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June 14, 2008

Wikipedia: Monte Bianco

Filed under: — admin @ 8:42 pm
Monte Bianco
Monte Bianco dal lago di Cheserys
Monte Bianco dal lago di Cheserys
Paesi bandiera Italia
bandiera Francia
Regione Val d’Aosta
Rodano-Alpi
Provincia Aosta
Alta Savoia
Contea {{{contea}}}
Altezza 4.810,90 m s.l.m.
Catena Alpi
∅ Cratere {{{diametrocratere}}} m
Prima eruzione {{{primaeruzione}}}
Ultima eruzione {{{ultimaeruzione}}}
Coordinate 45°50′01″N 6°51′54″E / 45.833611, 6.865
Altri nomi e significati Mont Blanc, la dame Blanche – nei paesi francofoni. Tetto d’Europa, Tetto delle Alpi, Tetto d’Italia,
Data prima ascensione 8 agosto, 1786
Autore/i prima ascensione Jacques Balmat, Michel Gabriel Paccard
Monte Bianco (Italia)
Monte Bianco
Monte Bianco
SOIUSA
Grande Parte: Alpi Occidentali
Grande Settore Alpi Nord-occidentali
Sezione Alpi Graie
Sottosezione Alpi del Monte Bianco
Supergruppo: Massiccio del Monte Bianco
Gruppo Gruppo del Monte Bianco
Sottogruppo Monte Bianco
Codice I/B-7.V-B.2.b
Visita il Portale della Montagna

Coordinate: 45°50′01″N 6°51′54″E / 45.833611, 6.865

Il Monte Bianco (Mont Blanc in francese) è una montagna granitica, irta di guglie e di creste, intagliata da profondi valloni nei quali scorrono numerosi ghiacciai. È situato nella catena delle Alpi, sul massiccio del Monte Bianco e si trova sullo spartiacque tra la Valle d’Aosta, (Val Veny e Val Ferret), – in Italia – e la Savoia, (Valle di Chamonix) – in Francia.

Raggiunge i 4.810,90 m d’altezza (ultima misura ufficiale il 16 settembre 2007[1]) e potrebbe essere considerato la montagna più alta d’Europa se si ponesse, in accordo con la geografia ufficiale, interamente in Asia la catena del Caucaso, la cui cima maggiore è l’Elbrus con 5.642 m.[2]

La disputa a proposito della sovranità della vetta (italiana o francese) continua ancora oggi.

Al di sotto della calotta sommitale, sotto una coltre di ghiaccio e di neve spessa dai 16 ai 23 m, a quota 4.792 m, si trova la cima rocciosa, spostata di 40 m circa più ad est, rispetto alla vetta stessa. Dopo 4.804 m, l’altezza ufficiale è stata per lungo tempo 4.807 m, per poi passare nel 2002 a 4.810,40 m e nel 2007, appunto, a 4.810,90 m.

Queste variazioni sono dovute ai venti che accumulano la neve sulla cima, determinandone conseguentemente l’altezza: per questo motivo, ogni 2 anni, viene fatto un rilevamento ufficiale.

Numerosi ghiacciai scendono dai versanti del Monte Bianco sino alle valli laterali – tra questi – a sud i ghiacciai del Freney, della Brenva, del Miage, del Monte Bianco e del Breuillat; – sul versante nord – il ghiacciaio dei Bossons e la mer de Glace.

Dai 4.810 m della cima, scende la più alta cascata di ghiaccio delle Alpi, quella della Brenva: una lunga fiumana ghiacciata arriva fino a quota 1.200 m, sul fondo della Val Veny; la mer de Glace è invece il ghiacciaio più esteso, con circa 40 km² di estensione.

Indice

Alpinismo

La prima ascensione

Per approfondire, vedi la voce Alpinismo.
Sui versanti del Monte Bianco si contano 30 ghiacciai, i più vasti dei quali scendono sul lato francese.

Sui versanti del Monte Bianco si contano 30 ghiacciai, i più vasti dei quali scendono sul lato francese.

La prima ascensione del Monte Bianco fu realizzata da Jacques Balmat (24 anni – cercatore di cristalli) e da Michel Gabriel Paccard, (29 anni – medico condotto). Entrambi di Chamonix, (Paccard era rientrato da poco in paese dopo essersi laureato a Torino), furono sollecitati all’impresa dallo scienziato Horace-Bénédict De Saussure, il quale era solito osservarne la vetta dalla sua casa in Ginevra. Era stato proprio De Saussure a promettere nel 1760 un premio di tre ghinee a chi avesse per primo scalato la vetta. Passarono però 26 anni prima che il suo sogno si avverasse.

L’impresa fu considerata all’epoca assolutamente straordinaria, anche perché il massiccio era avvolto da un’aura di superstizioni, di leggende e tabù che i montanari del posto non desideravano per niente sfatare. La scalata era stata preceduta da alcune ricognizioni, in una delle quali Balmat si perse e fu costretto a passare la notte nella neve, eventualità allora considerata pericolosissima, tale da non lasciar speranze, per via delle temperature.

Jacques Balmat detto Mont Blanc, indica a H.B. De Saussure la strada per raggiungere la vetta del Monte Bianco da Chamonix. (Chamonix, statua in bronzo che commemora la nascita dell'alpinismo).

