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May 5, 2008

Wikipedia: Stati Uniti d’America

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Stati Uniti

Stati Uniti d'America - Bandiera
Stati Uniti d'America - Stemma
(dettagli)
Motto: E pluribus unum (“Dai molti uno”, 1776)
In God we trust (“Confidiamo in Dio”, 1956)

Informazioni
Nome completo: Stati Uniti d’America
Nome ufficiale: United States of America
Lingua ufficiale: A livello federale nessuna,
alcuni stati la specificano.
È de facto l’inglese.
Capitale: Washington (563.384 ab. / 2003)
Politica
Governo: Repubblica presidenziale federale
Presidente: George W. Bush
Capo di governo:
Indipendenza: Dalla Gran Bretagna il 4 luglio 1776
Ingresso nell’ONU: 24 ottobre 1945 1. È membro permanente del Consiglio di Sicurezza.
Area
Totale: 9.629.091 km² (3º)
% delle acque: 2,2 %
Popolazione
Totale (27/08/2007): 302.713.700 ab. (3º)
Densità: 31,1 ab./km²
Geografia
Continente: America e Oceania
Fuso orario: UTC da -5 a -10
Economia
Valuta: Dollaro statunitense (US Dollar)
PIL (PPA) (2006): 12.954.713 milioni di $ (1º)
PIL procapite (PPA) (2006): 43.444 $ (4º)
ISU (2005): 0,951 (alto) (12º)
Energia:
Varie
TLD: .us .um .edu .gov .mil
Prefisso tel.: +1
Sigla autom.: USA
Inno nazionale: The Star-Spangled Banner
Festa nazionale: 4 luglio

1 è uno dei 51 Stati che nel 1945 diedero vita all’ONU.
Membro NATO dal 1949
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Gli Stati Uniti d’America, acronimo USA (dal corrispondente termine inglese United States of America), abbreviati spesso in Stati Uniti, sono una repubblica federale democratica dell’America settentrionale. Confinano a nord con il Canada e a sud con il Messico, mentre ad est e ad ovest sono bagnati rispettivamente dall’Oceano Atlantico e dall’Oceano Pacifico. Le acque territoriali dell’Alaska confinano con la Russia (Stretto di Bering).

Già molto sviluppati alla fine del XIX secolo, dopo la seconda guerra mondiale sono diventati una superpotenza economica, militare e culturale, la prima nel mondo per prodotto interno lordo. Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, sono rimasti l’unica superpotenza.

Indice

Stati Uniti ed America

Il sostantivo America deriva dal nome dell’esploratore italiano Amerigo Vespucci, che per primo riconobbe di essere di fronte a un nuovo continente, e non, come si credeva, ad alcune isole asiatiche. La prima volta che comparve il nome America fu nella Cosmographiae Introductio, pubblicata nel 1507 dal cartografo tedesco Martin Waldseemüller, che propose di dare al “nuovo continente” il nome di Vespucci.

Inizialmente il nome “America” fu utilizzato per il Sud del continente. Successivamente venne esteso anche alla parte Nord, ma fu Benjamin Franklin, mediante fitti rapporti epistolari con personalità di ogni classe, a diffondere la parola americani (parola individuante un unico popolo), così da renderla d’uso comune.[citazione necessaria]

Stati Uniti d’America

Per approfondire, vedi la voce Storia degli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti d’America sono una repubblica federale presidenziale, che si estende nel sub-continente nordamericano fra il Canada a nord e il Messico a sud per 9.629.091 km² con 302.713.700 abitanti. La capitale è Washington. Le città maggiori sono New York, Los Angeles, Chicago, Houston, Phoenix, Filadelfia, San Francisco, San Diego, Dallas, Atlanta.

L’unione è formata da 50 stati di cui 49 continentali e 1 insulare, l’arcipelago delle Hawaii. Altri territori legati agli USA con status particolari sono: Portorico, le isole Vergini statunitensi, Guam, le Samoa Statunitensi od Orientali, le Marianne Settentrionali, le Caroline Orientali e altre isole del Pacifico.

Geografia

Per approfondire, vedi la voce Geografia degli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti comprendono, oltre ai 48 stati contigui (the lower 48), l’Alaska (il più grande degli stati), le Hawaii e vari territori nell’Oceano Pacifico e nei Caraibi, compreso Porto Rico, che è legato agli Stati Uniti in un’associazione chiamata Commonwealth. Il distretto di Columbia contiene la capitale Washington, e originariamente apparteneva al Maryland (e fino alla guerra civile comprendeva anche un pezzo della Virginia).

Gli stati principali sono suddivisi in quelli della costa orientale (East Coast), il sud (South), il Midwest, la zona montana (Mountain states, compreso il Southwest), e la costa occidentale (West Coast). Gli stati della costa orientale sono, da nord a sud, Maine, New Hampshire, Vermont (che non è sulla costa), Massachusetts, Rhode Island (il più piccolo degli stati), Connecticut, New York, Pennsylvania (che è vicino alla costa e la cui metà occidentale è spesso considerata parte del Midwest), New Jersey, Delaware, Maryland, Virginia, Carolina del Nord, Carolina del Sud, Georgia, Florida. Gli ultimi 5 (dalla Virginia) vengono anche contati come stati del Sud.

