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May 5, 2008

Wikipedia: Società Sportiva Cassino 1927

Filed under: — admin @ 3:15 pm
S.S. Cassino 1927
Calcio
Badge of Honour FIFA
Badge of Honour UEFA
Attuale campione d’Italia Campione d’Italia in carica
Detentore della Coppa Italia Detentore della Coppa Italia
Detentore della Supercoppa Detentore della Supercoppa Italiana
Attuale campione d’Europa Campione d’Europa in carica
Attuale campione del Sudamerica Campione del Sud America in carica
Campione d’Inghilterra in carica Campione d’Inghilterra in carica
Campione in carica MLS Campione in carica Major League Soccer
Detentore della U.S. Open Cup
Attuale campione del mondo Campione del mondo in carica
Detentore della Supercoppa Europea Detentore della Supercoppa d’Europa
Detentore della Coppa UEFA Detentore della Coppa UEFA
Campione di Germania Campione di Germania in carica
Campione di Spagna Campione di Spagna in carica
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra Maglia ufficiale Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni da gara
 
Casa
Manica sinistra Maglia ufficiale Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni da gara
 
Trasferta
Colori sociali: Azzurro
Inno: Un cuore che vola
Remo Tedesco
Dati societari
Città: Cassino
Paese: bandiera Italia
Confederazione: UEFA
Federazione: FIGC
Fondazione: 1924
Presidente: Giuseppe Tedesco
Palmarès
Scudetti: 0
Trofei nazionali: 1 Coppa Italia di Serie D
Trofei Internazionali: 0
Stadio
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“Gino Salveti”
(3.700 posti)
Contatti
Società Sportiva Cassino Calcio 1927 S.r.l.

Via Marconi, 25
03043 Cassino (FR)
Tel. 0776/312001

www.sscassino.it

La Società Sportiva Cassino 1927 è la maggiore società calcistica di Cassino.

Indice

Storia

Il Cassino dei pionieri

Gli anni venti sono quelli della prima “pedata” ufficiale del Cassino. Nella zona “del Carmine”, alla periferia della Cassino in pianura, contrapposta a quella del monte, andavano a “pazziare” i primi “azzurri” della storia. Nel 1924, i ragazzi di “dietro il Carmine” trovarono un presidente (Argentino) e nacque il Cassino anno uno, a cui venne dato un nome polemicamente latino: “Quis contra nos?”. Tale rimarrà a lungo, fino agli anni trenta, quando diventò ufficialmente Cassino.

Il campo, negli anni venti, il Cassino se lo fece invece prestare alla via di Caira, nel complesso che inizialmente fu concentramento di prigionieri austriaci durante la prima guerra mondiale. Dopo la prima guerra mondiale, diventato Scuola Allievi Carabinieri – come si diceva allora – il complesso ebbe un campo sportivo vero e proprio e una squadra di calcio allora notevole se si considera che allievi di quella Accademia erano perfino prestigiosi giocatori del Casale e della Pro Vercelli.

La nuova squadra cominciò da qui il suo ruolino di marcia (in tempi in cui nel Calcio non c’erano tante divisioni di “serie”) incontrando, dal momento che Cassino aveva come capoluogo di provincia Caserta, squadre quasi tutte della “Terra di Lavoro” come il Santa Maria Capua Vetere, il Sessa, il Capua, il Maddaloni e la stessa squadra del capoluogo, con risultati di solito apprezzabili.

Così si tirò avanti fino agli anni trenta, quando, cambiata provincia e inquadrato nel Lazio, il Cassino (che aveva cominciato a mutare nome e uomini) passò tra le squadre che costituivano il campionato del Basso Lazio, trovando anche per il mecenatismo del commerciante Acciaccarelli un suo campo sportivo, lo “Sferracavalli”, chiamato così perché edificato per quella strada. Proprietario di un pioppeto nella zona dove, grosso modo, oggi è la scuola media “Conte”, l’Acciaccarelli con il ricavato della vendita dei pioppi fece campo e recinto in legno, all’inglese, com’è ancora oggi in tante città romantiche della Gran Bretagna.

Con l’intervento dell’Italia in guerra nel giugno del 1940, mentre resistono a malapena i tornei superiori, quelli inferiori trovano per ovvie ragioni una vicenda frammentaria, limitata a un’azione strettamente provinciale com’è nel caso del Cassino degli anni bellici. Con molti atleti sotto le armi, (a partire dalla guerra etiopica e di Spagna) la squadra azzurra vive praticamente di vita propria, “autarchica” come è nel termine dei tempi e sfruttando in genere le capacità e le attitudini dei giocatori fatti in casa come delle giovani promesse.

Ricostruzione, in campo e fuori

La guerra, nell’accezione più terrificante del termine, aveva distrutto non tanto il campo di Via Sferracavalli, quanto la stessa sfera di cuoio sulla quale il tifoso cassinate aveva impresso i nomi dei giocatori suoi più rappresentativi, che in un certo senso avevano fatto scuola e che, nella giovanissima fantasia, si presentavano perfino come modelli da imitare.

Il nuovo campo sportivo era solo una speranza al momento. Doveva sorgere nel 1947 e con il notevole aiuto dell’allora Ministro dei Lavori Pubblici, il comunista Serena. Andato in visita a Montecassino, a quei tempi raso al suolo, il Ministro fu fermato da una Commissione di Sportivi che gli richiesero un campo di gioco nell’area cittadina e contro il progetto dello stesso Genio Civile che lo avrebbe voluto invece nel “Concentramento” di cui si è precedentemente parlato. Qualche tempo dopo, al viale Dante, il campo era costruito con accanto forse troppo angusti spogliatoi, comunque i primi ch’ebbe il Cassino nella sua intera storia calcistica. A questo nuovo impianto venne dato il nome di “Dario Miranda”, famoso centromediano della squadra prebellica, caduto in Africa pochi anni prima. Tale rimase fino agli anni sessanta quando il CONI fece costruire l’attuale stadio con gli annessi impianti sportivi.

