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May 5, 2008

Wikipedia: Alleanza Nazionale

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Alleanza Nazionale
Partito politico italiano
Presidente Gianfranco Fini
Fondazione 27 gennaio 1995
Sede Via della Scrofa 43, Roma
Coalizione Il Popolo della Libertà
Ideologia Conservatorismo nazionale, conservatorismo liberale, cristianesimo democratico, destra sociale
Partito europeo AEN
Gruppo parlamentare europeo UEN
Deputati 68
Senatori 37
Europarlamentari 8
Organo ufficiale Secolo d’Italia
Sito web www.alleanzanazionale.it

Alleanza Nazionale (AN) è un partito politico nazional-conservatore italiano. An è nata nel gennaio 1994 come cartello elettorale composto dal Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale e da altre personalità ed associazioni minori d’area, in particolare, liberale, democristiana e conservatrice come – in particolare – Domenico Fisichella, Giuseppe Basini, Publio Fiori e Gustavo Selva.

Nel gennaio 1995, con la cosiddetta “svolta di Fiuggi”, il MSI-DN si è spostato sulle posizioni della destra classica occidentale di stampo conservatore e si è definitivamente sciolto nella nuova formazione.

Il partito, però, pur mantenendo legami storico-culturali con la tradizione del MSI-DN, ha mostrato sempre più una tendenza nazional-conservatrice, riconoscendosi nella leadership di Gianfranco Fini, promotore della svolta e leader del partito sin dalla sua fondazione.

Il partito aderisce alla lista unitaria del centro-destra italiano, denominata Il Popolo della Libertà, in procinto di diventare un vero e proprio partito entro il 2008, ed è sempre stata impegnata, a fianco di Forza Italia, nella costruzione del Polo di centrodestra. A livello europeo, aderisce all’Alleanza per l’Europa delle Nazioni e al gruppo parlamentare dell’Unione per l’Europa delle Nazioni. Ha tuttavia dimostrato l’intenzione di aderire al Partito Popolare Europeo.

Indice

Storia

Il passato

A fine aprile 1993, un articolo su Il Secolo d’Italia lancia l’idea di una nuova “Alleanza Nazionale” che veda insieme i missini con chi ha idee conservatrici, come la destra democristiana (Gustavo Selva, Publio Fiori e Gaetano Rebecchini), la destra liberale (Giuseppe Basini, Gabriele Pagliuzzi e Saverio Porcari Lidestri) e intellettuali come Domenico Fisichella. L’idea, nell’immediato, viene bocciata, ma se ne discuterà per tutta l’estate del ’93 e, dopo l’ottimo esito del partito alle elezioni amministrative di novembre, quando il Msi diventa il primo partito a Roma e Napoli ed elegge numerosi sindaci in comuni minori, essa segna una svolta politica, tanto che lo stesso Fini, segretario nazionale, l’11 dicembre 1993 vara ufficialmente il “Movimento sociale italiano – Alleanza Nazionale”.

Il nuovo Msi-An debutta alle elezioni politiche del 1994 come alleato di Forza Italia al Sud (coalizione del Polo del Buon Governo) e indipendente al Nord, riuscendo però a vincere in un solo collegio maggioritario. In ogni caso il partito è al suo massimo storico e diventa forza di governo. In questo modo, per la prima volta il Msi entra a far parte di un governo italiano, il quale, però, cadrà dopo appena otto mesi.

La “svolta di Fiuggi” e la nascita di An

Il leader del partito Gianfranco Fini

Il leader del partito Gianfranco Fini

Gianfranco Fini, il 27 gennaio 1995, a Fiuggi, dopo lo svolgimento dell’ultimo congresso del Msi, avviene il primo congresso di An, cui partecipano i circoli di “Alleanza nazionale” il cui coordinatore era Adolfo Urso, che elegge Fini primo presidente del nuovo partito. Si consacra lì la cosiddetta “svolta governista” al partito, allargandolo a cattolici moderati e conservatori, spingendolo così verso la destra conservatrice e liberale.

