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May 5, 2008

Wikipedia: Fausto Bertinotti

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Bandiera italiana
Parlamento Italiano’
Fausto Bertinotti


Luogo di nascita Cormano, bandiera Italia
Data di nascita 22 marzo 1940
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Titolo di studio Diploma di Perito industriale
Professione Politico ed ex-sindacalista
Partito PRC
Legislatura XII, XIII, XIV, XV Legislatura
Gruppo Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
Coalizione L’Unione
Circoscrizione I Piemonte 1
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Senatore a vita
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Incarichi parlamentari
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« Dedico l’elezione alla presidenza della Camera alle operaie e agli operai. »
(Fausto Bertinotti, 29 aprile 2006, Camera dei Deputati. Discorso d’insediamento.)

Fausto Bertinotti (Milano, 22 marzo 1940) è un politico italiano, è stato presidente della Camera dei deputati dal 2006 al 2008, già segretario del Partito della Rifondazione Comunista dal 1994 al 2006.

È stato sindacalista di sinistra (CGIL), socialista lombardiano avvicinatosi poi al comunismo, sostenitore del pacifismo e dei movimenti anti-globalizzazione.

Indice

L’infanzia e l’adolescenza

Fausto Bertinotti nasce a Milano, nel quartiere di Precotto, da Enrico, macchinista delle Ferrovie dello Stato, e da Rosa, casalinga. È il secondogenito, dopo Ferruccio, oggi ferroviere in pensione.

Nel 1957 si trasferisce con tutta la famiglia nel paese natale paterno, Varallo Pombia (NO).

Nel 1962 si diploma, con tre anni di ritardo per via di alcune bocciature, come perito elettronico all’istituto Omar di Novara[1].

Nel 1965 sposa la diciottenne Gabriella Fagno; la cerimonia avviene in chiesa per volontà dei genitori di lei [2].

Nel 1970 nasce il suo unico figlio, Duccio, così chiamato in onore del partigiano Duccio Galimberti.

Il sindacato

Aderisce al Partito Socialista Italiano nel 1960.

Nel 1964 entra nella CGIL, diventando il segretario della Federazione Italiana degli Operai Tessili (l’allora FIOT) di Sesto San Giovanni, e tre anni dopo diviene segretario della Camera del lavoro di Novara.

Sempre nel 1964 è tra i socialisti che rifiutano di fare del Psi un partito di governo e partecipa alla scissione del Psiup che nel 1972 confluirà nel Partito Comunista Italiano.

Dal 1975 al 1985 è segretario regionale della CGIL piemontese (si era infatti trasferito a Torino).

Diventa il leader della corrente più a sinistra della CGIL, ovvero Essere sindacato, fortemente critica nei confronti della politica di concertazione condotta dalla maggioranza.

Da questa importante prospettiva prende parte alle lotte operaie di quel tempo, e quindi a quella degli operai della FIAT, terminata con la occupazione di 35 giorni delle fabbriche, nel 1980. Come sindacalista, sosterrà la necessità di far valere il diritto di sciopero contro le ingiustizie della classe padronale.

Nel 1985 entra nella segreteria nazionale della Cgil e si trasferisce a Roma.

Tra il 1989 e il 1991 è tra i comunisti che non accettano lo scioglimento del Pci, ma seguirà poi il consiglio di Pietro Ingrao, suo storico punto di riferimento, di aderire al Partito Democratico della Sinistra.

Nel maggio 1993 lasciò il Partito Democratico della Sinistra accusandolo di condotta incoerente al proprio mandato elettorale causata dalla determinante astensione, al voto di fiducia, per la creazione del Governo Ciampi.

A settembre accetta l’invito di Armando Cossutta e Lucio Magri di iscriversi al Partito della Rifondazione Comunista per diventarne, nel gennaio 1994, segretario nazionale. Con l’accettazione alla carica di segretario del Partito della Rifondazione Comunista decide di abbandonare ogni incarico sindacale.