Geograficamente questa zona comprende montagne basse e molto antiche, gli Appalachi, con un andamento generalmente da nord-est a sud-ovest, oltre a molti fenomeni locali, compresi i fenomeni glaciali a nord, le faglie tettoniche della valle dell’Hudson, e la zona di origine calcarea (corallina) della Florida. Il corso dei fiumi è generalmente da ovest verso est. I fiumi tendono ad essere di lunghezza limitata ma ampi e dal flusso regolare. Le maree sono spesso forti, soprattutto al nord. Gli inverni sono freddi (nel nord) o moderati (al sud) e umidi, le estati ugualmente umide.

Il Capitol Reef National Park nello Utah.

Il Capitol Reef National Park nello Utah.

Gli stati del Sud comprendono i summenzionati Virginia, Carolina del Nord/Sud, Georgia, Florida, e anche Virginia Occidentale (spesso considerato parte del Midwest, dato che era dalla parte del nord nella guerra civile), Kentucky, Tennessee, Alabama, Louisiana, Arkansas, Oklahoma, Texas (spesso considerato fra gli stati del sud-ovest). Questa zona comprende la parte meridionale (e le cime più elevate) degli Appalachi, e più a ovest le montagne Ozark. I fiumi comprendono le foci del Mississippi e del Río Grande. La più grande influenza climatica viene dal Golfo del Messico, e comprende inverni miti, umidità, e di tanto in tanto uragani.

Gli stati del Midwest comprendono Ohio, Michigan, Indiana, Wisconsin, Illinois, Missouri, Minnesota, Iowa, Dakota del Nord, Dakota del Sud, Nebraska e Kansas. Sono in gran parte stati agricoli e industriali (compresa la “rust belt”, la zona industriale “arrugginita” negli anni settanta e ottanta dalla concorrenza, soprattutto giapponese), freddi d’inverno, caldi d’estate, con clima da umido (verso est) a secco (verso ovest). È qui che si trova il “cuore” (“heartland”) degli Stati Uniti, ed è considerato un centro di valori morali (lavoro serio, casa e famiglia, i pionieri sulla prateria, e così via) per il resto del paese.

Gli stati della zona montana comprendono Montana, Idaho, Wyoming, Nevada, Utah, Colorado, Arizona, Nuovo Messico. Gli ultimi quattro spesso anche considerati gli stati del sud-ovest. Soprattutto a sud la zona è secca, con molti deserti (deserto Sonorano) e le Montagne Rocciose. A nord ci sono inverni molto freddi ed estati miti, mentre a sud gli inverni sono miti e le estati calde. Questa è la zona meno abitata del paese, ed è dove si trovano molte delle destinazioni sceniche degli Stati Uniti, per esempio il Grand Canyon (Arizona) e Yellowstone (Wyoming). La geografia della costa occidentale (Washington, Oregon, California) comprende montagne elevate (Sierra Nevada), vari vulcani, deserti (Death Valley), e zone molto umide (la costa, soprattutto a nord).

Popolazione

Con più di 300 milioni di abitanti gli Stati Uniti sono il terzo paese al mondo per popolazione, dopo Cina ed India.

La zona più popolata del Paese è quella nordorientale, di antica urbanizzazione. Di recente si sono espanse anche le zone urbane della costa pacifica, specie in California.

Secondo l’ultimo censimento ufficiale (2000), il 75,1% della popolazione è bianca, il 12,3% nera o di origine afroamericana, il 3,6% asiatica, e solo lo 0,9% di origine amerindia. Va notato che il 5,5% si è dichiarato di altre etnie, mentre il 2,4% di origine mista.

I latinoamericani di ogni etnia costituiscono, sempre secondo l’ultimo censimento, il 12,5% della popolazione. Percentualmente vengono subito dopo i residenti di ascendenza tedesca (15,2%), ma prima di quelli di origine irlandese (10,9%) ed inglese (8,7%). Consistenti sono anche le minoranze asiatiche, soprattutto cinesi. I residenti di ascendenza italiana rappresentano il 5,6% della popolazione totale. Il gruppo comunemente identificato come WASP, Bianco, Anglosassone, Anglicana, pur detenendo ancora le leve del potere politico ed economico, non costituisce più la maggioranza della popolazione del paese.

La popolazione è generalmente in crescita, specie grazie ad una forte immigrazione, proveniente in buona parte dall’America Latina e dall’Asia sudorientale. La presenza di immigrati – o di loro discendenti diretti – è molto rilevante nella parte sud occidentale del paese.

L’Affirmative Action, una politica di discriminazione razziale “positiva” contro la popolazione bianca a favore dei gruppi minoritari, ha permesso negli ultimi decenni agli appartenenti alle minoranze etniche, un più facile accesso alle Università, a molti posti di lavoro che precedentemente erano loro preclusi e ad incarichi di grande responsabilità nel mondo politico e nell’alta finanza.

