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May 5, 2008

Wikipedia: Partito dei Comunisti Italiani

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Partito dei Comunisti Italiani

Partito politico italiano

Segretario Oliviero Diliberto
Presidente Antonino Cuffaro
Fondazione 11 ottobre 1998
Sede Piazza Augusto Imperatore 32, Roma
Coalizione La Sinistra – l’Arcobaleno
Ideologia comunismo, eurocomunismo, marxismo
Partito europeo Partito della Sinistra Europea (vi partecipa come osservatore)
Gruppo parlamentare europeo GUE-NGL
Deputati 0
Senatori 0
Europarlamentari 2
Organo ufficiale La Rinascita della Sinistra
Sito web www.comunisti-italiani.it

Il Partito dei Comunisti Italiani (PdCI) è un partito politico di sinistra che si richiama all’ideologia comunista, nella sua variante italiana (quella elaborata negli anni da Antonio Gramsci, Palmiro Togliatti, Luigi Longo e Enrico Berlinguer).

Fu fondato l’11 ottobre 1998, in seguito a una divisione interna a Rifondazione Comunista e in concomitanza con la crisi del Governo Prodi I.

Come da Statuto, il PdCI si propone di «trasformare l’Italia in una società socialista fondata sulla democrazia politica» e «affermare gli ideali della pace e del socialismo in Europa e nel mondo». Fa riferimento alla cultura marxista, ai suoi sviluppi, e all’esperienza del comunismo italiano e persegue il «superamento del capitalismo e la trasformazione socialista della società».

La presenza del Pdci sul territorio italiano è abbastanza omogenea: 16,9% nel Nord-Ovest, 13,1% nel Nord-Est (totale Nord 30%); 26,1% al Centro; 33,4% al Sud e 9,5% in Sicilia e Sardegna. Dunque un partito nazionale a diffusione capillare che dispone anche di una federazione estera particolarmente radicata in Belgio, Francia, Germania e Svizzera.

Quasi il 40% degli iscritti al Pdci è sotto i 35 anni. Le donne sono il 33,9% e, secondo l’Arci donna, il Pdci è il primo partito in Italia per numero di donne presenti nelle varie assemblee elettive. La metà degli iscritti al partito è anche iscritto al sindacato che per l’83,8% di questi è la Cgil.

Negli enti locali (dati 2006) il partito conta 6 assessori e 22 consiglieri regionali; 45 assessori e 59 consiglieri provinciali; otto i sindaci.

Attualmente il PdCI fa parte de la Sinistra – l’Arcobaleno, confederazione che da lungo tempo il PdCI stesso, unico nella Sinistra, auspicava.

Il segretario nazionale è Oliviero Diliberto, presidente è Antonino Cuffaro.

Il suo settimanale politico è la Rinascita della sinistra (che già nel nome e nel logo si richiama al settimanale del Pci Rinascita, fondato da Palmiro Togliatti).

Sua organizzazione giovanile è la Federazione Giovanile Comunisti Italiani (FGCI). Il suo colore ufficiale è il rosso.

Indice

Storia

Le origini: “cossuttiani” e “bertinottiani”

Per approfondire, vedi la voce Storia del Partito della Rifondazione Comunista (1994-1998).

In occasione delle elezioni politiche del 1996, Rifondazione Comunista stipula con la coalizione di centrosinistra (l’Ulivo) guidata da Romano Prodi un “patto di desistenza”, in base al quale nei collegi dove si presentava l’Ulivo, Rifondazione non candidava nessuno e viceversa.

Quelle consultazioni si risolsero in un successo tanto per l’Ulivo, quanto per il PRC, che così toccava il suo massimo storico, e sancivano l’impossibilità di una maggioranza alla Camera dei Deputati senza un accordo fra le due forze. Il PRC non entra nel Governo Prodi I, ma ne appoggia la formazione in nome dell'”autonomia dei comunisti e l’unità con le forze della sinistra”, come sancirà il III Congresso del PRC (dicembre 1996).

Tuttavia, nell’autunno 1997, il PRC mette in discussione la fiducia al governo, alla luce di un irrigidirsi dei rapporti tra Ulivo e PRC. Un buon pezzo di Rifondazione spinge per la ricomposizione e si giunge a un nuovo accordo fra comunisti e centrosinistra. Ma l’autunno ’97 mette in luce come sia difficile la convivenza tra la fazione vicina al segretario Fausto Bertinotti e quella vicina al presidente Armando Cossutta. Ne nascerà una discussione politico-strategica sulle pagine del mensile del partito Rifondazione, che raggiungerà il suo culmine con l’approvazione del DPEF nell’estate 1998. A 7 anni dalla nascita del PRC, inizia a farsi rovente la convivenza tra i molti che venivano dal vecchio PCI di Palmiro Togliatti ed Enrico Berlinguer e chi veniva dalla cosiddetta “nuova sinistra” e dal socialismo radicale (DP, PSIUP, ecc…), più favorevoli a svolte movimentiste e di autonomia radicale da tutte le altre forze politiche.

Proprio quando inizia la discussione sulla legge finanziaria 1999, è evidente la rottura fra “cossuttiani” e “bertinottiani” e lo stesso responsabile economico del PRC, Nerio Nesi, viene attaccato dal segretario Bertinotti, perché favorevole al compromesso col governo.

