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May 5, 2008

Wikipedia: Sicilia

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bussola Nota disambigua – Se stai cercando la provincia dell’Impero Romano, vedi Sicilia (provincia romana).

Coordinate: 37°38′33″N 14°11′34″E / 37.6425, 14.19278

Regione Siciliana
regione autonoma a statuto speciale

Sicilia - Bandiera
Sicilia - Stemma
Stato: bandiera Italia
Zona: Italia insulare
Capoluogo: Palermo
Superficie: 25.710 km²
Abitanti: 5.016.861 (31 dicembre 2006)
Densità: 195,1 ab./km²
Province: Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa, Trapani
Comuni: Elenco dei 390 comuni
Politica
Presidente: Raffaele Lombardo (Movimento per l’Autonomia)
(dal 2008)
Giunta: MPA,PDL,UDC
Consiglio
({{{seggi}}} seggi):
Ultime elezioni: 13 e 14 Aprile 2008
Prossime: 2013
Note:

Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale:Sicilia
« L’intera Sicilia è una dimensione fantastica. Come si fa a viverci senza immaginazione? »
(Leonardo Sciascia)
Immagine dal satellite durante l'eruzione dell'Etna nel 2002.

Immagine dal satellite durante l’eruzione dell’Etna nel 2002.

La Sicilia /siˈtʃilja/ è una regione autonoma a statuto speciale, facente parte dell’Italia insulare. Coi suoi 25.710 km²[1] è la regione più estesa d’Italia nonché, coi suoi 25.460 km², la più grande isola del Mar Mediterraneo.

È abitata da oltre 5 milioni di persone (demo.istat.it 31/12/2006), ed ha come capoluogo Palermo. È una delle mete turistiche più importanti d’Italia e nel Settecento era l’ultima tappa del Grand Tour, il viaggio che i giovani aristocratici inglesi compivano in Europa per istruirsi.

Storia

Per approfondire, vedi la voce Storia della Sicilia.
Il Tempio della Concordia ad Agrigento.

Il Tempio della Concordia ad Agrigento.

La storia della Sicilia è stata influenzata dai tanti ospiti che sono passati sul suo suolo. Grazie alla sua posizione geografica, proprio al centro del mar Mediterraneo, la Sicilia ha avuto un ruolo di una certa importanza negli eventi storici che hanno avuto come protagonisti i popoli del mare nostrum.

La Sicilia ha vissuto nella sua storia periodi nei quali assunse grande importanza nel contesto mediterraneo alternati a fasi anche di forte subalternità. Fu parte delle colonie della Magna Grecia e di Cartagine e cercò di diventare regno indipendente con Ducezio ed Euno (che si autoproclamarono re dei Siculi rispettivamente nel V e nel II secolo a.C.). Dal 405 a.C. fino alla conquista romana fu dominata dai sovrani siracusani. Dionisio I, preso il potere, regnò su tutto il territorio della Sicilia fino a Solunto estendendone l’influenza fino al golfo di Taranto e al territorio etrusco (Pyrgi, Cerveteri, isola d’Elba). Conquistata dai romani, divenne la prima provincia romana dell’impero come Sicilia, con la Lex Rupilia gli fu riconosciuta la diversa nazionalità ed una sorta di costituzione diversa da quella dei romani.

Passata dall’impero romano ai barbari e infine ai bizantini, fu il ventitreesimo thema dell’Impero Bizantino con il nome di Sikelia. Il capoluogo non ebbe mai sede fissa: si passò da Palermo, a Taormina, a Rometta, a Siracusa. Con gli arabi diventò il giardino “paradiso” del Mediterraneo, con i normanni nacque il primo parlamento d’Europa e con gli svevi furono gettate le fondamenta di una Stato amministrato da una organizzazione centrale e basato su leggi adatte.

Dopo la Guerra del Vespro con la aragonese con la creazione del Regno di Trinacria, poi Regno di Sicilia), che poi però si ridusse in un vicereame e infine ritornò ad essere il Regno di Sicilia fino al 1789. Il capoluogo fu sempre Palermo, ad eccezione di un decennio nel Quattrocento, quando la corte si stabilì a Catania.

Dalla Rivoluzione Francese all’Unità d’Italia: nel 1815 la corona di Sicilia fu unita a quella di Napoli nel Regno delle Due Sicilie. La Sicilia fu così divisa, come avevano secoli prima fatto per prima gli arabi, in tre reali dominii al di là del Faro: Val di Noto, Val Demone e Val di Mazara. Nel 1848 la Sicilia caccia i Borboni e dichiara l’indipendenza da ogni altro regno.

Con l’arrivo di Giuseppe Garibaldi e l’annessione al Regno del Piemonte, la Sicilia divenne una delle regioni italiane, ottenendo, dopo la Guerra Civile per lIndipendenza del 1943-45, la Statuto Speciale nel 1946.

L’avvicendarsi di ospiti molteplici con le loro civiltà ha arricchito la Sicilia di insediamenti urbani, di monumenti e di vestigia del passato che fanno dell’isola uno dei luoghi privilegiati dove la storia può essere rivissuta attraverso le immagini dei segni che il tempo non ha scalfito e ha tramandato sino ai nostri giorni.

Geografia

La Sicilia è l’isola più grande del mar Mediterraneo. A nord si affaccia sul mar Tirreno, a est è divisa dall’Italia dallo stretto di Messina ed è bagnata dal mar Ionio, a sud-ovest è divisa dall’Africa dal canale di Sicilia.

La Sicilia ha una forma “triangolare” i cui vertici sono: Capo Peloro (o Punta del Faro) a Messina, al vertice nord-orientale, Capo Boeo (o Lilibeo) a Marsala, al vertice nord-occidentale, Capo Passero a Portopalo, al vertice sud.

Geologia

L'eruzione di Stromboli nel 1980.

L’eruzione di Stromboli nel 1980.

Geologicamente, il versante nord appartiene alla stessa placca tettonica della penisola italiana (la placca eurasiatica), mentre per il versante sud la placca di appartenenza è quella africana; lo scorrimento della placca africana che si immerge sotto quella euroasiatica ha determinato la creazione dei rilievi montuosi della regione, nonché la presenza di frequenti attività sismiche sia di origine tettonica che vulcanica.

Tra 5,96 e 5,3 milioni di anni, durante il Messiniano (ultima fase del periodo Miocene), il Mediterraneo rimase isolato dall’oceano Atlantico probabilmente a causa di un aumento dell’attività tettonica. Ciò portò alla crisi di salinità: il mar Mediterraneo iniziò ad evaporare più velocemente e la concentrazione del sale aumentò. Carbonati e solfati vennero depositati in grandi quantità sui fondali e ne è rimasta traccia a lungo nelle miniere di salgemma e gesso che si possono trovare tuttora nelle province di Agrigento, Caltanissetta ed Enna[2].

