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May 5, 2008

Wikipedia: Corriere della Sera

Filed under: — admin @ 12:54 pm
Corriere della Sera
Logo de Corriere della Sera
Prezzo di copertina 1,00 € (giovedì e sabato 1,50 €)
Paese Italia
Lingua italiano
Periodicità quotidiano
Genere stampa nazionale
Formato Berlinese
Tiratura 825.342 (dicembre 2007)
Diffusione 662.253 (dicembre 2007)
Resa 161.567 (dicembre 2007)
Fondazione 5 marzo 1876
Inserti e allegati
  • Corriere della Sera Magazine (giovedì)
  • Io Donna (sabato)
  • Corriere della Sera Style (mensile)
  • Vivimilano (mercoledì solo nella zona milanese)
Sede via Solferino, 28, Milano
Editore Rcs Quotidiani spa
Capitale sociale 40.000.000,00 €
Direttore Paolo Mieli
Condirettore Paolo Ermini
Vicedirettore Magdi Allam (ad personam), Pierluigi Battista, Dario Di Vico, Luciano Fontana
Redattore capo
ISSN 1120-4982
Sito web Corriere della Sera.it

Il Corriere della Sera è il primo quotidiano italiano per diffusione, con 662.253 copie (dati Ads-Accertamento diffusione stampa – media mobile gennaio-dicembre 2007) e il terzo per numero di lettori (2.615.000), preceduto da La Gazzetta dello Sport e la Repubblica[1].
Ha sede a Milano ed è pubblicato dal gruppo Rcs Quotidiani spa.

Indice

Storia

Dalle Origini alla Liberazione

Per approfondire, vedi la voce Eugenio Torelli Viollier.

Fu fondato dall’intellettuale napoletano Eugenio Torelli Viollier con un capitale di appena 30 mila lire e solo tre redattori. Il primo numero uscì alle 21 di domenica 5 marzo 1876, con una tiratura di circa 3 mila copie, stabilizzatesi presto in 15.000 copie. Il formato era di quattro pagine, il prezzo nella città di Milano era di 5 centesimi. Riuscì in pochi anni ad imporsi all’attenzione dei lettori lombardi.

Nel 1900 morì Eugenio Torelli Viollier. La famiglia Crespi, industriali milanesi del tessile (con interessi nei settori agricolo, elettrico, immobiliare), acquistò la sua quota. I Crespi, soci di minoranza del giornale fin dal 1882, salirono al 57% del capitale diventando così i soci di maggioranza.
Nello stesso anno venne chiamato alla direzione del quotidiano Luigi Albertini. In soli sei anni Albertini seppe raddoppiare le vendite da 75 mila a 150 mila, surclassando il diretto concorrente Il Secolo, di Carlo Romussi, e diventando il primo quotidiano italiano per diffusione (nelle pubblicità, Il Secolo si era fregiato del titolo di “più diffuso quotidiano italiano”) [2]. Nascono in questo periodo alcuni periodici collegati al prodotto-Corriere che s’imporranno all’attenzione del pubblico: “La Domenica del Corriere”, nata nel 1899, “La lettura” (1901), il “Romanzo mensile” (1903), cui s’aggiungerà nel 1908 il “Corriere dei Piccoli”.
Intanto, nel 1904 era stata inaugurata la nuova sede in via Solferino, 28, nel palazzo progettato dall’architetto Luca Beltrami. Da allora il Corriere mantenne sempre lo stesso indirizzo.

Sotto la direzione di Albertini, dal 1900 al 1925, il Corriere conobbe un crescendo inarrestabile: 275 mila copie nel 1911, che salirono a 400 mila nel 1918, grazie all’interesse per la guerra mondiale, per toccare quota 600 mila nel 1920. Il braccio destro di Albertini fu Eugenio Balzan, direttore amministrativo dell’azienda-Corriere, noto per la sua puntigliosità nel sorvegliare i conti.
In questo periodo scrissero per il quotidiano lombardo molte fra le firme più prestigiose della nostra cultura, come Luigi Einaudi e Luigi Pirandello[3]. Per i Crespi il Corriere divenne la maggiore fonte di guadagni, superando gli introiti della loro industria tessile.