Economia

Per approfondire, vedi la voce Economia degli Stati Uniti.
Manhattan, simbolo della potenza economica statunitense

Manhattan, simbolo della potenza economica statunitense

  • Dati socio-economici:
    • disoccupati: 5,0% (gennaio 2008)
    • PIL pro capite: 43.500 $ (2006)
    • Indice di povertà: 12% della popolazione
    • PIL: 13.049 miliardi di Dollaro statunitense (2006)[1]

Per quanto riguarda il deficit pubblico, nella chiusura del bilancio dell’anno fiscale 2006, la Corte dei Conti statunitense ha rilevato un disavanzo di 8.500 miliardi di dollari, in relazione al taglio dell’imposizione fiscale.
Rapportando questo valore all’inflazione, il valore oltrepassa la soglia dei 46.000 miliardi di USD.

L’economia statunitense comprende sopratutto i servizi (banche, assicurazioni, commercio, media, turismo). Importanti sono anche l’industria (auto, aerospazio, armi, elettronica, petrolio, largo consumo) e il settore primario (mais, grano, soia, allevamenti).

Disavanzo commerciale

È in discesa il disavanzo commerciale americano verso l’estero, Dopo aver raggiunto un record di quasi il 7% del PIL nazionale nel 2005, in gran parte dovuto alla forte svalutazione del dollaro, nel 2007 è sceso sotto la soglia critica e si trova attualmente (gennaio 2008) al 4,8%, cifra ancora alta secondo gli economisti. Circa un terzo di questo disavanzo è con la Cina, il che ha suscitato voci protezionistiche a Washington.

Debito pubblico interno

La Corte dei Conti statunitense ha lanciato l’allarme per il debito pubblico fuori controllo. L’anno fiscale 2006 si è chiuso con un disavanzo di 8500 miliardi di dollari, pari a 6472 miliardi di euro. Altissima la cifra in termini reali ma relativa al PIL (-1,7% gennaio 2008) resta in linea con quella di altre nazioni occidentali.

I sondaggi dicono che l’opinione pubblica ha un’idea molto vaga sia sull’entità dell’indebitamento pubblico che delle reali conseguenze a lungo termine. Quando però la questione del disavanzo viene esplicitamente menzionata, il 42% degli interpellati afferma che dovrebbe essere una priorità per l’amministrazione, mentre il 38% la considera di secondaria importanza.

Del debito complessivo, 3500 miliardi sono detenuti da enti pubblici USA, 2800 miliardi da cittadini privati USA, e il restante 2200 da persone fisiche e Stati non USA [2].

Allevamento ed agricoltura

Le aree per l’allevamento comprendono il Texas e le catene montuose Occidentali dove vi è grande disponibilità di praterie per il pascolo. Queste carni sono più adatte alla macellazione.

Le aree dove l’allevamento ha come scopo la produzione di latte, invece, sono il Nord-Est, i monti Appalachi e la zona dei grandi laghi: questa parte di territorio è chiamata “dairy belt”.

Per quanto riguarda l’agricoltura, è privilegiata una tecnica di tipo intensivo. Le colture sono suddivise nelle cosiddette belt. La “wheat belt” è la cintura del grano, che comprende la parte centrale degli USA, è un territorio caratterizzato da un clima secco, quindi non adatto ad altri tipi di coltura. La coltivazione del grano è praticata anche in alcuni Stati del Nord come il Minnesota, il Dakota e il Montana. Questa coltura è diffusa anche in alcune aree del Sud come Texas, Kansas e Oklahoma, dove il grano è coltivato in autunno.
La “corn belt”, la cintura del granturco, che comprende quegli Stati che godono di un clima mite durante tutto l’anno, Indiana, Illinois, Iowa e Nebraska, ha portato, grazie all’altissima produzione, gli USA ad essere il primo produttore mondiale di granoturco. La “cotton belt”, che non esiste quasi più, includeva le aree del profondo Sud, ora è limitata a Texas, Mississippi, Arizona e California.

Nelle aree più a Sud la coltivazione è stata sostituita da altri prodotti più richiesti sul mercato e che richiedono le medesime condizioni climatiche come il tabacco, il riso , arachidi e canna da zucchero. L’orticoltura è anch’essa molto importante ed è praticata nel Nord-Est vicino alle grandi megalopoli dove vi è una grande richiesta di prodotti deperibili; l’orticoltura è anche diffusa in California e Florida.[3].

Notevole è anche la produzione di legname, grazie agli oltre 300 milioni di ettari di foreste, che permettono una produzione di 500 milioni di metri cubi di legname all’anno.

Pesca

Con 5,6 milioni di tonnellate di prodotti ittici, gli USA sono il 6° paese mondiale più pescoso dopo Russia, Cina, Perù, Giappone e Cile. In California e nel Golfo del Messico è fiorente anche l’allevamento di ostriche e crostacei.