Un fenomeno geologico peculiare è il vulcanesimo sedimentario delle Macalube, in provincia di Agrigento. Questo raro fenomeno ha creato la cosiddetta collina dei Vulcanelli, un’area brulla, di colore dal biancastro al grigio scuro, popolata da una serie di vulcanelli di fango, alti intorno al metro. Il fenomeno è legato alla presenza di terreni argillosi poco consistenti, intercalati da livelli di acqua salmastra, che sovrastano bolle di gas metano sottoposto ad una certa pressione. Il gas, attraverso discontinuità del terreno, affiora in superficie, trascinando con sé sedimenti argillosi ed acqua, che danno luogo ad un cono di fango, la cui sommità è del tutto simile ad un cratere vulcanico. Il fenomeno assume talora carattere esplosivo, con espulsione di materiale argilloso misto a gas ed acqua scagliato a notevole altezza.[3]

Vulcani

A causa della sua posizione, a cavallo delle due importanti placche tettoniche, la regione e le isole circostanti sono interessate da un’intensa attività vulcanica. I vulcani più importanti sono: Etna, Stromboli e Vulcano. Essi hanno la singolarità di appartenere a tre tipologie differenti: eruzioni di lave basaltiche intervallate a periodi di calma il primo; eruzioni continue, e fontane di lava, il secondo, le cui caratteristiche sono state prese come modello tipologico dagli scienziati del settore, che hanno coniato il termine Tipo stromboliano per designare le attività similari dei vulcani terrestri; infine di tipo esplosivo o pliniano il terzo, caratterizzato da lunghi periodi di apparente calma ed eruzioni violente.

Infine si ricorda l’attività eruttiva che nell’Ottocento, nella zona del canale di Sicilia oggi denominata banco di Graham, ha portato alla nascita dell’effimera isola Ferdinandea.

Isole

Panorama di Alicudi e Filicudi.

Panorama di Alicudi e Filicudi.

Il territorio della Sicilia comprende anche diverse isole minori, quali l’arcipelago delle Eolie o Lipari e Ustica a nord, e quello delle Egadi ad ovest nonché, a sud, le isole di Pantelleria, Lampedusa, Linosa, e altre minori.

L’arcipelago di cui fa parte anche l’isola di Malta è geograficamente (ma non politicamente) parte integrante della Sicilia. Malta, peraltro, è stata unita politicamente alla Sicilia fino al 1798, quando fu occupata (per circa due anni) da Napoleone Bonaparte.

Le Isole Pelagie, invece, sono geograficamente legate alla Tunisia, ma politicamente fanno parte della provincia di Agrigento.

Rilievi

Il versante orientale dell'Etna.

Il versante orientale dell’Etna.

È una regione prevalentemente collinare (per il 61,4% del territorio), mentre per il 24,5% è montuosa e per il restante 14,1% è pianeggiante (la pianura più grande è quella di Catania). Il rilievo è vario e, mentre nella Sicilia orientale si può riconoscere nei monti Peloritani, Nebrodi e Madonie l’ideale continuazione dell’Appennino calabro, la Sicilia centrale e occidentale ospitano massicci isolati. Si trova nelle Madonie la seconda vetta più alta dell’isola: il pizzo Carbonara (1979 metri).

Al centro della Sicilia infatti vi sono i monti Erei su cui si trova, a 948 metri di altezza, la città di Enna; mentre nella fascia sud-orientale tra la provincia ragusana e quella siracusana troviamo i monti Iblei. Ad ovest sorgono altri monti dall’altezza variabile, come i Sicani, la cui cima più alta è il monte Cammarata di 1.578 metri, e i monti che circondano la Conca d’Oro, la pianura dove, affacciata sul mare, si stende Palermo, città capoluogo di questa regione.

Ad est si erge, visibile dallo Stretto di Messina, nonché dalla cima calabrese dell’Aspromonte, la cima innevata dell’Etna, alto 3.323 metri. Con le sue frequenti eruzioni, l’Etna ha ricoperto il territorio circostante della sua lava nera. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, però, la vicina piana di Catania, una delle province della regione, che sorge lungo il litorale, non è di origine vulcanica, bensì di origine alluvionale, essendo stata creata dai detriti trasportati nei secoli dal fiume Simeto.

Coste

Il fiume Alcantara in piena.

Il fiume Alcantara in piena.

Di forma triangolare, la Sicilia ebbe nell’antichità il nome di Trinacria e Triquetra. Le coste settentrionali, alte e rocciose, si aprono sul Mar Tirreno con frequenti ed ampie insenature, come i golfi di Castellammare del Golfo, di Palermo, di Termini Imerese, di Patti, di Milazzo e molti altri minori che ospitano ampie spiagge coperte di finissima sabbia.

Ad est la costa ionica è più varia; strette spiagge di ghiaia fin quasi a Taormina e fra la foce del fiume Alcantara e Riposto; frastagliata verso sud, con insenature e baie come quella di Giardini Naxos; laviche come ad Acireale, e di aspre scogliere basaltiche fino a Catania. L’ampio golfo di Catania presenta una spiaggia di sabbia dorata ma al suo termine la costa riprende ad essere rocciosa con una serie di fiordi tra cui quello di Brucoli. Quindi l’ampia baia di Augusta, che ospita il più grande porto commerciale della Sicilia, e il golfo di Siracusa nel quale la costa riprende ad essere sabbiosa fino quasi a Capo Passero. Il litorale meridionale – di fronte all’Africa – è generalmente sabbioso ed uniforme nella parte centrale e più vario nel ragusano e nel tratto agrigentino e trapanese.

Fiumi e laghi

I fiumi siciliani sono tutti di portata ed estensione limitate. Quelli appenninici a nord vengono chiamati fiumare, e sono a carattere torrentizio in quanto d’estate sono quasi perennemente in secca. Gli unici corsi d’acqua che raggiungono delle dimensioni apprezzabili sono l’Imera Meridionale, il più lungo dell’isola, e il Simeto, quello con il bacino idrografico più ampio. Sfociano nel Mar Ionio il Simeto, l’Alcantara, il Ciane e l’Anapo, nel Mar Tirreno l’Imera Settentrionale e il Torto, mentre nel canale di Sicilia il Platani, l’Imera Meridionale (o Salso) e il Belice.

Per quanto riguarda i laghi naturali, fatto salvo il Lago di Pergusa, la Sicilia ne è praticamente priva essendo stato prosciugato, vari decenni fa, il Lago di Lentini. Il lago di Pergusa, di origine paleovulcanica, è celebre per gli antichissimi miti e leggende che lo riguardano e per la fauna e per la flora che lo circonda; tutt’intorno ad esso corre un autodromo, in passato sede di un Gran Premio di Formula 3000. Il lago è ormai a rischio di prosciugamento, non avendo immissari, a causa del costante prelievo di acqua per uso civile. La costruzione di dighe ha creato grandi invasi artificiali, come il lago dell’Ancipa e il lago Pozzillo (il maggiore dell’isola). Vanno ricordati anche il lago Arancio, il lago di Piana degli Albanesi e il lago di Ogliastro.