Nel 1925, dopo una serie di diffide e intimidazioni, il regime fascista ottenne le dimissioni di Albertini dalla società editrice del quotidiano. Tramite cavilli giuridici la proprietà passò interamente alla famiglia Crespi.

Dall’Editoriale, scritto il 28 novembre 1925 da Luigi Albertini, dal titolo «Commiato»:
“La domanda di scioglimento della società proprietaria del Corriere della Sera intimatami dai fratelli Crespi porta al mio distacco da questo giornale. Avrei avuto il diritto in sede di liquidazione di entrare in gara con essi per l’acquisto dell’azienda; ma era il mio un diritto teorico che in pratica non potevo esercitare. Non potevo esercitarlo, sia perché mi mancavano i mezzi per vincere nella gara i fratelli Crespi, possessori della maggioranza delle quote sociali, sia perché, quand’anche fossi riuscito a vincerli, la mia vittoria sarebbe stata frustrata dalla minacciata sospensione del Corriere. Abbiamo dovuto dunque, mio fratello ed io, rassegnarci alle conseguenze dell’intimazione dei signori Crespi, cedere loro le nostre quote e rinunziare alla gerenza ed alla direzione di questo giornale.

Con l’uscita di scena di Albertini iniziò la fascistizzazione del quotidiano milanese, che si conformò alle esigenze della dittatura. Balzan rimarrà altri 8 anni, poi nel 1933 lascerà anche lui.
Sotto l’imposizione del regime, il Corriere ne appoggia la propaganda e sostiene i provvedimenti che contribuiscono a distruggere definitivamente il sistema democratico. Lo stesso vale per le leggi razziali del 1938. Particolarmente duri i toni assunti dal quotidiano durante la Repubblica Sociale di Mussolini.

Dal 1945 al 1973

La storica sede del Corriere della Sera a Milano.

La storica sede del Corriere della Sera a Milano.

Un mese dopo la sospensione da parte del Comitato di Liberazione Nazionale, avvenuta nel aprile 1945, tornò con il nome di «Corriere d’informazione», l’anno successivo si chiamò «Il Nuovo Corriere della Sera». In occasione del referendum istituzionale, si schierò per la repubblica. Il nuovo direttore, Mario Borsa, stabilì una netta rottura col passato fascista del quotidiano, pubblicando editoriali coraggiosi sulla necessità dell’Italia di fare i conti con la dittatura. Alla fine dell’estate del 1946 venne sostituito da Guglielmo Emanuel. La proprietà del quotidiano è sempre mantenuta dalla potente famiglia Crespi. Il capitale sociale è diviso in tre quote, in possesso dei tre fratelli Aldo, Mario e Vittorio.

Nel 1952 i Crespi chiamano alla direzione Mario Missiroli, proveniente da Il Messaggero. Il Corriere è in un periodo d’oro: appartengono a questi anni i più illustri giornalisti, articolisti, inviati speciali, corrispondenti dall’estero mai avuti dal Corriere: Gaetano Afeltra, Domenico Bartoli, Luigi Barzini jr, Dino Buzzati, Egisto Corradi, Max David, Enzo Grazzini, Eugenio Montale, Indro Montanelli, Giovanni Mosca, Vittorio G. Rossi, Orio Vergani e (nella redazione romana) Panfilo Gentile.

Nel 1961 la Rizzoli annuncia l’uscita di un quotidiano nato da una costola del settimanale Oggi, “Oggi quotidiano”. I proprietari del Corriere, i Crespi, corrono ai ripari. Decidono di non rinnovare il contratto a Missiroli, che scadeva nel 1962; la scelta sul suo successore cade in un primo tempo sul suo pupillo Giovanni Spadolini, ma viene bocciata. Poi, su consiglio dei “senatori” del giornale, viene nominato Alfio Russo.