Jacques Balmat detto Mont Blanc, indica a H.B. De Saussure la strada per raggiungere la vetta del Monte Bianco da Chamonix. (Chamonix, statua in bronzo che commemora la nascita dell’alpinismo).

Raggiunsero la vetta l’8 agosto 1786 alle 18:30, passando fra le Rochers Rouges e per l”ancien passage inférieur“. Sulla vetta restarono per mezz’ora, il tempo utile a Paccard per effettuare dei rilevamenti sulla pressione atmosferica, con il barometro di Torricelli, confermando le teorie di Florin Perier (cognato di Blaise Pascal), di un secolo prima, sulla riduzione esponenziale della pressione al crescere dell’altitudine. La misurazione del Paccard servì anche per la prima approssimativa misurazione dell’altezza della vetta, ma fu notevolmente sovrastimata.

L’evento ha costituito una tappa importante per la storia dell’alpinismo, taluni vi vedono anzi la sua data di nascita. Anche De Saussure volle raggiungere la cima. È Balmat ad organizzare la spedizione e a preparare due rifugi per i pernottamenti. Il 13 agosto 1787, accompagnato dal servitore personale e da 17 guide che trasportavano cibo, bevande, scale a pioli, un letto, una stufa e un laboratorio scientifico (igrometri, barometri, termometri), lo scienziato ginevrino corona il suo sogno. Jacques Balmat riceve la ricompensa da de Saussure mentre Paccard, a causa di gelosie e invidie, venne da tutti dimenticato.

Anche il re di Sardegna – Vittorio Amedeo III – fiero per l’impresa del suo suddito, gli riconobbe un premio in denaro e il diritto di posporre al nome l’appellativo «detto Mont Blanc».

Il 6 agosto 1864, il geologo e alpinista torinese Felice Giordano è il primo ad effettuare la scalata del Monte Bianco dal più ripido versante italiano, mentre la prima ascensione invernale, sullo stesso versante, fu fatta da Quintino Sella il 5 gennaio 1888. Ad Achille Ratti – il futuro Papa Pio XI – va invece il merito di aver tracciato nel 1890 la via normale dal versante italiano; il nuovo percorso partiva da Courmayeur e contribuì non poco a trasformare questo (quasi) sconosciuto borgo di montagna, nella capitale mondiale dell’alpinismo.

La prima donna a raggiungere la cima fu Marie Paradis il 14 luglio 1808. La seconda ascensione femminile è invece stata fatta da Henriette d’Angeville il 4 settembre 1838, mentre la prima donna a raggiungere il Monte Bianco durante il periodo invernale è stata Isabella Stratton nel gennaio 1876. A Marguette Bouvier si deve la prima discesa del Monte Bianco con gli sci, fatta da una donna, (nel 1929).

8 agosto 1786: è nato un nuovo “sport”

In una piazza di Chamonix si può ammirare la statua in bronzo raffigurante J. Balmat che indica la cima del Monte Bianco ad Horace-Benedict De Saussure, quasi ad indicargli la via per raggiungere la vetta: con la loro epica impresa, era nato un nuovo “sport”. Da allora, esplorazioni e conquiste si sono susseguite ripetutamente.

L’eco della straordinaria ascesa si sparse ovunque – e alpinisti da ogni parte del mondo arrivarono (ed arrivano) nella regione per misurarsi con questo gigante sempre innevato. Le creste e le guglie che lo attorniano furono oggetto di ripetuti assalti. Le guide alpine furono richiestissime e si organizzarono in società, tra queste, la società delle guide alpine di Courmayeur, la più antica d’Italia, fu protagonista di imprese che sono scritte nella storia dell’alpinismo.

Nessuna cima venne risparmiata e furono conquistate una dopo l’altra: le ultime negli anni settanta.

Ecco alcune tra le più memorabili imprese:

  • 1861, – l Aiguille du Goûter : Melchior Anderegg, J.J. Benen, Peter Peren, Leslie Stephen, F.F. Tuckett.
  • 1865, – attraverso lo sperone del Brenva: J.e M. Anderegg, G.S. Mathews, A.W. Moore, Frank e Horace Walker, padre e figlio.
  • 1872, – la parete Sud – Ovest del Brenva : Jean-Antoine Carrel, J. Fischer, T.S. Kennedy.
  • 1890, – la via normale italiana: Achille Ratti, J. Gadin, A. Proment., J. e L. Bonin.
  • 1893, – la Cresta del Peuterey: Emile Rey, Christian Klucker, César Ollier, Paul Güssfeldt.
  • 1901, – la Cresta del Brouillard passando da Nord – Ovest: G.B. e G.F. Gugliermina, Joseph Brocherel.
  • 1911, – la Cresta del Brouillard, per la via diretta: Joseph Knubel, G.W. Young, H. O. Jones, K. Blodig.
  • 1919, – la Cresta dell’ Innominata: Adolphe e Henri Rey, Adolf Aufdenblatten, S. L. Courtald e E. G. Oliver.
  • 1927, – il Brenva, passando per le Sentinelle Rosse: T. Graham Brown, F.S. Smythe.
  • 1928, – il Brenva dalla Route Major: T. Graham Brown e F.S. Smythe.
  • 1940, – il Picco del Frêney (Picco Gervasutti): Giusto Gervasutti e P. Bollini di Predosa.
  • 1959, – passando a sinistra del Pilier Rouge, sul Picco Luigi Amedeo: Walter Bonatti e Andrea Oggioni.
  • 1961, – il Picco centrale del Frêney: Chris Bonington, Don Whillans, Ian Clough e Jan Djugloz.
  • 1970, – punta Elena, nel gruppo dei Grandes Jorasses, conquistata da una cordata polacca.

