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May 5, 2008

Wikipedia: Papa Benedetto XVI

Filed under: — admin @ 1:09 pm
Benedetto XVI
Papa della Chiesa cattolica
Immagine di papa Benedetto XVI
Nos ergo debemus sublevare huiusmodi, ut cooperatores simus veritatis
Stemma pontificio di Benedetto XVI
Al secolo: Joseph Alois Ratzinger
Nato Marktl am Inn, bandiera Germania, 16 aprile 1927
Elezione
al pontificato
19 aprile 2005
Consacrazione: 24 aprile 2005
Fine del
pontificato:
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Deceduto
Segretario
personale:
Georg Gänswein, Alfred Xuereb
Predecessore: Papa Giovanni Paolo II
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Cardinali creati: vedi categoria
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Papa Benedetto XVI, nato Joseph Alois Ratzinger (in latino: Benedictus XVI; Marktl am Inn, 16 aprile 1927), è il 265° vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica (il 264° successore di Pietro), teologo e fermo sostenitore della tradizione della Chiesa, Primate d’Italia e sovrano dello Stato Vaticano (accanto agli altri titoli connessi al suo ruolo).

È stato eletto papa il 19 aprile 2005, dopo la morte di Giovanni Paolo II.

Il motto di Benedetto XVI in italiano è: «Noi dobbiamo innalzarci a tal punto da essere cooperatori della verità».

Indice

Biografia

La casa natale di Joseph Ratzinger

La casa natale di Joseph Ratzinger

Le origini e la gioventù

Il padre, Joseph Ratzinger, era commissario di gendarmeria e proveniva da una modesta famiglia di agricoltori della diocesi di Passavia, nella Bassa Baviera; la madre, di Rimsting, sul lago Chiem in Baviera, era figlia di artigiani e, prima di sposarsi, aveva fatto la cuoca in diversi alberghi.

Al compimento dei 14 anni, (il figlio) Joseph fu arruolato per legge nella Gioventù hitleriana come “membro forzato”,[1] ovvero non volontario. Ma due anni dopo partecipò al programma Luftwaffenhelfer (“personale di supporto alla Luftwaffe”) a Monaco arruolandosi volontario come addetto al caricamento in un reparto di artiglieria contraerea esterno alla Wehrmacht che difendeva gli stabilimenti della BMW. Fu assegnato per un anno ad un reparto di intercettazioni radiofoniche. Con il peggioramento delle sorti tedesche nel conflitto fu trasferito e incaricato allo scavo di trincee, quindi inviato insieme a gruppi di coetanei a compiere marce in alcune città tedesche cantando canti nazionalsocialisti per sollevare il morale della popolazione[1]. Ratzinger afferma che nell’aprile 1944 disertò durante una di queste marce, evitando la fucilazione prevista per i disertori grazie ad un sergente che lo fece scappare[2]. Con la disfatta tedesca, nell’aprile 1945 Ratzinger fu recluso per alcune settimane in un campo degli Alleati, vicino a Ulm, come prigioniero di guerra; venne rilasciato il 19 giugno 1945. Ratzinger ha precisato di non aver mai sparato un colpo e di non aver mai partecipato ad una battaglia[2].

Gli studi

Ratzinger studiò filosofia all’università di Monaco di Baviera e successivamente alla scuola superiore di Filosofia e Teologia di Frisinga, dove discusse la tesi di teologia dal titolo Popolo e casa di Dio nella dottrina della Chiesa di sant’Agostino. Nel periodo di Frisinga fu ospitato al Herzogliches Georgianum, un seminario interdiocesano per tutti i candidati al sacerdozio della Baviera. Ratzinger parla di quegli anni come di un periodo culturalmente molto ricco e stimolante. La formazione che ricevette risentì soprattutto del neoplatonismo agostiniano e del pensiero di Pascal, filosofie da sempre in voga nell’ambiente culturale tedesco.

Venne quindi ordinato sacerdote a 24 anni, il 29 giugno 1951, assieme al fratello maggiore Georg.

Nel 1955, Ratzinger, presentando la tesi di abilitazione all’insegnamento dal titolo La teologia della storia di san Bonaventura per la cattedra di dogmatica e teologia fondamentale a Frisinga, venne accusato dall’insegnante correlatore Michael Schmaus di un «pericoloso modernismo» che avrebbe potuto portare alla soggettivizzazione del concetto di rivelazione. La tesi fu opportunamente modificata (conservando comunque la struttura di pensiero) e l’anno successivo Ratzinger superò l’esame di abilitazione alla libera docenza. I suoi contrasti con il correlatore, sorti soprattutto perché ne aveva criticato le posizioni considerandole ormai superate,[3] favorirono un avvicinamento a Karl Rahner, che Schmaus aveva invitato a Königstein, assieme a tutti i dogmatici di lingua tedesca, per la Pasqua del 1956 al fine di costituire l’associazione tedesca dei teologi dogmatici e fondamentali.

Lo stemma cardinalizio di Joseph Ratzinger

Lo stemma cardinalizio di Joseph Ratzinger

Per il giovane professore fu un’esperienza fondamentale la partecipazione, dal 1962, al concilio Vaticano II dove acquisì notorietà internazionale. Inizialmente partecipò come consulente teologico dell’arcivescovo di Colonia (Germania) cardinale Josef Frings, e poi come perito del Concilio, su interessamento dello stesso Frings, fin dalla fine della prima sessione. Risulta interessante sottolineare che Ratzinger, grazie al cardinale Frings che lo teneva aggiornato, poté consultare regolarmente gli schemi preparatori (schemata) che sarebbero stati presentati ai Padri dopo la convocazione dell’assemblea conciliare. Egli ha lasciato scritto che non trovava alcuna ragione per rifiutarli del tutto, ma il rifiuto, durante il Concilio, fu da molti richiesto e, infine, ottenuto[citazione necessaria]. Fu un periodo in cui arricchì molto le proprie conoscenze teologiche, avendo infatti avuto modo di incontrare molti teologi come Henri De Lubac, Jean Daniélou, Yves Congar, Gerard Philips, oltre a cardinali e vescovi di tutto il mondo.

Per dieci anni, dal 1959 al 1969 fu insegnante a Bonn, Münster, e Tubinga. Nel 1969 divenne professore ordinario di teologia dogmatica e storia dei dogmi all’Università di Ratisbona.

Il servizio ecclesiastico

Il cardinale Joseph Ratzinger

Il cardinale Joseph Ratzinger

Il 24 marzo 1977 venne eletto arcivescovo di Monaco e Frisinga da papa Paolo VI ed il 28 maggio dello stesso anno ricevette la consacrazione episcopale.[4] Il successivo 27 giugno Paolo VI lo creò cardinale, e gli fu assegnato il titolo di Santa Maria Consolatrice al Tiburtino.