Il nuovo direttore realizza una profonda trasformazione del quotidiano, dando maggiore spazio allo sport e agli spettacoli e, per la prima volta, aprendo una rubrica della posta dei lettori. Nel 1965 il quotidiano mette a segno uno scoop internazionale: l’intervista al nuovo papa Paolo VI. L’orientamento del quotidiano resta moderato e liberale.

L’11 febbraio 1968 arrivò il momento di Giovanni Spadolini, già candidato in pectore sette anni prima. Ma all’inizio del 1972 l’esperienza del “professore” terminò bruscamente: i Crespi fecero trovare sul suo tavolo una lettera di dimissioni immediate. Non era mai successo dal 1925, quando i Crespi erano diventati i padroni del quotidiano. Gli industriali milanesi erano soliti far firmare un contratto iniziale di 5 anni ad ogni nuovo direttore, per poi prolungarlo eventualmente di un anno alla volta. Spadolini era al quarto anno, non era quindi in scadenza di contratto. Sul suo licenziamento, che apparve come un vero e proprio defenestramento, nacquero diverse voci, ma nessuna di esse trovò conferma.
In sostituzione di Spadolini la proprietà decise di affidare il quotidiano a Piero Ottone, che entrò in carica il 15 marzo 1972.

Dai Crespi ai Rizzoli

Il 28 maggio 1973 la famiglia Agnelli, proprietaria della Fiat e del quotidiano di Torino La Stampa, e il petroliere Angelo Moratti, acquistarono due delle tre quote del Corriere. Qualche anno più tardi Gianni Agnelli spiegò le ragioni dell’ingresso nel capitale del quotidiano:

« Avevo comperato il Corriere perché se non l’avessi fatto, il giornale sarebbe passato sotto la tutela di Attilio Monti, e alla Fiat non conveniva che il più importante quotidiano italiano si collocasse troppo a destra. Ho venduto quando il pericolo è passato, e perché era troppo dispendioso conservarlo »

Con la direzione di Ottone la linea politica del Corriere della Sera fece una virata in senso marcatamente di sinistra. La redazione del giornale si spaccò: i dissidenti giunsero ad accusare Ottone di aver instaurato un “soviet” in redazione. Nell’ottobre del 1973 Indro Montanelli, in polemica con Ottone, decise di abbandonare il giornale portando con sé una trentina di redattori, tra i quali Guido Piovene, Egisto Corradi, Enzo Bettiza, Mario Cervi e Gianfranco Piazzesi. Con loro fondò nel 1974 un nuovo quotidiano, Il Giornale Nuovo.

Il 12 luglio 1974 la famiglia Crespi cedette la sua quota del giornale al gruppo Rizzoli, che poco dopo acquistò anche le compartecipazioni di Agnelli e Moratti. Il nuovo proprietario unico, Angelo Rizzoli (successore del padre Andrea), ribattezzò la società Rizzoli-Corriere della Sera [4].
Rizzoli si presentò come un editore “puro”, privo cioè di interessi finanziari esterni all’editoria. Il nuovo proprietario confermò Piero Ottone alla direzione, accolse l’ingresso di due grandi firme come Enzo Biagi e Alberto Ronchey e annunciò un piano di potenziamento del giornale, che scattò nel 1977: vennero lanciati un inserto economico settimanale e un supplemento in rotocalco a colori (in vendita il sabato con un sovrapprezzo di 50 lire). Le iniziative però furono costose e non diedero i risultati attesi.
In luglio la RCS venne ricapitalizzata. I nuovi soci dell’editore chiesero un cambio di direzione al Corriere entro fine anno. Ottone li anticipò e si dimise il 22 ottobre.
Il suo successore fu Franco Di Bella, proveniente dal Resto del Carlino. Il suo arrivo fu il segno che l’editore voleva portare il giornale da posizioni progressiste a moderate. Se ne accorsero Michele Tito, Giampaolo Pansa, Bernardo Valli che, con altri collaboratori, lasciarono il quotidiano milanese[5]. All’inizio i lettori diedero ragione alla scelta editoriale: il Corriere di Di Bella continuava a vendere.