Le quattro vie Normali e i Rifugi

Il Monte Bianco costituisce un obiettivo ambito per tutti gli alpinisti amanti dell’alta quota e che aspirano, almeno una volta nella vita, a ripetere l’impresa di Michel Gabriel Paccard e di Jacques Balmat: in talune belle giornate, sulla sua cima tondeggiante, si ritrovano a centinaia. Si possono contare in più di cento le vie per raggiungere la vetta, ma quattro sono invece le vie Normali, utilizzabili anche da chi non è un esperto alpinista.

Il Monte Bianco (4.810 m, a destra) e il Monte Bianco di Courmayeur (4.748 m, a sinistra) visti da Punta Helbronner. Sulla cima tondeggiante, in certe giornate estive, si ritrovano centinaia di alpinisti.

Il Monte Bianco (4.810 m, a destra) e il Monte Bianco di Courmayeur (4.748 m, a sinistra) visti da Punta Helbronner. Sulla cima tondeggiante, in certe giornate estive, si ritrovano centinaia di alpinisti.

L’ ascensione non è difficile, ma è impegnativa per la sua durata e comunque da affrontare dopo una adeguata preparazione, con prudenza e con grande attenzione alle condizioni atmosferiche, seguendo le guide alpine e le loro raccomandazioni.

Ecco le quattro vie Normali:

– e i Rifugi più vicini:

  • – Rifugio dei Grands Mulets, 3.051 m;
  • – Capanna Vallot -(Osservatorio Vallot), 4.362 m;
  • – Rifugio Francesco Gonella, 3.071 m;
  • – Rifugio des Cosmiques, 3.613 m;
  • – Bivacco della Fourche

Geografia e Geologia

Il Monte Bianco ed il suo Massiccio

Per approfondire, vedi la voce Massiccio del Monte Bianco.

Il Tetto delle Alpi non è poi così appariscente rispetto alle altre vette che lo circondano. È perennemente innevato e si trova nella parte centrale di una catena montuosa che si estende su tre diverse nazioni per 400 km²: il massiccio del Monte Bianco. Una parte minore (il 20%) si trova nel Vallese svizzero, tutto il versante sud (37%) nella Valle d’Aosta e la parte maggiore (il 43%) in Savoia.

È una delle più vaste zone alpine ricoperte dai ghiacci, ed i suoi ghiacciai, in tutto 101, occupano un area di 177,69 km². I luoghi abitati si trovano al disotto dei 2.800 m, mentre rari e difficili sono i valichi, il più basso è quello del Gigante a 3.359 m.

Sul massiccio del Monte Bianco (qui visto dal versante francese) l'azione degli agenti erosivi ha formato nel tempo creste acuminate e vette a guglia.   Il massiccio raggruppa quaranta cime al di sopra dei 4.000 m, con un terzo di superficie ad una quota non inferiore ai 3.000 m. Le pareti e le creste più impegnative e difficili si trovano nel versante Sud del Massiccio, lungo la Val Ferret e la Val Veny, in Valle d'Aosta, contrariamente al pensare comune.

Sul massiccio del Monte Bianco (qui visto dal versante francese) l’azione degli agenti erosivi ha formato nel tempo creste acuminate e vette a guglia. Il massiccio raggruppa quaranta cime al di sopra dei 4.000 m, con un terzo di superficie ad una quota non inferiore ai 3.000 m. Le pareti e le creste più impegnative e difficili si trovano nel versante Sud del Massiccio, lungo la Val Ferret e la Val Veny, in Valle d’Aosta, contrariamente al pensare comune.

Mentre il versante francese discende lentamente in pendio, il versante italiano è formato da una ripida e maestosa muraglia granitica, molto apprezzata dagli alpinisti esperti: i panorami sono mozzafiato. Ecco alcune emblematiche cime del Massiccio:

  • Il Dente del Gigante (4.014 m) è una delle più celebri cime. Si erge per circa 160 m al di sopra della caratteristica “gengiva” di neve.
  • Le Grandes Jorasses, montagna straordinaria: sulla sua parte sommitale, lunga circa 1 Km, raggruppa una sequenza di sei incredibili punte, cinque delle quali superano i 4.000 m.
  • L’Aiguille Noire del Peuterey (3.773 m) è uno dei simboli del Monte Bianco nel versante italiano: si innalza direttamente dai prati della Val Veny per 2.200 m di dislivello; è la cima più importante della “gran cresta del Peuterey”.
  • Il Dôme du Goûter (4.306 m). Se la parte sommitale dei Grandes Jorasses è irta di cime, quella del Dôme du Goûter è completamente piatta ed è la più estesa di tutte le Alpi.
  • Il Mont Dolent (3.820 m) è una grandiosa cima piramidale, curiosamente la sua vetta è il punto d’incontro delle frontiere di Italia, Svizzera e Francia.
  • le Guglie di Chamonix, tra i 3.000 e i 3.842 m, dominano la vallata di Chamonix e rappresentano uno dei paesaggi più celebri delle Alpi francesi.

Flora

Aquilegia

Aquilegia

Nel massiccio su cui svetta il Monte Bianco i pendii sono ripidi e levigati dai ghiacciai e i suoli sono prevalentemente acidi, conseguentemente l’ambiente è piuttosto povero di flora.