Nel 1978 prese parte ai conclavi che elessero Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II.

Ratzinger “prefetto della fede”

Il 25 novembre 1981 Giovanni Paolo II lo nominò prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, l’organo della Santa Sede che si occupa di vigilare sulla correttezza della dottrina cattolica, carica che manterrà fino all’elevazione al soglio pontificio. Il 15 febbraio 1982 rinunciò al governo pastorale dell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga.

Nel 1985, rompendo la lunga tradizione di discrezione che caratterizzava l’ex Sant’Uffizio, accettò di essere intervistato dal giornalista italiano Vittorio Messori, già autore di due saggi su Gesù. Dall’incontro dell’agosto 1984 in un’ala chiusa del seminario di Bressanone, nacque il libro Rapporto sulla fede che, oltre a riscuotere successo in termini di vendite, provocò critiche all’interno e all’esterno della Chiesa cattolica.[5]

Altri ruoli e riconoscimenti

Da cardinale, fu chiamato da Giovanni Paolo II a presiedere la Pontificia Commissione Biblica, la Commissione Teologica Internazionale, la Commissione per la preparazione del catechismo della Chiesa cattolica (dal 1986 al 1992), e la Commissione di cardinali per la preparazione del Compendio del catechismo (dal 2003 al 2005).

Il 15 aprile 1993, venne chiamato a far parte dell’ordine dei vescovi e prese possesso del titolo della Sede suburbicaria di Velletri-Segni, che resse fino alla sua elezione a Papa.

Il 10 novembre 1999 gli venne conferita dalla Libera Università Maria Santissima Assunta la laurea honoris causa in Giurisprudenza.

Il 30 novembre 2002 divenne decano del collegio cardinalizio e prese possesso del titolo della Sede suburbicaria di Ostia. Come decano del Sacro Collegio, venerdì 8 aprile 2005, presiedette la cerimonia funebre per Giovanni Paolo II (“Messa esequiale del Romano Pontefice”).

L’asteroide 8661 Ratzinger è stato a lui dedicato, in ricordo del suo impegno da cardinale in favore degli archivi vaticani.

L’elezione come successore di Giovanni Paolo II

Il cardinale Ratzinger (in basso a destra) officia i funerali del suo predecessore, Giovanni Paolo II

Il cardinale Ratzinger (in basso a destra) officia i funerali del suo predecessore, Giovanni Paolo II

L'Habemus Papam pronunciato dal cardinale Jorge Medina Estévez registrazione [?]

L’Habemus Papam pronunciato dal cardinale Jorge Medina Estévez registrazione ?

Ratzinger fu eletto Papa durante il secondo giorno del conclave del 2005, al quarto scrutinio, nel pomeriggio del 19 aprile 2005. Scelse il nome di papa “Benedetto XVI”.

« Cari fratelli e sorelle, dopo il grande papa Giovanni Paolo II, i signori cardinali hanno eletto me, un semplice ed umile lavoratore nella vigna del Signore. Mi consola il fatto che il Signore sa lavorare ed agire anche con strumenti insufficienti e soprattutto mi affido alle vostre preghiere. Nella gioia del Signore risorto, fiduciosi nel suo aiuto permanente, andiamo avanti. Il Signore ci aiuterà e Maria sua Santissima Madre, starà dalla nostra parte. Grazie. »
(Il primo messaggio pubblico di papa Benedetto XVI)

Alle 17:56 fu dato l’annuncio dell’elezione con la tradizionale fumata bianca del comignolo della Cappella Sistina (ci fu in effetti un’iniziale incertezza sul colore del fumo, ma i dubbi furono sciolti alle 18:07, dal suono delle campane della basilica di San Pietro in Vaticano). Dopo circa mezz’ora, il cardinale protodiacono Jorge Arturo Medina Estévez si affacciò dal balcone della loggia centrale della basilica per annunciare l’habemus Papam.[6]

Nel suo primo discorso da Papa, seguito dalla benedizione Urbi et Orbi, riservò un ricordo al suo amico e predecessore Giovanni Paolo II.

Secondo la ricostruzione più puntuale del conclave,[7] raccolta dal vaticanista Lucio Brunelli, il cardinale più votato dopo Ratzinger sarebbe stato l’arcivescovo di Buenos Aires Jorge Mario Bergoglio, mentre gli altri candidati (come Carlo Maria Martini, Camillo Ruini e Angelo Sodano) avrebbero ricevuto poche preferenze.

La scelta del nome

Il 27 aprile Benedetto XVI spiegò, in occasione della sua prima udienza generale in piazza San Pietro, le ragioni della scelta del suo nome:

« Ho voluto chiamarmi Benedetto XVI per riallacciarmi idealmente al venerato pontefice Benedetto XV, che ha guidato la Chiesa in un periodo travagliato a causa del primo conflitto mondiale. Fu coraggioso e autentico profeta di pace e si adoperò con strenuo coraggio dapprima per evitare il dramma della guerra e poi per limitarne le conseguenze nefaste. Sulle sue orme desidero porre il mio ministero a servizio della riconciliazione e dell’armonia tra gli uomini e i popoli, profondamente convinto che il grande bene della pace è innanzitutto dono di Dio, dono purtroppo fragile e prezioso da invocare, tutelare e costruire giorno dopo giorno con l’apporto di tutti. Il nome Benedetto evoca, inoltre, la straordinaria figura del grande “Patriarca del monachesimo occidentale”, san Benedetto da Norcia, compatrono d’Europa insieme ai santi Cirillo e Metodio e le sante donne Brigida di Svezia, Caterina da Siena ed Edith Stein. La progressiva espansione dell’ordine benedettino da lui fondato ha esercitato un influsso enorme nella diffusione del cristianesimo in tutto il continente. San Benedetto è perciò molto venerato anche in Germania e, in particolare, nella Baviera, la mia terra d’origine; costituisce un fondamentale punto di riferimento per l’unità dell’Europa e un forte richiamo alle irrinunciabili radici cristiane della sua cultura e della sua civiltà. »

Lo stemma

Lo stemma di Benedetto XVI

Lo stemma di Benedetto XVI

È tradizione, da almeno otto secoli, per vescovi, cardinali e per il pontefice adottare uno stemma araldico. Dal Rinascimento in poi, con questo stemma sono decorati i monumenti e le opere fatte edificare dal Papa, oltre che i documenti da lui scritti.