La RCS, però, tra il 1977 e il 1979 compì scelte imprenditoriali sbagliate, che peggiorarono ulteriormente i conti del gruppo. Il quotidiano venne coinvolto in oscure vicende finanziarie, che emersero alla luce del sole nel 1981, quando scoppiò lo scandalo della loggia P2. [citazione necessaria] Il Corriere venne coinvolto al massimo livello poiché nell’elenco di personaggi pubblici affiliati alla loggia eversiva c’era anche il suo direttore, Franco Di Bella. Apparve così chiaro come i Rizzoli non fossero più da tempo i proprietari reali: il quotidiano, già da qualche anno, era in mano al duo Roberto Calvi-Licio Gelli. Il tutto all’insaputa dell’opinione pubblica. Di Bella fu costretto alle dimissioni: fu il punto più basso nella lunga storia del quotidiano[6]. Nei due anni seguenti il Corriere perse 100.000 copie. Negli anni 1982-83 venne superato da La Gazzetta dello Sport perdendo il primato tra i quotidiani italiani: non accadeva dal 1904.

Gli anni Ottanta

I primi anni ’80 sono un periodo di ristrutturazione del rapporto di fiducia del Corriere con i propri lettori. È opera soprattutto di Alberto Cavallari, direttore con un mandato triennale (1981-84). Il 18 giugno 1984 Cavallari consegna al nuovo direttore Piero Ostellino un giornale che ha ritrovato fiducia in se stesso e che è ritornato in testa alle classifiche di vendita.

Alla fine del 1986 il Corriere perde per la seconda volta il suo storico primato: questa volta ad opera del quotidiano romano la Repubblica. La risposta di via Solferino è affidata ad un settimanale il cui numero uno esce sabato 12 settembre 1987 in abbinamento obbligatorio: Sette. Di grande formato, conta ben 122 pagine ed è in carta patinata. Il lancio avvenne un mese prima dell’uscita del magazine concorrente. L’iniziativa è un successo perché il numero del sabato del Corriere non va mai sotto le 900 mila copie ed arricchisce di molto la raccolta pubblicitaria.
Un nuovo capitolo della lotta per il primato si ha l’anno seguente: “Repubblica” lancia Portfolio, un gioco a premi; il Corriere risponde il 14 gennaio 1989 con Replay, che premia ogni giorno quattro biglietti giocati nelle lotterie nazionali che non sono risultati vincenti. La trovata ha un grande successo e le vendite del giornale in alcune città raddoppiano. Entro l’anno il Corriere raggiunge le 800 mila copie di media e ritorna ad essere il primo quotidiano italiano.

Gli anni Novanta

Con l’arrivo alla direzione di Paolo Mieli (1992-97) si avviò un ricambio generazionale. Mieli alleggerì il giornale abbandonando la distinzione tra “parte seria” e “parte leggera”. In pratica la nuova formula previde la collocazione nelle pagine iniziali degli eventi importanti, anche non politici; maggiore spazio allo sport, agli spettacoli (spesso uniti alle pagine della cultura), ma anche all’economia. Mieli decise che la stagione dei giochi a premi era finita e lanciò un corso di inglese e francese su audiocassette. Successivamente spostò “Sette” al giovedì, abbinandolo ad un supplemento sulla tv. Tali iniziative ebbero successo e permisero al Corriere di consolidare il primato. Secondo i dati ADS, infatti, nel primo quadrimestre del 1993 il “Corriere” registrò una diffusione di 641.969 copie, che crebbe a 667.589 nel secondo. Il divario con “la Repubblica” si attestò sulle trentamila copie[7].

Durante tutto il dopo-Tangentopoli Mieli preferì mantenere una posizione di terzietà rispetto al dibattito politico. L’unico punto su cui si schierò fu il conflitto di interessi attribuito a Berlusconi, che vinse le Elezioni del 1994. Gli editoriali sull’argomento furono affidati al politologo Giovanni Sartori.