A quote più basse però i suoli spesso originano da calcescisti, o da rocce calcaree, e le condizioni di vita per le piante sono meno estreme, pur rimanendo caratteristiche di un severo ambiente di montagna. A queste altitudini prevalgono le foreste di conifere, popolate soprattutto dall’abete rosso e dal larice, ma localmente anche dal pino cembro e dal pino uncinato.

Nella prateria alpina invece si possono osservare molte specie di fiori coloratissimi tra cui le vistose infiorescenze gialle dell’Hugueninia tanacetifolia, una pianta endemica del settore occidentale delle Alpi, e la bella Anemone narcissiflora, e ancora la genziana (Gentiana kochiana, Genziana clusii), la notissima stella alpina, la rara campanula gialla.

Stelle alpine(Leontopodium)Giardino alpino Saussurea

Stelle alpine
(Leontopodium)
Giardino alpino Saussurea

Nel sottobosco si può trovare la bellissima e rara orchidea “scarpetta di Venere” (Cypripedium calcedus), l’orchidea Dactylorhiza sambucina, il giglio martagone (Lilium martagon), l’aquilegia, la viola (Viola calcarata), e le comuni genzianelle blu (Gentiana verna e Gentiana acaulis). Interessante la presenza dell’ibrido tra la genziana purpurea (Gentiana purpurea) e la genziana punteggiata (Gentiana punctata). Salendo più in alto si incontrano arbusti come il rododendro (Rhododendron ferrugineum) e il mirtillo.

Proprio nel cuore del massiccio del Monte Bianco, a 2.175 m slm si trova il giardino botanico più alto d’Europa: il Giardino Alpino Saussurea[3], che raccoglie e valorizza le specie naturali della flora caratteristica del Monte Bianco. Prende il nome dal fiore Saussurea alpina, chiamato così in onore dello scienziato ginevrino Horace-Bénédict De Saussure (promotore della prima ascesa al Monte Bianco nel 1786).

Fauna

Aquila reale

Aquila reale

Marmotta

Marmotta

Il massiccio di cui fa parte il Monte Bianco ospita una fauna ricca e variata. La vicinanza di due Parchi Nazionali (Gran Paradiso e della Vanoise), ha contribuito al mantenimento e alla diffusione di alcune specie che si erano ridotte a pochi esemplari.

Tra i mammiferi si può incontrare il camoscio alpino, che frequenta con disinvoltura sia la prateria del piano alpino che i boschi del piano subalpino, dove è anche possibile ammirare due grandi erbivori come il cervo e il capriolo. Le ampie pietraie del piano alpino vedono la presenza dello stambecco, dell’aquila reale e della sua principale fonte di alimentazione: la marmotta. Un animale che si incontra nelle praterie di alta quota (ma anche nel fondovalle), è la volpe. Oltre all’aquila, tra gli uccelli, si possono avvistare la poiana, l’ astore, il gheppio, il fagiano di monte, il francolino di monte (nella Savoia e il Vallese ma non più nella Valle d’Aosta) e il corvo imperiale. Nell’area sono state osservate ben 184 specie di uccelli, ma circa 110 sono nidificanti (vedi “Gli Uccelli del Monte Bianco”, Atlas des oiseaux nicheurs de Suisse e Oiseaux nicheurs de Rhône-Alpes.)

Talvolta si può osservare il volo circolare dell’ “avvoltoio degli agnelli“, il maestoso gipeto, estinto sull’arco Alpino all’inizio del XX secolo e reintrodotto non molti anni fa con un progetto internazionale. Poche sono invece le specie di rettili e si trovano comunque a quote relativamente basse, tra questi la natrice dal collare, mentre dove il terreno è pietroso e soleggiato, si possono incontrare l’aspide.

Geologia del massiccio e formazione dei cristalli

Il complesso montuoso delle Alpi è stato generato grazie alla spinta della placca tettonica africana e di quella asiatica, attraverso un processo di sopraelevazione verticale. Circa 300 milioni di anni fa, durante l’orogenesi ercinica, una grande intrusione granitica formò la struttura di base dell’attuale massiccio del Monte Bianco.

Attorno a questo nucleo granitico (protogino) affiorarono rocce metamorfiche (gneiss, micascisti e calcescisti): queste rocce contengono le stesse famiglie di cristalli dei graniti, ma la loro resistenza all’erosione è minima e presentano forme più slanciate rispetto alle altre.

Milioni di anni dopo (da 70 milioni di anni è tutt’ora in evoluzione) l’orogenesi alpina sollevò questa intrusione di granito, formando delle fratture nelle quali si formarono crepe e fessure. La formazione dei cristalli è il risultato di un’iniezione d’acqua mineralizzata in queste fessure preesistenti. Il processo di crescita dei quarzi nelle fessure alpine non è completamente conosciuto

Le antiche miniere e i quarzi

Alcuni anni fa, sul ghiacciaio del Miage, è stato fatto un ritrovamento di bellissime druse di cristalli.

Alcuni anni fa, sul ghiacciaio del Miage, è stato fatto un ritrovamento di bellissime druse di cristalli.