Sempre dilettantistica ovviamente l’attività della squadra nell’immediato dopoguerra e nonostante l’avanzata di consumo e progresso. Umberto Pio e Benito Pragliola sono i giocatori che danno un volto preciso a questo Cassino che rinasce, imponendosi per classe e temperamento. Il primo si segnlerà per dieci anni circa nel gioco del calcio a Cassino, come elemento indigeno di squisite qualità tecniche: era senz’altro un vero e proprio “artista” e “viveur”, spesso anche con un pettine a portata di mano per sensibilizzare il pubblico femminile, che specialmente nelle varie trasferte romane si faceva in quattro per ammirare la sua preziosa rovesciata, la sua velocità elegante, il suo tiro forte e preciso; assai diverso da Pio era invece Pragliola: negli anni in cui il calcio oscillava tra metodo e mezzosistema fu terzino a sedici anni e da diciotto anni in poi un centro-mediano insostituibile. Lo troviamo esordiente nel 1947 e lo ritroveremo sempre, in quasi tutte le formazioni che il Cassino manderà in campo fino alle soglie degli anni sessanta. Nato a Cassino e finito nel periodo dello sfollamento presso il fratello ch’era tra i dirigenti del Modena, proprio in questa città cominciò a tirare i primi calci, nelle minori della famosa città calcistica. La nostalgia lo ributtò a Cassino, nelle baracche svizzere e nella cenere dei pochi ricordi. Elemento di classe limpida, era un vero esecutore del calcio ragionato, pensato fino al millimetro. Lavorava – tramandano le “Bibbie” del calcio cassinate – di intelligenza, saltava di testa con precisione singolare, d’anticipo, valorizzando il colpo di reni.

Decisamente di transizione la squadra azzurra dal 1947 al 1953: ritrova il suo campo sportivo non tanto per motivi competitivi, quanto per necessità di vita, per la “voglia matta” di utilizzare il gioco del calcio come uno strumento di rinascita, che sia capace di dare perfino una spinta al divenire della “città martire”, alle prese con i mille problemi della ricostruzione.

Con le varie presidenze di Mascioli, Ricciuti, Pagano la squadra disputa validi campionati di Promozione, campionato conquistato nel ‘53 – sotto la presidenza del primo – dopo duri spareggi con Subiaco e Torreinpietra. Si susseguono piazzamenti onorevoli, sotto la guida del triestino Pollak ingaggiato come allenatore-giocatore. Nel ’56 arriva, assieme al nuovo presidente Varlese, Dante Compiani, tecnico dal celebre passato nelle fila di Milan e Nazionale. Il sogno è la promozione in Quarta Serie, dove erano già altre compagini del comprensorio come Sora, Frosinone e la famosa Annunziata Ceccano; la squadra azzurra viveva un avvio promettente ma dopo una serie di nove risultati utili consecutivi cadeva nel derby ad Isola Liri, finendo poi la stagione con un sempre onorevole quarto posto. Il decennio si chiude per gli azzurri con una delusione: dal 1960 scompare il campionato di Promozione, con al di sotto della serie D una divisione regionale chiamata I Categoria. Questa mossa aumenta il numero delle squadre partecipanti da 34 a 56; il Cassino fa domanda di ripescaggio nella nuova Quarta Serie, che non viene però accolta per mancanza di posti disponibili.

Gli anni ’60 ed il nuovo stadio

Sempre sotto il patronato del presidente Antonio Pagano si aprono gli anni ’60. Ad un nono posto nel ’61 fa seguito la retrocessione in II Categoria dell’anno successivo, causata anche da una nuova ristrutturazione dei tornei che fa scendere di categoria per quell’anno ben sette squadre. La debacle causava una frattura in seno al sodalizio azzurro, che comportava una crisi societaria con le dimissioni di Pagano e una aspra lotta per la sua successione, poi risolta a favore di Marcello Di Zenzo. Per il 62/63 rimaneva in sella Benito Pragliola, che continuava pure a scendere in campo, guidando la marcia cassinate verso un ritorno senza affanno in I Categoria grazie alla sicurezza del portiere Giacomi, all’esperienza di Ferrigno e Gradini, alla sagacia tattica di Giuseppe D’Ambrosio e ai gol di Bordone e Quagliozzi. Dopo la promozione si tenta la strada ambiziosa della nuova vittoria, ideando anche una sorta di azionariato popolare ante litteram. La stagione non era fortunata, con il Cassino che chiudeva al settimo posto. L’anno successivo era ancora più sfortunato, con la squadra cassinate che falcidiata dalle squalifiche si disintegrava sul campo e fuori, rimediando una triste e scontata nuova retrocessione in II Categoria. Seguivano tre campionati di metà classifica in questa divisione, rallegrati solo – nel 1967 – dall’inaugurazione dell’attuale complesso sportivo. Progettato per accogliere circa diecimila spettatori (gradinate settore prato, oggi chiuse, comprese), nessuno saprà mai come abbia fatto a diventare per lungo tempo lo stadio “dei ventimila”. Il nuovo terreno portava fortuna, considerato che il Cassino conclude il decennio conquistando due promozioni in tre anni: la prima – nel ’68 – a causa del ritorno nell’anno seguente del torneo di Promozione tra serie D e I Categoria, facendo quindi aumentare il numero delle squadre promosse da ogni categoria per formare così il nuovo campionato. Al Cassino dell’allenatore Nacci basta un ottavo posto per tornare in I Categoria; seguono uno splendido terzo posto nel 68-69 ed un nuovo trionfo del 69-70, con la truppa di mister Bartolomei (romano ex arbitro di serie A) e del neo presidente Michelucci capace di staccare alla fine di cinque lunghezze una Fulgorcavi mai doma. Alla base del successo un mix tra elementi forestieri ed i migliori giocatori autoctoni; ciliegina sulla torta l’ingaggio di quel Vento che avrebbe fatto le fortune del Cassino nel decennio successivo. Intanto, si torna in Promozione.