Ispirato dalla tesi di Domenico Fisichella, al tempo docente di scienze politiche all’Università di Firenze, il quale, nel 1992, in un articolo apparso su Il Tempo, suggerì al Msi di farsi promotore di una “alleanza nazionale” per uscire dallo stato di ghettizzazione politica in cui versava, Fini chiese a Gennaro Malgieri, giovane direttore de “Il Secolo d’Italia”, di stendere le tesi di un congresso rifondativo. Due i passaggi più importanti:

  • “Il patrimonio di Alleanza Nazionale è intessuto di quella cultura nazionale che ci fa essere comunque figli di Dante e di Machiavelli, di Rosmini e di Gioberti, di Mazzini e di Corradini, di Croce, di Gentile e anche di Gramsci”;
  • “È giusto chiedere alla destra italiana di affermare senza reticenza che l’antifascismo fu un momento storicamente essenziale per il ritorno dei valori democratici che il fascismo aveva conculcato”.

Queste posizioni – soprattutto quella sottesa alla seconda delle affermazioni citate – causarono la scissione della componente guidata da Pino Rauti, il quale decise di fondare il nuovo Movimento Sociale Fiamma Tricolore.

Nel 1996 An, nella nuova ottica bipolare della politica italiana, partecipa alla costituzione della coalizione di centrodestra insieme a FI, Ccd e Cdu (la Lega decide di correre da sola), formando il Polo per le Libertà che, però, viene sconfitto dalla nuova coalizione di centro-sinistra, denominata L’Ulivo e guidata da Romano Prodi.

An il terzo partito italiano

An, comunque, si compiace per gli ottimi risultati raggiunti: alle elezioni del ’96 è il terzo partito italiano, dopo il Pds e Forza Italia, con quasi 6 milioni di voti e il 15,7%.

Intanto i governi dell’Ulivo si susseguono: dopo la caduta del governo Prodi I (1998), diventa presidente del Consiglio Massimo D’Alema, il primo ex-comunista alla guida di un governo italiano, episodio che viene visto da An in maniera negativa, in quanto D’Alema non è stato eletto dal popolo (l’incarico gli viene affidato dal Presidente della Repubblica Scalfaro, ravvisata la consistenza di una maggioranza parlamentare a suo sostegno).

Alle elezioni europee del 1999, An decide di sperimentare un nuovo progetto elettorale, presentando una lista unitaria insieme al Patto Segni, movimento politico di Mario Segni, derivato della ex Democrazia Cristiana.

L’alleanza, però, racimola un insuccesso elettorale, facendo cadere la forza elettorale complessiva al 10,3% (appena 3 milioni di voti) ed eleggendo 9 parlamentari europei.

L’anno successivo si svolgono le elezioni regionali: il Polo di centrodestra, che intanto aveva riconquistato l’adesione della Lega, vince in 8 regioni su 15 (fra cui tutte le maggiori regioni italiane). An recupera consensi e si attesta su un 13% complessivo, conquistando la presidenza di alcune regioni italiane, tra cui il Lazio (storica roccaforte di An) che va a Francesco Storace.

Intanto, dall’opposizione, e forti della vittoria elettorale, i partiti del centrodestra si organizzano per la campagna elettorale del 2001, accusando i governi dell’Ulivo di aver fallito nel campo della politica economica e sociale.

Nasce la Casa delle Libertà: An torna al governo

An ritorna al governo, stavolta in maniera più stabile e duratura, in seguito alla vittoria che il centrodestra riscuote alle elezioni del 13 maggio 2001: la coalizione dà origine alla nuova alleanza della Casa delle Libertà, con Berlusconi come premier, e governa l’Italia per i successivi cinque anni (vedi Governo Berlusconi II e III). An si presenta come il secondo partito della coalizione.

Del governo entrano a far parte: Gianfranco Fini (come vicepresidente del Consiglio e, dal 18 novembre 2004, anche ministro degli Esteri), Altero Matteoli (ministro dell’Ambiente), Maurizio Gasparri (ministro delle Comunicazioni), Gianni Alemanno (ministro delle Politiche agricole), Mirko Tremaglia (ministro per gli Italiani nel mondo).

L’azione di governo

Nel corso dell’azione di governo, An si contraddistingue nell’elaborazione di una nuova legge, correlata al mondo del lavoro, per combattere e controllare l’immigrazione clandestina, la cosiddetta Legge Bossi-Fini, che prevede l’estradizione dei clandestini dopo un periodo nei Centri di permanenza temporanei.