Il Monte Bianco è una famosa località mineralogica europea da cui provengono una gran quantità di minerali diversi, soprattutto quarzi e fluoriti rosa considerate le migliori a livello mondiale: sono stati trovati infatti campioni di qualità eccezionale, molto apprezzati dai collezionisti e dai musei.[4]

A testimonianza di un passato di sfruttamento delle risorse minerarie nel massiccio, sul versante italiano si trovano ancora due antiche miniere di galena argentifera e di blenda, abbandonate ormai da tempo. Una era conosciuta già nell’antichità con il nome di “Trou des Romains” e pare realmente che il suo sfruttamento sia iniziato in epoca romana; l’altra, la miniera del Miage è stata abbandonata nell’Ottocento, ed è posizionata a 3.500 m d’altezza, con l’ingresso direttamente dalla parete rocciosa, alle falde della “Tète Carrè“.

A 3.462 m slm, a Punta Helbronner, sulla magnifica terrazza dei Ghiacciai, è possibile visitare la Mostra Permanente di Cristalli del Monte Bianco e tra i 150 minerali esposti, si possono ammirare le più particolari varietà di quarzi di rocca, di morioni ialini e fumé; le vesuviane ed i granati rinvenuti presso Châtillon, i minerali delle antiche miniere, tra i quali i campioni di oro nativo di Brusson e di violano di Saint Marcel, unica località di ritrovamento al mondo. Alcuni anni fa, sul ghiacciaio del Miage, è stato fatto un ritrovamento di bellissime druse di cristalli.

Altri minerali

La conoscenza che Jacques Balmat aveva del massiccio, era dovuta anche al fatto che lui stesso era un cercatore di cristalli, (oltre che un cacciatore di camosci), e se il quarzo e la fluorite sono i minerali sovrani del Monte Bianco, se ne possono naturalmente trovare molti altri ancora, tra cui:

Cristalli del Monte Bianco.

Cristalli del Monte Bianco.

  • – l’ Adularia (KAlSi3O8);
  • – l’ Ankerite (Ca(Fe++,Mg,Mn)(CO3)2);
  • – il Berillo (Be3Al2Si6O18);
  • – la Calcite (CaCO3);
  • – la Dolomite (MgCa(CO3)2);
  • – l’ Ematite (Fe2O3);
  • – la Fluorapatite (Ca5(PO4)3F);
  • – la Galena (PbS);
  • – la Siderite (FeCO3);
  • – il Titanite (CaTiSiO5);
  • – l’ Epidoto {(Ca2(Fe+++,Al)3(SiO4)3(OH)};

Storia

Le disparità cartografiche

Per approfondire, vedi la voce Storia della frontiera sul Monte Bianco.
Gli italiani hanno sempre saputo che il Monte Bianco (4.810m) è la montagna più alta della loro nazione

Gli italiani hanno sempre saputo che il Monte Bianco (4.810m) è la montagna più alta della loro nazione

Frontespizio della carta topografica del cap. J.J. Mieulet, 1865: è dovuta a questa carta topografica la nascita delle future disparità cartografiche

Frontespizio della carta topografica del cap. J.J. Mieulet, 1865: è dovuta a questa carta topografica la nascita delle future disparità cartografiche

Le carte geografiche dell’I.G.N – (Institut geographique National de France) mostrano la vetta del Monte Bianco interamente in territorio francese, in netto contrasto con le carte geografiche dell’I.G.M – (Istituto Geografico Militare di Firenze), nelle quali il confine tra i due Stati passa esattamente sulla cima.

Un accordo bilaterale concluso nel 1861, tutt’ora legalmente valido tra i due Stati, indica inequivocabilmente la cima frontaliera. Su dei rilievi effettuati da un cartografo dell’esercito, il capitano J.J. Mieulet, nel 1865 venne pubblicata in Francia una carta topografica che inglobava la vetta del Monte Bianco interamente in territorio francese, dando in questo modo origine alle tanto discusse differenze cartografiche. Secondo gli autori di un libro apparso anni fa nelle librerie italiane e francesi, la carta topografica del 1865 è un clamoroso falso storico senza alcun valore giuridico, in contrasto con gli accordi sottoscritti tra i due Stati sin dal 1861.[5]

Nel 2002 i due enti cartografici menzionati, i rispettivi Club Alpini, le regioni frontaliere e gli Stati interessati, hanno pubblicato una carta topografica condivisa. Questa nuova carta, parte del progetto Alpi senza frontiere, fa un passo avanti rispetto alle vecchie carte, ma manca ancora di chiarezza sulle vette contese e le crocette che segnano i confini, appaiono volutamente distanziate, anche se le differenze con la carta “I.G.N. top 25” del 1998 sono evidenti.

I disastri aerei

Sul versante italiano del Monte Bianco, appena sotto la cima, dove si origina il Ghiacciaio del Monte Bianco, tra le Rochers de la Tournette ed il Monte Bianco di Courmayeur, due aerei della compagnia Air India si schiantarono tragicamente a distanza di sedici anni uno dall’altro.

Il Malabar Princess

Un quadrimotore Lockheed Constellation

Un quadrimotore Lockheed Constellation

Il 3 novembre 1950, il Malabar Princess, un quadrimotore Lockheed Constellation, operante sulla linea Bombay – Londra, si apprestava ad iniziare la discesa verso Ginevra dove era prevista una sosta intermedia.