Clima

L'Etna innevato.

L’Etna innevato.

Il clima della Sicilia è mediterraneo, con estati calde e inverni miti. Sulla coste, soprattutto quella sud-occidentale, il clima risente maggiormente delle correnti africane e si verificano estati torride. Generalmente l’estate siciliana è calda e scarsamente piovosa ma secca e ventilata, soprattutto nelle zone interne dove gli indici di umidità sono bassissimi. Più umide, ma in genere non afose, le zone lungo le coste che inoltre sono beneficate anche del regime delle brezze e da una frequente ventilazione. Le zone interne, i rilievi del Tirreno e l’Etna sono le zone più fredde e nevose dell’isola. Sui rilievi più alti dell’isola (Etna, Madonie, Nebrodi) la neve cade abbondante.

Palermo è, tra le grandi-medie città costiere dell’isola, quella che più frequentemente può essere leggermente imbiancata da un breve strato di neve, Messina è la città costiera più piovosa dell’isola mentre Catania può registrare, grazie alla presenza della piana più grande dell’isola, le temperature più basse e più alte. Ragusa, Caltanissetta ed Enna sono imbiancate ogni inverno.

Le piogge sono più scarse nelle zone interne e lungo le coste meridionali mentre si presentano più abbondanti sulle coste tirreniche e soprattutto sul messinese e l’etneo. La neve sulle coste è rara e più frequente su quelle tirreniche. In casi eccezionali si sono verificate nevicate a Lampedusa (febbraio 1942 e lievemente nel febbraio 1956) e Pantelleria (gennaio 1905,febbraio 1956 e gennaio 1981 e lievemente nel marzo 1949,gennaio 1979 e gennaio 1999). La Sicilia orientale, dal messinese al siracusano, è spesso interessata da fenomeni alluvionali e violenti nubifragi. Il 17 ottobre del 1951 una stazione meteorologica vicino Lentini (tra Siracusa e Catania) registrò 702mm di pioggia, uno degli accumuli giornalieri più alti d’Italia. Quello stesso giorno una stazione di Catania totalizzò 499mm.

Soprattutto nelle stagioni intermedie non è raro che spiri lo scirocco, il vento proveniente dal Sahara, ma è in estate che questo vento può far schizzare le temperature minime sopra i 30° e le massime oltre i 45° (il record europeo di temperatura più alta è siciliano ed è detenuto dalla cittadina di Catenanuova dove il 10 agosto del 1999 si toccarono i 48,5°).

Secondo un luogo comune la piovosità siciliana è scarsa ma questo è vero solo in alcune aree più ristrette della regione come le coste meridionali e alcune zone interne in ombra pluviometrica. Il resto dell’isola ha una piovosità più o meno in media con le altre zone d’Italia e in molti casi anche sopra la media pluviometrica nazionale. Addirittura alcune zone dell’etneo sono tra le più piovose d’Italia con medie pluviometriche stimabili oltre i 1500mm. Il problema pluviometrico reale dell’isola è che nel periodo estivo le precipitazioni diventano scarse, in alcuni anni del tutto assenti e comunque la distribuzione delle piogge è estremamente irregolare nel tempo e nello spazio. Tale andamento pluviometrico si ripercuote sull’approvvigionamento idrico, che si rivela deficitaria in alcune province dove sono frequenti le crisi idriche. Questa tabella riassume i dati raccolti dalle tre stazioni meteorologiche presenti in Sicilia:[4]

Nome alt tma tme tmi prec gp
Enna 964 15,6 23,3 4 695 69
Messina 54 21,8 26,5 11,5 893 109
Trapani-Birgi 14 18,9 23,9 9,7 452 88
Nome = nome della stazione meteorologica; alt = altitudine sul livello del mare in metri; tma = temperatura media annua in °C; tme = temperatura media estiva in °C; tmi = temperatura media invernale in °C; prec = precipitazioni annue in millimetri; gp = numero dei giorni di pioggi in un anno.

Nella tabella sottostante sono riportati i valori medi che si registrano nella città di Palermo.

Mese Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Anno
Temperatura massima media (°C) 12 14 17 20 22 27 30 33 29 26 18 13 21,8
Temperatura minima media (°C) 9 10 12 13 15 18 20 23 21 18 14 10 15,2
Piogge (mm) 87 75 62 48 35 29 16 27 34 49 70 84 616

In Sicilia sono ubicate le seguenti stazioni meteorologiche, ufficialmente riconosciute dall’Organizzazione meteorologica mondiale, i cui dati si riferiscono alla media di riferimento climatico 1961-1990 convenzionalmente stabilita dalla medesima organizzazione mondiale:

  • Stazione meteorologica di Caltagirone
  • Stazione meteorologica di Catania Fontanarossa
  • Stazione meteorologica di Catania Sigonella
  • Stazione meteorologica di Cozzo Spadaro
  • Stazione meteorologica di Enna
  • Stazione meteorologica di Gela
  • Stazione meteorologica di Lampedusa
  • Stazione meteorologica di Messina
  • Stazione meteorologica di Palermo Boccadifalco
  • Stazione meteorologica di Palermo Punta Raisi
  • Stazione meteorologica di Pantelleria
  • Stazione meteorologica di Prizzi
  • Stazione meteorologica di Trapani Birgi
  • Stazione meteorologica di Ustica

Politica

Bandiera e stemma

Per approfondire, vedi la voce Bandiera siciliana.
La bandiera siciliana, comunemente chiamata Trinacria

La bandiera siciliana, comunemente chiamata Trinacria

La bandiera e lo stemma della Regione Siciliana presentano ambedue i colori giallo e rosso. La bandiera viene utilizzata, secondo la legge regionale n. 1 del 2000 della Regione Siciliana, in tutti gli edifici pubblici siciliani. Fece la sua prima apparizione nel 1282, in occasione dei Vespri Siciliani. L’ attuale bandiera però è diversa da quella dei Vespri, in quanto il giallo e il rosso, che rappresentano secondo alcuni studiosi rispettivamente le città di Corleone e di Palermo (le prime due a dare il via alla rivolta contro gli Angioini) e secondo altri la casa di Aragona, in origine erano invertiti e il triscele era privo delle spighe di grano.

Forma di governo

La Sicilia è una Regione a Statuto Speciale (art. 116 della Costituzione Italiana), dotata di ampia Autonomia speciale, sia politica che amministrativa e finanziaria. L’organo legislativo è composto dall’ Assemblea regionale siciliana, quello esecutivo dal Presidente della Regione e dalla Giunta di Governo, composta da 12 assessori regionali, che dal 2001 possono anche non essere deputati (così si chiamano, unici in Italia secondo la Consulta, i consiglieri regionali in Sicilia).

Il Palazzo dei Normanni, sede dell'A.R.S.

Il Palazzo dei Normanni, sede dell’A.R.S.

Per approfondire, vedi la voce Autonomia speciale.