Benedetto XVI ha deciso di mantenere nel suo stemma i simboli che aveva usato da vescovo prima e da cardinale poi. Nel complesso tuttavia egli ha introdotto alcune novità rispetto ai suoi predecessori.

Lo scudo, la cui forma è detta “a calice”, si presenta diviso in tre parti in una modalità chiamata «cappatura».

In quella centrale è riportata una conchiglia, simbolo dei pellegrini, ma che ricorda anche la leggenda secondo cui sant’Agostino d’Ippona, incontrando su una spiaggia un bambino che con una conchiglia voleva svuotare il mare dalla sua acqua, comprese l’impossibilità per la mente umana di capire il mistero di Dio. La conchiglia inoltre compare anche nello stemma del monastero di Schotten, a Ratisbona, a cui Benedetto XVI è particolarmente legato.

A destra e a sinistra compaiono i simboli della diocesi di Frisinga. Il moro a sinistra è per Benedetto XVI simbolo dell’universalità della Chiesa, mentre l’orso che trasporta un fardello richiama la leggenda di san Corbiniano, primo vescovo di Frisinga. La tradizione vuole che il santo, mentre si recava a Roma, fu assalito da un orso che uccise il suo cavallo. Corbiniano allora rimproverò l’orso e lo costrinse a portare il suo bagaglio fino a Roma, dove lo liberò. Papa Benedetto XVI ricorda le parole di sant’Agostino nel commento del salmo 72: «Sono divenuto per te come una bestia da soma, e così io sono in tutto e per sempre vicino a te», e l’orso diventa per lui il simbolo dello stesso pontefice.

Dietro lo scudo, com’è consuetudine, si trovano le due chiavi “decussate”, cioè incrociate, una d’oro e l’altra d’argento, simbolo di san Pietro. Un segno di forte discontinuità con la tradizione araldica papale,[8] invece, è dato dall’introduzione, sopra lo scudo, di una mitra, che ha sostituito la tiara papale usata dai suoi predecessori e sempre presente nello stemma fin dal pontificato di Clemente V nel 1305.

La mitra è d’argento e riporta tre fasce d’oro che mantengono i simboli della tiara (i tre poteri di Ordine, Giurisdizione e Magistero), collegati verticalmente fra di loro al centro per indicare la loro unità nella stessa persona. Per significare la dignità pontificale è stato introdotta in basso l’immagine del pallio, segno della collegialità e dell’unità tra il Papa e la Chiesa.

La messa di inizio del ministero petrino

La prima uscita di Benedetto XVI con la

La prima uscita di Benedetto XVI con la “papamobile”

Domenica 24 aprile 2005 si tenne in piazza San Pietro la messa (“Santa Messa di imposizione del pallio e consegna dell’anello del pescatore per l’inizio del Ministero petrino del Vescovo di Roma”) per l’inizio del ministero petrino di Benedetto XVI, il quale pronunciò un’omelia all’insegna dell’ecumenismo, della continuità nei confronti del suo predecessore e dell’apertura verso i fedeli.

« Ed ora, in questo momento, io debole servitore di Dio devo assumere questo compito inaudito, che realmente supera ogni capacità umana. Come posso fare questo? Come sarò in grado di farlo? Voi tutti, cari amici, avete appena invocato l’intera schiera dei santi, rappresentata da alcuni dei grandi nomi della storia di Dio con gli uomini. In tal modo, anche in me si ravviva questa consapevolezza: non sono solo. Non devo portare da solo ciò che in realtà non potrei mai portare da solo. La schiera dei santi di Dio mi protegge, mi sostiene e mi porta. E la Vostra preghiera, cari amici, la Vostra indulgenza, il Vostro amore, la Vostra fede e la Vostra speranza mi accompagnano »

Al termine della cerimonia il Papa attraversò con la jeep piazza San Pietro, gremita di 500.000 persone,[9] e ricevette le delegazioni internazionali nella basilica.

La “messa di intronizzazione”

Il 7 maggio 2005 nella basilica di San Giovanni in Laterano si tenne la messa, tradizionalmente detta di intronizzazione o di incoronazione, che fu chiamata “Celebrazione eucaristica e insediamento sulla cattedra romana del vescovo di Roma Benedetto XVI”. Durante l’omelia il Papa riprese il concetto di “debole servitore di Dio”: «Colui che è il titolare del ministero petrino deve avere la consapevolezza di essere un uomo fragile e debole – come sono fragili e deboli le sue proprie forze – costantemente bisognoso di purificazione e di conversione».

Il pontificato

Le linee guida

L’invito a rispettare tutte le religioni

In seguito alla pubblicazione su un quotidiano conservatore danese di alcune caricature di Maometto, il Papa affermò: «Dio punirà chi sparge sangue in suo nome» e condannò le reazioni violente che si ebbero alla pubblicazione delle «vignette blasfeme» ed espresse solidarietà al mondo musulmano ribadendo l’invito al rispetto di tutte le religioni.

Durante la visita in Germania del settembre 2006, Benedetto XVI lanciò un monito all'”Occidente laico” che, escludendo Dio, spaventerebbe le altre culture dell’Asia e dell’Africa: «La vera minaccia per la loro identità non viene vista nella fede cristiana, ma nel disprezzo di Dio e nel cinismo che considera il dileggio del sacro un diritto della libertà ed eleva l’utilità a supremo criterio morale per i futuri successi della ricerca». Sull'”Islam fondamentalista” disse: «La guerra santa è contraria alla natura di Dio».

Altri messaggi per la pace
  • A luglio intervenne così sugli attentati di Londra: «Preghiamo per le vittime degli attentati di Londra, ma anche per gli attentatori, Dio ama la vita».
  • 25 dicembre 2005: nel messaggio urbi et orbi per il Natale, ha chiamato l’umanità del terzo millennio a un risveglio spirituale, senza il quale «l’uomo dell’era tecnologica rischierebbe di restare vittima dei successi della sua stessa intelligenza».
  • 1° gennaio 2006: durante la messa per il nuovo anno, ha invitato l’ONU a una rinnovata coscienza delle proprie responsabilità per promuovere la giustizia, la solidarietà e la pace nel mondo.
  • 16 aprile 2006: nel messaggio urbi et orbi del giorno di Pasqua ha parlato della situazione politica internazionale auspicando che per le crisi legate al nucleare, e dunque in particolare per l’Iran, si giunga a una composizione onorevole per tutti, mediante negoziati seri e leali, e si rafforzi nei responsabili delle Nazioni e delle Organizzazioni internazionali la volontà di realizzare una pacifica convivenza tra etnie, culture e religioni, che allontani la minaccia del terrorismo. Il pontefice ha poi parlato della situazione in Iraq, chiedendo la pace, e del conflitto in Terra Santa, ribadendo il diritto di Israele ad esistere e auspicando la creazione di uno stato palestinese. Nel discorso è anche presente un invito alla concordia per l’Italia, in riferimento allo scontro post-elettorale del 2006.
  • 17 giugno 2007: parlando da Assisi, in occasione dell’800° anniversario della conversione di San Francesco, rivolge un appello affinché abbiano fine tutte le guerre nel mondo. L’appello viene reiterato il 25 gennaio 2007 al messaggio urbi et orbi per il Natale.