La scissione

I provvedimenti richiesti non trovano posto nella finanziaria ’99 e nella riunione del Comitato Politico Nazionale del 2-4 ottobre 1998, il grosso di Rifondazione decide di ritirare la fiducia al Governo Prodi e di passare all’opposizione. La mozione vincente del segretario passa col voto decisivo delle correnti trotskiste, da sempre all’opposizione, e di una parte dei cossuttiani storici capeggiati da Claudio Grassi.

C’è chi fece notare che quel voto rappresentava un «atto antistatutario», perché un semplice CPN, per quanto rappresentativo di tutto il partito, non poteva cambiare la strategia politica fondamentale del partito, cosa che poteva fare solo un congresso nazionale, massima istanza del partito.

Il 5 ottobre Armando Cossutta si dimette da presidente del partito che pure aveva voluto e fondato, mentre i parlamentari comunisti respinsero a larga maggioranza la linea di rottura con le altre forze democratiche, ma affermarono che si sarebbero adeguati alle decisioni del partito. Tuttavia molti iscritti al partito, non riconoscendosi nella decisione del CPN, si autoconvocarono presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma per il 7 ottobre, appellandosi perché non si arrivasse alla rottura con Prodi per impedire il ritorno delle destre al potere. L’assemblea fu guidata da Iacopo Venier, segretario della federazione di Trieste e, in quell’occasione, venne firmato un appello intitolato: Non c’è salvezza per il partito se rompe con il popolo, con i lavoratori, con il Paese.

Così, il 9 ottobre, il capogruppo comunista alla Camera, Oliviero Diliberto, annunciò, durante il dibattito sulla mozione di fiducia al governo, che la maggioranza assoluta del Gruppo parlamentare avrebbe votato a favore del Governo Prodi. Bertinotti si dichiarò invece per la sfiducia. Pochi minuti dopo, il governo cadeva per un voto.

Nasce il PdCI

L’11 ottobre viene convocata al Cinema Metropolitan di Roma la prima manifestazione di tutti coloro che volevano dar vita alla costituente per un nuovo soggetto politico comunista e viene presentato ufficialmente il Partito dei Comunisti Italiani, che aderisce da subito all’Ulivo.

Adalberto Minucci (1983)

Adalberto Minucci (1983)

Con la nascita del PdCI, vengono ripristinati nomi e simboli del disciolto PCI, in evidente continuità con quella storia. Ciò è reso possibile perché i neonati Democratici di Sinistra garantiscono nessun atto legale contro il partito di Cossutta. Diversamente, il PRC si oppone a un altro simbolo con falce e martello e il tribunale delibererà che il simbolo del PdCI muti il fondo bianco con uno azzurro.

Al suo esordio, il PdCI poteva contare su 30.000 iscritti, 27 parlamentari, 28 consiglieri regionali, quasi mille amministratori locali, provenienti in maggioranza da Rifondazione, ma ci furono anche tanti che ripresero la militanza attiva, come Adalberto Minucci, già membro della Direzione Nazionale del PCI e direttore di Rinascita, che entrò a far parte della segreteria nazionale del PdCI.

Il 29 novembre si riunisce il comitato promotore del Pdci. Vi partecipano 107 fuoriusciti dal Cpn del Prc su 112 che votarono il 4 ottobre per la mozione Cossutta. Quest’ultimo viene nominato presidente del comitato, mentre a Marzo Rizzo va il coordinamento. Il comitato avrà il dovere di reggere le sorti del partito fino alla celebrazione del I Congresso Nazionale.

Il PdCI al governo (1998-2001)

La coalizione si riorganizza, riuscendo a costituire un nuovo governo di centrosinistra, scegliendo come Presidente del Consiglio Massimo D’Alema (21 ottobre 1998). Il PdCI partecipa con Oliviero Diliberto, nominato ministro di Grazia e Giustizia, e Katia Bellillo, ministro senza portafoglio agli Affari Regionali. Sottosegretari comunisti sono Paolo Guerrini alla Difesa, Antonino Cuffaro all’Università e Ricerca Scientifica e Claudio Caron al Lavoro. È la prima volta che dei comunisti siedono al governo dell’Italia dal 1947.

La stessa delegazione sarà confermata nel governo D’Alema II, mentre nel successivo governo Amato II Diliberto viene sostituito da Nerio Nesi, al quale sarà affidato il ministero dei Lavori Pubblici.

La costruzione del partito (1999-2000)

Il 21 gennaio 1999 arriva nelle edicole il settimanale del partito, la Rinascita della sinistra.

Il 26 marzo nasce il sito del partito (comunisti-italiani.it).

Per il 9 aprile viene indetto il I congresso nazionale, ma viene poi rinviato per lo scoppio della guerra in Kossovo.

Il 18 aprile si tiene un referendum per introdurre una legge elettorale per la Camera dei Deputati esclusivamente maggioritaria. Il Pdci si oppone all’abrogazione del proporzionale e il referendum non passa per il mancato raggiungimento del quorum del 50%+1.

Il 15 maggio si tiene un grande attivo dei Comunisti Italiani sui temi del lavoro con i quadri sindacali.

Dal 21 al 23 maggio 1999 si tiene a Fiuggi il primo congresso nazionale che lancia il partito verso le elezioni europee del mese dopo. In quell’occasione il PdCI raccoglie il 2% dei consensi, pari a oltre 600.000 voti, valore mantenuto sostanzialmente anche alle seguenti elezioni regionali del 2000 e alle elezioni politiche del 2001. Vengono eletti al Parlamento Europeo Armando Cossutta e Lucio Manisco.