Lo statuto speciale siciliano, emanato da Re Umberto II il 15 maggio 1946 (quindi precedente alla Costituzione della Repubblica italiana, che lo ha recepito per intero con la legge costituzionale n. 2 del 1948), diede vita alla Regione Autonoma Siciliana prima ancora della nascita della Repubblica Italiana. Esso fu originato da un accordo di origine pattizia (assimilabile, secondo alcuni, ad un trattato fra due entità paritetiche) fra lo Stato Italiano ed la Sicilia, rappresentata dalla Consulta per la Sicilia, in cui erano rappresentate le categorie, i partiti e i ceti produttivi dell’Isola, e che materialmente formulò lo Statuto. L’Autonomismo fu un modo per svuotare il movimento separatista, guidato dal Movimento Indipendentista Siciliano, che all’indomani dello sbarco alleato era uscito dalla clandestinità in cui era stato sotto il periodo fascista, chiedendo l’affrancamento della Sicilia dallo Stato Italiano, e che ebbe anche un’organizzazione paramilitare, l’E.V.I.S. (Esercito Volontario per la Indipendenza Siciliana) guidato da Antonio Canepa. Svanì quasi subito invece l’idea che la Sicilia divenisse uno stato federato agli Stati Uniti d’America. Quando gli Stati Uniti riuscirono a bloccare la minaccia di Mosca e di Tito sul Nord-Est dell’Italia, questi abbandonarono a se stessi l’E.V.I.S. e Giuliano: al M.I.S. non restò altro che partecipare nel 1948 alle elezioni politiche per il Parlamento Nazionale, dove ottenne alcuni seggi (Andrea Finocchiaro Aprile, Attilio Castrogiovanni), e nove al Parlamento regionale nel 1947, mentre molti “capibastione” messi dopo il luglio 1943 al comando dei paesi dalle truppe alleate, si infiltrarono nei ricostituiti partiti italiani.

La storia politica di sessant’anni di autonomia speciale in Sicilia, e dei suoi governi, ha vissuto momenti di vivacità, che hanno portato a definire la politica siciliana una sorta di “Laboratorio politico“, e altri più bui.

Dal 2001 il presidente della Regione non è più eletto dall’Assemblea Regionale Siciliana, ma direttamente dei cittadini. Il presidente del 57° governo della Regione, eletto il 14 aprile 2008 è Raffaele Lombardo, leader di un partito autonomista, l’MPA.

Per approfondire, vedi la voce Presidenti della Sicilia.

L’A.R.S. (Assemblea Regionale Siciliana) è l’organo legislativo della Regione Siciliana eletta per la prima volta nel 1947. È composta da novanta deputati eletti a suffragio universale diretto. Ha sede a Palermo, nel Palazzo dei Normanni. Il parlamento siciliano fu creato per la prima volta nel 1130 da Ruggero II di Sicilia ed è il più antico d’Europa. Anche il presidente della regione è eletto a suffragio universale diretto.

Per approfondire, vedi la voce Assemblea Regionale Siciliana.

Lo Statuto speciale

Grazie allo Statuto autonomistico, la Regione ha competenza esclusiva, (cioè le leggi statali non hanno vigore nell’isola) su una serie di materie, tra cui beni culturali, agricoltura, pesca, enti locali, territorio, turismo, polizia forestale. Ogni modifica allo Statuto, trattandosi di legge costituzionale, è sottoposta alla cosiddetta procedura aggravata, cioè a una doppia approvazione, a maggioranza qualificata, da parte delle Camere.

Per quanto riguarda la materia fiscale, la totalità delle imposte riscosse in Sicilia dovrebbe rimanere, infatti, sul territorio e ogni anno lo Stato Italiano sarebbe tenuto a fornire un ammontare da stabilirsi, con piano quinquennale, di denaro pubblico proveniente dalle altre Regioni per finanziare la Sicilia, così come stabilito dall’art. 38 dello Statuto della Regione Siciliana, articolo, come quelli di tutta la parte economica-finanziaria, ancora oggi non applicato, tant’è che vi è un conflitto istituzionale perenne fra Stato e Regione Siciliana. L’Italia, ancora oggi, conferisce ogni anno solo una anticipazione forfettaria, per cui la Regione Siciliana vanta da decenni crediti mai saldati dalla Nazione.

  • 1. Lo Stato verserà annualmente alla Regione, a titolo di solidarietà nazionale, una somma da impiegarsi, in base ad un piano economico, nella esecuzione di lavori pubblici.
  • 2. Questa somma tenderà a bilanciare il minore ammontare dei redditi di lavoro nella Regione in confronto della media nazionale.
  • 3. Si procederà ad una revisione quinquennale della detta assegnazione con riferimento alle variazioni dei dati assunti per il precedente computo.

Altro aspetto importante è contenuto nell’Art 37 dello Statuto della Regione Siciliana

  • 1. Per le imprese industriali e commerciali, che hanno la sede centrale fuori del territorio della Regione, ma che in essa hanno stabilimenti ed impianti, nell’accertamento dei redditi viene determinata la quota del reddito da attribuire agli stabilimenti ed impianti medesimi.
  • 2. L’imposta, relativa a detta quota, compete alla Regione ed è riscossa dagli organi di riscossione della medesima. (Anche questo articolo non è stato sinora attuato ed inoltre le tasse dei siciliani confluiscono nella Tesoreria Unica Nazionale e solo una parte di esse viene poi ristornata alla Regione Siciliana. Vi è , quindi, ancora un conflitto costante per la parte finanziaria fra Stato e Regione per la mancata applicazione dello Statuto Siciliano dopo tanti decenni. Allo Stato attuale, alla Sicilia che produce 90% di tutto il petrolio italiano con i suoi pozzi e le sue raffinerie, non rimane nulla in quanto le Industrie petrolifere hanno sede legale a Milano e pur estraendo in Sicilia, pagano le tasse in Lombardia. Solo dal 2008, in base ad un recente accordo fra Regione Siciliana e Stato dovrebbe avere attuazione questo articolo.

Indipendentismo e Autonomismo

Per approfondire, vedi la voce Indipendentismo siciliano.