L’attenzione ai temi del Concilio Vaticano II

Benedetto XVI durante una Messa Solenne in San Pietro

Benedetto XVI durante una Messa Solenne in San Pietro

I documenti del Concilio Vaticano II sono stati più volte ripresi da papa Ratzinger durante l’Angelus.

A quarant’anni dalla sua conclusione egli prega affinché il Vaticano II possa continuare a guidare la Chiesa «per contribuire ad instaurare nel mondo quella fraternità universale che risponde alla volontà di Dio sull’uomo». L’attualità di quei documenti, secondo il Pontefice, è oggi addirittura aumentata; in ogni caso, il Papa ha, più volte, esplicitamente ripudiato quell’interpretazione che vorrebbe intendere il Vaticano II come un procedimento di rottura, rispetto alla tradizione della Chiesa. In questo senso, ha testualmente affermato l’erroneità di quell’opinione secondo la quale il Concilio Vaticano II avrebbe dato vita ad una sorta di “rivoluzione” all’interno della Chiesa che autorizzerebbe a mutare, rispetto al passato, il costante insegnamento del magistero in materia di dottrina o di fede. Di conseguenza, l’unica interpretazione lecita dei documenti del Vaticano II, deve comunque procedere in assoluto accordo, rispetto al contenuto ed allo spirito delle precedenti proposizioni che informano quel millenario “depositum Fidei” che appare proprio alla tradizione cattolica.

Il rapporto della Chiesa con ebrei e musulmani

Sempre nell’ambito dei documenti conciliari, il Papa ha ricordato la dichiarazione Nostra Aetate, che ha precisato «l’atteggiamento della Comunità ecclesiale nei confronti delle religioni non cristiane», riaffermando il rapporto speciale che i cristiani hanno con gli ebrei, la stima verso i musulmani e i membri delle altre religioni, confermando «lo spirito di fraternità universale che bandisce qualsiasi discriminazione o persecuzione religiosa». Tuttavia, in apparente contraddizione con le precedenti dichiarazioni, la citazione di una frase dell’imperatore bizantino Manuele II Paleologo a proposito della guerra santa, fatta da Benedetto XVI nell’ambito di una lectio magistralis presso l’Università di Ratisbona durante il suo viaggio in Baviera, ha provocato nel mondo islamico violente reazioni.

Il Pontefice, il cui Angelus è andato in diretta sulla tv satellitare araba Al Jazira, ha ribadito che il testo medievale citato nel discorso di Ratisbona non esprime il suo pensiero e ha invitato l’Islam ad un dialogo franco e sincero:«Sono vivamente rammaricato per le reazioni suscitate da un breve passo del mio discorso all’Università di Ratisbona, ritenuto offensivo per la sensibilita dei credenti musulmani».[5]

La rivalutazione di aspetti della tradizione

Benedetto XVI indossa il camauro durante l'udienza generale del 28 dicembre 2005.

Benedetto XVI indossa il camauro durante l’udienza generale del 28 dicembre 2005.

Dall’11 ottobre 2006 è circolata sulla stampa la notizia[10] secondo cui Benedetto XVI avrebbe già pronto un Motu proprio per la liberalizzazione della Messa tridentina. La notizia è stata confermata [11] il 28 giugno 2007 da un comunicato stampa ufficiale e commentata dal cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone: nel corso di una riunione avvenuta lo stesso giorno “è stato illustrato ai rappresentanti di diverse conferenze episcopali il contenuto e lo spirito” del provvedimento papale.

Il 7 luglio 2007 è stato dunque promulgato il motu proprio Summorum Pontificum, secondo il quale qualunque sacerdote cattolico possa, entro precise condizioni, celebrare la Messa secondo il rito romano antico col cosiddetto Messale Romano del 1962 (perché promulgato in quell’anno da Giovanni XXIII, che aggiornò così il Messale di san Pio V), anteriore alla riforma liturgica, entrata in vigore dal 1970, e caduto in disuso a causa della riforma stessa. A tali funzioni i fedeli sono ammessi, secondo il provvedimento stesso, solo se essi stessi lo richiedono. Precedentemente questa possibilità era riservata ai soli sacerdoti che avessero ottenuto il permesso dal proprio ordinario, secondo quanto stabilito dal motu proprio Ecclesia Dei promulgato da Giovanni Paolo II nel 1988 (che auspicava una larga generosità, di rado verificatasi, dei vescovi nel concedere il permesso). Il provvedimento è stato corredato da una lettera di accompagnamento, nella quale il Papa ha auspicato che questa nuova disciplina possa rappresentare un passo verso il riassorbimento dello scisma dei lefebvriani. Secondo il pensiero del Santo Padre[2], vi sono due forme di rito romano: la forma ordinaria, che è la Messa di Paolo VI, e la forma extraordinaria, che è la Messa di san Pio V.

È d’altra parte evidente che il ritorno ad una spiritualità maggiormente legata alla tradizione millenaria della Chiesa è uno dei punti centrali del pontificato di Benedetto XVI: anche nell’esortazione post-sinodale Sacramentum Caritatis (2006) era stato auspicato un più ampio uso del latino e del canto gregoriano nelle liturgie.

Per approfondire, vedi la voce Summorum Pontificum.
Benedetto XVI durante una celebrazione in Brasile. Accanto a lui mons. Piero Marini.

Benedetto XVI durante una celebrazione in Brasile. Accanto a lui mons. Piero Marini.