Gli anni ’70 e la prima serie C

Gli anni ’70 iniziavano proprio con l’approdo alla massima categoria regionale, che suscitava grande entusiasmo a Cassino considerate la forza della società e l’altrettanto non indifferente spessore della rosa di calciatori: gli ingredienti per ben figurare c’erano davvero tutti.

Presidente era Vassallo, con Michelucci che conservava la stessa carica in maniera onoraria.

Il Cassino, con in panca Nacci, volava da subito in vetta, guadagnandosi l’attenzione anche della “Domenica Sportiva”: la popolare trasmissione si interessava agli azzurri, che vantavano un record di ben 53 gare senza sconfitta, che partivano dalle ultime due del 68-69, passavano per l’intero 69-70 e culminavano in altre sei di vari tornei e quindici (tra campionato e coppa) della stagione sportiva in corso di svolgimento. La squadra godeva anche i frutti del lavoro del settore giovanile, che aveva forgiato i validi elementi locali che venivano ora impiegati con continuità pure in prima squadra come Fortuna, Jovino, Pacitto, Russo e Verdone. Il record cadeva a Cisterna, con il Cassino reduce anche da una aggressione fisica dopo essersi recato a Succivo per sfidare in campo neutro per la Coppa Italia la squadra della Grumese. La promozione, dopo lungo braccio di ferro con il Cynthia, sfumava in quel di Priverno alla quart’ultima giornata. Restava da accarezzare il sogno della Coppa Italia dilettanti: dopo aver superato il Leoncelli negli ottavi di finale ed il Milazzo nei quarti, i cassinati guadagnavano l’accesso alla fase finale in quel di Forte dei Marmi, che nell’occasione è presa d’assedio dai tifosi cassinati, impegnati nel primo grande e lontano esodo della storia del pallone azzurro. Dopo aver superato all’inglese in semifinale il Bagnoli, la truppa azzurra perdeva di misura la finalissima contro il Montebelluna. Il successo, però, era solo rinviato.

Anche quello in campionato, coronato l’anno successivo da Achille Gallaccio – presidente per la prima volta quest’anno, e poi per quasi tutti gli anni ’80 – e dal tecnico sorano Carlo Orlandi.

Era una cavalcata trionfale, guidata dal solito Franco Vento (autore addirittura di 28 reti in 29 partite) e dai vari Incagnoli, Di Carlo, Bianchi, Testa e Pacitto, coronata con largo anticipo e festeggiata da 4.000 tifosi entusiasti per l’ultimo impegno casalingo – a giochi ormai conclusi – contro la Fulgorcavi. Era la promozione – per la prima volta nella storia – in quarta serie.

La polisportiva necessitava ora di una figura forte, per darle una certa solidità a livello finanziario visti e considerati gli impegni gravosi a cui si andava incontro in serie D. Gallaccio trascina in società il costruttore Virgilio Volante, che per quattro anni consecutivi – sempre in tandem con l’allenatore Orlandi – sfiorava l’impresa nel 72/73 cogliendo un quarto posto all’esordio nella nuova categoria e manteneva posizione di metà classifica per le stagioni seguenti, fino al ’76 quando cedeva lo scettro del comando al giovane avvocato Rodolfo D’Ambrosio, portatore di idee innovative e potenzialmente vincenti. Arrivavano per la stagione 76/77 elementi di spessore: uno per tutti il regista Frank, cresciuto nelle giovanili del Milan e con i rossoneri convocato per la finale di Coppa Campioni del ’69 con l’Ajax; a sostituire Orlandi era il formiano Parisio. L’andamento iniziale non era però da “corazzata”, e si arrivava allo scontro novembrino contro il Chieti per migliorare lo score e rilanciare le proprie ambizioni. La capolista si dimostrava superiore sul campo, ma veniva letteralmente presa per mano da un arbitro inadeguato che causava le ire dei tifosi azzurri: il presidente D’Ambrosio, nel tentativo di proteggere il direttore di gara, veniva colpito da una pietra mentre altre colpivano un guardalinee e capitan Pizzi rifilava calcioni a quei facinorosi che fossero riusciti a penetrare all’interno del terreno di gioco. Il giudice sportivo emetteva una pesantissima squalifica, allontanando il Cassino dal “Comunale” per ben sei giornate. Parisio si dimetteva, sostituito dall’allenatore della Berretti Marchegiani con la supervisione tecnica ancora di Carletto Orlandi: i cassinati facevano però di necessità virtù, cogliendo cinque vittorie di fila in campo neutro e rilanciandosi al secondo posto. Il girone di ritorno decretava invece una crisi che allontanava la squadra dalle zone alte, fino a concludere la stagione con Pizzi nel ruolo di allenatore-giocatore ed un decimo posto finale. Al termine di questa stagione appendeva le scarpette al chiodo anticipatamente per motivi lavorativi la bandiera azzurra Gianni Pacitto. Il momento era felice e vedevano la luce vari Cassino Club: tra questi il gruppo ultras dei Fedayn, ancora attivo. L’anno successivo prevedeva la ristrutturazione dei campionati di serie C, e quindi sarebbe bastato anche il quarto posto per ottenere la promozione. Alla guida della squadra approdava Catalano, con Gianni Ranaldi nel ruolo di direttore sportivo. L’andamento era positivo ma altalenante, in quanto le quattro promozioni più le valide opportunità di ripescaggio per quinta e sesta classificata lasciavano grande equilibrio nel torneo. Gli azzurri si giocavano l’opportunità di guadagnare sul campo l’accesso alla C2 in quel di Rende ma venivano superati nel finale, in un ambiente quanto meno “difficile”: veniva inoltrato ricorso ma alla fine anche il sesto posto era sufficiente per sbarcare nella nuova categoria. Un’estate tormentata segnava il nuovo approdo, con D’Ambrosio alla ricerca di partner che non arrivavano e la decisione di mandare in campo per la prima giornata del 78-79 la formazione giovanile. La crisi veniva risolta con un incontro tra il presidente e i maggiori operatori economici della città martire, e la squadra veniva ritoccata migliorando il suo score. Alla tredicesima giornata veniva esonerato Montefusco e sulla panchina azzurra sedeva un autentico mito del calcio italiano quale il pluri-medagliato Bruno Mora. Gli azzurri volavano nell’inizio del girone di ritorno, ma una nuova flessione vedeva tornare Montefusco; in una situazione complicata sia in classifica che nelle casse societarie si otteneva la salvezza pareggiando a Trapani (con il primo gol cassinate del giovane Corrado Urbano) e superandoil Messina all’ultima giornata con una doppietta di Scardovi. Proprio i problemi finanziari sono alla base della pessima annata successiva, conclusa malinconicamente all’ultimo posto dagli azzurri che tornavano in serie D. Corrado Urbano veniva ceduto allo Squinzano, da dove poneva le basi per i successi che lo porteranno in A con l’Empoli. Un buon periodo terminava in maniera senz’altro triste.