In occasione della I Festa de la Rinascita, il 30 luglio 1999 la componente giovanile del partito si organizza sotto la storica sigla della Fgci, col nome Federazione Giovanile Comunisti Italiani, e avvia il processo che porterà alla sua costituzione ufficiale, che avverrà solo il 12 dicembre 2004.

Il segretario nazionale, Oliviero Diliberto

Il segretario nazionale, Oliviero Diliberto

Durante l’autunno 1999 si inizia a elaborare un programma politico attraverso una serie di convegni nazionali: “Sicurezza nelle città” (16 ottobre), “Legge Finanziaria 2000” (23 e 24 ottobre), “Sud, fra passato e presente” (13 novembre), “Autonomie per unire” (5 dicembre).

Il 30 gennaio 2000 si tiene una grande manifestazione nazionale a Roma per “Battere le destre” che, di fatto, apre la campagna elettorale per le amministrative del 16 aprile.

Vengono nel frattempo organizzati due convegni nazionali su lavoro e diritti (12 febbraio) e scuola (27 febbraio).

Il 20 aprile, con una lettera a la Repubblica, Oliviero Diliberto annuncia l’intenzione di dimettersi da ministro per tornare “a fare politica per il partito e per la sinistra, nel tentativo di evitare un effetto ‘8 settembre'”. La decisione viene presa quattro giorni dopo la sconfitta dell’alleanza di governo alle elezioni regionali.

Margherita Hack

Margherita Hack

Dopo una lunga prima fase in cui il partito viene guidato dal solo presidente Armando Cossutta, il Comitato Centrale il 29 aprile 2000 accoglie quasi all’unanimità (118 sì, 1 no, 3 astenuti) la proposta dello stesso Cossutta di eleggere Oliviero Diliberto alla nuova carica di segretario nazionale. Il neosegretario commenterà: “Il capo resta ancora lui, il presidente. Io sono venuto qui per dargli una mano”.

L’8 luglio il ministro Katia Bellillo partecipa al “World Pride” di Roma e, poco dopo, si apre la II Festa de la Rinascita che vede la partecipazione di tanta intellettualità italiana. Da questa esperienza nascerà il Politecnico, un luogo di studio e ricerca presieduto da Margherita Hack.

Nuovi appuntamenti nazionali si tengono tra ottobre e novembre.

Il 21 gennaio 2001 vengono festeggiati gli 80 anni dalla fondazione del Partito Comunista con un grande appuntamento al teatro Brancaccio di Roma.

La crescita del partito

Sezione belga del PDCI

Sezione belga del PDCI

Alle elezioni politiche del 2001 il PdCI si presenta come l’estrema sinistra della coalizione dell’Ulivo che sostiene la candidatura di Francesco Rutelli alla presidenza del Consiglio.

Nella quota proporzionale della Camera il PdCI registra un calo, raccogliendo solo l’1,7%. Vengono eletti 9 deputati (nella quota uninominale) e 2 senatori.

Dal 13 al 16 dicembre 2001, a Bellaria (RN), il secondo congresso nazionale si conclude con la conferma di Diliberto segretario e Cossutta presidente.

La linea del PdCI si caratterizza per la spiccata attenzione verso i temi del lavoro, dello sviluppo, dei diritti, delle grandi questioni internazionali (la pace, la solidarietà con i popoli sfruttati, la lotta contro l’imperialismo).

Nel corso degli anni, il partito consolida collaborazioni con i Verdi: insieme sono promotori per dare più peso ai temi della pace e della giustizia sociale. Altro caposaldo della politica del PdCI è la difesa intransigente della Costituzione repubblicana e della Resistenza al nazi-fascismo.

Nel luglio 2001 è tra i costituenti del Genoa Social Forum che protesta contro la globalizzazione propugnata dal G8.

Sui movimenti che nascono o rifioriscono anche in Italia a partire dal 2000, il partito ha una posizione amica, ma critica, ben spiegata da Diliberto al Comitato Centrale del 12 gennaio 2003: “Noi siamo nei movimenti – e questo è un punto al quale tengo molto – senza scioglierci in essi. Senza confonderci. (…) I movimenti sono fondamentali. Più ce ne saranno, meglio sarà per la sinistra, e tuttavia vedo in alcuni di essi rischi di posizioni non politiche o prepolitiche. È l’idea di una sorta di purezza dei movimenti contro l’imbastardimento dei partiti; l’idea di una intransigenza morale dei movimenti contro lo sporcarsi le mani dei partiti. In certi esponenti dei movimenti sembra prevalere una sorta di intransigenza che non fa i conti con la politica, con la necessità del compromesso, della sintesi, della costruzione faticosa della proposta. Queste tendenze vanno contrastate, non bisogna avere un atteggiamento subalterno, perché altrimenti noi non saremmo nel movimento da comunisti”.

Tra il 2002 e il 2003, il Pdci è tra le forze (insieme a Verdi, girotondi, Il manifesto) che sostengono Sergio Cofferati quale ipotetico futuro leader di una sinistra riunita, progetto che tuttavia naufragherà nel maggio 2003.

Il 21 marzo 2004 Nerio Nesi lascia il Pdci, dopo un biennio di polemiche sulla linea e sulla gestione del partito.

Dal 20 al 22 febbraio 2004 si celebra a Rimini il terzo congresso nazionale, dove si decide di modificare il simbolo del partito con l’aggiunta della dicitura “per la sinistra”, a conferma dell’impegno del partito per spostare più a sinistra possibile l’opposizione e riaggregare la radicalità italiana.