Da premettere che proprio per il suo status di isola e per la sua posizione geografica nel Mediterraneo la Sicilia ha sempre goduto, seppur formalmente, di una discreta autonomia. Invece, le origini di un movimento indipendentista moderno in Sicilia sono da ricercare nelle rivolte separatiste del 1820 e nella Rivoluzione indipendentista siciliana del 1848. La data di nascita di un sentimento indipendentista spontaneo (nell’epoca contemporanea), all’interno dello Stato Italiano, può essere considerata il 16 settembre 1866, in cui il popolo siciliano si ribellò, in maniera più o meno violenta, alla dominazione del neonato Regno d’Italia. Quella rivolta fu chiamata del “sette e mezzo”, quanti furono i giorni che durò. La ribellione infiammò tutta Palermo, la quasi totalità delle città siciliane e comprendeva molte fazioni politiche nate durante il Risorgimento (repubblicani, filo-clericali, filo-borbonici). Tale rivolta fu sedata violentemente dall’Esercito Italiano e ogni intento di ribellione in nome di una nazione siciliana fu continuamente represso fino alla quasi totale scomparsa del movimento. Nel Primo dopoguerra il sentimento sicilianista rinacque e si rispense con l’avvento del fascismo, dopodiché con lo Sbarco degli Alleati assunse nuovo vigore il separatismo, si costituirono il MIS (guidato dalla figura carismatica di Andrea Finocchiaro Aprile), che alla fine della Seconda guerra mondiale vantava più di cinquecentomila iscritti, l’E.V.I.S. il suo braccio militare, (capeggiato prima da Canepa e poi da Giuliano) e altri movimenti minori. Dopo la fallita indipendenza e il compromesso autonomista raggiunto con la nuova Repubblica Italiana, l’indipendentismo siciliano andò sempre più scemando e i consensi elettorali nei confronti dei partiti separatisti furono sempre più bassi, e solo alle elezioni del 1947 per l’Assemblea regionale siciliana il MIS ottenne dieci deputati e scomparve già alle elezioni del 1951.

Ciclicamente, gli ideali autonomisti, sembrano rinati: nel 1951 con la Concentrazione autonomista di Paolo D’Antoni che ottenne solo tre deputati; nelle elezioni del 1959 con l’Unione Siciliana Cristiano Sociale di Silvio Milazzo che ottenne 10 deputati; nel 2001, con Nuova Sicilia di Bartolo Pellegrino e Nicolò Nicolosi, con 5 deputati; nel 2006 con il Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo. Vi sono poi alcuni movimenti e forze extra-parlamentari che oltre a una maggiore autonomia dell’isola, chiedono l’indipendenza. Attualmente in Sicilia si contano pochi gruppi separatisti, tra cui il MIS (ritornato alla politica attiva nel 2004), il FNS e Terra e Liberazione, oltre a partiti autonomisti, quali i già citati MPA e Nuova Sicilia, il Patto per la Sicilia, Alleanza Siciliana e l’Altra Sicilia-Antudo, tutti con una discreta quantità di simpatizzanti o militanti. Molti di questi partiti oggi lottano per il rispetto dello statuto speciale siciliano, che non viene rispettato al 100%, o addirittura per una radicale riforma dello stesso perché viene considerato vetusto e non al passo coi tempi.

Amministrazioni provinciali

Le nove province della Sicilia.

Le nove province della Sicilia.

  • Comuni della provincia di Agrigento (43)
  • Comuni della provincia di Caltanissetta (22)
  • Comuni della provincia di Catania (58)
  • Comuni della provincia di Enna (20)
  • Comuni della provincia di Messina (108)
  • Comuni della provincia di Palermo (82)
  • Comuni della provincia di Ragusa (12)
  • Comuni della provincia di Siracusa (21)
  • Comuni della provincia di Trapani (24)

All’inizio del Novecento, le province erano 7: Caltanissetta, Catania, Girgenti, Messina, Palermo, Siracusa e Trapani. Castrogiovanni (poi Enna) e Ragusa hanno raggiunto lo status di capoluoghi rispettivamente nel 1926 (dallo smembramento delle province di Catania e Caltanissetta) e nel 1927 (prendendo parte dei comuni delle provincia di Siracusa).

Oggi è divisa in nove province, e visto che lo Statuto sancì nel 1946 l’abolizione delle amministrazioni provinciali, sono state istituite di nuovo negli anni settanta con legge della Regione, come consorzi di comuni, e chiamate “province regionali”.

Alcuni disegni di legge dell’ARS, presentati in questa legislatura, prevederebbero la nascita di tre nuove province, Gela, Caltagirone e Acireale, che da tempo chiedono di diventare capoluoghi, ma ancora sono all’esame della Commissione.

Economia

Di seguito la tabella che riporta il PILed il PIL procapite[5] prodotto in Sicilia dal 2000 al 2006:

2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006
Prodotto Interno Lordo
(Milioni di Euro)
67.203,8 70.530,1 72.855,0 75.084,5 77.327,3 80.358,1 82.938,6
PIL ai prezzi di mercato per abitante
(Euro)
13.479,6 14.185,7 14.662,2 15.053,9 15.440,1 16.023,2 16.531,5

Agricoltura

La discontinuità dell’approvvigionamento idrico non impedisce all’agricoltura di essere una delle grandi risorse economiche della regione. Notevole è la produzione dei cereali – tra cui il frumento, specie della pregiata varietà grano duro, essenziale per la produzione delle migliori qualità di pasta – che già rendeva la Sicilia importante per i Romani (l’isola era infatti chiamata il granaio di Roma). È abbondante quella delle olive, che assicura un’ottima produzione di olio.

Arance tarocco.

Arance tarocco.

Una bottiglia di vino Marsala.

Una bottiglia di vino Marsala.

Uno dei frutti più tipici è il “kaki” (in italiano caco o loto). Famosa per i “kaki” è Misilmeri, che nel mese di Novembre fa la sagra a questo buonissimo frutto.

Ben nota è, in particolare nei pressi di Acireale e nella Piana di Catania, la coltura degli agrumi: aranci, limoni e mandarini, insieme a mandaranci, bergamotti, cedri e pompelmi di grande pregio, i fichi d’India e le carrube. Non mancano neppure gli ortaggi, che a partire dagli anni sessanta hanno conquistato sempre più mercati in virtù delle coltivazioni in serra, estese soprattutto nella zona sud orientale, come i famosi pomodorini di Pachino, o legumi come il lupino. Importante è la produzione dei carciofi di cui il territorio niscemese è uno dei più grandi produttori europei. Tra la frutta secca spiccano per qualità le mandorle, le nocciole ed il pistacchio – pregiato quello di Bronte – che sono alla base di molti prodotti dolciari caratteristici di questa terra, come la cioccolata, importata direttamente dall’America quando la Sicilia era sotto il dominio spagnolo circa cinque secoli fa. A tutt’oggi la cioccolata siciliana, specie quella di Modica, è preparata seguendo quelle antiche ricette e fa un uso tutto particolare di sapori e spezie esotiche, conferendole un gusto del tutto unico e diverso da quello della normale cioccolata. Un importante contributo viene anche dalla coltivazione intensiva di specie, una volta esotiche, come il Kiwi di eccellente qualità e perfino di Mango, nella zona del Fiumefreddo. Il clima siciliano, particolarmente dolce, permette anche la coltivazione di banane.