L’aereo era pilotato dall’esperto comandante inglese Alain Saint che ben conosceva la rotta. L’ultimo contatto radio avvenne alle h 10:43, quando la torre di controllo di Grenoble ricevette una comunicazione del comandante che riferì di trovarsi sulla verticale di Voiron a 4.700 m di quota. Da allora in poi si persero i contatti.

Le pessime condizioni meteorologiche rallentarono le ricerche ed il 5 novembre, con il miglioramento del tempo, un aereo svizzero avvistò i rottami sparsi dappertutto sui due lati della frontiera. Non si salvò nessuno dei 48 passeggeri (40 + 8 componenti l’equipaggio). Le esatte cause non furono mai accertate. L’aereo si schiantò appena sotto la cima del Monte Bianco: 30 metri più in alto e si sarebbe salvato.

Il Kangchenjunga

Per una tragica coincidenza, il 24 gennaio 1966, la stessa sorte fu riservata al Boing 707 Kangchenjunga, in volo sulla tratta Bombay – NewYork con scali intermedi a Beirut, Ginevra e Londra.

L’aereo, seguito dai radar di Milano mentre si apprestava a sorvolare il Monte Bianco, improvvisamente scomparve dagli schermi. Tramite elicotteri, i soccorritori raggiunsero rapidamente il luogo del disastro. Dei 117 passeggeri non si salvò nessuno.

Tra le vittime si trovava il fisico nucleare Homi Jehangir Bhabha, padre dell’atomica indiana.

Nel suo cargo, l’aereo trasportava 200 scimmie destinate ad un laboratorio medico. Secondo le testimonianze dei soccorritori, alcune sopravissero allo schianto.

Date da ricordare

Le guglie di Chamonix. I primi tentativi di raggiungere la vetta del Monte Bianco ebbero inizio nel 1741 - con gli inglesi Pococke e Windham: salendo da Chamonix, raggiunsero il ghiacciaio che denominarono mer de Glace.

Le guglie di Chamonix. I primi tentativi di raggiungere la vetta del Monte Bianco ebbero inizio nel 1741 – con gli inglesi Pococke e Windham: salendo da Chamonix, raggiunsero il ghiacciaio che denominarono mer de Glace.

  • 8 agosto 1786: il medico Gabriel Michel Paccard, e il cercatore di cristalli Jacques Balmat, sono i primi a raggiungere la vetta del Monte Bianco.
  • 14 luglio 1808: Marie Paradis è la prima donna a raggiungere la cima del Monte Bianco.
  • 6 agosto 1864: il geologo torinese Felice Giordano effettua la prima scalata del Monte Bianco dal versante italiano.
  • 5 gennaio 1888: Quintino Sella, sul più ripido versante italiano, scala per primo il Monte Bianco durante il periodo invernale.
  • 1890: ad Achille Ratti – il futuro Papa Pio XI – va il merito di aver tracciato la prima via normale dal versante italiano.
  • 1929: à Marguette Bouvier si deve la prima discesa del Monte Bianco con gli sci, fatta da una donna.
  • 1955: Jean Moine è il primo pilota ad atterrare sulla cima con un elicottero (un Bell 47 G).
  • 23 giugno 1960: l’aviatore Henri Giraud atterra sulla cima del Monte Bianco su una “pista” lunga appena 30 m .
  • 16 luglio 1965: viene inaugurato il Traforo del Monte Bianco
  • 3 novembre 1950: un aereo della compagnia Air India, il Malabar Princess, sulla rotta Bombay – New York, si schianta sul massiccio del Monte Bianco. Non ci sarà nessun sopravvissuto tra i 48 passeggeri. Sedici anni dopo, il 24 gennaio 1966, un Boeing 707 – sempre della conpagnia Air India – precipita sullo stesso luogo: i morti saranno 117.
  • 1973: il primo decollo dalla vetta in deltaplano fu fatta da Rudy Kishazy.
  • 1982: il primo decollo in parapendio fu effettuato da Roger Fillon.
  • 1986: Tony Bernos è il primo ad atterrare con un paracadute sulla vetta ed è l’autore della prima discesa dal Monte Bianco su surf da neve.
  • 24 marzo 1999: un camion si incendia dentro il Tunnel, nel rogo morirono 39 automobilisti.

Economia e infrastrutture

Turismo

Sin dai secoli passati, il richiamo generato dalle bellezze incontaminate delle valli e delle montagne che circondano il Monte Bianco è sempre stato notevole. Le sue panoramiche pendici sono considerate uno dei luoghi in cui il turismo stesso è nato. Dapprima quello invernale e poi in seguito anche quello estivo, come diretta conseguenza dell’inattesa corsa – durante il 1700 ed il 1800 – alla conquista delle impervie ed inviolate vette dell’intero massiccio.

Le città di Courmayeur e Chamonix divennero rinomati luoghi di villeggiatura, frequentati da nobili, scienziati e dai primi alpinisti, prima ancora che il turismo stesso diventasse un fenomeno di massa. I primi alpinisti, con una inadeguata attrezzatura e senza preparazione, molte spesso erano vittime di incidenti anche mortali.