Umberto Guidoni

Umberto Guidoni

Alle elezioni europee del 2004 il PdCI raggiunge il suo massimo storico, ottenendo il 2,4% dei consensi, pari a quasi 800.000 voti, ottenendo due seggi al Parlamento europeo. Risultano eletti Marco Rizzo e Diliberto, che però rinuncia a favore dell’astronauta Umberto Guidoni. I deputati europei aderiscono al gruppo della Sinistra Europea – Sinistra Verde Nordica.

Il 17 luglio 2004 confluisce nel partito la piccola Democrazia Popolare (Sinistra Unita), scissasi dal PRC quattro anni prima.

La crisi Cossutta-Rizzo

Gli ottimi risultati delle elezioni europee portano con sé un’aria di crisi dentro il Partito. Contro ogni previsione, infatti, il presidente Cossutta non viene riconfermato europarlamentare perché scavalcato nel collegio Nord-Occidentale dal capogruppo alla Camera Marco Rizzo (10.325 preferenze contro le 7.802 di Cossutta).

Prima delle elezioni il Partito pensava di eleggere Cossutta e Venier, ma il primo, come s’è visto, viene scavalcato da Rizzo, mentre il secondo viene sopravanzato sia da Diliberto che dall’indipendente Umberto Guidoni, noto astronauta.

Diliberto rinuncia alla sua elezione per restare a Roma, ma a giovarsene è comunque Guidoni che, entusiasta, accetta l’incarico iscrivendosi al partito.

Cossutta invece insiste chiedendo a Rizzo di non accettare l’elezione per favorirlo in quanto primo degli eletti, ma Rizzo risponde di aver voglia di occuparsi del partito in Europa e quindi si dimette sia da deputato che da membro della segreteria.

Vengono convocate due Direzioni Nazionali e nel mezzo si tiene il 19 e 20 giugno il Comitato Centrale. Qui Rizzo ribadisce di voler andare “in Europa per contribuire ad unire, anziché dividere i partiti comunisti e della sinistra in Europa, e lascerò, per mia scelta, la segreteria. Nella campagna elettorale intensissima durata 40 giorni ho fatto ben 81 comizi, di cui 38 al Centro ed al Sud ed il resto nel Nord Ovest, circoscrizione nella quale ero candidato”.

Alla fine il partito prende atto all’unanimità della volontà di Rizzo. Ma Cossutta ingoia amaro: da questo momento in poi tra i dirigenti circoleranno veleni e sospetti tra chi è vicino a Cossutta e chi a Rizzo, con Diliberto che cerca di mantenere l’unità in più occasioni.

L’antipatia sempre più esplicita fra Cossutta e Rizzo tuttavia non intacca il lavoro del partito e resta di fatto confinata ai suoi protagonisti.

La nascita dell’Unione e le Primarie

La coalizione di centrosinistra si rinnova, si apre a nuovi contributi, ritrova l’accordo con Rifondazione e con l’Italia dei Valori e assume la nuova denominazione provvisoria di Grande Alleanza Democratica o Gad (12 ottobre 2004), e poi quella definitiva de L’Unione (10 febbraio 2005).

Alle elezioni regionali del 2005 il PdCI, nelle 14 regioni chiamate al voto, raggiunge una percentuale media del 2,7%.

Romano Prodi, leader della coalizione dell’Unione, rilancia, nel frattempo, l’organizzazione di elezioni primarie per scegliere il candidato premier dell’Unione.

I Comunisti Italiani non gradiscono lo strumento delle primarie ma, preso atto della sua inevitabilità, pensano di appoggiare la candidatura di Fausto Bertinotti, se questi accettasse di diventare poi leader di tutta la sinistra radicale. Bertinotti rifiuta e il 16 ottobre 2005 i Comunisti Italiani preferiscono schierarsi per confermare Romano Prodi leader dell’Unione. Prodi ottiene il 74,1% dei voti.

Le elezioni politiche 2006

Il 19 gennaio 2006 la Direzione Nazionale del partito approva le liste «qualificate e aperte, con importanti personalità della politica, della cultura, del mondo del lavoro» dei candidati alla Camera per le elezioni politiche del 2006, tra cui figurano il presidente e il segretario del partito, Armando Cossutta e Oliviero Diliberto, oltre all’astrofisica Margherita Hack, all’astronauta parlamentare europeo Umberto Guidoni e allo storico Nicola Tranfaglia. Come da statuto approvato nel 2004, vengono esclusi tutti coloro che hanno gia cumulato due mandati parlamentari, tra cui la figlia del presidente, Maura Cossutta, e Gabriella Pistone. Viene anche escluso il direttore de La Rinascita della sinistra, il senatore uscente Gianfranco Pagliarulo, non ricandidato per aver partecipato il 4 dicembre 2005 alla presentazione della miniscissione dell’Associazione RossoVerde di Alessio D’Amato[1][2].

Le reazioni degli esclusi sono scomposte: Pagliarulo e la Cossutta si dimettono il 18 gennaio da tutti gli incarichi[3] (il primo per raggiungere i rossoverdi di D’Amato dal quale poi si distaccherà in luglio per fondare la Associazione Sinistra Rossoverde, la seconda rimanendo un’indipendente), mentre la Pistone, dopo tre legislature alla Camera consecutive, lascerà il PdCI il 23 febbraio e il 31 marzo approderà alla Rosa nel pugno.

Diliberto, durante tutta la campagna elettorale, renderà pubblici nei comizi i litigi “per poltrone” del 19 gennaio con tristezza, ma soprattutto con l’orgoglio di chi, non facendo deroghe, ha dimostrato di guidare un partito non interessato a vecchie logiche di potere.