La tradizionale coltivazione della vite consente la produzione di ottimi vini liquorosi e ad elevata gradazione alcoolica, sia rossi che bianchi, che vengono sempre maggiormente conosciuti ed apprezzati in tutto il mondo. La produzione, pur notevole, stentava un tempo ad inserirsi nei mercati a causa della eccessiva frammentazione dei produttori e di imprecisi standard qualitativi: ha conosciuta una svolta decisiva a partire dagli anni novanta, quando l’arrivo di grandi produttori di vino a livello nazionale (Zonin ed altri), che hanno investito con lungimiranza, razionalizzando il mercato produttivo locale, ha consentito la rinascita dell’enologia siciliana e l’affermazione a livello internazionale dei vini D.O.C. siciliani. Tra i più noti vi sono il Corvo di Salaparuta, il Marsala, della provincia di Trapani, il Moscato di Pantelleria, il Malvasia di Lipari, il Nero d’Avola, il Cerasuolo di Vittoria, l’Etna e lo Zibibbo.

Un importante e sempre più sviluppato settore è quello della coltivazione, in serra, di fiori pregiati, come ad esempio le orchidee, favorito dal clima caldo-umido che ha raggiunto e superato per produzione quello di altre regioni tradizionalmente produttrici. Oggi i fiori di Sicilia vengono acquistati e spediti in tutta l’Europa.

Inoltre è presente il mercato ortofrutticolo più grande d’Italia a Vittoria.

In Sicilia, circa 650 mila ettari di terreno sono dedicati all’agricoltura di semina e 400 mila alle colture permanenti[6].

Nella piana di Gela viene coltivato anche il cotone; il prodotto siciliano costituisce il 78% della produzione nazionale.

Allevamento

Ovini, caprini ed equini sono allevati in buona quantità, mentre i bovini, un tempo presenti in numero limitato, oggi sono allevati in gran numero soprattutto nella provincia di Ragusa, dove si allevano animali della razza modicana. Essi producono un latte molto sostanzioso, benché in quantità scarse rispetto ai bovini d’allevamento (è una razza semi-addomesticata), utilizzato principalmente nella produzione di formaggi freschi (“provole”), del piacentino ennese, con l’aggiunta di zafferano, o del caciocavallo ragusano, l’unico del genere in Sicilia ad avere meritato il marchio DOP. Un tipica razza di equini di razza sanfratellana viene allevata sui Nebrodi, nella zona di San Fratello, da cui prende nome. La superficie di terreno dedicata ai prati e ai pascoli in Sicilia raggiunge i 235 mila ettari[7].

Pesca

Le barche dei pescatori ad Aci Trezza nel 1891.

Le barche dei pescatori ad Aci Trezza nel 1891.

La pesca costituisce una risorsa preziosa per la Sicilia. Molti sono i porti con estese flotte di navi pescherecce; tra questi il più importante è quello di Mazara del Vallo, ma non è l’unico: Sono importanti anche quelli di Sciacca, Licata, Porto Empedocle, Pozzallo e Portopalo. Si pescano, oltre al pesce spada nella zona dello stretto di Messina, anche il tonno, le sardine, le alici e gli sgombri, ovvero il pesce azzurro tipico del Mar Mediterraneo, che consente di fornire all’industria conserviera la materia prima necessaria alla produzione del pesce in scatola e del pesce affumicato. Nel trapanese e a Marzamemi si produce la bottarga, che viene esportata anche all’estero.

A Mazara del Vallo, in provincia di Trapani, ma anche in altre zone marine della costa mediterranea della Sicilia, si pratica l’allevamento di pesci come spigole, orate, tonni (ingrasso); a Ganzirri, nella zona nord di Messina, quello di ostriche e mitili. Inoltre a Trapani ben note sono le saline da cui sin dall’antichità si produce finissimo sale marino.

Energia

Un elettrodotto che supera lo stretto di Messina esporta dalla Sicilia una parte dell’energia elettrica che in essa è prodotta, ma soprattutto consente alla regione di ricevere oltre la metà dell’energia proveniente dal nord Europa, richiesta dai 5 milioni di abitanti siciliani. L’energia principale, più una parte di quella ausiliaria prodotta dalle centrali energetiche della regione, viene utilizzata nelle città e per le linee ferroviarie elettrificate da 3 KV.

Anche se le centrali tradizionali sono abbastanza diffuse e hanno una buona produzione, le fonti alternative, nonostante le enormi potenzialità in merito che ha la Sicilia, sono ancora poco diffuse: sono sperimentali alcune centrali eoliche, mentre verrà presto attivata ad Enna, nel Polo Industriale del Dittaino, una centrale utilizzante le biomasse per produrre energia a bassi costi, il primo impianto di questo tipo esistente nell’Italia meridionale. Nei pressi di Adrano tra il 1981 e il 1897 venne costruita dall’Enel, nell’ambito di un progetto europeo, la Centrale Solare Eurelios che produceva 1 Megawatt di potenza; tuttavia è, a tutt’oggi, disattivata.

Negli anni novanta è stata costruita, nella zona di Sortino, una centrale idroelettrica che produce energia utilizzando un salto di oltre 100 metri creato fra due laghi artificiali costruiti appositamente. Questa centrale, la prima nel suo genere, fu costruita per poter sostenere i massicci consumi diurni delle industrie della zona di Priolo. Infatti il bilancio termico della centrale è pressoché a valore zero in quanto parte dell’energia prodotta di giorno viene poi utilizzata di notte per pompare l’acqua al bacino superiore.

Industria

Il polo petrolchimico siracusano.

Il polo petrolchimico siracusano.

Presenti nel territorio diverse realtà industriali, concentrate nei distretti di Gela, Augusta, e Milazzo, con industrie di trasformazione chimica, petrolifera ed energetica. Sono da ricordare, inoltre, gli stabilimenti automobilistici FIAT di Termini Imerese e quelli di componenti elettronici della STMicroelectronics di Catania.

Attività estrattive

Le miniere di zolfo delle province di Enna, Caltanissetta e Agrigento sono state chiuse, a partire dalla metà del XX secolo, a causa della forte concorrenza dello zolfo americano estratto con il metodo Frasch e quindi venduto a prezi notevolmente più bassi; il diverso processo estrattivo in Sicilia era divenuto troppo costoso e perciò scarsamente remunerativo . Altre miniere di sali potassici, utilizzati in vari settori dell’industria, sono state chiuse, alla fine degli anni ottanta, nel territorio della provincia di Caltanissetta essendo divenuta più conveniente economicamente l’importazione dall’Est europeo. In passato, erano fiorenti anche l’estrazione del gesso e della pietra-pece nel ragusano (per l’estrazione di idrocarburi) anche queste però sono state marginalizzate nel corso del Novecento.

Importante è attualmente, dal sottosuolo siciliano, l’estrazione del petrolio che proviene dai pozzi di Ragusa e di Gela e che costituisce il 90% della produzione italiana. Altri pozzi sono stati trivellati, negli anni novanta al largo delle coste meridionali siciliane, nel Canale di Sicilia dove sono state installate alcune piattaforme petrolifere visibili al largo di Licata. Sono presenti anche giacimenti di gas metano.