Industria

L’industria è un altro settore dove gli USA sono estremamente competitivi, anche se da 1970 è in continua discesa, sostituita dai servizi e prodotti di alto valore aggiunto. È stata favorita sin dal XIX secolo dalle ricche risorse minerarie che hanno fatto sviluppare le industrie del settore. La “manufacturing belt” (la cintura manifatturiera), si estende in tutto il nord est, ma si sta espandendo anche verso sud ed ovest. L’industria statunitense dell’auto è la seconda al mondo, dopo quella del Giappone, per numero di veicoli prodotti e la prima per fatturato. Molto sviluppata è la produzione di aerei e mezzi spaziali, nonostante la recente concorrenza europea. Importanti sono anche le industrie dell’alta moda (New York, Baltimora, Chicago), dell’abbigliamento sportivo (Portland), chimica (raffinerie di petrolio soprattutto nel Texas, pneumatici, materie plastiche, farmaci, prodotti di largo consumo), alimentare (produzioni di vario tipo, dominate da grandi aziende come Coca Cola, Altria, Procter and Gamble), del tabacco, del cemento e delle armi. Negli USA l’industria elettronica, perlopiù situata sulle coste occidentali, è specializzata soprattutto in prodotti legati all’informatica. Delle produzioni di base, la metallurgia è in fase di ristrutturazione. L’industria statunitense è favorita principalmente da tre fattori: abbondanza di capitali, tecnologie all’avanguardia e diffusione nel mondo dalla fine del XIX secolo.

Terziario

Il terziario è il campo dove gli Stati Uniti sono più avanzati. Il 72,1% del PIL deriva dal terziario ed il 73,3% dei lavoratori è impiegato in questo settore. Grande importanza è data ai trasporti con oltre 300.000 Km di rete ferroviaria, usata più che altro per il trasporto merci ed è integrata con un’efficientissima rete stradale; la rete stradale e ferroviaria coprono tutto il territorio favorendo il trasporto delle merci ed i viaggi. Nonostante gli attentati dell’11 settembre il trasporto aereo, con i suoi 16.000 aeroporti, è uno dei preferiti dagli statunitensi, sia per gli spostamenti interni che all’estero. Anche i trasporti navali sono estremamente sviluppati. La sviluppatissima rete di trasporti ha favorito la nascita di attività commerciali ad essa legate come i motel, le assicurazioni, gli spedizionieri e le aree di servizio. Un altro settore del terziario molto efficiente è la scuola privata: essa offre un elevato grado di insegnamento e di sicurezza, mentre le scuole pubbliche sono tuttora alle prese con vari problemi, come l’analfabetismo di ritorno e le sparatorie; sono presenti anche i servizi accessori alle imprese, come gli studi di assistenza legale, marketing e pubblicità. Un peso elevato hanno i settori dell’intrattenimento (tv, cinema, musica, attività culturali) e dell’editoria. Importante è anche il turismo: ogni anno gli USA accolgono 30 milioni di visitatori.

Commercio internazionale

Il commercio internazionale vede ai primi posti le esportazioni industriali (auto, aerei, mezzi spaziali, armi, prodotti chimici ed alimentari, computer e relative periferiche, software, microelettronica, abbigliamento), seguite da tabacco, soia, mais, cotone; mentre il Paese importa energia, manufatti (per la maggior parte abiti) dall’Asia e anche di minor importanza di alta gamma. I principali partner commerciali degli USA sono Canada, Messico, Cina, Giappone, Germania, Gran Bretagna ed Arabia Saudita. Il commercio interno è guidato da vaste e potenti reti di distribuzione, che in gran parte vendono tramite centri commerciali (department stores) e sono diffusi in tutto il territorio. Il settore dove gli USA hanno minore competizione a livello internazionale è quello delle telecomunicazioni, nonostante gli incentivi anche statali. Quasi tutti hanno accesso alla tv satellitare e via cavo, così come alle connessioni Internet anche ad alta velocità.

Politica

Per approfondire, vedi le voci Sistema politico degli Stati Uniti e Ordinamento istituzionale degli Stati Uniti.

Il sistema politico degli Stati Uniti d’America comprende il sistema federale che unisce gli stati, e il sistema di ciascun stato.

Nonostante la possibilità teorica di ampia indipendenza, gli stati tendono ad assomigliarsi nei sistemi di governo, e generalmente sono basati sul sistema federale con un capo dello stato (il presidente degli Stati Uniti, o il governatore di ciascun Stato), un’assemblea legislativa (di solito bicamerale, con un Senato e una Camera dei Rappresentanti – “House” o “House of Representatives”) e un sistema di giudici e tribunali, federali e statali, ciascuno con una propria giurisdizione.

Il rapporto fra il governo federale e gli stati è regolato dalla costituzione americana, interpretata dalla Corte Suprema.

Il governo federale, per Costituzione, ha il solo potere di regolare il commercio fra gli stati, di proteggere i diritti dei cittadini, e di difendere il paese. Di fatto e con l’avallo della Corte Suprema, col tempo ha acquisito grandi poteri, che esercita attraverso organismi federali i quali, ad esempio, regolamentano la circolazione delle droghe o la cattura dei criminali, ma anche l’educazione e i diritti dei disabili.