Il risultato è un incremento del 50% dei voti circa rispetto alle precedenti politiche del 2001.

Alla Camera, la lista dei Comunisti Italiani raccoglie 885.000 voti (il 2,3%), segnando il suo nuovo massimo storico. Il partito elegge, così, 16 deputati.

Al Senato viene lanciata una lista unitaria insieme ai Verdi e ai Consumatori Uniti, denominata “Insieme con l’Unione”, che raccoglie 1,4 milioni di voti (il 4,2%) superando quasi dovunque lo sbarramento regionale del 3% ed eleggendo 11 senatori, di cui 5 comunisti: un risultato incoraggiante (in alcune regioni al Senato si prendono più voti che divisi alla Camera), e così la direzione nazionale dà il suo parere positivo per la costituzione di un gruppo unico senatoriale con i Verdi. Diliberto va alla Camera, Cossutta al Senato.

Presidente del gruppo parlamentare alla Camera è Cosimo Giuseppe Sgobio, al Senato la presidenza del gruppo unitario con i Verdi è assunta da Manuela Palermi.

Il ritorno al Governo

Durante le trattative per il nuovo governo di centrosinistra, il PdCI non segnala propri uomini di partito, ma suggerisce a Prodi sei nomi “che parlano a tutta la sinistra”, a cui Prodi può attingere in piena libertà: Foad Aodi, medico e presidente nazionale dell’Associazione Medici Stranieri in Italia, di origine palestinese; Alberto Asor Rosa, storico e coordinatore della Camera di consultazione della sinistra; Marco Mancini, Rettore dell’Università della Tuscia di Viterbo; Gianni Minà, giornalista ed esperto di America Latina; Gian Paolo Patta, sindacalista già segretario nazionale e ora segretariato europeo CGIL; Luigi Scotti, presidente del tribunale di Roma. Inoltre propone come senatrice a vita la studiosa Margherita Hack.

Prodi non sembra ben disposto e in extremis il PdCI riesce a far inserire nella compagine di governo Alessandro Bianchi, rettore dell’Università degli studi “Mediterranea” di Reggio Calabria e noto urbanista: un tecnico non organico al partito, ma di provata fede comunista.

Il 17 maggio nasce il governo Prodi II e Alessandro Bianchi giura da Ministro dei Trasporti. Tra i sottosegretari sono riconducibili al PdCI Luigi Scotti (alla Giustizia, diventatone poi ministro) e Gian Paolo Patta (alla Salute). Non mancheranno tuttavia strascichi polemici per il mancato conferimento del ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica ad Asor Rosa, per presunti veti della comunità ebraica, in quanto lo storico aveva recentemente assunto posizioni eccessivamente filo-palestinesi.

Le dimissioni di Cossutta

Il 21 giugno 2006 Cossutta, con una lettera al segretario Diliberto, si dimette da presidente del partito[4]. Per Cossutta si tratta di «una decisione molto meditata e sofferta per chi come me ha fondato il Partito dei Comunisti Italiani», già ampiamente motivata in privato a Diliberto il 6 giugno. Diliberto se ne rammarica molto, ma ne prende atto.

I motivi della rottura non sono immediatamente chiari. E in effetti si tratta della conclusione di un periodo, tra il novembre 2005[5][6][7][8] e il maggio 2006, durante il quale Cossutta capisce che la sua figura di presidente non riusciva più a influenzare in alcun modo la linea del partito[9]. Nel giro di sei mesi, infatti, vengono bocciate pressoché all’unanimità la proposta della Lista Arcobaleno coi Verdi con un logo privo della falce e martello, quindi non vengono accolte le deroghe per le candidature alle politiche 2006 e, infine, viene rifiutata l’idea di entrare nel governo Prodi II con personalità del partito. In tutte queste scelte, Cossutta scorge un partito che non riesce a mettere “la politica prima della propaganda”, come dirà a Il Riformista del 27 aprile.

Cossutta resta nel PdCI e Diliberto sarà il primo a fargli gli auguri per i suoi 80 anni (2 settembre), ma l’ex-presidente dal 4 agosto 2006 inizierà ciclicamente a rilasciare pesanti interviste contro il suo stesso partito e i suoi dirigenti, proponendo al contempo di superare il PdCI all’interno di un contenitore di sinistra più vasto. “Una sinistra senza aggettivi”, come proporrà su l’Unità del 21 ottobre (frase che verrà ripresa da Diliberto nel quarto congresso). Ma, a detta di Cossutta, nessun partito, soprattutto il PdCI, è in grado al momento di realizzare quanto chiede. Più in là Cossutta teorizzerà che l’unico modo per favorire l’unità della sinistra sia quella di mettere da parte nomi e simboli del comunismo.

Il 23 ottobre 2006 fuoriesce dal partito il senatore Fernando Rossi per divergenze sulla politica del governo, il 30 fonda l’associazione Officina Comunista e dal 15 novembre rappresenta i Consumatori Uniti di Bruno De Vita.

Il 21 aprile 2007 Armando Cossutta lascia il Pdci.

La novità del IV Congresso

Il Presidente del Partito, Antonino Cuffaro

Il Presidente del Partito, Antonino Cuffaro

Dal 27 al 29 aprile 2007 viene celebrato il quarto congresso nazionale del partito. È un congresso che segna una significativa svolta nella vita del partito perché vede sfilare tutti i principali leader della sinistra che via via dichiarano di voler condividere da subito il progetto di confederazione della sinistra che il Pdci aveva lanciato sette anni prima. Pur essendo il primo congresso senza Cossutta, non si registrano spaccature o divisioni: un solo intervento sarà a favore dell’ex presidente, mentre Diliberto e la sua linea è approvata col 98,8% dei voti. Alla carica di presidente viene posto Antonino Cuffaro.