Papa Benedetto XVI ha deciso di reindossare alcuni abiti pontifici risalenti al Rinascimento. È il caso del camauro, un copricapo di velluto rosso bordato di pelliccia d’ermellino bianco che era stato indossato dai papi fino al Settecento, per poi essere ripreso da Leone XIII e successivamente da Giovanni XXIII: dopo più di quarant’anni il camauro è stato utilizzato da Benedetto XVI nel corso delle udienze generali del 21 e 28 dicembre 2005. Un altro antico abito papale rispolverato da Ratzinger (l’8 dicembre 2005, in occasione del consueto omaggio alla statua dell’Immacolata, in Piazza di Spagna) è la mozzetta di velluto rosso bordata di ermellino bianco, che fu usata fino ai primi anni di pontificato di Paolo VI e che Benedetto XVI indossa in tutte le occasioni in cui è tradizionalmente previsto (preghiera comune, incontri diplomatici, ecc.). Durante il periodo pasquale del 2008 il Papa ha riutilizzato la mozzetta bianca bordata di ermellino, utilizzata per l’ultima volta da Paolo VI il 26 marzo 1967 quando firmò la sua enciclica Populorum Progressio.

In occasione dell’udienza generale del 6 settembre 2006, ha indossato il cappello detto “saturno” a tesa larga, un copricapo rosso, così chiamato per la sua vaga somiglianza con il pianeta, adatto soprattutto a proteggersi dal caldo, che era spesso indossato da Giovanni XXIII.[12] A partire dal novembre 2007 il Papa ha sostituito il Maestro delle cerimonie liturgiche pontificie monsignor Piero Marini con monsignor Guido Marini. Il Maestro delle cerimonie liturgiche pontificie in sostanza è colui che prepara e assiste le liturgie papali e Guido Marini interpreta la liturgia con sobrietà, solennità e tradizione. A partire dalle prime celebrazioni del Papa con monsignor Guido Marini, sono stati reintrodotti camici, mitrie e piviali tradizionali; inoltre è stato utilizzato dopo lungo tempo il trono dello Spirito Santo, fabbricato durante il pontificato di Leone XIII.

Con un motu proprio datato 11 giugno 2007, Benedetto XVI ha disposto che i papi dovranno essere eletti da una maggioranza di due terzi, indipendentemente dal numero di scrutini, come accadeva da secoli prima della Costituzione apostolica del 1996 di Giovanni Paolo II, Universi Dominici Gregis, pertanto emendata.

La lettera ai cattolici della Cina

Il 30 giugno 2007 è stata diffusa la tanto annunciata Lettera di Benedetto XVI ai fedeli della Chiesa cinese, che porta la data del 27 maggio 2007, solennità di Pentecoste. La Lettera è diretta alla Chiesa in Cina e tratta questioni eminentemente religiose, rispondendo a precisi quesiti che vengono posti da tempo alla Santa Sede da parte di vescovi e di sacerdoti cinesi. Non è, quindi, un documento politico né un atto di accusa contro le autorità governative, pur non potendo ignorare le note difficoltà che la Chiesa in Cina deve affrontare quotidianamente. Il Santo Padre ricorda il “disegno originario”, che Cristo ha avuto della sua Chiesa e che ha affidato agli Apostoli e ai loro successori, i vescovi. Alla luce di esso, egli prende in considerazione varie problematiche della vita della Chiesa in Cina, che sono sorte negli ultimi 50 anni. Da tale “disegno” trae anche ispirazione e orientamenti per affrontare e risolvere, in spirito di comunione e di verità, le suddette problematiche.

Nella lettera, il Papa si dice pienamente disponibile ed aperto ad un sereno e costruttivo dialogo con le autorità civili al fine di trovare una soluzione ai vari problemi, riguardanti la comunità cattolica, e di arrivare alla desiderata normalizzazione dei rapporti fra la Santa Sede e il Governo della Repubblica Popolare Cinese, nella certezza che i cattolici, con la libera professione della loro fede e con una generosa testimonianza di vita, contribuiscono, come buoni cittadini, anche al bene del popolo cinese[13].

Fede e ragione

Nella lectio magistralis intitolata Fede, ragione e università, tenuta presso l’Università di Ratisbona durante il suo viaggio in Baviera nel settembre 2006, il Papa ha sviluppato un importante intervento sul tema dei rapporti tra fede e ragione, già oggetto di uno studio di papa Giovanni Paolo II (enciclica Fides et Ratio, 1998).

Benedetto XVI, pronunciandosi nettamente contro ogni forma di imposizione violenta di un credo religioso, ha espresso la sua «convinzione che agire contro la ragione sia in contraddizione con la natura di Dio» e che nell’elemento del Logos (espressione greca per “parola”, cioè verbo di Dio, ma anche “ragione”) si trovi «la profonda concordanza tra ciò che è greco nel senso migliore e ciò che è fede in Dio sul fondamento della Bibbia».

Per approfondire, vedi la voce Lectio magistralis di Papa Benedetto XVI su “Fede, ragione e università”.

La globalizzazione

Durante la messa dell’Epifania del gennaio 2008 papa Benedetto XVI asserì che non si può dire infatti che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt’altro ed aggiunse i conflitti per la supremazia economica e l’accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale[14]..

L’incontro con Küng

Il 26 settembre 2005 ha avuto luogo un colloquio tra papa Benedetto XVI e Hans Küng, suo amico e collega negli anni del Concilio. Küng, che da anni è in contrasto con la posizione ufficiale della Chiesa su molte questioni teologiche, era stato sospeso dall’attività di teologo cattolico da Giovanni Paolo II, che non volle mai riceverlo in Vaticano. L’incontro con Benedetto XVI si è invece svolto in un clima amichevole: il Papa teologo ha «apprezzato» lo «sforzo» di Küng di «contribuire ad un rinnovato riconoscimento degli essenziali valori morali dell’umanità attraverso il dialogo delle religioni e nell’incontro con la ragione secolare», ha sottolineato che «l’impegno per una rinnovata consapevolezza dei valori che sostengono la vita umana è un obiettivo importante del suo Pontificato» e ha anche affermato di condividere il tentativo di Küng di «ravvivare il dialogo tra fede e scienze naturali e di far valere, nei confronti del pensiero scientifico, la ragionevolezza e la necessità della Gottesfrage».[15] Küng ha invece espresso il «suo plauso circa gli sforzi del Papa a favore del dialogo delle religioni e anche circa l’incontro con i differenti gruppi sociali del mondo moderno». Il 13 aprile 2006 (Giovedì Santo) ha anche dichiarato che «questo pontefice saprà stupirci».