Nel 1995, dopo la sfortunata avventura de La Voce, Indro Montanelli rientrò in via Solferino: erano passati 22 anni da quando aveva lasciato il Corriere per fondare un suo quotidiano. Al “principe” del giornalismo italiano venne affidata la pagina quotidiana della corrispondenza coi lettori [8].
Caduto Berlusconi, alle elezioni del 1996 prevalse il centro-sinistra. Repubblica e Corriere si trovarono a doversi confrontare sullo stesso terreno politico. La lotta fu aperta. I due quotidiani si posizionarono in questo modo: nettamente a favore del governo la prima, più critico il quotidiano milanese. Il 23 aprile 1997 Mieli venne nominato Direttore editoriale del Gruppo RCS e lasciò la direzione a Ferruccio De Bortoli.

Dal 2000 ad oggi

Nel 2001, in occasione del 125° anniversario, venne creata la Fondazione Corriere della Sera, con lo scopo di curare e aprire al pubblico l’archivio storico del giornale, e di promuovere iniziative in favore della lingua e la cultura italiana, nella penisola e all’estero.
L’anno si concluse tragicamente: il 19 novembre fu uccisa in Afghanistan, sulla strada che collega Jalalabad a Kabul, l’inviata del Corriere Maria Grazia Cutuli, assieme ad altri quattro giornalisti.

Il 29 maggio 2003 si verificò un nuovo avvicendamento alla direzione: al posto di De Bortoli arrivò Stefano Folli, caporedattore dell’edizione romana. Folli portò con sé a Milano alcuni collaboratori della cerchia di Repubblica: Sabino Cassese, Luigi Spaventa e Michele Salvati. Il quotidiano romano si rifece portando via al Corriere Francesco Merlo. La battaglia si svolse anche sul fronte dei prodotti commerciali allegati al quotidiano: Repubblica offriva cento opere letterarie e un’enciclopedia in venti volumi; il Corriere rispose con film e compact disc. Le vendite del giornale però non aumentarono, anzi il primato nella diffusione nazionale fu insidiato dal concorrente. Si decise quindi di richiamare in servizio Paolo Mieli: era il dicembre 2004. Una delle prime innovazioni del direttore fu la riduzione del formato del giornale, sull’onda di un cambiamento che stava coinvolgendo tutti i quotidiani “a nove colonne”: le dimensioni del Corriere vennero ridotte di tre centimetri, passando nell’aprile 2005 ad un formato 35 x 50 cm.

Il 2006 fu un anno elettorale. Pochi giorni prima delle elezioni Mieli decise – novità assoluta per il Corriere – di schierarsi apertamente in favore di una delle due parti politiche protagoniste della competizione elettorale, quella guidata da Romano Prodi. Una decisione, secondo Mieli, conseguente al giudizio particolarmente negativo sulle scelte politiche adottate dal Governo uscente di Silvio Berlusconi. Tuttavia tale scelta, secondo il direttore, “non impegna l’intero corpo di editorialisti e commentatori di questo quotidiano”, ai quali, perciò, cercò di garantire l’indipendenza intellettuale. Il Corriere “vince” la campagna elettorale, ma nel giro di un anno perderà alcune migliaia di lettori.

Due anni dopo (2008) il giornale milanese non prese alcuna posizione.

La proprietà del quotidiano è divisa oggi tra undici imprese industriali, bancarie ed assicurative.

Denominazione delle testate

Un giornale con la denominazione Corriere della Sera, fondato da Rovelli, uscì a Torino nel 1866, ma visse un solo anno.

  • Dal 5 marzo 1876 al 2 agosto 1943: Corriere della Sera [9]
  • dal 3 agosto 1943 al 25 aprile 1945: Corriere della Sera (martedì – domenica), Il Pomeriggio (lunedì)
  • 26 aprile 1945: Il Nuovo Corriere (numero unico)
  • dal 27 aprile 1945 al 21 maggio 1945: Nessuna pubblicazione
  • dal 22 maggio 1945 al 6 maggio 1946: Corriere d’Informazione
  • dal 7 maggio 1946 al 9 maggio 1959: Il Nuovo Corriere della Sera (martedì – domenica), e Corriere d’Informazione (lunedì)
  • dal 10 maggio 1959 al 4 marzo 1962: Corriere della Sera (martedì a domenica), Corriere d’Informazione (lunedì)
  • dal 5 marzo 1962 ad oggi: Corriere della Sera