Il fascismo come “male assoluto”

Nel frattempo il leader Fini spinge An ad abbandonare definitivamente ogni ambiguità nei confronti del ventennio mussoliniano. Condanna apertamente il fascismo e il nazismo, in un viaggio in Israele, definendoli – in riferimento alla tragedia dell’olocausto – come il “male assoluto del XX secolo”,[1] accantonando definitivamente il rischio di posizioni anti-ebraiche e aprendosi ad istanze prevalentemente moderate.

Queste posizioni spingono Alessandra Mussolini, nipote del leader fascista Benito, a dimettersi dal partito,[2] fondando una nuova coalizione (Alternativa Sociale) insieme ad altri movimenti neo-fascisti.

Intanto, a giugno 2004, si svolgono le elezioni europee: An, con circa 3.750.000 voti, si attesta sul risultato dell’11,5%, eleggendo 9 parlamentari europei. Poi è la volta delle Regionali, dove si verifica la grossa rimonta del centrosinistra, con la nuova coalizione denominata L’Unione, che conquista 12 regioni su 14. An – pur nel calo generale della CdL – si mantiene sostanzialmente stabile sulle sue più recenti affermazioni elettorali, nonostante la fuoriuscita di Alessandra Mussolini.

La crisi di governo

Intanto, dopo la sconfitta delle Regionali, il Governo entra in crisi: An chiede il rilancio dell’esecutivo, minacciando – qualche giorno dopo l’Udc – di ritirare i suoi ministri dal governo. Berlusconi è costretto a dimettersi e a costituire un nuovo governo (il Governo Berlusconi III), che ritrova l’unità della coalizione puntando ad avviare una serie di politiche per il Mezzogiorno.

Fini, Matteoli, Alemanno e Tremaglia rimangono al loro posto, Mario Landolfi prende il posto di Gasparri alle Comunicazioni (Gasparri si dedicherà con maggior vigore all’attività politica nel partito) mentre Francesco Storace, che ha perduto la presidenza della Regione Lazio per pochi punti percentuali, diviene ministro della Salute al posto di Girolamo Sirchia.

Le prese di posizione per il referendum sulla fecondazione assistita

Un motivo di scontro all’interno del partito è provocato dai referendum sulla procreazione medicalmente assistita, che si tengono il 12 e 13 giugno 2005: si tratta di quattro quesiti promossi dai Radicali e da alcuni partiti della sinistra italiana, che chiedono l’abrogazione di alcune parti, che pongono dei limiti all’impiego degli embrioni per la fecondazione e la ricerca scientifica, della legge recentemente approvata in Parlamento. La Chiesa cattolica si schiera apertamente contro il referendum, invitando i fedeli all’astensione, posizione che trova disponibilità anche da parte di altri partiti della maggioranza, eccetto Forza Italia, che vuole lasciare libertà di coscienza agli elettori.

Gianfranco Fini, nonostante il suo precedente assenso in Parlamento, annuncia di voler votare tre “Sì” (con un “No” alla fecondazione eterologa),[3] spiazzando gran parte del partito. Queste posizioni sui temi etici, come quelle che esprimerà l’anno seguente, di cauta apertura ai diritti delle coppie di fatto, provocano malumori nel partito. I rappresentanti della “destra sociale”, come Gianni Alemanno, criticano duramente Fini per la sua posizione e si crea così un gruppo di esponenti che sembrano arrivare a chiedere la sua testa, soprattutto dopo l’esito fallimentare del referendum, con ottiene soltanto il voto del 25% degli aventi diritto. La leadership di Fini, nella prima estate del 2005, viene così messa in discussione. La frattura si ricompone all’assemblea nazionale di luglio, dove il partito ritrova l’unità compromessa, approvando un documento unitario che ribadisce le posizioni del partito. In gran maggioranza, l’80% del partito, era favorevole all’astensione, Fini ne accoglie le critiche notando che sarebbe stato un metodo migliore prima di stabilire la libertà di coscienza discutere prima, ed ottiene il rinnovo della fiducia.

La devolution e le dimissioni di Fisichella

Uno degli ultimi atti del Governo di centrodestra è l’approvazione di notevoli riforme costituzionali nel segno della devoluzione dei poteri dallo Stato alle Regioni, il federalismo. La “devolution”, cavallo di battaglia della Lega Nord, viene approvata in via definitiva il 17 novembre 2005 con il voto favorevole di An come di tutta la Cdl.