Alla gente del posto, che ben conosceva quei luoghi, venne sempre più richiesto di fare da guide attraverso le montagne e ben presto, quelle più esperte, furono richiestissime e si organizzarono in società. Tra queste, quelle più importanti furono:

  • La compagnia delle guide alpine di Chamonix, nata il 24 luglio 1821 e poi, il 9 maggio 1823, tramite un manifesto della Camera dei Deputati di Torino, il re di Sardegna, Carlo Felice, ne rendeva ufficiale la sua creazione.
  • La società delle guide alpine di Courmayeur, nata nel 1850, e che vanta il primato di essere la prima grande società di guide alpine d’Italia e la seconda nel mondo, dopo quella di Chamonix. La loro storica sede divenne nel 1929 un museo, il Museo Duca degli Abruzzi, che raccoglie al suo interno importanti cimeli provenienti dalle epiche spedizioni non solo nel massiccio del Monte Bianco, ma anche in Tibet, nell’ Himalaya, in Africa, in India, Tra le tante curiosità, si possono osservare anche gli stivali che la regina Margherita indossò nella spedizione allo Spitzemberg nel 1904. Esperte e richiestissime, le guide si distinsero durante i primi tentativi effettuati per raggiungere la vetta del monte Bianco partendo da Courmayeur, ma anche durante le mitiche scalate sul Cervino, dove furono protagoniste con Jean-Antoine Carrel e Joseph Maquignaz.

La protezione del Monte Bianco

Stella Alpina

Stella Alpina

Il sito del Massiccio del Monte Bianco è stato proposto presso l’Unesco per essere classificato come patrimonio mondiale dell’umanità in quanto “sito eccezionale ed unico al mondo“, luogo di nascita e simbolo dell’alpinismo.

Il Monte Bianco è uno dei luoghi turistici più visitati delle Alpi. L’afflusso di così tante persone, benché costituisca una ricchezza, è di per se un pericolo per l’ambiente.

L’associazione Pro-Mont Blanc ha pubblicato un libro nel 2002, intitolato Le versant noir du mont Blanc che espone i problemi attuali e futuri, problemi da risolvere urgentemente per salvaguardare e trasmettere alle generazioni future uno dei posti, considerato da tanti, tra i più belli del pianeta.

Il traforo del Monte Bianco

Per approfondire, vedi la voce Traforo del Monte Bianco.

Il traforo del Monte Bianco è un tunnel autostradale che collega Courmayeur-Mont-Blanc in Valle d’Aosta (Italia) a Chamonix-Mont-Blanc in Savoia (Francia). È stato costruito congiuntamente tra Italia e Francia; i lavori di costruzione ebbero inizio nel 1957 e terminarono nel 1965, l’anno dell’apertura. È costituito da una galleria unica a doppio senso di circolazione e costituisce una delle maggiori vie di trasporto transalpino.

La sua lunghezza è di 11,6 km e la parte più lunga rimane in territorio francese: 7.640 m, con 3.960 m in Italia. L’altitudine è di 1.381 m sul versante italiano, ai piedi del ghiacciaio della Brenva, mentre raggiunge a metà galleria i 1.395 m, per scendere poi ai 1.271 m sul versante francese, ai piedi del ghiacciaio dei Bossons.

Ingresso al traforo dal comune di Courmayeur-Mont-Blanc

Ingresso al traforo dal comune di Courmayeur-Mont-Blanc

Il piano stradale del tunnel non è orizzontale, ma di forma concava per facilitare il deflusso dell’acqua. Rispetto alla frontiera, il traforo passa esattamente sotto la verticale (l’aplomb) de l’ Aiguille du Midi, dove lo spessore di copertura granitica raggiunge i 2.480 m, misura record per le gallerie autostradali e ferroviarie.

La sua altezza è di 4,35 m e la sua larghezza di 8 m (2×3,5 m per le corsie, e 2×0,5 m di passaggio laterale). Il raddoppio del tunnel, già progettato, non è mai stato realizzato per l’opposizione degli abitanti delle valli interessate, preoccupati per un eccessivo aumento della circolazione dei camion e del conseguente inquinamento.

Il traforo è stato inaugurato il 19 luglio 1965 e la sua gestione, su base paritetica, è divisa tra due società concessionarie: l’italiana S.I.T.M.B (Società italiana per il Traforo del Monte Bianco), creata il 1 settembre 1957 e la francese A.T.M.B (Autoroutes et tunnels du Mont-Blanc), creata il 30 aprile 1958. È rimasto per lungo tempo il traforo autostradale più lungo al mondo. Dal 1965 al 2004, vi hanno transitato 45 milioni di veicoli con una media giornaliera di 17.745.

I laboratori del Monte Bianco

Per approfondire, vedi la voce Osservatorio del Monte Bianco.
La vetta del Monte Bianco vista dall' Osservatorio Vallot. Il laboratorio fu costruito nel 1891 a quota 4350 m, a circa 300 m dalla cima

La vetta del Monte Bianco vista dall’ Osservatorio Vallot. Il laboratorio fu costruito nel 1891 a quota 4350 m, a circa 300 m dalla cima

Un altro aspetto meno conosciuto del traforo del Monte Bianco è quello di studio e di ricerca, al suo interno infatti si trovano dei laboratori di ricerca molto importanti tra i quali: l’Istituto di cosmo-geofisica del CNR (Centro Nazionale Ricerche) di Torino che lavora in collaborazione con l’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) di Frascati (Roma) e l’Università di Milano.
Conducono ricerche sui raggi cosmici e sono serviti da prototipo per altri due famosi laboratori: quello sotto il Gran Sasso, negli Appennini centrali, costruito successivamente, ed il laboratorio gestito dal CERN di Ginevra che studia le particelle elementari.