Direttori

  • Eugenio Torelli Viollier, febbraio 1876 – 31 maggio 1898
  • Alfredo Comandini (nominato dal Viollier direttore politico dal settembre 1891 al novembre 1892)
  • Domenico Oliva, 5 giugno 1898 – 23 maggio 1900
  • Luigi Albertini, 24 maggio 1900 – 29 novembre 1925
  • Alberto Albertini, fratello di Luigi, 1924 – 29 novembre 1925
  • Pietro Croci, 1925 – 1926
  • Ugo Ojetti, 1926 – 1927
  • Maffio Maffii, dicembre 1927 – settembre 1929
  • Aldo Borelli, settembre 1929 – agosto 1943
  • Ettore Janni, agosto 1943 – ottobre 1943
  • Ermanno Amicucci, ottobre 1943 – 1944
  • Mario Borsa, 1944 – 1946
  • Guglielmo Emanuel, 1946 – 1952
  • Mario Missiroli, 1952 – 1961
  • Alfio Russo, 1961 – 1968
  • Giovanni Spadolini, 1968 – 1972
  • Piero Ottone, 1972 – 1977
  • Franco Di Bella, 1977 – 1981
  • Alberto Cavallari, 1981 – 1984
  • Piero Ostellino, 1984 – 1987
  • Ugo Stille, 1987 – 1992
  • Paolo Mieli, 1992 – maggio 1997
  • Ferruccio De Bortoli, maggio 1997 – 14 giugno 2003
  • Stefano Folli, 15 giugno 2003 – dicembre 2004
  • Paolo Mieli, dicembre 2004 – oggi

Firme

  • Magdi Allam
  • Massimo Alberizzi
  • Gaspare Barbiellini Amidei
  • Pierluigi Battista
  • Enzo Biagi
  • Giovanni Bianconi
  • Dino Buzzati
  • Aldo Cazzullo
  • Giuseppe De Rita
  • Dario Di Vico
  • Oriana Fallaci
  • Giusi Fasano
  • Massimo Franco
  • Massimo Gaggi
  • Ernesto Galli della Loggia
  • Aldo Grasso
  • Vittorio Grevi
  • Francesco Giavazzi
  • Augusto Guerriero
  • Pietro Ichino
  • Tullio Kezich
  • Claudio Magris
  • Ettore Mo
  • Maria Teresa Meli
  • Indro Montanelli
  • Massimo Mucchetti
  • Guido Olimpio
  • Piero Ostellino
  • Barbara Palombelli
  • Angelo Panebianco
  • Pier Paolo Pasolini
  • Mario Porqueddu
  • Gianni Riotta (ora direttore del TG1)
  • Sergio Rizzo
  • Maria Laura Rodotà
  • Sergio Romano
  • Alberto Ronchey
  • Fabrizio Roncone
  • Claudio Sabelli Fioretti
  • Michele Salvati
  • Giovanni Sartori
  • Mario Sconcerti
  • Beppe Severgnini
  • Gian Antonio Stella
  • Armando Torno
  • Franco Venturini

Diffusione

Anno Copie vendute
2006 624.938
2005 619.897
2004 616.504
2003 613.103
2002 581.751
2001 598.997
2000 614.398
1999 620.126
1998 635.222
1997 669.515
1996 646.902

Dati Ads (Accertamenti Diffusione Stampa)

Bibliografia

  • Pasquale Jovino, I cinque lustri di Luigi Albertini al Corriere della Sera, 2004
  • Franco Di Bella, Corriere segreto 1951-1981 Rizzoli
  • Massimo Mucchetti, Il baco del Corriere, Milano, Feltrinelli, 2006.
  • Valerio Castronovo e Nicola Tranfaglia, La stampa italiana nell’età della tv. Roma-Bari: Laterza, 1994.
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