Indice di libertà economica

Secondo uno studio del Centro Studi Sintesi, l’indice di Libertà della regione è tra i più bassi in Italia e pone la Sicilia al 17° posto, con un PIL pro capite medio di 17.003,7 euro annui, contro un PIL Pro Capite medio italiano di 25.921 euro annui. Questo indice tiene conto non solo del PIL prodotto ma anche di elementi quali: economia, lavoro, contesto sociale, finanza, fisco e trasferimenti.

La classifica del PIL pro capite delle province italiane rispetto alle altre province d’Italia è la seguente[8]:


Provincia PIL Totale
(Ml Euro)
Variazione 2006 Pil Pro Capite
(Euro annui)
Poizione 2007 Veriazione 2006
Provincia di Siracusa 8.286 +3,1% 20.752 73esima -2
Provincia di Trapani 8.126 +1,4% 18.696 81esima -3
Provincia di Messina 12.148 +1,9% 18.590 82esima -1
Provincia di Ragusa 5.431 +2,1% 17.546 86esima 0
Provincia di Catania 18.018 +2,8% 16.716 91esima 0
Provincia di Palermo 19.736 +2,8% 15.903 96esima +1
Provincia di Caltanissetta 4.292 +0,4% 15.731 98esima -2
Provincia di Agrigento 6.740 +2,1% 14.811 101esima +1
Provincia di Enna 2.536 -0,1% 14.612 102esima -2
Totale Sicilia 85.317,8 +2,3% 17.003,7 17esima 0

Demografia

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Nel 2006[9] i nati sono stati 49.940 (10,0‰), i morti 45.979 (9,2‰) con un incremento naturale di 3.961 unità rispetto al 2005 (0,8‰). Le famiglie contano in media 2,6 componenti. Il 31 dicembre 2006 su una popolazione di 5.016.861 abitanti si contavano 78.242 stranieri (1,6%).

La popolazione della Sicilia[10] per provincia:


Provincia Popolazione
(ab)
Superficie
(km²)
Densità
(ab/km²)
Provincia di Agrigento 456.612 3.042 150,1
Provincia di Caltanissetta 272.918 2.124 129,5
Provincia di Catania 1.076.972 3.552 303,2
Provincia di Enna 173.682 2.562 68,1
Provincia di Messina 657.785 3.247 202,6
Provincia di Palermo 1.239.272 4.992 248,2
Provincia di Ragusa 308.103 1.614 190,0
Provincia di Siracusa 398.178 2.109 188,8
Provincia di Trapani 434.435 2.459 176,61
Totale Sicilia 5.016.861 25.710 195,1

Centri più popolosi

I comuni più popolosi della Sicilia[11] sono:

Stemma Comuni oltre 50.000 abitanti [12] Provincia Popolazione
(ab)
Superficie
(km²)
Palermo Provincia di Palermo 666.552 158,88
Catania Provincia di Catania 301.565 180
Messina Provincia di Messina 245.159 211
Siracusa Provincia di Siracusa 123.324 204
Marsala Provincia di Trapani 82.322 241
Gela Provincia di Caltanissetta 77.311 276
Ragusa Provincia di Ragusa 72.168 442,37
Trapani Provincia di Trapani 70.648 271
Vittoria Provincia di Ragusa 61.221 181,31
Caltanissetta Provincia di Caltanissetta 60.355 416
Agrigento Provincia di Agrigento 59.082 244,59
Bagheria Provincia di Palermo 55.272 29
Modica Provincia di Ragusa 54.005 290,77
Acireale Provincia di Catania 52.702 39
Mazara del Vallo Provincia di Trapani 51.369 275

Il percorso dell'A18, la prima autostrada aperta in Sicilia.

Il percorso dell’A18, la prima autostrada aperta in Sicilia.

Trasporti

Strade

La Sicilia dispone di varie autostrade, che collegano tra loro le principali città della regione.

  • A18 Messina – Catania, che collega le due maggiori città della Sicilia orientale, a pedaggio. Nel 2003 ha registrato un traffico di circa 28 milioni di autoveicoli. È molto importante anche per l’assenza di adeguate vie alternative per il traffico pendolare. Nel tratto in provincia di Messina l’autostrada è un seguito di ponti e gallerie, dato che i Monti Peloritani giungono fino al mare; in provincia di Catania l’Etna scende dolcemente verso il mare e dunque spariscono le gallerie (centri principali attraversati: Taormina, Giarre, Acireale);
  • A19 Palermo – Catania, che collega le due metropoli principali, non a pagamento. Ha rotto lo storico isolamento dell’interno della regione. Attraversa caratteristiche zone scarsamente abitate, eccezion fatta per il tratto lungo il Mar Tirreno in provincia di Palermo, e i collegamenti via autobus permanenti sono assicurati dalla SAIS Autolinee S.p.A.. (centri principali attraversati: Enna, Caltanissetta, Termini Imerese, Bagheria e le due zone industriali di Termini, vicino Palermo e Dittaino, vicino Enna);
  • A20 Messina – Palermo, inaugurata nel luglio 2005, dopo oltre 20 anni, è un importante asse autostradale a pedaggio che permette di raggiungere le due città facilitando gli spostamenti, soprattutto commerciali. Nel 2003 ha registrato un traffico di circa 21 milioni di autoveicoli. Corre lungo il Mar Tirreno con ponti e gallerie in perenne successione, tranne nella zona di Milazzo; (centri principali attraversati: Milazzo, Barcellona Pozzo di Gotto, Patti, Capo d’Orlando, Cefalù).
  • A29 Palermo – Trapani/Mazara Del Vallo, senza caselli, che collega il capoluogo con la parte occidentale della regione. È incredibilmente priva di stazioni di rifornimento. Centri principali attraversati: (Alcamo, Castellammare del Golfo, Marsala).

Sono in costruzione le tratte autostradali di completamento all’A18, la Siracusa – Catania (completamento previsto nel 2009), e la Siracusa – Gela (completamento dei lavori sino a Rosolini, previsto per la primavera del 2006 – ma ancora nulla è stato aperto). Inoltre, è in fase di elaborazione la chiusura dell’anello della A29 da Trapani a Mazara del Vallo ed è in progetto la costruzione di un autostrada che colleghi Palermo ad Agrigento.

Il ponte sullo stretto

Per approfondire, vedi la voce ponte sullo Stretto di Messina.

Messina è la porta della Sicilia per chi viene dall’Italia continentale. Attualmente gli autoveicoli e i treni sono trasbordati da una sponda all’altra dello stretto per mezzo di traghetti di limitata autonomia adibiti al trasporto di cabotaggio, ossia da/verso le due sponde. La Stretto di Messina S.p.A. alla fine del 2005 ha selezionato il raggruppamento di imprese per la costruzione di un viadotto sullo stretto, un ponte sospeso a campata unica. L’inizio dei lavori per la sua costruzione era previsto nel 2006 e la conclusione alla fine del 2011.