Gli anni ’80 e la prima Coppa Italia

Gli anni ’80 sono periodo di alti e bassi, anzi di bassi e alti volendo rispettare l’ordine cronologico.

Sicuramente il nome di Achille Gallaccio fa il paio con quello di Antonio Lillo nell’immagine “da copertina” che dovrebbe riassumere il decennio; andando con ordine, però, si riprende dalla stagione 80/81, che vede come unica “buona nuova” l’esplosione di quel Domenico Di Carlo che terrà a galla con ben 10 reti la compagine azzurra prima di essere venduto al Treviso ed iniziare quella brillante carriera che lo porterà in serie A. La squadra, in una girandola di allenatori e giocatori, si classificava ultima ma non retrocedeva a causa di un’altra riforma della categoria.

La caduta in Promozione era solo rinviata, in quanto arrivava nel torneo successivo (81-82) ma in maniera più onorevole, con un distacco di un solo punto rispetto alle salve Terracina e Formia. A pesare come macigni sulla disfatta il pari con l’Internapoli dopo doppio vantaggio e il K.O. all’ultima giornata contro la capolista Grumese. Durante questa stagione D’Ambrosio si allontanava definitivamente dalla società, lasciando la gestione ad un manipolo di volenterosi guidati da Benedetto Capitanio. La stagione 82/83, in Promozione, era ancora più triste considerata l’assoluta carenza di risorse finanziarie, che portavano in campo una squadra tutta composta da giovanissimi che si classificava all’ultimo posto anche in questa categoria, retrocedendo alfine in I Categoria.

Raccoglie la società allo sbando il già citato Gallaccio, che assieme a Manfredo Facchini mette in atto l’opera di ricostruzione: in panchina siede, dopo un breve incarico a Nacci, Di Paolo; la squadra dà vita ad un lungo testa a testa con l’Isola Liri, che viene battuta alla terz’ultima giornata al “Comunale” ma tornava in vetta approfittando del discusso pari degli azzurri a Borgo Hermada, che alla fine costava ai ragazzi cassinati la promozione. Nell’84-85 arrivava finalmente il ritorno in Promozione, al termine di una lotta con il S. Giorgio a Liri capace di battere gli azzurri sul proprio terreno prima di venire superato da un Cassino formato “trita-tutto”, capace di inanellare otto risultati utili consecutivi. A firmare il trionfo l’allenatore Antonio Lillo, che siederà sulla panchina azzurra per altre tre stagioni e mezzo. Si arriva così alla stagione 85-86, tra le più felici dell’era del pallone azzurro. Gallaccio, coadiuvato da Facchini e dal vice presidente Di Mambro, ha ora un nuovo socio: entra in società infatti anche l’industriale Orsello, che aumenta così le capacità finanziarie del club. In campionato il “Cassino operaio” – come è ricordato dai tifosi in quanto composto da giovani che si dividevano tra il rettangolo di gioco e la fabbrica – chiudeva al secondo posto, superato solo dalla Vis Sezze che guadagnava così la promozione in Interregionale; all’amarezza per lo sfumare della seconda promozione consecutiva rispondeva la gioia per la conquista della Coppa Italia, sfumata 15 anni prima a Forte dei Marmi. Dopo un cammino di ben 12 incontri (superate, nell’ordine, Zagarolo, Fiumicino, Portici, Sibilla Bacoli, Massafra e – in gara unica – Portici e Noci) la squadra di Lillo si qualificava per le semifinali, dove incontrava i bergamaschi del Leno. Battuti sul proprio terreno, capitan De Sanctis e compagni griffano l’impresa imponendosi in terra lombarda e guadagnando l’accesso alla finale ai calci di rigore. La finale per la Promozione in doppio match contro il Pontevecchio era senza patemi per il Cassino che superava all’inglese i toscani in casa e pareggiava a reti inviolate fuori. Si arrivava così alla finalissima con la compagine che aveva vinto la fase di serie D: caso volle si trattasse del Formia, storica rivale degli azzurri. Il 27 Giugno 1986 erano cinquecento i tifosi azzurri che partivano alla volta di Viareggio, sede della gara unica: a vincere fu il Cassino, grazie alla giornata di grazia di bomber Davide Di Paolo autore di una doppietta, frammezzata da un rigore guadagnato sempre da lui e trasformato da Mignanelli; il 3-1 finale permette a capitan Renato De Sanctis di alzare la coppa al cielo.

