magistrale “Laura Bassi”. Inizialmente non era interessato alla politica, ma nel 1968, a sedici anni, si trovò coinvolto in scontri davanti ad un cinema dove un gruppo di militanti di sinistra contestava la proiezione del controverso film sul Vietnam Berretti verdi che lo spinsero all’iscrizione alla Giovane Italia. Molti anni dopo racconterà in un’intervista:

« Non avevo precise opinioni politiche. Mi piaceva John Wayne, tutto qui. Arrivato al cinema, beccai spintoni, sputi, calci, strilli perché gli estremisti rossi non volevano farci entrare. E così per reagire a tanta arroganza andai a curiosare nella sede cittadina della Giovane Italia. »
(Gianfranco Fini)

Iniziò così la sua carriera politica nel Fronte della Gioventù (organizzazione giovanile del Msi). Tre anni dopo si trasferì con la famiglia a Roma. Nell’agosto 1976 assolse agli obblighi di leva, prima a Savona, poi al distretto militare di Roma e quindi al ministero della Difesa. Nel 1977 divenne segretario nazionale del Fronte della Gioventù, per volontà di Giorgio Almirante. Al congresso giovanile era arrivato quinto su sette eletti nella segreteria; fu Almirante, di autorità, a sceglierlo, come prevedeva lo statuto, segretario.

Nel frattempo aveva conseguito la laurea in psicologia ed era diventato collaboratore al quotidiano di partito Secolo d’Italia. In quegli anni diresse anche il quindicinale del FdG “Dissenso“. Allo stipendio da dirigente di partito preferì il tesserino da giornalista professionista. In quegli anni difficili, che videro morire 23 giovani del FdG, ebbe il merito di tenere l’organizzazione giovanile fuori da tentazioni extraparlamentari, o addirittura terroristiche.

Nel 1983 viene eletto per la prima volta alla Camera dei deputati. Nel settembre 1987, alla festa del partito a Mirabello, (Ferrara), Almirante lo indicò pubblicamente come suo successore alla segreteria del partito.

Dal MSI-DN ad AN

Gianfranco Fini sconfigge nel congresso di Sorrento Pino Rauti e Domenico Mennitti e viene eletto segretario del partito. Col senno di poi, si potrebbe dire che se non nacque tutto nel ’68 a Bologna sicuramente tutto cominciò a nascere a Sorrento con la sconfitta dell’ala di sinistra e movimentista dell’allora Msi. A dicembre, scompare Giorgio Almirante. Rimane alla segreteria nazionale del MSI, fino al gennaio 1990 quando al successivo congresso di Rimini viene eletto Rauti, che però subì una forte sconfitta elettorale. Il Comitato centrale riporta Fini segretario a partire dal luglio del 1991 fino allo scioglimento del Msi avvenuto nel gennaio 1995 con la svolta di Fiuggi.

Nell’autunno del 1993 Gianfranco Fini corre per la poltrona di sindaco di Roma, arriva al ballottaggio contro Francesco Rutelli. Verrà sconfitto, ma per la prima volta un esponente del MSI viene sdoganato. Infatti Silvio Berlusconi, non ancora sceso in campo, afferma che

« Se votassi a Roma, la mia preferenza andrebbe a Fini »
(Silvio Berlusconi)

Mai nessun imprenditore così importante aveva fatto una dichiarazione del genere.

Fini perde al ballottaggio, ma ormai la sua ascesa è avviata. Alle elezioni del 1994 non entra nel governo Berlusconi, indicando 4 ministri del suo partito.

La svolta nel congresso di Fiuggi (25-29 gennaio 1995) segna una radicale trasformazione del MSI con la fondazione di Alleanza Nazionale, di cui Fini assume la presidenza. Rauti va via dal partito per fondare la Fiamma Tricolore

Gianfranco Fini è stato eletto alla Camera dei Deputati nella circoscrizione XV (LAZIO 1), Collegio 24 Roma-Della Vittoria. Era stato eletto deputato anche nelle legislature IX, X, XI, XII e XIII.

L’esperienza di governo

Dal 2001 al 2005 ha ricoperto l’incarico di vicepresidente del Consiglio nel secondo governo Berlusconi, dal quale è stato nominato ministro degli Esteri nel novembre 2004 dopo l’entrata del precedente ministro Franco Frattini nella Commissione Europea. Nel febbraio del 2002 è stato nominato rappresentante del governo italiano alla Convenzione europea, per la stesura della bozza di costituzione europea.

A lui si deve tra l’altro la Legge Bossi-Fini sulla regolamentazione degli extracomunitari.

Nel febbraio 2006 fa approvare una modifica al D.P.R. n. 309/1990 (Testo Unico sugli stupefacenti), la cosiddetta Legge Fini-Giovanardi, inserita nel pacchetto sicurezza per le Olimpiadi Invernali svoltesi a Torino nel 2006. Questa abolisce la distinzione tra droghe leggere, quali la cannabis, e droghe pesanti, quali eroina o cocaina, ma punisce in base alla quantità di principio attivo contenuto nelle droghe.