L’approvazione di questa nuova Costituzione suscita le dimissioni dal partito di Domenico Fisichella, storico fondatore e padre spirituale di Alleanza Nazionale, contrario alla riforma, il cui federalismo considera contrario alla storia della nazione, contrario alla propria storia familiare e personale. La nozione d’interesse nazionale, voluta da An, Fisichella la considera inutile, in quanto, essendo le questioni inerenti sottoposte al nuovo Parlamento in seduta comune, trovandosi il nuovo Senato federale con particolari connotazioni localistiche, non sarebbe oggetto di un’efficace e obiettiva valutazione.

La riforma, in ogni caso, non verrà applicata perché respinta dal referendum costituzionale del 2006 che ha visto prevalere le posizioni del “No”, mentre An e gli altri partiti del centrodestra erano schierati per il “Sì”.

La legge sulla droga

Tra gli ultimi atti compiuti da Alleanza Nazionale al governo vi fu anche il decreto-legge del febbraio 2006 sulla droga che abolì la distinzione fra “droghe pesanti” e droghe cosiddette “leggere”, e con cui i dirigenti di An si proponevano di ridurre gli effetti ai loro occhi nefasti del referendum abrogativo del ’93, che aveva ottenuto la delegittimazione dell’uso delle droghe con una percentuale di “Sì” di poco superiore al 50%. Questo decreto accolse i favori degli alleati di An, mentre dai suoi avversari fu visto come un tentativo estremo di ingraziarsi con un’abile mossa il favore dei propri elettori [4].

Le elezioni politiche del 2006

L'andamento grafico di Alleanza Nazionale: dal

L’andamento grafico di Alleanza Nazionale: dal “salto” elettorale compiuto nel ’94 rispetto alle percentuali del MSI, fino alle ultime elezioni del 2006 che hanno fatto registrare un nuovo trend positivo. (fonte: Ministero dell’Interno)

In occasione dell’elezioni politiche del 2006, in considerazione delle precedenti sconfitte elettorali viene sentita la necessità all’interno della CdL di presentare delle novità. Qualcuno inizialmente parla di primarie, come quelle programmate dal centrosinistra guidato da Romano Prodi, poi viene approvata una nuova legge elettorale proporzionale (che viene accettata a malincuore da An, da sempre favorevole al maggioritario); nell’imminenza delle elezioni Fini e Casini propongono che non dovrebbe essere Berlusconi il candidato premier, ma chi all’interno della coalizione otterrà più voti, nella speranza di attrarre maggiori consensi, per compensare alle eventuali delusioni di chi nel 2001 aveva dato la fiducia a Berlusconi.

Il partito, per dare visibilità a questa nuova decisione, con l’assemblea nazionale del 15 gennaio 2006 delibera che nel simbolo da presentare alle elezioni sia presente il nome di Fini (in colore giallo, al di sotto dell’iscrizione Alleanza Nazionale).

L’idea funziona, facendo incrementare le percentuali elettorali di tutti i partiti della Cdl, ma l’intera coalizione perde le elezioni, per soli 24 mila voti alla Camera dei deputati, e per due seggi al Senato dove pure era risultata vincitrice in termini elettorali. Il risultato di Alleanza Nazionale riconferma la sua posizione di secondo partito della Cdl e di terzo partito più votato in Italia ottenendo 4,7 milioni di voti (12,3%) alla Camera e 4,2 milioni al Senato (12,4%), portando all’elezione di 71 deputati e 41 senatori.

La volontà di aderire al PPE e l’uscita di Storace

L’insuccesso, seppur di lievissime dimensioni, alle elezioni politiche spinge i leader della Casa delle Libertà a riorganizzare il centrodestra. Alleanza Nazionale, in questo frangente, è protagonista di una particolarissima fase: in un documento programmatico dell’estate 2006, il presidente Fini sostiene la necessità di condurre il partito verso la “famiglia popolare europea” manifestando la chiara intenzione di aderire al PPE, che raggruppa le forze moderate e conservatrici del continente. Questa decisione riceve una conferma dall’assemblea nazionale del partito, nella quale viene riconosciuta l’esistenza di una parte interna che si oppone nettamente a tale scelta paventando derive neocentriste: essa fa capo a Francesco Storace e Carmelo Briguglio.