Correnti

Nel PdCI le correnti organizzate e il frazionismo sono attività espressamente vietate. Il partito risulta comunque molto compatto anche perché piccolo e nato da scissioni successive. Tra la fine del 2005 e i primi mesi del 2006 tuttavia, alcuni sparuti dirigenti hanno polemizzato col segretario Diliberto e alla fine hanno abbandonato il partito per fondare l’Associazione Rossoverde (4 dicembre 2005) e l’Associazione Sinistra Rossoverde (30 marzo 2006), quest’ultima poi confluita in Sinistra Democratica il 5 maggio 2007.

Valori

Il preambolo dello statuto del partito recita:

Il Partito dei Comunisti Italiani è un partito politico di donne e di uomini che opera per organizzare gli operai, i lavoratori, gli intellettuali, i cittadini che lottano, riconoscendosi nei valori della Resistenza, per l’estensione e il rafforzamento delle libertà sancite dalla Costituzione repubblicana e antifascista, per trasformare l’Italia in una società socialista fondata sulla democrazia politica, per affermare gli ideali della pace e del socialismo in Europa e nel mondo.
Esso fa riferimento al marxismo e agli sviluppi della sua cultura, alla storia e all’esperienza dei comunisti italiani e persegue il superamento del capitalismo e la trasformazione socialista della società.

Risultati elettorali

– Comunisti Italiani alle Elezioni Politiche
Elezione Parlamento Voti % Seggi
2001

2006

Camera
Senato

Camera
Senato°

620.859

884.912
1.423.226

1,7

2,3
4,2

9
2

16
5

° lista Insieme con l’Unione (con Verdi e Consumatori Uniti)

– Comunisti Italiani alle Elezioni Europee
Elezione Parlamento Voti % Seggi
1999

2004

Parl. Europeo

Parl. Europeo

622.261

783.710

2,0

2,4

2

2

Congressi

  • I Congresso – Fiuggi (FR), 21-23 maggio 1999 – No alla guerra. In Europa, pace e lavoro
  • II Congresso – Bellaria-Igea Marina (RN), 13-16 dicembre 2001 – A sinistra per l’unità e il cambiamento
  • III Congresso – Rimini, 20-22 febbraio 2004 – Al lavoro per la sinistra
  • IV Congresso – Rimini, 27-29 aprile 2007 – Più forti i comunisti, più forte l’unità della sinistra
  • V Congresso – in preparazione

Iscritti

  • 1999 – 29.388
  • 2000 – 25.614
  • 2001 – 26.184
  • 2002 – 23.747
  • 2003 – 30.932
  • 2004 – 34.782
  • 2005 –
  • 2006 – 43.127

Segretari

  • Armando Cossutta (11 ottobre 1998 – 29 aprile 2000), come presidente unico
  • Marco Rizzo (23 novembre 1998 – 13 dicembre 2001), come coordinatore nazionale
  • Oliviero Diliberto (29 aprile 2000 – in carica)

Presidenti

  • Armando Cossutta (11 ottobre 1998 – 21 giugno 2006)
  • Antonino Cuffaro (29 aprile 2007 – in carica)

Capigruppo al Senato della Repubblica

  • Luigi Marino (1998-2006)
  • Manuela Palermi (2006-2008)

Capigruppo alla Camera dei Deputati

  • Tullio Grimaldi (1998-2001)
  • Marco Rizzo (2001-2004)
  • Pino Sgobio (2004-2008)

I progetti di confederazione della sinistra

Il PdCI lavora per l’unità di tutte le forze di sinistra per arrivare a coalizioni di centrosinistra che camminino su due “gambe”: quella di sinistra e quella di centro. La confederazione è la forma organizzativa auspicata perché unisce i partiti, preservandone l’autonomia delle varie organizzazioni, cosa impossibile in caso di fusione in un unico nuovo soggetto politico.

L’idea federativa venne per primo a Dario Cossutta, figlio di Armando, che con un articolo su l’Unità del 7 agosto 1990, proponeva di evitare una frattura interna al morente PCI, creando una federazione tra i futuri PDS e PRC, sul modello della Federazione delle Liste Verdi. La proposta fu portata avanti fino alla fine del XX e ultimo congresso PCI, ma non se ne fece nulla e alla fine fu scissione.

Ma dal gennaio 2000, il dibattito politico del centrosinistra fu animato dalla necessità di trovare nuove forme e organizzazioni per quel che rimaneva dell’Ulivo che, dopo la caduta del governo Prodi I, era notevolmente mutato per natura e composizione. Tra chi proponeva un partito unico (Arturo Parisi) e chi una federazione (Walter Veltroni), il dibattito sembrò non trovar compromesso e già a febbraio tutto sembrava lettera morta.

La sconfitta alle regionale del 16 aprile 2000 e la mancata abrogazione del proporzionale al referendum del 21 maggio spinsero Veltroni, con un’intervista a la Repubblica del 23 maggio, a rilanciare l’idea di una “Casa dei riformisti da contrapporre alla Casa delle Libertà“, cioè una “grande federazione del centrosinistra”.