Ci si concentrava per la stagione 86/87 al fine di ritornare in serie D, ma ancora una volta gli sforzi venivano vanificati; ci pensava la giustizia sportiva a sottrarre sei punti in classifica agli azzurri: uno per aver abbandonato il campo di Valmontone per protesta contro l’arbitro e cinque per un coinvolgimento presunto in un vasto scandalo arbitrale, cosa questa che vedeva anche squalificare il vice presidente Di Mambro. Anche penalizzata la compagine di Lillo terminava la stagione al terzo posto, a sette lunghezze dall’Isola Liri promossa. L’anno buono per il ritorno in D è l’87-88: stavolta non ce n’è per nessuno, e dopo un’aspra lotta con Lavinio, Montecompatri e Formia la compagine azzurra legittima il trionfo superano all’ultima giornata il Marino: la rete decisiva è firmata da Ivano Colombo. La prima stagione dopo il ritorno in Interregionale vede il Cassino chiudere con un onorevole settimo posto in un girone difficilissimo; a deliziare i tifosi il brasiliano Santos, planato a Cassino dalla Svizzera grazie all’interessamento di Orsello e ad una discendenza cercata con il lanternino ad Acquafondata. Gallaccio si dimetteva ad Aprile ma ritirava la decisione in estate, affidando per la stagione 89-90 la squadra all’ex difensore azzurro Incagnoli al posto di Lillo. Se rimaneva il presidente abbandonava invece la scena proprio Orsello, causando di fatto un calo delle potenzialità economiche del club. L’inizio non era dei migliori fino all’ingaggio – nel mercato novembrino – dell’attaccante Punzo, che guidava la squadra alla salvezza siglando sette reti ed anche il gol decisivo nello spareggio finale contro la Maddalonese a Campobasso.

Gli anni ’90

La stagione 89-90 si concludeva quindi con una sofferta salvezza. Gallaccio dopo lo spareggio con la Maddalonese rassegnava le dimissioni, e la crisi si risolveva con l’ingresso come nuovo maggiore azionista di Enzo Visco, supportato dal fratello Ivano. Ad una campagna acquisti importante non facevano seguito i risultati del campo: vengono cambiati ben tre allenatori (Incagnoli, Abbatini e Molinaro) ma il risultato finale non andava oltre il sesto posto. Tornava in sella Gallaccio ma la stagione 91-92 portava ad una nuova retrocessione: memorabile in quella stagione solo il trionfo nel derby di Frosinone, con la squadra ridotta in otto dalle espulsioni trovare il gol della vittoria del terzino Lepore a cinque minuti dalla fine. Il 92-93 vede in Eccellenza il Cassino conquistare la salvezza, prima della nuova amara retrocessione dell’anno seguente: nonostante il ritorno di Urbano, venuto a chiudere la carriera con il club che lo aveva lanciato, la squadra chiude alla pari con il Sezze; ci vuole lo spareggio ma a Palestrina sono i pontini a prevalere al termine di una gara trascinata fino ai rigori: decisivo l’errore di Angelosanto. Dalla Promozione si risale subito in Eccellenza nel 94-95, concluso dagli azzurri di Perilli (in sella dalla quarta giornata dopo brevissimi interregni di Abbatini e Salvatici) con sei punti di vantaggio sull’Alatri secondo ma nell’indifferenza generale dei tifosi, delusi dalle recenti retrocessioni. Nel 95-96 il confermato Perilli conquista il sesto posto in Eccellenza nonostante un’annata maledetta: a colpire gli azzurri mega-squalifiche, infortuni vari e soprattutto la tragica scomparsa del segretario Manfredo Facchini, al quale verrà intitolato l’impianto sportivo sul retro del “Comunale”, finora noto come “Campo 2” e dove si svolgeva l’attività delle giovanili. Seguiva nella nuova stagione per la vecchia Policassino la retrocessione in Promozione decretata da una sconfitta in quel di Cisterna; intanto il Real Piedimonte di Totonno Morra, storico sponsor della squadra azzurra, vinceva lo stesso girone volando in serie D e soprattutto vi era lo sbarco in Eccellenza di un’altra squadra cassinate: la cosiddetta Rofit, guidata dal già citato Orsello, ora A.S. Cassino, che prendeva quindi il posto della società precedente. Si apriva una nuova era calcistica, sotto il segno della continuità vista l’attività di alcuni storici dirigenti e l’ingaggio da parte del nuovo team dello storico capitano azzurro Sergio Zappoli. Dopo 14 stagioni, intervallate solo dalla breve presidenza Visco, Achille Gallaccio abbandona la scena principale del calcio cassinate. La nuova formazione azzurra concludeva al quarto posto un buon torneo grazie ad una buona serie positiva nel finale di dodici risultati utili consecutivi. Sempre in questo 97-98 debutta in maglia azzurra Angelo Raia, che sarà lo storico capitano dei trionfi del nuovo millennio. Stesso piazzamento nella stagione 98-99, quando la squadra guidata ancora da Schettino lotta al vertice per buona parte del torneo ma dopo la sconfitta di Ferentino alla sest’ultima dimentica ogni pretesa chiudendo infine proprio al quarto posto.

L’era Morra: la rinascita

La promozione nella quinta serie non conseguita sul campo arrivava ugualmente grazie alla fusione con la squadra del Real Piedimonte, espressione calcistica della contigua Piedimonte S. Germano e militante da alcune stagioni proprio nel C.N.D. A presiedere la neonata creatura, nominata “Real Cassino”, è il principale artefice dei successi del team pedemontano: il compianto Totonno Morra.