Ogni stato elegge al congresso due senatori e un numero di rappresentanti proporzionale alla popolazione (almeno uno), un sistema che offre un maggiore peso agli stati più piccoli.

Il sistema politico statunitense è bipolare e assegna il potere a chi ha ricevuto più voti tra i due grandi partiti, il partito Democratico (generalmente più vicino alla sinistra) e il partito Repubblicano (generalmente più vicina alla destra).

L’elezione del presidente avviene ogni quattro anni, il primo martedì dopo il primo lunedì di novembre. L’elezione del Presidente avviene in modo indiretto. I cittadini eleggono i grandi elettori che a loro volta si riuniscono ed eleggono il Presidente. Ogni stato possiede un numero di grandi elettori pari al numero di deputati e di senatori che lo stato esprime.

Con rare eccezioni in ciascuno stato i grandi elettori vengono assegnati alla lista che prende il maggior numero di voti (the winner takes all). Il meccanismo elettorale spinge i candidati a concentrare i propri sforzi per ottenere i voti di pochi decisivi stati nei quali il risultato è incerto, trascurando invece gli stati nei quali con ragionevole certezza il risultato finale è scontato. La scelta del candidato alla presidenza avviene attraverso elezioni primarie che avvengono nel corso di diverse settimane, secondo un calendario che rispecchia la tradizione e vede nell’Iowa e nel New Hampshire i primi stati interessati da questo tipo di voto.

Nel senato una maggioranza di tre quinti è necessaria per porre fine al dibattito. Questo permette a una sostanziale minoranza di bloccare leggi particolarmente sfavorevoli, con un processo chiamato “filibuster”. Inoltre, se il presidente si rifiuta di firmare una legge (ponendo il suo diritto di “veto”), maggioranze di due terzi sia nella Camera sia nel Senato possono approvare una legge senza la firma del presidente, superandone il suo “veto”. Talvolta, le leggi passate dal Senato e dalla Camera sono diverse. In tal caso, un comitato formato da senatori e rappresentanti (“conference committee”) si riunisce per cercare un compromesso accettabile ad entrambe le camere: compromesso che spesso esprime più le preferenze del comitato che delle due camere. Ciononostante le leggi, molto spesso, vengono approvate comunque. In tali battaglie politiche spesso il conflitto non è a viso aperto: inftti, spesso il presidente firma una legge approvata dai due terzi di ciascuna delle due camere (“a veto-proof majority”) pur dichiarandosi contrario.

Per quanto riguarda la costituzione, questa può essere emendata, mediante due procedure:

  • con la prima, il Congresso, con l’approvazione di due terzi di ciascuna delle Camere, propone agli Stati l’emendamento in questione;
  • con la seconda (che non è stata mai applicata) il Congresso, dietro richiesta delle assemblee legislative di due terzi degli Stati, convoca una Convenzione nazionale per discutere e presentare l’emendamento.

A questo punto, in entrambi i casi, è necessario che tre quarti degli Stati approvino l’emendamento. Questa approvazione può essere opera dell’assemblea legislativa dello Stato, o di una apposita convenzione. Tranne in un caso, l’approvazione degli emendamenti è sempre stata opera delle assemblee legislative degli stati.

Vari emendamenti si sono succeduti nella storia statunitense. Sono famose le modifiche dopo la guerra civile intese a proibire la schiavitù. Clamoroso l’XVIII emendamento che proibisce il consumo dell’alcool, successivamente abrogato dall’XXI, emendamento che è stato l’unico ad essere approvato mediante convenzioni statali, e l’unico ad abrogare un precedente emendamento (il XVIII, appunto).

Città

Le principali Città degli Stati Uniti d’America:

  • Washington (Distretto di Columbia) che è la capitale
  • New York City (New York)
  • Los Angeles (California)
  • Chicago (Illinois)
  • Houston (Texas)
  • San Francisco (California)
  • Philadelphia (Pennsylvania)
  • Atlanta (Georgia)
  • Dallas (Texas)
  • Seattle (Washington)
  • Boston (Massachusetts)
  • Miami (Florida)
  • Las Vegas (Nevada)
  • Detroit (Michigan)
  • Minneapolis (Minnesota)
  • Denver (Colorado)
  • New Orleans (Louisiana)
  • Phoenix (Arizona)
  • Richmond (Virginia)
  • St. Louis (Missouri)

Stati

La dichiarazione d’indipendenza, in origine, fu firmata da tredici dei cinquanta stati che attualmente costituiscono gli Stati Uniti (la data fra parentesi indica l’epoca della loro entrata nella confederazione):