Morale sessuale

Benedetto XVI con il cardinale Camillo Ruini

Benedetto XVI con il cardinale Camillo Ruini

  • Il 23 luglio 1992 la Congregazione per la Dottrina della fede guidata dall’allora cardinale Ratzinger, pubblicò un documento dal titolo Alcune considerazioni concernenti la Risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali.
  • Il 29 novembre 2005 il Vaticano approvò definitivamente il documento[16] con cui la Chiesa cattolica vieta l’accesso ai seminari a tutte le persone che «praticano l’omosessualità», hanno «tendenze omosessuali profondamente radicate» o che sostengono «la cosiddetta cultura gay» («Qualora, invece, si trattasse di tendenze omosessuali che fossero solo l’espressione di un problema transitorio, come, ad esempio, quello di un’adolescenza non ancora compiuta, esse devono comunque essere state chiaramente superate almeno tre anni prima dell’Ordinazione diaconale»).
  • Nel Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, Benedetto XVI ribadì il no agli atti che vanno contro la morale sessuale cattolica: stupro, prostituzione, pornografia, fornicazione, adulterio, atti omosessuali, masturbazione e contraccezione, nonché qualsiasi pratica sessuale che «si proponga come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione». Tali atti vengono definiti come i «principali peccati contro la castità». Benedetto XVI invitò tutti gli individui ad accettare la propria identità sessuale, ricordando però che «Dio ha creato l’uomo maschio e femmina». Vengono considerati contro la morale cattolica anche inseminazione e fecondazione artificiale perché «dissociano la procreazione dall’atto con cui gli sposi si donano mutualmente, instaurando così un dominio della tecnica sull’origine e sul destino della persona umana».
  • Il 1 dicembre 2005, in occasione della XVIII Giornata Mondiale per la Lotta all’AIDS, Benedetto XVI sostenne che la strategia da seguire nella lotta all’AIDS dev’essere basata «su continenza, promozione della fedeltà nel matrimonio, importanza della vita familiare, educazione, assistenza ai poveri», non menzionando l’uso del preservativo, condannato, come detto, dalla Chiesa cattolica.
  • L’11 maggio 2006, rivolgendosi ai partecipanti ad un congresso internazionale dell'”Istituto Giovanni Paolo II per gli studi sul matrimonio e la famiglia”, riaffermò che la «differenza sessuale» di un uomo e una donna «ha come fine un’unione aperta alla trasmissione della vita» e invitò «ad evitare la confusione tra il matrimonio e altre unioni basate su un amore debole. Solo l’amore tra uomo e donna è capace di costruire una società casa di tutti gli uomini».
  • Il 19 maggio 2006, con un comunicato della Santa Sede, sancì l’imposizione del ritiro a vita privata per padre Marcial Maciel, fondatore della congregazione religiosa dei Legionari di Cristo, accusato di abusi sessuali da parte di ex preti, già espulsi dalla congregazione (i presunti abusi risalirebbero agli anni cinquanta). William Joseph Levada, successore di Ratzinger a prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, tenendo conto sia dell’età avanzata del reverendo Marcial sia della sua salute cagionevole, decise di rinunciare al processo canonico e di invitare Maciel ad una vita riservata di preghiera e di penitenza, rinunciando ad ogni ministero pubblico. Ratzinger, continuando a seguire il caso anche dopo l’elezione papale, approvò le decisioni di Levada, confermando comunque la sua stima alla congregazione «indipendentemente dalla persona del fondatore».

Viaggi apostolici

Benedetto XVI al suo arrivo in Polonia

Benedetto XVI al suo arrivo in Polonia

Per approfondire, vedi la voce Viaggi apostolici di Benedetto XVI.

Il primo viaggio apostolico di Benedetto XVI all’estero si è svolto nell’agosto 2005 a Colonia, in occasione della XX Giornata Mondiale della Gioventù (nel corso del quale ha visitato la sinagoga e la comunità islamica locale). Nel maggio 2006 papa Benedetto si è recato in Polonia, terra di papa Giovanni Paolo II, durante il quale ha fatto visita al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. L’8 e 9 luglio il Pontefice si è recato nella città di Valencia (Spagna) in occasione del V Incontro Mondiale delle Famiglie.[17]

Dal 9 al 14 settembre 2006 il Pontefice si è recato nella sua terra natale, la Baviera. Dal 29 novembre al 1 dicembre 2006 si è recato in Turchia; in questo viaggio ha tentato di ricucire i rapporti con l’Islam (incrinati dalle dichiarazioni rilasciate alla lezione universitaria di Ratisbona) definendo la religione islamica una “religione di libertà e pace”. Dal 9 al 14 maggio 2007 ha compiuto il suo primo viaggio extra-continentale recandosi in visita in Brasile, mentre dal 7 al 9 settembre si è recato in Austria. Tra i viaggi in Italia si ricordano quello a Bari, a Loreto, a Pavia, a Napoli, a Verona.

Nel 2008 Benedetto XVI si è recato (15-21 aprile) negli Stati Uniti d’America, mentre sono previste in questo stesso anno visite a: Savona e Genova (17-18 maggio), Santa Maria di Leuca e Brindisi (14-15 giugno), Sydney per la Giornata Mondiale della Gioventù (12-21 luglio), Cagliari (7 settembre) e Francia (12-15 settembre).

Opere e documenti

Per approfondire, vedi la voce Opere e documenti di Benedetto XVI.

Papa Benedetto XVI ha scritto molti saggi e nei due anni di pontificato, oltre a vari altri documenti, ha promulgato due lettere encicliche (Deus caritas est e Spe Salvi) e ha pubblicato un libro personale sulla figura storica di Gesù Cristo (Gesù di Nazaret). Dovrebbe essere pubblicata a maggio la terza enciclica del Papa, “Caritas in Veritate” , dedicata a temi sociali.

Concistori ordinari pubblici, per la creazione di nuovi Cardinali

24 marzo 2006

Il 24 marzo 2006, durante il suo primo concistoro, papa Benedetto XVI ha creato 15 nuovi cardinali (12 elettori, ossia porporati con meno di 80 anni che hanno il diritto di entrare in Conclave, e tre ultraottantenni). Con la creazione dei nuovi 12 cardinali elettori il numero dei cardinali elettori è arrivato a 120, limite massimo fissato da Paolo VI nel 1973, senza pertanto alcuna deroga come invece più d’una volta era accaduto con Giovanni Paolo II. I dodici nuovi porporati furono:

  • Bandiera degli Stati Uniti William Joseph Levada, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e arcivescovo emerito di San Francisco;
  • Bandiera della Slovenia Franc Rodé, prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata;
  • Bandiera dell'Italia Agostino Vallini, prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica;
  • Bandiera del Venezuela Jorge Liberato Urosa Savino, arcivescovo di Caracas;
  • Bandiera delle Filippine Gaudencio Borbon Rosales, arcivescovo di Manila;
  • Bandiera della Francia Jean-Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux;
  • Bandiera della Spagna Antonio Cañizares Llovera, arcivescovo di Toledo;
  • Bandiera della Corea del Sud Nicholas Cheong Jin-Suk, arcivescovo di Seul;
  • Bandiera degli Stati Uniti Sean Patrick O’Malley, arcivescovo di Boston;
  • Bandiera della Polonia Stanisław Dziwisz, arcivescovo di Cracovia (già segretario di papa Giovanni Paolo II);
  • Bandiera dell'Italia Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna;
  • Bandiera della Cina Joseph Zen Ze-Kiun, vescovo di Hong Kong.