A norma dell’art. 75 del predetto T.U., per l’uso personale sono previste alcune sanzioni amministrative, da applicarsi singolarmente o cumulativamente, a seconda delle peculiarità del caso concreto: la sospensione del passaporto, la sospensione della patente di guida, o il divieto di conseguirla, nonché la sospensione del porto d’armi. La coltivazione di una singola pianta di cannabis potrebbe essere ora punita con la reclusione da uno a sei anni.

Gli strappi ideologici

« Di fronte all’orrore della Shoah, simbolo perenne dell’abisso d’infamia in cui può precipitare l’uomo che disprezza Dio, sale fortissimo il bisogno di tramandare la memoria e far sì che mai più in futuro sia riservato, anche ad un solo essere umano, ciò che il nazismo riservò all’intero popolo ebraico. »
(Messaggio scritto da Gianfranco Fini sul Libro della Memoria durante la sua visita in Israele, 24 novembre 2003)

In una visita in Israele, ha denunciato gli errori del fascismo e la tragedia dell’Olocausto, definendo le leggi razziali promosse dal fascismo come «male assoluto del XX secolo». Molti organi mediatici hanno riportato la dichiarazione estendendo il concetto di male assoluto allo stesso Fascismo.[1]. Tuttavia in precedenza (soprattutto prima del 1994, anno in cui entra nel Governo Berlusconi I) erano state numerose le dichiarazioni apologetiche nei confronti dello stesso fascismo[2]Credo ancora nel fascismo, sì, ci credo» 19 agosto 1989; «Nessuno può chiederci abiure della nostra matrice fascista», Il Giornale, 5 gennaio 1990; «Mussolini è stato il più grande statista nel secolo. E se vivesse oggi, garantirebbe la libertà degli italiani», 30 settembre 1992; «…chi è vinto dalle armi ma non dalla storia è destinato a gustare il dolce sapore della rivincita… Dopo quasi mezzo secolo, il fascismo è idealmente vivo…», maggio 1992; «Mussolini è stato il più grande statista del secolo… Ci sono fasi in cui la libertà non è tra i valori preminenti», giugno 1994).
In seguito rivede pubblicamente alcune sue posizioni ideologiche, e le sue esternazioni sulle leggi razziali /del fascismo «male assoluto» provocarono l’ira di molti militanti e l’uscita dal partito di Alessandra Mussolini, che fondò il movimento Libertà d’azione poi divenuto Azione sociale.

Sviluppi recenti

Gianfranco Fini e il suo partito hanno ritrovato l’unità e la concordia nell’estate del 2005, all’indomani di un’ Assemblea Nazionale che gli ha riconfermato la fiducia e ha deliberato lo scioglimento delle correnti interne, proprio in nome dell’unità. In vista delle elezioni politiche italiane del 2006 per la prima volta il suo cognome è comparso nel simbolo elettorale di AN, così come era stato richiesto da alcuni suoi sostenitori.

Nell’estate del 2006 ha, inoltre, annunciato l’imminente eliminazione della fiamma e della scritta “M.S.I.” dal simbolo di Alleanza Nazionale [3], ponendo come termine ultimo le elezioni europee del 2009. Questa dichiarazione segna l’atto conclusivo di un azione di rinnovamento dell’identità del partito, già avviata nel 1995 a Fiuggi, volta a scrollarsi l’eredità del Fascismo e rendendo così Alleanza Nazionale, un partito esponente di una destra moderata e moderna.

Nella corso della XV legislatura hanno fatto discutere le sue posizioni sul tema della fecondazione assistita, che sono sembrate in contrasto con lo spirito conservatore di An: in particolare, l’annuncio del voto favorevole (tre sì e un no) ai referendum sulla stessa del giugno 2005. Nel dicembre 2006 ha dichiarato la propria apertura a discutere sul tema del riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto, comprendendo in esse le unioni omosessuali:

« Se ci sono diritti o doveri delle persone che non sono tutelati perché fanno parte di un’unione e non di una famiglia servirà un intervento legislativo per rimuovere la disparità. Naturalmente quando parlo di persone mi riferisco a tutti. »
(Gianfranco Fini)

In ogni caso si è detto contrario al disegno di legge presentato dal centrosinistra per regolamentare la materia (i DICO).

A fine gennaio 2007 Silvio Berlusconi dichiarò Fini come suo successore, in caso di creazione di un partito unico, incontrando i dissensi della Lega e dell’UDC.

Dopo la nascita del nuovo soggetto politico Popolo della libertà ad opera di Silvio Berlusconi, il quale ha dichiarato di auspicare una nuova legge elettorale alla tedesca (cioè proporzionale con sbarramento), Fini in un primo tempo riferì che An non vi avrebbe fatto parte, giudicando confuso e superficiale il modo in cui il PdL era nato, e manifestando così un aperto dissenso verso l’ alleato della ormai “ex coalizione”.