Nel dicembre 2006, in Alleanza Nazionale si forma la fondazione FareFuturo, un think-tank che, sul modello delle fondazioni conservatrici americane e in particolare su quella di Aznar in Spagna, intende elaborare una politica conservatrice a carattere liberale nella società civile.

In ogni caso, il leader del PPE Wilfried Martens si è mostrato scettico sull’ipotesi di adesione di AN,[5][6] anche se Fini ha guadagnato molta credibilità, nei confronti dei maggiori leader conservatori europei come Nicolas Sarkozy, David Cameron e José María Aznar.

A seguito di queste posizioni, il 3 luglio 2007 il Senatore Francesco Storace, eletto nelle liste di AN nel Lazio, decide di lasciare il partito e di fondare un nuovo movimento, La Destra.

Il 27 luglio anche il senatore Gustavo Selva, ex europarlamentare DC che nel 1994 aveva aderito al partito, lascia Alleanza Nazionale per passare a Forza Italia, a seguito di un episodio nel quale, invitato ad un dibattito televisivo, per evitare di arrivare in ritardo negli studi di La7 a causa del traffico, aveva finto di avere un malore per farsi trasportare da un’ambulanza del 118. Si era prima dimesso da senatore, ma poco dopo aveva ritirato le dimissioni. In AN, alcuni esponenti tra cui Gianni Alemanno avevano chiesto di adottare un provvedimento disciplinare contro Selva.

L’adesione al Popolo della Libertà e l’annuncio dello scioglimento

L’8 febbraio 2008, alla vigilia delle elezioni politiche anticipate scaturite dalla caduta del Governo, Fini annuncia la fase costituente di un nuovo soggetto unitario al quale AN intende dar vita insieme a Forza Italia e ad altre formazioni minori del centrodestra: il Popolo della Libertà[7]. Il 16 febbraio 2008 Fini ha anche dichiarato che in autunno AN si scioglierà nel nuovo soggetto, a patto che il partito sia concorde. Lo scioglimento avverrà per gradi, e si deciderà alla fine con un congresso nazionale[8].

Così egli spiega perché, dopo essere rimasto alquanto perplesso circa il modo in cui il PdL era nato nel novembre 2007 (all’indomani della cosiddetta “svolta del predellino”), si è poi convinto a farvi aderire AN: [9]

« È cambiato il patto politico. Ero e sono contrario a confluire in un partito deciso unilateralmente da Berlusconi, della serie: prendere o lasciare. Così non è: tutto quello che stiamo costruendo e che costruiremo fa parte di un progetto condiviso assieme. Il Popolo della Libertà che stiamo proponendo agli italiani non nasce a San Babila, sul predellino o ai gazebo: nascerà nell’urna il 13 e 14 aprile. »
(Gianfranco Fini)

Anche Gianni Alemanno ha quindi auspicato che i valori di An e di Forza Italia abbiano pari dignità all’interno del nuovo partito [10].

Congressi nazionali

  • I Congresso – Fiuggi, 28-29 gennaio 1995
  • II Congresso – Bologna, 4-7 aprile 2002
  • III Congresso – annunciato da Fini per l’autunno del 2008, dovrebbe sancire il definitivo scioglimento di AN nel nuovo partito Popolo della Libertà[8]

I Capigruppo alla Camera dal 1994 a oggi

  • Giuseppe Tatarella dal 10.02.1995 al 14.02.1999
  • Gustavo Selva dal 23.02.1999 al 30.05.2001
  • Ignazio La Russa dal 04.06.2001 al 08.10.2003
  • Gian Franco Anedda dal 08.10.2003 al 25.11.2004
  • Ignazio La Russa dal 25.11.2004 a oggi

I Capigruppo al Senato dal 1994 a oggi

  • Giulio Maceratini dal 1994 al 2001
  • Domenico Nania dal 2001 al 2006
  • Altero Matteoli dal 2006 a oggi

Correnti

Ufficialmente sciolte da Fini nell’ottobre del 2004, mutano, ma sono in realtà gruppi ancora presenti nel partito.