Proprio quello stesso giorno, la Direzione Nazionale del PdCI lanciava la propria idea di Confederazione della Sinistra, affinché PdCI, Rifondazione Comunista, Verdi e DS potessero confederarsi e successivamente trovare un accordo con le forze di centro più riformiste che, proprio in quei giorni, andavano verso un’unione più stretta che, anni dopo, avrebbe portato alla nascita de La Margherita. In fondo si trattava di ricomporre il popolo di sinistra, che oggi si trova unito solo sindacalmente nella CGIL, mentre politicamente si divide in 3-4 partiti e innumerevoli associazioni. Per anni saranno solo rifiuti, specie da parte dei DS interessati a forme di unione o federazione con partiti di centro, più che con partiti di sinistra radicale.

L’idea di trovare un’unità a sinistra sembra iniziare a dare i suoi frutti il 15 gennaio 2005, quando Alberto Asor Rosa fonda la Camera di consultazione della sinistra a Roma, con intenti analoghi a quelli avanzati dal PdCI. Qualche nuovo spiraglio si intravede nel giugno 2005, quando la Federazione dei Verdi propone la Lista Arcobaleno, cioè l’aggregazione di almeno PdCI, Rifondazione Comunista, Verdi e associazioni varie. Il PRC rifiuta subito, mentre parte della CGIL e sinistra diffusa, oltre al PdCI, accolgono l’idea con entusiasmo.

Ma nel giro di pochi mesi la legge elettorale diviene proporzionale, lo sbarramento si dimezza e la Federazione dei Verdi rinunciano al progetto Arcobaleno (19 novembre 2005), non senza strascichi polemici. I Verdi sostengono di non essere più disponibili perché trovano privo di senso un Arcobaleno a due (Verdi+PdCI) e, comunque, rifiutano la presenza della falce e martello accanto al loro sole che ride, nell’eventuale simbolo della Lista Arcobaleno. I Comunisti Italiani sostengono invece che sia stato il dimezzamento della soglia di sbarramento a spingere i Verdi a ritrattare tutto.

Per il PdCI, malgrado tutto, resta la prospettiva di cercare di confederare la sinistra, come stabilito dalle linee guida del congresso 2004.

Il 14 febbraio 2006 si raggiunge un accordo elettorale per presentare al Senato una lista unica con Verdi e Consumatori Uniti. L’accordo prevede che 16 capilista siano equamente divisi tra Verdi e PdCI (cioè Armando Cossutta), mentre ai Consumatori vadano le rimanenti due regioni. Diliberto, presentando l’accordo nato certamente per superare agilmente lo sbarramento del 3%, non mancherà di far notare che “sarebbe utile che questo tentativo unitario a sinistra, il primo dopo quindici anni, avesse un buon risultato”.

La lista unitaria andrà meglio al Nord, ma lo strano boom di voti ottenuti dal Prc solo al Senato, indurranno il partito a capire che rimpicciolendo la propria falce e martello, si sono regalati molti voti a Rifondazione. In ogni caso la XV legislatura si apre al Senato con la costituzione di un gruppo parlamentare unico tra Pdci e Verdi.

La crisi di governo aperta il 21 febbraio 2007 riapre improvvisamente il problema dell’unità a sinistra. Il 23 febbraio Diliberto su Il Messaggero dichiara che per «dare un segnale di unità forte dobbiamo ristabilire un canale di dialogo continuo e cordiale tra Rifondazione e il Pdci. La speranza poi è una sinistra tutta unita. Del resto, ritengo che una delle cause di fibrillazione della maggioranza sia stata proprio la competizione a sinistra». Tre giorni dopo arriva a sorpresa una risposta da Fausto Bertinotti attraverso Liberazione. Per l’ex segretario del Prc per «affrontare la crisi della politica bisogna affrontare la questione di come raggiungere la “massa critica”. Se non lo affronti, questo tema, se lo rinvii a chissà quando, potrai seminare in eterno e benissimo, ma non riuscirai mai a raccogliere. Questa massa critica deve essere trasversale». Per la prima volta dal 1998 il Prc apre al Pdci. Dal 9 Dicembre 2007, nella conferenza della Sinistra ecologista dela fiera di Roma, il Pdci assieme al Prc, la Sinistra Democratica ed i Verdi ha dato origine al nuovo soggetto politico chiamato la Sinistra – l’Arcobaleno. Con il simbolo della Sinistra Arcobaleno partecipa alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008.

La debacle elettorale, che sancisce l’uscita della scena parlamentare della Sinistra, il PdCI nella persona del suo segretario Diliberto, è la prima tra le forze del cartello a ricusare il progetto, prospettando un ritorno agli storici simboli “falce e martello”.

Il Simbolo

Storia

Al momento del battesimo del PdCI (11 ottobre 1998), non era ancora pronto nessun simbolo, ma da subito la dirigenza del neonato partito intendeva riproporre un logo che fosse il più simile possibile a quello del disciolto Partito Comunista Italiano, non solo per ragioni affettive, ma soprattutto per dare un forte segnale di continuità tra quella esperienza (1921-1991) e quella che si andava a iniziare. Tuttavia il simbolo apparteneva ai Democratici di Sinistra, seppure questi, otto mesi prima, lo avessero rimosso dal proprio logo di partito per sostituirlo con la rosa del Partito Socialista Europeo.

Visto però il contributo, seppure vano, del PdCI nel salvare il governo Prodi I, i DS accettarono di non contrastare un simbolo del PdCI che clonasse quello del PCI, a patto di qualche lieve modifica.

Il simbolo del PdCI viene presentato il 15 ottobre 1998 e, in effetti, è pressoché identico a quello del PCI disegnato a suo tempo da Renato Guttuso.