La sua prima stagione al timone degli azzurri riesce prima di tutto a riavvicinare la piazza alla squadra: una campagna acquisti imponente, con ciliegine sulla torta elementi quali Di Chio, Gifuni, Caliano e Zefferi affidati a mister Corrado Urbano faceva ben sperare e per la gara con il Sorrento del 10 Ottobre si facevano registrare addirittura 2.500 spettatori, quanti mai erano accorsi al “Comunale” negli ultimi anni. Dopo la sconfitta di Caserta la truppa di Urbano serrava le fila ed arrivava allo scontro diretto sul campo della capolista Puteolana forte di otto risultati utili consecutivi e seconda a sole quattro lunghezze dalla compagine campana. L’esodo – di quelli storici – porta a Pozzuoli ben 1.300 tifosi azzurri, in una gara sfortunata che vede Ianuale rispondere al gol iniziale degli amaranto, che poi nel finale trovano un calcio di rigore vergognoso che regala loro la vittoria. Il girone d’andata è dunque chiuso a sette lunghezze dalla capolista. Di Chio e compagni continuano a lottare per la seconda piazza – che può valere il ripescaggio – e per l’onore: a quest’ultima voce è infatti ascrivibile il successo proprio nel return match con la Puteolana, superata per 3-2 con rete decisiva di Caliano. Gli azzurri chiudevano una stagione comunque positiva al secondo posto. I successi, seppure parziali, riavvicinano la città alla sua squadra e portano anche all’ammodernamento dell’impianto sportivo, con – tra le altre cose – la copertura della tribuna centrale e l’intitolazione allo scrittore e giornalista locale Gino Salveti, scomparso nel ’99.

Si ritenta lo sbarco tra i professionisti per la stagione 00-01 ingaggiando proprio l’allenatore campano Falso, che porta con se’ da Pozzuoli giocatori quali Bizzarro, Carafa, Perrella e Tavolieri. A completare la faraonica campagna acquisti un bomber di categoria come Tiziano D’Isidoro.

La squadra però non rispettava i pronostici, Falso si dimetteva e sedeva per la prima volta sulla panchina azzurra Giuseppe Capaccione, soprannominato “il mago di Sparanise”, che condurrà gli azzurri ad una tranquilla salvezza. Proprio Capaccione veniva confermato per la stagione 01-02, che vedeva a sorpresa gli azzurri volare in vetta nelle giornate iniziali, fino ad abbandonare ogni velleità dopo lo sfortunato K.O. interno con il Latina, deciso da un’autorete di Bizzarro a tempo scaduto. Il Cassino chiudeva la stagione al settimo posto. Poca gloria nella stagione 02-03, condotta per il girone d’andata dal tecnico Pernarella e per il ritorno ancora da Capaccione. Ancora settimo posto finale; unica gioia, il premio dal Corriere dello Sport per il centrocampista Rallo quale miglior giocatore della categoria.

Arriva Corcione: all’inferno e ritorno

Nell’estate 2003 Morra cedeva dopo quattro anni di presidenza il titolo a Ciro Corcione, imprenditore farmaceutico già presidente della squadra del Cervaro, da lui trascinata fino alla massima divisione regionale. Il nuovo presidente si pone come primo obiettivo per la nuova stagione una sorta di “apprendistato”, in modo da tentare il salto di categoria nell’anno successivo. Per la stagione 03-04 Corcione allestiva quindi un team da metà classifica, allenato da un tecnico senza esperienza semiprofessionistica: Domenico Aceti. Molti giocatori acquistati non hanno mai militato nella categoria, uniche eccezioni per qualche ragazzo del vivaio e anziani come Arcese e Mignanelli, oltre alla conferma di Angelo Raia, praticamente l’unico degli “ex” a restare in azzurro. Il nuovo Cassino – che ha pure mutato il suo nome in Cassino 1927, in omaggio all’anno di nascita del padre del nuovo presidente – parte bene, vincendo per 4 reti a 0 contro il Terracina; successivamente però inizia il periodo nero che fa infilare sei sconfitte consecutive alla squadra e porta alle dimissioni di Aceti, dopo il nuovo scivolone casalingo con la sorprendente Isola Liri di mister Sandro Grossi (lo ritroveremo).

Dopo la triste esperienza del tecnico cervarese ritorna Capaccione, che rivoluziona la squadra già da Novembre con gli arrivi – tra gli altri – di Izzillo, Grasso e Micciola. La prima gara del nuovo corso è positiva: si espugna di misura Termoli grazie ad un colpo di testa nel finale di capitan Cristian Mignanelli. Sarà la sua ultima gara con la maglia azzurra. Un nuovo, pesante, K.O. interno con la Pro Vasto fa capire che la musica non è cambiata. Dopo le vittorie su Celano (con il primo grandissimo gol azzurro di un giovane Imperio Carcione) e Manfredonia, il Cassino perde di misura a Nardò. E’ qui che la truppa di Corcione raggiunge il punto più alto della sua movimentata stagione, considerato anche il pareggio di Grottaglie della settimana successiva.

La squadra però, ad una buona difesa, contrappone un attacco asfittico con Izzillo che da prima punta conclude la stagione con sole 4 marcature. A Gennaio nuovi acquisti e esaltanti vittorie esterne (Trani, Isola Liri, Manduria) fanno uscire il Cassino dalla zona retrocessione e lo avvicinano alla salvezza. Sono poche però le gioie residue, e spicca la terza e ultima vittoria casalinga contro il Monterotondo, raggiunta in inferiorità numerica fin dai primi minuti per l’ingiusta espulsione di Biagio Grasso e vinta grazie ad uno dei pochi guizzi di Izzillo, capace di una prodigiosa rovesciata.