La politica

Bertinotti è, sostanzialmente, un socialista massimalista fin da ragazzo. Nei primi anni sessanta milita nel Partito Socialista Italiano all’interno della corrente di sinistra di Riccardo Lombardi.

Quando, nel 1964, il Psi entra al governo, entra nello scissionista Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, una piccola forza che nel 1972 confluirà nel Partito Comunista Italiano.

Qui Bertinotti si avvicina a Pietro Ingrao e, da ingraiano, nel 1991 si oppone alla nascita del PDS, accettando di militarvi comunque fino al maggio 1993, quando decide di abbandonare il sindacalismo per la politica.

Partito della Rifondazione Comunista

Gli inizi

Poco dopo (settembre 1993) entra nel Partito della Rifondazione Comunista di cui diventa segretario nel gennaio 1994, prendendo il posto di Sergio Garavini che aveva diretto il partito fin dalla sua fondazione al momento dello scioglimento del Partito Comunista Italiano. Curiosamente Bertinotti negli anni ottanta entrò nella segreteria della Cgil prendendo il posto di Garavini.

L’avvicendamento al vertice è appoggiato da Armando Cossutta, dalla cui linea politica col tempo Bertinotti si affranca, riuscendo a consolidare un crescente consenso all’interno del partito.

Segreteria

La carica di segretario del PRC gli è confermata anche nel terzo (dicembre 1996), nel quarto (marzo 1999), nel quinto (aprile 2002) e nel sesto (marzo 2005) congresso di Rifondazione. In quest’ultimo, però, la sua relazione ottiene meno consensi del solito, attestandosi circa al 59% delle preferenze. In seguito all’elezione a Presidente della Camera dei Deputati si ritira da segretario del partito e il 7 maggio 2006, il Comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista elegge segretario Franco Giordano.

Rapporto con il centro-sinistra

1996: Il patto di desistenza

Alleato della coalizione dei “Progressisti” perdente alle elezioni politiche del 1994, stipula un patto di desistenza con l’Ulivo nel 1996: Rifondazione non si presentava in alcuni collegi uninominali alla camera e al senato, dando ai suoi elettori l’indicazione di votare per i candidati scelti da Romano Prodi, e il centro-sinistra faceva lo stesso, cioè non si presentava in alcune città, favorendo così l’elezione dei candidati di Rifondazione Comunista.

1999: Il ritiro della fiducia a Prodi

Le elezioni politiche del 1996 sono vinte dall’Ulivo e Prodi diviene Presidente del Consiglio. Non mancano, durante il suo governo, attriti con Rifondazione Comunista: sulla riforma delle pensioni e, soprattutto, sulla legge finanziaria del 1998, quando, dopo aver votato “a scatola chiusa” due leggi finanziarie indigeste, Prodi si aspetta di incassare il terzo bertinottiano (“senza prendere ordini da chi non fa parte del governo”) nel voto di fiducia. Ma il PRC vota contro, il governo cade ed alcuni esponenti abbandonano il PRC fondando il partito dei Comunisti Italiani, con a capo Armando Cossutta ed Oliviero Diliberto. Il Segretario del PDS Massimo D’Alema diviene cosi Presidente del Consiglio del successivo governo. Il PRC, indebolito dalla scissione, alle elezioni europee del 1999 ha un sostanziale insuccesso, nonostante Bertinotti risulti eletto deputato al Parlamento di Strasburgo. Nel elezioni politiche del 2001, Rifondazione Comunista è promotrice di una desistenza unilaterale nei confronti della coalizione dell’Ulivo che candida alla presidenza del consiglio Francesco Rutelli. Ottenendo il 5 per cento nel proporzionale e ottenendo alcuni senatori con il riparto proporzionale, Rifondazione Comunista riesce a mantenere una sua rappresentanza in Parlamento.