Il simbolo però non piace a Rifondazione Comunista che due settimane dopo si rivolge alla Corte di Appello di Roma e di tutte le città in cui vengono depositate liste del PdCI per le imminenti elezioni amministrative di novembre.

Sostiene il PRC che, essendo il simbolo dei Comunisti Italiani molto simile a quello di Rifondazione, gli elettori potrebbero esserne confusi e indotti in errore. Tesi accolta dai giudici, in quanto “gli elementi in base ai quali il simbolo del PdCI, molto simile a quello del PRC, potrebbe confondere e indurre in errore gli elettori, sono sussistenti”. La confondibilità tra i due contrassegni deriva, secondo Rifondazione, “dai caratteri grafici e cromatici con cui sono riprodotti nel contrassegno contestato gli elementi figurativi essenziali e centrali del simbolo del PRC”. Il segretario del PRC Fausto Bertinotti chiarirà che “non siamo contrari al fatto che chiunque si senta e si definisca comunista si presenti con un proprio simbolo”, ma occorre fare “una scelta di tutela nei confronti degli elettori in modo tale che possano scegliere secondo coscienza”.

La richiesta di impugnazione del simbolo da parte di Bertinotti viene respinta per le elezioni nei comuni di Pisa, Pescara, Massa, Civitavecchia, Sezze (Lt), Bitonto (Ba), Impruneta (Fi), Pisticci (Mt), mentre è accolta per la provincia di Roma, di Massa, di Foggia e nei comuni di Viareggio e Anzio.

Il PdCI teme di perdere insieme al proprio simbolo i propri voti e Marco Rizzo accusa: “Bertinotti con questo scellerato attacco fa nuovamente, per la terza volta nel giro di quindici giorni, un enorme favore a Fini e Berlusconi”. Anche gli alleati accusano il PRC di masochismo, visto che spesso il ricorso è fatto in comuni e province dove il PRC è alleato con tutta la coalizione ulivista.

Il 3 novembre la soluzione della Corte d’Appello di Roma: la semplice aggiunta di un fondo azzurro al simbolo del PdCI eviterà confusioni col PRC. Da questo momento in poi l’azzurro accompagnerà sempre i simboli del PdCI e Rifondazione continuerà a presentare ricorsi senza successo.

In vista delle elezioni europee del 2004 e a seguito del III congresso del partito, il 7 marzo 2004 , la Direzione Nazionale approva un nuovo simbolo elettorale dove viene aggiunta la dicitura “per la sinistra” nel bordo superiore, per meglio esplicitare la linea politica del PdCI. È un simbolo che non sostituisce, ma affianca quello precedente, che resta l’unico ufficiale per statuto (art. 31).

Ma questo nuovo simbolo avrà vita breve. Al Comitato Centrale del dopo europee, il 20 giugno 2004, Diliberto segnala: «I compagni hanno detto che occorre rendere più riconoscibile il simbolo. Sono d’accordo. Non ho ancora idee chiarissime su come fare, ma vedremo, studieremo ogni possibile ipotesi. Ci sono stati tantissimi errori sulle schede che, se evitati, avrebbero aumentato la nostra percentuale. In Sardegna, dove credo di essere più conosciuto che altrove, ho avuto 13.000 preferenze per le europee, ma 2.500 cittadini hanno scritto il mio nome sul simbolo di Rifondazione. E questo è successo un po’ ovunque. A Bisceglie, dove anche le pietre conoscono Giovanni Valente, ci sono stati moltissimi analoghi errori. Salvatore Crocetta (detto Totò), anch’egli conosciutissimo a Gela, ha avuto 1.400 preferenze perse sempre per la stessa ragione. Stiamo parlando di numeri impressionanti».

Detto fatto, da Natale 2004 inizierà a circolare un simbolo schiarito e con la scritta comunisti italiani in neretto blu. La scelta deriva dall’osservazione che sulle schede elettorali stampate dalla Zecca di Stato i simboli tendono a scurirsi. Nel simbolo del PdCI questo fenomeno andava a danno soprattutto della scritta bianca comunisti italiani, che così risultava illeggibile o quasi.

Quest’ultimo simbolo è ormai l’unico usato dal PdCI ed è stato inserito anche nella tessera 2006, divenendo così non solo simbolo elettorale, come poi ufficializzato dalle modifiche allo statuto durante il IV congresso..

Simboli storici

Voci correlate

  • Politici del PdCI su Wikipedia
  • Eurocomunismo
  • Marxismo
  • Partito della Rifondazione Comunista

Bibliografia

  • Andrea Cossu, Forme rituali e selezione del passato nella fondazione del Partito dei Comunisti Italiani (ottobre 1998), Contributo a Forme della Memoria e Rappresentazioni del Passato – Associazione italiana di Sociologia, Pavia, 27 febbraio 2004.
  • Andrea Cossu, “Tenetela cara questa bandiera!”. Simbolismo politico e ricorso al rituale nella scissione del partito dei comunisti italiani, in «Polis. Ricerche e studi su società e politica in Italia», n. 2, pp. 207-236, agosto 2004.
  • Armando Cossutta, Una storia comunista, Rizzoli, 2004.
  • Paola Bordandini, Aldo Di Virgilio, Partito dei Comunisti italiani. Ritratto di un partito che non avrebbe dovuto esserci, Dipartimento di Organizzazione e Sistema Politico dell’Università di Bologna, 11 ottobre 2005. Leggi qui
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