  • Alabama (1819)
  • Alaska (1885)
  • Arizona (1919)
  • Arkansas (1836)
  • California (1850)
  • Carolina del Nord (1788)
  • Carolina del Sud (1788)
  • Colorado (1876)
  • Connecticut (1788)
  • Dakota del Nord (1889)
  • Dakota del Sud (1889)
  • Delaware (1787)
  • Florida (1845)
  • Georgia (1788)
  • Hawaii (1959)
  • Idaho (1890)
  • Illinois (1818)
  • Indiana (1816)
  • Iowa (1846)
  • Kansas (1861)
  • Kentucky (1792)
  • Louisiana (1812)
  • Maine (1820)
  • Maryland (1788)
  • Massachusetts (1788)
  • Michigan (1837)
  • Minnesota (1858)
  • Mississippi (1817)
  • Missouri (1821)
  • Montana (1889)
  • Nebraska (1867)
  • Nevada (1864)
  • New Hampshire (1788)
  • New Jersey (1787)
  • New York (1788)
  • Nuovo Messico (1912)
  • Ohio (1803)
  • Oklahoma (1907)
  • Oregon (1859)
  • Pennsylvania (1787)
  • Rhode Island (1788)
  • Tennessee (1796)
  • Texas (1845)
  • Utah (1896)
  • Vermont (1791)
  • Virginia (1788)
  • Virginia Occidentale (1863)
  • Washington (1889)
  • Wisconsin (1848)
  • Wyoming (1890)

Un distretto separato, sotto la diretta autorità del Congresso, è il Distretto di Columbia, ossia Washington, che è anche la capitale della nazione. Inoltre ci sono anche alcune isole dell’Oceano Pacifico e del Mar dei Caraibi che dipendono dagli Stati Uniti:

  • Samoa Americane
  • Porto Rico
  • Isole Vergini Statunitensi
  • Guam
  • Isole Marianne Settentrionali
  • Atollo Johnston (disabitato)
  • Kingman Reef (disabitata)
  • Isole Midway (disabitate)
  • Isola Navassa (disabitata)
  • Isola Howland (disabitata)
  • Atollo Palmyra
  • Isola Baker (disabitata)
  • Isola Jarvis (disabitata)
  • Isola Wake (disabitata)

Arte e cultura

L'obelisco simbolo di Washington.

L’obelisco simbolo di Washington.

Per approfondire, vedi la voce Cultura degli Stati Uniti.

Sebbene la classe dirigente abbia in maggioranza origini inglesi (i primi coloni giunsero sulla costa Est degli attuali Stati Uniti a seguito della repressione dei Puritani dopo la restaurazione stuartiana), la maggior parte degli americani hanno origini tedesche. La composizione etnica della nazione varia molto a seconda della regione. La cultura statunitense nasce dalla fusione di numerose culture: europei, neri africani, ispanoparlanti e nativi americani.

Importanti da segnalare – cosa spesso poco capita dagli stranieri – sono le grosse differenze culturali e filosofiche fra le diverse regioni americane. Spesso visti dall’estero come una nazione unica e “unita”, la realtà degli USA è tutt’altro. Sulle coste prevalgono gli americani “progressisti”, mentre nel grande centro (con l’eccezione delle grandi città come Chicago e Denver) rimane una visione più tradizionale, più legata alla religione, che fanno parte della cosiddetta “Bible Belt” o cintura della bibbia, forse la regione meno accessibile all’attuale mentalità filosofica prevalente in Europa.

Si usa l’acronimo WASP (White Anglo-Saxon-Protestant) per indicare una tipologia di americano specifica, senza ambiguità: Bianco, Anglosassone, Protestante. Nonostante ciò la percentuale di americani cattolici è massiccia, composta da irlandesi, italiani e polacchi nel contesto europeo e di latinoamericani (principalmente dal Messico al primo posto seguito dalla Colombia e la Repubblica Dominicana).

Al momento della Rivoluzione americana (1775) oltre al rifiuto alle tasse imposte dal regime, la nuova nazione si pone il problema di avere una propria cultura distinta da quella dell’Inghilterra, che fino ad allora aveva governato quei territori. Questo problema è affrontato da Ralph Waldo Emerson in uno dei saggi cruciali della letteratura americana, “Lo studioso americano”, che O. W. Holmes definì “la Dichiarazione d’Indipendenza intellettuale americana”. Lo stesso problema è affrontato in tutta l’opera di Emerson, tanto che oggi Harold Bloom lo definisce “la figura centrale nella cultura americana”.

Nel corso dei decenni gli apporti di altre culture si sono fatti sentire, a seconda dei flussi migratori che si sono succeduti: hanno contribuito l’Irlanda, l’Italia, l’Europa orientale (soprattutto a seguito della forte immigrazione ebraica dalla Russia, Polonia, Ucraina, Bielorussia, ecc.), e in minor proporzione ma non di minor importanza- la Grecia.

Nel frattempo si è sviluppata in territorio statunitense, tra mille contraddizioni e lacerazioni, una cultura afro-americana, legata alla peculiare e travagliata storia degli americani discendenti degli schiavi. Una delle realizzazioni più rappresentative di questa cultura è il jazz, il più grande ed innovativo contributo statunitense nel campo musicale. E in modo ancor più faticoso e drammatico, comincia a uscire dall’isolamento la cultura dei Nativi Americani, ridotti allo 0,8% della popolazione e confinati nelle riserve dove però hanno la possibilità di professare la loro religione e continuare a vivere secondo le proprie tradizioni.