  • Destra Protagonista. È la corrente fondata da Pinuccio Tatarella: gli esponenti principali sono Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri. È la corrente più vicina a Silvio Berlusconi (da qui l’appellativo di berluscones per alcuni dei suoi membri), del quale condividevano l’impostazione liberal-conservatrice.
  • Destra Sociale. Capeggiata da Gianni Alemanno, è l’anima sociale del partito. Nel campo economico rivendica l’economia sociale di mercato. Francesco Storace, distinguendosi da Alemanno, aveva anche costituito una corrente “D-Destra”, scioltasi con la sua uscita.
  • Nuova Alleanza. Fondata da Altero Matteoli, insieme a Adolfo Urso, Domenico Nania e Adriana Poli Bortone, la corrente si caratterizza per il forte appoggio nei confronti di Gianfranco Fini. I suoi membri, soprannominati da alcuni “i liberal di AN”, sono quelli che spingono per un approccio più liberista in economia.

Valori

I valori a cui Alleanza Nazionale fa ufficialmente riferimento sono:

  • una visione spirituale della vita;
  • introduzione di un’economia sociale di mercato;
  • promozione del senso nazionale della Patria e delle radici identitarie dell’Europa;
  • riconoscimento e valorizzazione del ruolo della famiglia nella società;
  • tutela della libertà di opinione e del pluralismo, ma avversione per il relativismo culturale;
  • una concezione della giustizia molto sensibile al tema della legalità e della sicurezza.

Iscritti

  • 1995 – 124.123
  • 1996 – 121.553
  • 1997 – 116.403
  • 1998 – 122.554
  • 1999 – 145.642
  • 2000 – 163.864
  • 2001 – 219.003
  • 2002 – 197.157
  • 2003 – 192.191
  • 2004 – 250.000
  • 2005 – 188.000
  • 2006

Movimenti Giovanili

Il movimento giovanile di Alleanza Nazionale è Azione Giovani, nato anch’esso dopo la svolta di Fiuggi dalla fusione di vari movimenti giovanili di destra. L’attuale presidente di Azione Giovani è Giorgia Meloni, eletta durante il congresso nazionale svoltosi a Viterbo il 27 e 28 novembre 2004.

All’interno di Azione Giovani si individuano altri sottomovimenti:

  • Azione Universitaria, composto dai giovani universitari del movimento.
  • Azione Studentesca, composto dai giovani studenti delle scuole superiori del movimento.

Altri progetti

  • Collabora a Wikinotizie Articolo su Wikinotizie: Scontro alla Camera sulla lingua italiana 13 dicembre

Bibliografia

  • Autori Vari. La Destra e le istituzioni. 1996. ISBN 8874340230
  • Bartolomeo Sorge, Marcello Veneziani. Politicando. Il caso Italia. Gli anni della transizione: febbraio 1992-febbraio 1998. 1998. ISBN 8821163741
  • Gianfranco Fini. Un’Italia civile. 1999. ISBN 8879284738
  • Autori Vari. La Destra allo specchio. La cultura politica di Alleanza Nazionale. 2001. ISBN 8831777122
  • Federico Guiglia, Enrico Para. Gianfranco Fini. Cronaca di un leader. 2002. ISBN 8871666291
  • Gianni Alemanno. Intervista sulla destra sociale. 2002. ISBN 8831780824
  • Marcello Veneziani. La cultura della destra. 2002. ISBN 884207215X
  • Maurizio Gasparri. Fare il futuro. 2005.
  • Luca Telese. Cuori Neri. 2005. Sperling & Kupfer. http://www.cuorineri.it
  • Nicola Rao. La fiamma e la celtica. 2006. Sperling & Kupfer.

Risultati elettorali

– Alleanza Nazionale alle Elezioni Politiche
Elezione Parlamento Voti % Seggi
1994

1996

2001

2006

Camera
Senato

Camera
Senato

Camera
Senato

Camera
Senato

5.202.698

5.870.491

4.463.205

4.706.654
4.234.693

13,5

15,7

12,0

12,3
12,4

109
48

92
43

99
45

71
41

– Alleanza Nazionale alle Elezioni Europee
Elezione Parlamento Voti % Seggi
1994

1999 (AN+Patto Segni)

2004

Parl. Europeo

Parl. Europeo

Parl. Europeo

4.124.739

3.194.661

3.759.575

12,5

10,3

11,5

11

9

9

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