L’ultima prova di forza arriva quando la squadra inizia a mollare la presa e arrivano prove umilianti fino al termine della stagione, con l’ultima farsa dei play-out. L’andata viene fatta giocare sul campo del Frosinone, e il ritorno a Grottaglie è solo una formalità per i pugliesi che battono questo Cassino allo sbando e lo mandano in Eccellenza.

Sfuma anche il ripescaggio, a causa proprio del cambio di nome effettuato ad inizio stagione e che quindi cancella per la Lega i meriti sportivi acquisiti dalla società sotto la presidenza Morra. La situazione è complicata ma Corcione, bersaglio delle contestazioni della tifoseria, non si da per vinto: vuole tornare in serie D per continuare a sognare l’approdo tra i professionisti.

Stavolta la campagna acquisti è di tutt’altro spessore. Primo colpo è un allenatore preparato e vincente; da Isola Liri ecco il ritorno del “figliol prodigo” Alessandro Grossi, cassinate purosangue, che sceglie uno per uno gli uomini con cui tentare la nuova avventura. Restano a Cassino dell’annata precedente soltanto la bandiera azzurra Angelo Raia, il giovane Carcione e un manipolo di giovani del vivaio; arrivano tra gli altri Gatti, Nardone, Padovani, Praino, Della Torre e Ferri: saranno l’ossatura della squadra vincente.

Il Cassino di Eccellenza si presenta subito come la squadra da battere: all’inizio però dimostra la sua infallibilità solo sul terreno amico del “Salveti”, deludendo un po’ in trasferta dove comunque non fa registrare neanche una sconfitta. A Novembre, a fare da partner in attacco a Gatti arriva il 43enne Pino Tortora che con 15 gol in 23 gare diviene l’alfiere di un Cassino finalmente vincente.

Il 13 marzo 2005, davanti ai 2.000 spettatori del “Salveti”, il Cassino raggiunge la testa della classifica, dopo aver battuto l’Almas Roma: la rete decisiva di Tortora manda l’Almas all’inferno e fa esultare il popolo azzurro, finalmente in grande numero a sostenere la squadra. Dopo il prestigioso successo, la squadra ha un periodo di calo: nelle settimane successive arrivano le prime ed uniche sconfitte stagionali con l’Alatri per 3-1 e con il Cisterna. Il Cassino accusa il colpo e l’Almas si riporta sotto; la truppa di Grossi dopo il pari di Fondi trova però 6 vittorie consecutive, compresa quella storica di Formia: nel derby all’ultima giornata gli azzurri, sostenuti in turno infrasettimanale da oltre 500 fedelissimi, vanno sotto e alla fine ribaltano il risultato e vincono per 2-1. Decide il capitano, il cassinate doc Angelo Raia, che al minuto numero 94 trova il destro capolavoro e fa impazzire i suoi tifosi. Per molti resterà la vittoria più bella nella storia della compagine cassinate. Il Cassino si guadagna l’accesso allo spareggio, proprio contro quell’Almas Roma che ha continuato a vincere. Il 15 maggio 2005, nell’impianto di Anagni, davanti a 1.500 tifosi azzurri gli azzurri superano i romani per 2-0, con gol di Ferri e Parente, e possono festeggiare il ritorno in serie D.

Il ritorno in C2 e la prima salvezza

“Ciro il grande”, ormai perdonato dalla calda e passionale tifoseria azzurra, ha riscattato l’ “annus horribilis” della retrocessione e prende la nuova promozione in D solo come un successo di passaggio: l’obiettivo è ora quello di tornare in C2. Anche per questa sessione di mercato sono presidente ed allenatore a scegliere gli uomini su cui fare affidamento per realizzare il sogno.

Arrivano giocatori di lusso per la categoria quali Totò Sparacio (11 reti), l’ex veronese Mauro Salvagno, il baluardo difensivo Savino Daleno, idolo dei tifosi tanto da meritarsi l’appellativo di “Sindaco”. A questi grandi nomi si aggiungono la definitiva consacrazione del talento di Imperio Carcione (che con Salvagno compone una coppia di centrocampo strepitosa) e la prolifica annata del bomber Gatti, autore di ben 17 reti. L’inizio non è scoppiettante: come al solito gli azzurri zoppicano vistosamente in trasferta, riuscendo invece a raccogliere anche l’impossibile al “Salveti”.

Qualche sconfitta proprio lontano dall’Abbazia (Guidonia, Ferentino) delude un po’ la tifoseria, che si aspettava ben altro visto il potenziale della macchina da guerra azzurra. Il girone d’andata vede la compagine di Grossi stazionare stabilmente in zona playoff, senza però arrivare mai ad insidiare da vicino le prime della classe. A Gennaio, complici gli ultimi ritocchi alla rosa (arrivano il terzino Deffo, under di lega, e l’esperto attaccante Pau) il Cassino inizia ad ingranare, arrivando a raccogliere 15 risultati utili consecutivi, condite da una serie di 6 vittorie di fila: cadono, una dopo l’altra, Sorianese, Pomigliano, Angri, Ostia Mare, Pisoniano ed infine il Ferentino, altro rivale per la vittoria finale, sconfitto 3-0 in un “Salveti” ribollente del tifo di ben 3.000 spettatori. La striscia si interrompe solo nel big-match con l’ultima avversaria ad arrendersi, l’Aprilia di mister Bindi. Al “Quinto Ricci” si gioca di venerdì per permettere di presenziare anche alle telecamere di RaiSportSat; l’esodo è di quelli storici: sono 800 i tifosi azzurri che si recano in terra pontina per la sfida che può valere la serie C. Finisce male: due errori del giovane portiere Rossi costano al Cassino lo scettro di capolista a 180’ dalla fine del campionato. Sembra tutto perso, ma la squadra di Grossi dimostra il suo carattere espugnando Montenero sette giorni dopo (da brividi l’attaccamento dei 200 tifosi presenti in Molise, nonostante il clima di sfiducia corrente dopo la disfatta) e imponendosi per 3-0 sul Bojano all’ultima giornata. Si va in vantaggio subito, con un gol di Pau dopo nemmeno 60 secondi, e si resta per il resto della gara con l’orecchio alla radiolina. L’Aprilia gioca in casa con il Monterotondo: va in vantaggio, accusa il colpo del pari e nel finale incassa anche il gol dell’ “hara-kiri”. A decidere la contesa anche le giocate di un “eretino speciale”: con la maglia dei romani gioca anche il cassinate David Masciantonio, che sotto la maglietta giallo-blu ha quella celebrativa dei Fedayn Cassino. Come a Formia l’anno prima, la vittoria è sul filo… ed arriva all’ultimo minuto. Dopo 27 anni, Cassino torna in C. E’ un trionfo tutto merito della premiata ditta Corcione&Grossi. In città è la bolgia.