L’immigrazione dal Messico sopratutto, e secondariamente dagli altri paesi latino-americani ispanofoni, quella dell’est asiatico e dell’India contribuiscono a far sì che la cultura americana assuma (non senza resistenze e incomprensioni) anche caratteri non-europei.

La più recente ondata immigratoria è quella dai paesi latinoamericani e islamici, che ancora non si può dire abbia segnato la cultura statunitense nel suo complesso (per quanto l’islam si sia diffuso in maniera ribelle già a partire dagli anni 1930 tra gli afro-americani). Nonostante l’origine, però, è poco saputo che ben il 55% degli immigrati dai paesi arabi sono di fede cristiana.

Per quanto riguarda la cultura degli USA ciò che subito salta all’occhio è lo smodato utilizzo dell’entertainment (ovvero l’intrattenimento), la spettacolarizzazione degli eventi. Tutto, o quasi, negli USA è reso pubblico sotto forma di spettacolo. Anche le recenti elezioni sono state estremamente spettacolarizzate, con fastose convention e raduni che sembravano più degli show televisivi.

Un importante componente della cultura americana si sta ponendo in questione tra i progressisti nel film e il sogno americano dove l’idea che con il duro lavoro, il coraggio e l’autodeterminazione una persona possa guadagnarsi una vita migliore.[4]

Sport

Lo sport è importantissimo nella cultura statunitense. Nei college è possibile avanzare negli studi in base ai risultati sportivi, come fecero il cestista Michael Jordan (North Carolina) ed il lottatore di wrestling Brock Lesnar (Minnesota).

Gli sport con il maggior numero di spettatori sono in ordine:

  • Pallacanestro (negli USA, Basketball), il principale campionato professionistico è quello NBA (National Basketball Association)
  • Football americano (negli USA, Football), il principale campionato professionistico è quello NFL (National Football League)
  • Baseball, il principale campionato professionistico è quello MLB (Major League Baseball)
  • NASCAR (Automobilismo), oltre a Indicar e ChampCar
  • Hockey su ghiaccio, il principale campionato professionistico è quello NHL (National Hockey League)

Il calcio (noto negli USA come soccer) è molto praticato dai giovani ed è lo sport più praticato dalle ragazze (la nazionale statunitense ha anche vinto 2 dei 5 campionati del mondo femminili finora disputati), ma non conta molti spettatori. Nonostante ciò, l’organizzazione da parte degli USA del Mondiale 1994 ha suscitato un discreto interesse per lo sport e per il locale campionato, la Major League Soccer, fondata nel 1993. La nazionale di calcio statunitense negli ultimi anni è diventata assai più competitiva, pur con andamenti altalenanti (ad esempio raggiunse i quarti di finale nel 2002, ma 4 anni dopo uscì al primo turno).

Otto Olimpiadi si sono svolte negli USA; gli Stati Uniti sono terzi nel medagliere all-time alle Olimpiadi invernali con 218 medaglie vinte (78 d’oro, 81 d’argento e 59 di bronzo),[5][6] e primi nel medagliere all-time alle Olimpiadi estive, con 2321 medaglie vinte (943 d’oro, 736 d’argento e 642 di bronzo).[7][8]

Religione

Per approfondire, vedi la voce Religioni negli Stati Uniti.
  • Cristiani 81,1%
    • Protestanti 50,4%
      • Battisti 17,2%
      • Metodisti 7,2%
      • Luterani 4,9%
      • Pentecostali 3,3%
      • Presbiteriani 2,8%
      • Discepoli di Cristo 1,3%
      • Congregazionalisti 0,7%
      • Avventisti 0,4%
      • Evangelici, non-denominazionali e altri protestanti 11,4%
    • Cattolici 25,9%
    • Anglicani 1,8%
    • Mormoni 1,4%
    • Testimoni di Geova 0,7%
    • Ortodossi 0,3%
    • Altri Cristiani 1,9%
  • Ebrei 1,4%
  • Musulmani 0.6%
  • Buddhisti 0.5%
  • Induisti 0.4%
  • Altro 1,0%
  • Atei e Agnostici 15,0%

Ampie possono essere le considerazioni sulla religione. Gli USA sono contraddistinti da un tanto forte quanto variegato spirito religioso che si spiega facendo riferimento alla storia e alla costituzione materiale del Paese. Di fatto si osserva che nascono continuamente moltissime confessioni religiose. I valori religiosi sono una parte importantissima della vita degli statunitensi, come dimostrano le recenti elezioni vinte dal candidato repubblicano George Bush, puntando sui valori familiari della società. [9]

Il Cristianesimo è presente in tutte le sue grandi derivazioni: in maggioranza protestanti (49,1%), seguiti dai cattolici (25,9%), mormoni (1,4%), e cristiani ortodossi (0,3%).