2002: Il disgelo con l’Ulivo e la nascita dell’Unione

Dal 2002 inizia il disgelo tra Rifondazione e il Centro-sinistra, che si alleano sia alle elezioni amministrative, sia per le regionali del 2005, nettamente vinte dall’Unione, la nuova denominazione dell’alleanza di centro-sinistra, di cui Rifondazione entra a far parte.

Nel frattempo, Bertinotti è eletto al Parlamento europeo alle elezioni del 2004, ricevendo in tutta Italia circa 380 mila preferenze. Iscritto al gruppo della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica di cui è presidente, è membro della Commissione per i problemi economici e monetari; della Commissione giuridica; della Delegazione alla commissione parlamentare mista UE-ex Repubblica iugoslava di Macedonia.

2005: le primarie dell’Unione

Alle elezioni primarie (del 16 ottobre 2005) per la scelta del candidato premier della coalizione dell’Ulivo alle elezioni politiche del 2006, Bertinotti arriva secondo dopo Prodi, raccogliendo 631.592 voti (il 14,7% dei consensi). La campagna elettorale era basata sullo slogan “Voglio…”: tramite internet o post-it i cittadini potevano completare lo slogan indicando cosa volevano dalla coalizione di centrosinistra.

2007: la rottura con Prodi

In un’intervista Bertinotti dichiara “questo governo ha fallito”. In seguito non smentirà le sue dichiarazioni e il partito di cui è leader di fatto ne prende le difese dopo gli attacchi di alcuni “prodiani”. Tuttavia il PRC continua a far parte del governo e della maggioranza.

Appoggio ai “Movimenti”

A partire dal 2001, Bertinotti porta il PRC ad assumere posizioni vicine al movimento alter-mondialista. L’appoggio e la condivisione delle istanze dei movimenti diviene caratteristica della politica del PRC, numerosi esponenti vengono eletti nelle liste di Rifondazione, come Vittorio Agnoletto, Luisa Morgantini, Daniele Farina, Francesco Caruso. Nel 2005, grazie anche al PRC nasce un importante organismo politico europeo della sinistra d’alternativa, la Sinistra Europea.

L’abolizione della proprietà privata

Nel marzo del 2005 rilasciò una intervista al Corriere della Sera in cui dichiarò: «Certo: la proprietà privata non si può abrogare per decreto. Ma è un obiettivo»[3].

Referendum

Articolo 18

È tra i promotori del referendum del giugno 2003, sull’estensione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori anche ai lavoratori subordinati delle aziende con meno di 15 dipendenti. Il referendum fallisce per il mancato raggiungimento del quorum di votanti.

Fecondazione assistita

Al referendum sulla fecondazione assistita del 12 e 13 giugno del 2005, sostiene il per tutti e quattro i quesiti. Il referendum fallisce per il mancato raggiungimento del quorum di votanti (solo il 25,5% degli aventi diritto si reca alle urne, la percentuale più bassa nella storia referendaria della Repubblica).

Presidente della Camera della XV Legislatura

Il 29 aprile 2006 Bertinotti è eletto Presidente della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana alla quarta votazione, superando con 337 voti la soglia dei 305 richiesti dal quorum. Ha concluso il suo incarico il 29 aprile 2008.

Contestazioni

Nel marzo 2007 viene contestato dai militanti dei Collettivi Universitari durante un convegno all’Università La Sapienza di Roma [4]. Motivo della contestazione non aver contrastato il rifinanziamento della missione militare in Afghanistan e l’appoggio alla missione militare in Libano (fine 2006).

Nel 2008, durante il corteo del primo maggio a Torino, viene contestato da alcuni giovani dei centri sociali, che gli contestano la sua partecipazione alla Fiera Internazionale del Libro, dedicata all’anniversario della fondazione dello stato di Israele.