Passata la sbornia, bisogna mettersi al tavolino e programmare il ritorno tra i “prof”, che è per società e gran parte della rosa un autentico debutto. Molti degli alfieri della promozione guadagnano la conferma: scontata quella del tecnico Sandro Grossi, bloccato a furor di popolo.

La campagna acquisti porta a Cassino tra gli altri il portiere Saviano, il giovane centrale Di Nunzio, l’esperto compagno di reparto Esposito, i promettenti Iozzi, Crisci, Improta, Gallone. Il grosso è nelle conferme: capitan Raia, Carcione atteso dall’esplosione anche tra i professionisti, bomber Gatti. Si parte male (due sconfitte nelle prime due partite, drammatica quella interna con il Sorrento che vincerà il campionato, decisa da un assurdo errore del difensore Niccolini che all’ultimo minuto scivola regalando ai campani il gol partita), ma ci si riprende bene regolando il Rende e il Potenza che sarà promosso ai play-off. Completano un girone d’andata positivo altre prestigiose vittorie casalinghe (Andria, Vigor Lamezia con memorabile rovesciata di Guido Gatti a fare da match-point, Monopoli con debutto straordinario del giovane Improta, che realizza due gol e ne regala un terzo all’esperto Rallo), con l’aggiunta di prestigiosi pareggi lontano dalle mura amiche (Catanzaro, Vibo Valentia, o addirittura la vittoria sul campo dell’Igea con perla allo scadere del solito Improta). Al termine della prima tornata la truppa di Grossi sembra aver messo la salvezza in cassaforte. Sarà fondamentale, in quanto il girone di ritorno è un autentico calvario; probabilmente a scavare nel morale della rosa è qualche incertezza societaria di troppo: si scivola lentamente verso il basso. A fare la fortuna del Cassino sono cinque vittorie, le uniche in tutto il girone di ritorno: quella con il Gela, griffata da Crisci nei minuti di recupero con un tiraccio deviato nella propria porta da uno sfortunato difensore siciliano; quella con il Rende, decisa da un Gatti straordinario; quella a Vasto, sul campo di una diretta concorrente, dopo due mesi di digiuno e decisa ancora al 90’ e ancora da Improta; quella rocambolesca con la Val di Sangro con rete del definitivo 3-2 di rimonta firmata in eroico tuffo dal terzino Padovani, uno dei pochi superstiti della squadra che vinse l’Eccellenza; quella decisiva con il Celano di Pasquale Luiso, superato 3-1 grazie ad un rapido doppio vantaggio. Poi notte fonda: si conclude il torneo con una serie negativa senza fine che fa scivolare il Cassino in piena zona play-out. A salvare la squadra dagli spareggi per non retrocedere è solo la differenza reti: la migliore difesa degli azzurri rispetto al Celano manda in purgatorio gli abruzzesi e lascia in paradiso il Cassino. Ma che paura.

La nuova società: i giorni nostri

Il terrore non finisce qui: la società sembra infatti non essere nemmeno in grado di assicurare agli azzurri l’iscrizione al torneo successivo. In città si vivono giorni drammatici, anche a causa delle problematiche condizioni di salute del presidente Corcione. A salvare la squadra dal fallimento fu l’imprenditore Clodomiro Murolo assieme al commercialista Giuseppe Tedesco, che dopo alcune storiche nottate di trattative riuscirono ad acquistare la società e ad iscriverla, sul filo del rasoio, al campionato. Per la quarta stagione di fila viene confermato anche Sandro Grossi.

Nuove potenzialità, finanziarie e non, sono adesso nell’ossatura del Cassino; nuovi obiettivi, in linea con i programmi della nuova società, occupano adesso i sogni e i desideri dei caldi tifosi azzurri.

Bibliografia

  • Gino Salveti Un pallone Azzurro – ricordo del calcio a Cassino, – Cassino, 1986
  • Piergiorgio Renna, Cento anni di calcio a Cassino – Cassino, 2006

Rosa 2007/2008

Portieri
Luigi Mennella
Stefano Sambucini
Difensori
Francesco Di Nunzio
Leonardo Gargiulo
Alessandro Grando
Vincenzo La Manna
Diego Marzocchella
Tobia Melis
Mauro Mucciarelli
Felice Orsinetti
Alessandro Padovani
Centrocampisti
Mario Ausoni
Giovanni Barchiesi
Imperio Carcione
Nicolino Crisci
Stefano Gallone
Giacomo Iozzi
Giovanni Lorusso
Cristian Mauro
Alberto Molinaro
Attaccanti
Emanuele Alessandrì
Leonardo Bardeggia
Evangelista Cunzi
Lucian Gabriel Leccese
Gerardo Masini
Allenatore
Alessandro Grossi


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