Le confessioni protestanti di maggiori tradizioni sono quelle della tradizione calvinista-riformata (presbiteriana, congregazionalista, nonché i battisti) e gli episcopali, questi ultimi ramo americano dell’Anglicanesimo, cui tradizionalmente fanno riferimento le classi alte (è la confessione della famiglia Bush). Le confessioni più diffuse sono nell’ordine la battista (17.2%), la metodista (7.2%), fede abbracciata dal presidente George W. Bush dopo il matrimonio, la luterana (4.9%), la presbiteriana (2.8%) e la episcopale (1.8%), oltre ad una miriade di Chiese evangeliche, pentecostali e minori. La singola chiesa più diffusa è quella cattolica, rafforzata dall’immigrazione ispanica degli ultimi 30 anni.[10]

Vi sono anche presenze ebraiche (1.4%), islamiche (0,6%), Testimoni di Geova (0,7%), buddisti (0,5%), induisti (0,4%), sikh, caodaisti, shintoisti, e bahai, grazie all’enorme varietà di etnie presenti ogni religione è rappresentata. [11]

Negli ultimi decenni si è sviluppato il fenomeno delle TV and Web Churches, guidate dei cosiddetti tele-predicatori, tra i quali vano ricordati Pat Robertson e Jerry Falwell, animatori della Destra Cristiana, fondamentale per le vittorie elettorali di Ronald Reagan nel 1980 e 1984, nonché per quelle di George W. Bush nel 2000 e 2004. Parallelamente sono nate e cresciute le cosiddette megachurches, grandissime chiese evangeliche non-denominazionali.

Spesso la religione è dietro a molte questioni e controversie politiche riguardanti il razzismo (il movimento per la desegregazione dei neri era guidato da Martin Luther King), il pacifismo (la stessa guerra in Iraq ha diviso il panorama religioso tra favorevoli e contrari), la pena di morte (sostenuta dalle chiese protestanti di stampo evangelical e fermamente contestata dai cattolici), la bioetica, l’omosessualità, l’insegnamento della teoria dell’evoluzione delle specie e il Neodarwinismo.

Fenomeno minoritario anche se in forte crescita è il Neopaganesimo [12], le cui numerose religioni sono tutte presenti negli Stati Uniti. I neopagani statunitensi sono in maggioranza wiccani, ma sono presenti anche ampie comunità di eteni, celtisti e dodecateici. In netta minoranza sono i neopagani romani. Le religioni neopagane hanno trovato, negli Stati Uniti, terreno fertile per l’istituzione di innumerevoli organizzazioni, chiamate Chiese nella maggior parte dei casi, come previsto dalla politica religiosa.

Lingua

Anche se gli USA non hanno una lingua ufficiale, l’inglese è de facto la lingua nazionale. Nel 2003, circa 215 milioni, ovverosia l’82%, della popolazione in età scolare, parlava a casa solo inglese.[13]Oltre all’Inglese le lingue parlate in casa più diffuse sono: lo spagnolo, utilizzato da 29,7 milioni; il cinese, da 2,2 milioni; il francese, da 1,4 milioni (con il creolo-francese 1,9 milioni); il tagalog, da 1,3 milioni; il vietnamita, da 1,1 milioni; il tedesco, da 1 milione; l’italiano, da 0,8 milioni. Le lingue autoctone (indiane d’America e Inuit sono parlate da meno dello 0,5% della popolazione.[14][15]

Curiosità

Il primo maggio 1866 nello stato dell’Illinois fu promulgata una legge sul massimo di ore lavorative (la giornata lavorativa di 8 ore) che diede la data alla festa dei lavoratori e venne ripresa come esempio dalla Prima Internazionale.

Bibliografia

  • Samuel Eliot Morison – Henry Steele Commager, Storia degli Stati Uniti d’America, 2 voll., Firenze, La Nuova Italia, 1960.
  • Allan Nevins – Henry Steele Commager, Storia degli Stati Uniti, Torino, Einaudi, 1960.
  • George B. Tindall – David E. Shi, La grande storia dell’America, 2 voll., Milano, Oscar Mondadori, 1992.
  • Arthur Vidich, Cultura, economia e classi sociali nella politica degli Stati Uniti di America, Di Renzo Editore, Roma, 1999
  • Furio Colombo, America e libertà. Da Alexis de Tocqueville a George W. Bush, Milano, Baldini & Castoldi, 2005.
Rapporti con l’Italia nel dopoguerra
  • Nico Perrone, De Gasperi e l’America, Palermo, Sellerio, 1995 ISBN 8-83891-110-X

Voci correlate

  • Geografia degli Stati Uniti
  • Cultura degli Stati Uniti
  • Economia degli Stati Uniti
  • Sistema politico degli Stati Uniti
  • Sistema sanitario degli Stati Uniti
  • Costituzione degli Stati Uniti
  • Pena di morte negli Stati Uniti
  • Elezioni presidenziali degli Stati Uniti
  • Presidenti degli Stati Uniti d’America
  • Antiamericanismo
  • Bandiere degli stati USA
  • Il libro nero degli Stati Uniti
  • Esercito degli Stati Uniti
  • Diritti umani negli Stati Uniti d’America
  • 51° Stato
  • Bench trial

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