Con la caduta del governo Prodi, si accorda con Berlusconi per presentare alle imminenti elezioni del 13 e 14 Aprile, An e FI sotto il simbolo del Popolo della Libertà, passo iniziale per la costruzione di un unico soggetto politico di centrodestra. Così egli spiega perché ha scelto di far aderire An al neonato Popolo delle Libertà, dopo le incomprensioni degli ultimi mesi: [4]

« E’ cambiato il patto politico. Ero e sono contrario a confluire in un partito deciso unilateralmente da Berlusconi, della serie: prendere o lasciare. Così non è: tutto quello che stiamo costruendo e che costruiremo fa parte di un progetto condiviso assieme. Il Popolo delle liberta’ che stiamo proponendo agli italiani non nasce a San Babila, sul predellino o ai gazebo: nascera’ nell’urna il 13 e 14 aprile. »

Intesa ratificata all’unanimità all’Assemblea nazionale del suo partito del 15 febbraio 2008.

Presidente della Camera della XVI Legislatura

Dopo la vittoria elettorale del 14 aprile 2008, il 30 aprile 2008 viene eletto Presidente della Camera dei Deputati della XVI legislatura, al quarto scrutinio con 335 voti, su 611 votanti e maggioranza richiesta di 306 voti. Con l’elezione ha annunciato che lascerà la presidenza di An.

Nel suo discorso di insediamento Fini si è richiamato alle festività del 25 aprile e del 1 maggio affermando che «celebrare la ritrovata libertà dell’Italia e la centralità del lavoro è un dovere cui nessuno deve sottrarsi». Fini ha inoltre fatto riferimento al superamento degli schemi ideologici del passato, ammonendo tuttavia che «un’insidia alla nostra libertà e alla democrazia esiste tutt’ora. Non viene dalle ideologie antidemocratiche del secolo scorso ormai superate, ma dal diffuso e crescente relativismo culturale». Centrale è stato il passaggio sui temi da affrontare per il nuovo Parlamento, in cui Fini ha detto che «la XVI dovrà essere davvero una legislatura Costituente».

Critiche

Le critiche più usuali alla condotta politica di Fini sono correlate con l’accettazione di posizioni molto distanti da quelle del tradizionali suo partito. Tra queste quelle della Lega Nord riguardo il federalismo e quelle relative alla giustizia garantista di Forza Italia. Altri lo hanno criticato per un eccessivo appiattimento rispetto al leader della sua coalizione Silvio Berlusconi[5]. Fini è stato anche accusato di incoerenza per le sue posizioni a favore della famiglia [6], essendo separato dalla moglie ed avendo avuto una figlia fuori dal matrimonio proprio a pochi mesi dalla sua adesione al Family Day.

Le accuse sulla vicenda Mastrogiacomo

Hanno destato molto scalpore le accuse che Fini ha fatto al governo sulla vicenda Mastrogiacomo. In parlamento ha accusato Romano Prodi di aver ricattato Hamid Karzai di ritirare le truppe dall’Afganistan e di aver tenuto all’oscuro i ministri del governo della sua decisione. Subito è arrivata la smentita, ma Fini ha ribadito la sua posizione.

Vicende personali

Incontra Daniela Di Sotto, allora moglie di Sergio Mariani, amico e dirigente del partito, negli anni ’80. La signora Di Sotto si separa dal marito per unirsi a Fini. Nel 1985 nasce Giuliana, la loro unica figlia. Si sposa con Daniela, tre anni più tardi, a Marino.

Dopo 19 anni di matrimonio, nel giugno 2007, Fini annuncia la separazione dalla moglie.

Cinque mesi dopo la separazione dalla moglie, viene resa pubblica la relazione con l’ avvocato e giornalista Elisabetta Tulliani. Dalla loro relazione nascerà la figlia Carolina, il 2 dicembre 2007[7].

Opere

  • Un’Italia civile. 1999. ISBN 8879284738
  • L’Europa che verrà. Il destino del continente e il ruolo dell’Italia. 2003. ISBN 888112484X

Bibliografia

  • Goffredo Locatelli, Daniele Martini, Duce addio. La biografia di Gianfranco Fini. 1994. ISBN 8830412651
  • Corrado De Cesare. Il fascista del Duemila. Le radici del camerata Gianfranco Fini. Kaos Edizioni, 1995. ISBN 889530461
  • Gian Antonio Stella. Gianfranco Fini, una faina senza zavorra in Tribù. Foto di gruppo con Cavaliere. Milano, Mondadori, 2001. ISBN 880449736X
  • Federico Guiglia, Para Enrico. Gianfranco Fini. Cronaca di un leader. 2002. ISBN 8871666291
  • Stefano Marsiglia, Collettivo Malatempora. Fini. Una storia nera. 2004. ISBN 8884250404

Voci correlate

  • Alleanza Nazionale
  • Casa delle libertà
  • Popolo della Libertà
  • Governo Berlusconi II
  • Governo Berlusconi III

Altri progetti

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