Oltre ai dodici cardinali elettori ha creato altri tre cardinali ultraottantenni in considerazione del servizio da essi reso alla Chiesa con esemplare fedeltà ed amorevole dedizione. Essi sono:

  • Bandiera dell'Italia Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, arciprete della Basilica di San Paolo fuori le mura in Roma;
  • Bandiera del Ghana Peter Poreku Dery, arcivescovo emerito di Tamale
  • Bandiera della Francia Albert Vanhoye, gesuita (già benemerito rettore del Pontificio Istituto Biblico e segretario della Pontificia Commissione Biblica).

All’inizio del concistoro è il neo cardinale William Joseph Levada, primo in ordine di precedenza tra i nuovi cardinali, a promettere la propria fedeltà e quella degli altri 14 neo cardinali a Benedetto XVI.

Papa Benedetto XVI in Piazza San Pietro

Papa Benedetto XVI in Piazza San Pietro

Imponendo la berretta ai nuovi porporati il Papa ricordò loro che questo segno della dignità cardinalizia significa che dovranno «essere pronti a comportarsi con fortezza, fino all’effusione del sangue, per l’incremento della fede cristiana, per la pace e la tranquillità del popolo di Dio e per la libertà e la diffusione della Santa Romana Chiesa».

Come da tradizione ad ogni cardinale viene assegnata la titolarità di una chiesa di Roma come simbolo dell’unione dei cardinali con il Papa.

La novità di questo concistoro è certamente il ridotto numero di nuovi cardinali scelti tra i capi dicastero della Curia Romana. Nell’elenco, infatti, compaiono soltanto tre di loro: Levada, Rodé, e Vallini; ha inoltre destato una qualche sorpresa il fatto che tra i nuovi porporati non vi fosse il nuovo arcivescovo di Parigi, mons. André Vingt-Trois (Parigi, infatti, è considerata tradizionalmente sede cardinalizia).

È da segnalare la creazione di tre nuovi cardinali asiatici, tra cui il vescovo di Hong Kong, che a causa della sua battaglia per la libertà di culto è mal tollerato dal governo di Pechino.

24 novembre 2007

Il 24 novembre 2007 nel concistoro ordinario ha ristabilito il numero pieno di 120 cardinali elettori con la creazione dei seguenti cardinali:

  • Bandiera dell'Argentina Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali;
  • Bandiera degli Stati Uniti John Patrick Foley, gran maestro dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme;
  • Bandiera dell'Italia Giovanni Lajolo, presidente della Pontificia Commissione e del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano;
  • Bandiera della Germania Paul Josef Cordes, presidente del Pontificio Consiglio “Cor Unum”;
  • Bandiera dell'Italia Angelo Comastri, arciprete della Basilica Vaticana, vicario generale per lo S.C.V. e presidente della Fabbrica di San Pietro;
  • Bandiera della Polonia Stanisław Ryłko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici;
  • Bandiera dell'Italia Raffaele Farina, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa;
  • Bandiera della Spagna Agustín García-Gasco Vicente, arcivescovo di Valencia (Spagna);
  • Bandiera dell'Irlanda Seán Baptist Brady, arcivescovo di Armagh (Irlanda);
  • Bandiera della Spagna Lluís Martínez Sistach, arcivescovo di Barcellona (Spagna);
  • Bandiera della Francia André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi (Francia);
  • Bandiera dell'Italia Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova (Italia) e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana;
  • Bandiera del Senegal Théodore-Adrien Sarr, arcivescovo di Dakar (Senegal);
  • Bandiera dell'India Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay (India);
  • Bandiera del Messico Francisco Robles Ortega, arcivescovo di Monterrey (Messico);
  • Bandiera degli Stati Uniti Daniel N. DiNardo, arcivescovo di Galveston-Houston (Stati Uniti d’America);
  • Bandiera del Brasile Odilo Pedro Scherer, arcivescovo di San Paolo (Brasile);
  • Bandiera del Kenya John Njue, arcivescovo di Nairobi (Kenya).

Oltre a questi diciotto, il Pontefice ha innalzato alla dignità cardinalizia “tre venerati Presuli e due benemeriti ecclesiastici, particolarmente meritevoli per il loro impegno al servizio della Chiesa” che non entreranno a far parte dei cardinali elettori:

  • Bandiera dell'Iraq Emmanuel III Delly, patriarca di Babilonia dei Caldei (Iraq);
  • Bandiera dell'Italia Giovanni Coppa, nunzio apostolico emerito in Repubblica Ceca;
  • Bandiera dell'Argentina Estanislao Esteban Karlic, arcivescovo emerito di Paraná (Argentina);
  • Bandiera della Spagna Urbano Navarrete, già rettore della Pontificia Università Gregoriana;
  • Bandiera dell'Italia Umberto Betti, già rettore della Pontificia Università Lateranense.

Inoltre Benedetto XVI ha reso noto che avrebbe voluto concedere assieme a questi ultimi, la porpora cardinalizia anche a:

  • Bandiera della Polonia Ignacy Ludwik Jeż, vescovo emerito di Koszalin-Kołobrzeg, (Polonia), deceduto però il 16 ottobre 2007, giorno precedente all’annuncio.[18][19]

Al termine dell’annuncio dei nuovi porporati, il Santo Padre ha lasciato intendere il desiderio di procedere in futuro a nuove nomine cardinalizie, dichiarando: “Altre persone vi sarebbero, a me molto care, che per la loro dedizione al servizio della Chiesa ben meriterebbero di essere elevate alla dignità cardinalizia. Spero di avere in futuro l’opportunità di testimoniare, anche in questo modo, ad esse ed ai Paesi a cui appartengono la mia stima ed il mio affetto”.[20]

Critiche e aspetti controversi

Alcune pubblicazioni sono critiche circa la veridicità delle affermazioni di Ratzinger sul proprio rapporto con il nazismo [21]. Nel libro di autori anonimi, chiamati “Discepoli di verità” Senza misericordia della Kaos edizioni, viene enfatizzata l’ammirazione del giovane Ratzinger per il cardinale Michael von Faulhaber, che nel libro viene accusato di avere avuto posizioni filo-naziste e antisemite, sebbene sia stato un autore dell’enciclica di condanna del nazismo Mit brennender Sorge e definito dai nazisti come Judenkardinal (il «cardinale ebreo»)[22].