In passato si cercò di costruirne anche sulla cima. Nel 1891, lo scienziato francese Pierre Janssen, si adoperò per costruire un centro di osservazione sulla vetta, nella speranza di effettuare in modo ottimale misure e ricerche sullo spettro solare. Purtroppo, la mancanza di fondamenta solide e i movimenti continui del ghiaccio sulla calotta sommitale, indussero nel 1906 gli scienziati ad abbandonarlo, essendo divenuto pericolante.

Sempre nel 1891, sul versante francese, a quota 4.350 m, il botanico e meteorologo Joseph Vallot, costruì uno chalet laboratorio a vocazione pluridisciplinare, tra le quali l’astronomia: l’Osservatorio Vallot.

La Funivia dei Ghiacciai

Per approfondire, vedi la voce Funivia dei Ghiacciai.
La funivia dei Ghiacciai è ancor oggi una delle più spettacolari mai costruite: è considerata da alcuni come l'

La funivia dei Ghiacciai è ancor oggi una delle più spettacolari mai costruite: è considerata da alcuni come l'”ottava meraviglia del mondo“.

A La Palud, nelle vicinanze di Courmayeur, ha inizio lo spettacolare percorso della funivia del Monte Bianco. In poco meno di un’ora si può raggiungere Chamonix, in Francia, scavalcando completamente la catena delle Alpi.

Concepita inizialmente per scopi prevalentemente militari, venne inaugurata nell’estate del 1947 ed è suddivisa in sei diversi tronconi: da La Palud si raggiunge il Pavillon di Monte Frety a quota 2.175 m; si prosegue poi per arrivare al rifugio Torino presso il Colle del Gigante a quota 3.330 m, (quasi duemila metri in undici minuti); si continua dal Colle del Gigante fino a Punta Helbronner a quota 3.462 m, dove, su una magnifica terrazza, si può godere di una vista spettacolare su tutto l’arco alpino: dalla cima del Monte Bianco al Dente del Gigante, ai celebri “4.000” d’Europa come il Cervino, il Monte Rosa, la Grivola, il Gran Paradiso.

Continuando da Punta Helbronner si prosegue verso l’Aiguille du Midi, il punto più alto a quota 3.842 m; dall’Aiguille du Midi è possibile scendere al Plan de L’Aiguille, a 2.137 m, per arrivare infine a Chamonix.

La funivia è stata ultimata negli anni sessanta, ed è tuttora una delle più spettacolari al mondo. Presenta alcune soluzioni tecniche uniche, come il pilone sospeso,[6] ed offre la possibilità di ammirare un panorama incredibile.

Il Monte Bianco nelle opere culturali

Cinema e televisione

  • La Terre, son visage, è un documentario di Jean-Luc Prévost, trasmesso dalla televione francese e realizzato nel 1984 con Haroun Tazieff
  • Il Film Premier de cordée (1944) : Pierre Servettaz, un giovane aspirante guida, nonostante un incidente che sconvolge i suoi progetti e la sua carriera, riesce, tra tante difficoltà a raggiungere i suoi obittivi.
  • Il film Malabar Princess che racconta del tragico incidente aereo avvenuto nel 1950 sulla cima del Monte Bianco.
  • La serie tv Premier de cordée (1988), trasmessa dalla televisione francese.
  • Stürme über dem Mont Blanc (Tempesta sul Monte Bianco, 1930) film con Leni Riefenstahl e diretto da Arnold Fanck.

Nella letteratura

  • Premier de cordée di Roger Frison-Roche
  • Frankenstein di Mary Shelley
  • Point Blanc di Anthony Horowitz
  • Kordian di Juliusz Słowacki

Immagini del Monte Bianco

Per approfondire, vedi la voce Galleria immagini del Monte Bianco.

Voci correlate

  • Osservatorio del Monte Bianco
  • Storia della frontiera sul Monte Bianco
  • Traforo del Monte Bianco
  • Funivia dei Ghiacciai
  • Alpinismo

Bibliografia

  • Luciano Ratto – Michel Gabriel Paccard, un “quasi torinese” per primo sulla vetta del Bianco, su Scàndere, annuario 1997/99 della Sezione di Torino del C.A.I.
  • Stefano Ardito – Intorno al Monte Bianco – Zanichelli – Bologna
  • Luca Zavatta – Le Valli del Monte Bianco – Guide dell’Escursionista – Escursionista editore.
  • Walter Bonatti – Magia del Monte Bianco – Appiano Gentile Baldini, 1988
  • Courmayeur e il Monte Bianco – Montagne d’Italia
  • M. Bocca, I. Grimond, L. Ramires – Fauna delle Alpi, 1996
  • Lorenzino Cosson – I colori del Monte Bianco – Torino – Museo Montagna, 1995
  • Philippe Joutard – L’invenzione del Monte Bianco – Torino – Einaudi, 1993
  • Augusta Vittoria Ceruti – Cartographie et frontières des Alpes Occidentales – Aosta – Musumeci, 1988
  • Immagini e immaginario della montagna 1740 – 1840. – Torino – Museo Montagna, 1989
  • Ippolito Ostellino – I giardini botanici delle Alpi Occidentali – Cuneo – L’Arciere, 1996
  • Luciano Ruggieri – Gli Uccelli del Monte Bianco, Edizioni Birdguide 2006

Altri progetti

  • Collabora a Commons Wikimedia Commons contiene file multimediali su Monte Bianco
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