Candidato a Presidente del Consiglio de la Sinistra l’Arcobaleno

Fausto Bertinotti si è candidato premier per la Sinistra l’Arcobaleno, che vede uniti sotto uno stesso simbolo Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti Italiani, i Verdi e Sinistra Democratica, per le elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008. Questa lista non supera la quota percentuale di sbarramento per la camera dei deputati, a livello nazionale, né gli sbarramenti regionali al senato, per cui non ottiene rappresentanti in parlamento.

Dimissioni

Il presidente uscente della Camera e leader della Sinistra-L’Arcobaleno, dopo la sconfitta nelle elezioni del 13 e 14 Aprile 2008, conferma il proprio ritiro da incarichi di direzione politica, come aveva già annunciato ancor prima della candidatura per la Sinistra l’Arcobaleno: “La mia vicenda di direzione politica termina qui, purtroppo con una sconfitta […] Lascio ruoli di direzione, farò il militante. Un atto di onestà intellettuale impone di riconoscere questa sconfitta come netta, dalle proporzioni impreviste che la rendono anche più ampia“.

Le opere

  • La Camera dei lavori. Ediesse, Roma, 1987
  • La democrazia autoritaria. Datanews, Roma, 1991
  • Tutti i colori del rosso (a cura di Lorenzo Scheggi Merlini). Sperling & Kupfer, Milano, 1995
  • Il nostro nuovo Comunismo (ripartendo da Marx) (a cura di Carlo e Norberto Valentini). Carmenta, Milano, 1996
  • Le due sinistre (con Alfonso Gianni). Sperling & Kupfer, Milano, 1997
  • Pensare il ’68 per capire il presente. Con una riflessione sul movimento no global (con Alfonso Gianni). Ponte alle Grazie, Milano, 1998
  • Le idee che non muoiono (con Alfonso Gianni). Ponte alle Grazie, Milano, 2000
  • Per una pace infinita (con Alfonso Gianni). Ponte alle Grazie, Milano, 2002
  • Nonviolenza. Le ragioni del pacifismo, (con Lidia Menapace e Marco Revelli). Fazi, Milano, 2004
  • L’Europa delle passioni forti, (con Alfonso Gianni). Ponte alle Grazie, Milano, 2005
  • Io ci provo (con Cosimo Rossi). Manifestolibri, Bologna, 2005
  • Il ragazzo con la maglietta a strisce (con Wilma Labate). Aliberti, Roma, 2005
  • La Città degli Uomini. Cinque riflessioni su un mondo che cambia. Mondadori, Milano, 2007

Curiosità

  • Come ha confessato al quotidiano Liberazione è un grande appassionato di Worldmusic e fan della band inglese dei Clash dai quali, dichiara, ha spesso tratto energia ed ispirazione la sua politica economica e culturale internazionalista e multiculturalista. Ha inoltre donato una copia del cd della band londinese Sandinista al subcomandante Marcos durante il loro incontro in Messico.[citazione necessaria]
  • Fausto Bertinotti ha devoluto un risarcimento per diffamazione ad una parrocchia della periferia di Roma. È un ammontare di 40.200 euro che i legali di Omnibus Weekend di La7 hanno versato alla parrocchia alla fine di ottobre 2007.[5][6]
  • Per il 2006 ha dichiarato un reddito di 233.195 € che ne fanno il terzo politico più ricco della Camera[7]

Fonti

  1. ^ Corriere della Sera del 3 marzo 2003 [1]
  2. ^ Corriere della Sera del 4 aprile 2006 [2]
  3. ^ Aldo Cazzullo. ««Voglio la fine della proprietà privata»». Corriere della Sera , 03/03/2005.
  4. ^ La Repubblica del 26 marzo 2007 [3]
  5. ^ Causa vinta, e Fausto regalò 40 mila euro a un prete
  6. ^ E BERTINOTTI REGALÒ 40 MILA EURO A UN PRETE
  7. ^ REDDITI DELLA CAMERA

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