Benedetto XVI è stato citato come imputato negli USA per aver ostacolato la giustizia a seguito dell’invio dell’epistola De Delictis Gravioribus datata 18 maggio 2001 e rivolta a tutti i vescovi del pianeta e ad altri membri della gerarchia della Chiesa cattolica. L’accusa è di aver coperto i prelati coinvolti nei casi di molestie sessuali negli Stati Uniti (molti dei quali su minorenni). Il 20 settembre 2005 però il Dipartimento di Stato statunitense ha accolto la richiesta di concedere al Santo Padre l’immunità diplomatica, in quanto capo in carica di uno Stato sovrano, esentandolo di fatto dal processo[23].

Per approfondire, vedi le voci De Delictis Gravioribus e Crimen sollicitationis.

In contemporanea con l’uscita del sesto volume della saga di Harry Potter, il 16 luglio 2005, esplose la polemica sul Papa ed il maghetto. Il pontefice, allora cardinale, riferendosi all’autrice di un libro contro il maghetto, scrisse: «Es ist gut, daß Sie in Sachen Harry Potter aufklären, denn dies sind subtile Verführungen, die unmerklich und gerade dadurch tief wirken und das Christentum in der Seele zersetzen, ehe es überhaupt recht wachsen konnte», ovvero «È un bene che Lei faccia chiarezza sulle questioni di Harry Potter, giacché queste sono seduzioni sottili, che hanno un effetto impercettibile ed appunto per questo profondo, e logorano il Cristianesimo nell’anima prima che questo possa formarsi perfettamente» (7 marzo 2003). In Italia la stampa ne ha tuttavia diffuso una traduzione diversa ed assai approssimativa, la quale è stata la causa essenziale del clamore: «È un bene che lei illumini la gente su Harry Potter perché si tratta di subdole seduzioni, che agiscono inconsciamente e quindi in profondità, distorcendo il Cristianesimo nell’anima, prima che possa formarsi». Il 27 maggio dello stesso anno, il cardinale precisò in risposta all’autrice del libro: «Posso con piacere darle il mio permesso di riferire il mio giudizio su Harry Potter. Cordiali saluti e benedizioni».[24]

Il 12 settembre 2006 Benedetto XVI nel discorso all’Università di Ratisbona, in un momento molto difficile della storia recente tra guerra in Iraq e terrorismo islamico in piena recrudescenza, scelse di parlare di un argomento che in quel momento appariva quantomeno delicato [6]. Il discorso, anche se costituiva una dotta citazione, fece temere ripercussioni diplomatiche.

Per approfondire, vedi la voce Controversia con l’Islam sulla lezione di Ratisbona di papa Benedetto XVI.

Il 1° dicembre 2007 accogliendo un centinaio di rappresentanti di Ong di ispirazione cattolica accreditate presso le Nazioni Unite, il Papa ha criticato la “logica relativistica” che spesso segna il dibattito internazionale, auspicando che la dottrina sociale della Chiesa Cattolica sia recepita a livello internazionale. Le Nazioni Unite ribadiranno a mezzo del proprio portavoce l’origine «nata da un accordo tra Stati e il proprio fondamento basato sui diritti dell’uomo. Una delle pietre miliari della sua storia è la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo». [25]

Il 15 gennaio 2008 il Papa, su richiesta del rettore dell’Università di Roma “La Sapienza”, è stato invitato ad intervenire all’inaugurazione dell’anno accademico. Tale scelta è stata criticata da 67 docenti della stessa università. Tali posizioni hanno portato la Santa Sede a declinare l’invito, ed hanno scatenato polemiche in tutto il mondo politico, giornalistico e scientifico.

Per approfondire, vedi la voce Controversia sul discorso di Papa Benedetto XVI alla Sapienza.

Il 20 marzo 2008 papa Benedetto XVI è accusato in una registrazione audio trasmessa sul web attribuita ad Osama Bin Laden di essere essere coinvolto in un piano di demonizzazione dell’Islam .

Documentari

Bibliografia

  • Marco Bardazzi, Nella vigna del Signore. La vita e il pensiero di Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI, Rizzoli, Milano, 2005 ISBN 8817008699.
  • Dino Boffo e altri, Benedetto – Gli 80 anni di un Papa che conquista, Avvenire, Milano, 2007.
  • Jeff Israely e Gianni Giansanti, Benedetto XVI – L’alba di un nuovo papato, WhiteStar, Vercelli, 2006.
  • Alberto Melloni, L’inizio di papa Ratzinger, Einaudi, Torino, 2006, ISBN 8806182889.
  • (DE) Karl Mittermaier, Die deutschen Päpste. Benedikt XVI. und seine deutschen Vorgänger, 2006.
  • Papa Giovanni Paolo II, Fides et Ratio. Libreria editrice vaticana, 1998.
  • Dag Tessore, Introduzione a Ratzinger. Le posizioni etiche, politiche, religiose di Benedetto XVI, Fazi, Roma, 2005, ISBN 8881126591.
  • Andrea Tornielli, Benedetto XVI il custode della fede, Edizioni Piemme, Casale Monferrato, 2005, ISBN 8838485593.
  • Giancarlo Zizola, Benedetto XVI. Un successore al crocevia, Mondadori, Milano, 2005, ISBN 8820039885.
  • Autore anonimo, Contro Ratzinger, ISBN Edizioni, 2006, ISBN 8876380388.
  • Autore anonimo, Contro Ratzinger 2.0. Scontro di civiltà e altre sciocchezze, ISBN Edizioni, 2006, ISBN 8876380574.
  • “Discepoli di verità”, Senza misericordia, Kaos Edizioni, 2005, ISBN 8879531492.
  • Alessandra Borghese, Sulle tracce di Joseph Ratzinger, Edizione Cantagalli, 2006
  • Francesco Antonio Grana, Compromettiti con Dio. La rivoluzione di Benedetto XVI, prefazione del Cardinale Michele Giordano, L’Orientale Editrice, Napoli, 2007, ISBN 9788887466539.
  • Joseph Ratzinger, La mia vita – Autobiografia, Edizioni San Paolo, Cisinello Balsamo, 1997. ISBN 8821554643.

Voci correlate

  • Chiesa cattolica
  • Città del Vaticano
  • Conclave 2005
  • Papa
  • Viaggi apostolici di Benedetto XVI

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