La realizzazione di questa opera mastodontica, che non avrebbe eguali al mondo, è controversa: definita prioritaria dal governo Berlusconi II sembra però rimandata a causa di un ripensamento del governo Prodi sulla validità del ponte, in mancanza di corrispondenti infrastrutture a terra, come autostrade a tre corsie per senso di marcia e linee ferroviarie a doppio binario. Più volte il consiglio dei ministri si è espresso contro la realizzazione e il 12 ottobre 2006 una mozione approvata alla Camera dei deputati ha definito l’opera «non prioritaria» [13].

Ferrovie

Per approfondire, vedi la voce Ferrovie siciliane.
La stazione della Ferrovia Circumetnea a Randazzo.

La stazione della Ferrovia Circumetnea a Randazzo.

La Sicilia è connessa al resto della penisola dal gruppo nazionale FS (Ferrovie dello Stato) e da Trenitalia. Tuttavia la rete ferroviaria siciliana non è molto sviluppata in termini di capacità. Comunque sia, le ferrovie collegano tutte le province. Le ferrovie elettrificate a 3 kV (tensione nazionale ferroviaria) costituiscono il 59% (777 km) di tutte le linee di questa regione, mentre i restanti 583 km di linea sono percorsi dai soli mezzi Diesel.

Le linee a doppio binario (esclusi i raddoppi in fase di attivazione) sono 149 km e sono presenti parzialmente solo sulle direttrici essenziali, quali la Messina-Palermo (tirrenica) e la Messina-Catania-Siracusa (dorsale jonica), mentre per il restante 88% sono a binario unico (1.211 km)[14]. Le linee attuali sono in gran parte risalenti ai primi decenni dell’unità d’Italia, eccetto la tratta Caltagirone-Gela aperta all’esercizio alla metà degli anni settanta e la variante della galleria dei Peloritani all’interno del comune di Messina tra la stazione centrale peloritana e Villafranca Tirrena. Esiste quindi un’impellente esigenza di ammodernamento e riprogettazione degli itinerari che non decolla per cronica mancanza di stanziamenti. Da segnalare tuttavia i lavori di ammodernamento con raddoppio della tratta Palermo-Messina, iniziati molti anni fa, di velocizzazione della Palermo-Agrigento e di potenziamento della tratta Fiumetorto-Caltanissetta Xirbi. Permane ancora chiusa nonostante la sua validità turistica la ferrovia della Valle dell’Alcantara, fino a Randazzo, chiusa inspiegabilmente anni fa dopo un parziale ammodernamento.

Mentre è del tutto scomparsa la vasta rete ferroviaria statale a scartamento ridotto, che collegava numerosi centri dell’isola tra loro e con la rete FS, rimane attiva e con un buon programma turistico, la Ferrovia Circumetnea che effettua il periplo del vulcano Etna da Catania Borgo a Riposto, con un consistente programma di rinnovamento e potenziamento, parzialmente eseguito nel tratto cittadino, a Catania, che collegherà il centro a Paternò con treni di tipo moderno a scartamento ordinario su linea a doppio binario.Sono state dismesse anche la linea Palermo-Corleone-San Carlo, nel 1953 e la Castelvetrano-San Burgio-San Carlo.

Aeroporti

Una manifestazione per la chiusura dell'aeroporto militare di Comiso.

Una manifestazione per la chiusura dell’aeroporto militare di Comiso.

La Sicilia è una delle regioni più all’avanguardia nel traffico aereo italiano, principalmente per via dei crescenti afflussi turistici e del fatto che sia un’isola alquanto distante delle grandi aree urbane del nord; è servita da due aeroporti internazionali e da tre che hanno collegamenti di linea:

  • Catania Fontanarossa, quarto scalo nazionale per volume di traffico[15];
  • Palermo-Falcone e Borsellino, nono scalo italiano per numero di passeggeri.
  • Trapani-Birgi, che si trova nel territorio del comune di Marsala, il cui uso militare è stato abbinato ad usi civili da ormai diversi anni, e offre collegamenti giornalieri con molte città europee;
  • Lampedusa
  • Pantelleria.

Esistono anche altri aeroporti minori:

  • Palermo-Boccadifalco attualmente utilizzato per voli regionali;
  • Aeroporto di Comiso in corso di attivazione;

Sono in progetto altri due aeroporti: uno servirà la città di Agrigento e l’altro, nella valle del Mela, servirà la provincia di Messina, la più grande d’Italia sprovvista d’aeroporto, per “spalmare” il crescente flusso aereo di Fontanarossa; Esiste anche un idroscalo per aerei anfibi, situato ad Enna nei pressi del lago Nicoletti. L’idroscalo di Enna collega la Sicilia centrale con Palermo e le isole minori[16]. Inoltre Augusta è dotata di uno scalo per dirigibili.

Porti

Il traffico marittimo ha i suoi maggiori punti di riferimento nei porti di Messina, Palermo, Catania, Augusta, Trapani e Gela. Il porto di Messina è il più grande porto naturale attrezzato della Sicilia, utilizzato sia come porto commerciale che militare (è sede di uno storico arsenale militare) e che, con il movimento annuo di circa 10 milioni di passeggeri, è il primo porto italiano nel settore. Il porto di Palermo è uno degli scali merci e passeggeri più importanti del Mediterraneo, storicamente uno dei più antichi di Sicilia e proprio intorno a lui si sviluppò la prima città. Il porto di Palermo nell’Ottocento divenne sede di prestigiose compagnie di navigazione, negli ultimi anni ha avuto molta importanza il settore crocieristico, settore nel quale ha registrato enormi aumenti che lo hanno reso una delle mete preferite d’Italia e prima meta del meridione. I porti di Messina, Catania e Riposto sino al 1860 erano fra i principali porti commerciali del Mediterraneo in quanto da lì partiva il grano e la seta per quasi tutta l’Europa. Infatti per millenni la Sicilia era chiamata “il granaio d’Europa” ed era fiorentissima l’industria manifatturiera grazie alle coltivazioni del baco da seta che faceva concorrenza alla Cina e che fu boicottata dal governo centrale per favorire la nascitura industria manifatturiera del nord est d’Italia, appena liberato dal dominio austriaco. La Sicilia, inoltre aveva numerose cave d’argento (famosa quella di Allume nel messinese che dava lavoro ad oltre 800 famiglie e che fu chiusa dai piemontesi per favorire gli alleati francesi)nonché tante cave di marmo che furono chiuse. Non rimaneva alla Sicilia che l’industria agrumicola e quella dello zolfo che abbisognavano per sopravvivere di linee ferrate per il trasporto delle merci ai porti che furono realizzate in forte ritardo, per cui i porti di Messina, Catania e Riposto (agrumicolo), persero ben presto d’importanza. Questo settore presenta, ancora, enormi potenzialità inespresse a causa dell’insufficienza delle strutture portuali e delle vie di comunicazione, stesso discorso per il settore commerciale, crocieristico e diportistico. Il porto di Gela, che è il sesto dell’isola per tonnellate di merci movimentate, sposta soprattutto prodotti petroliferi e carichi secchi in quanto serve il polo petrolchimico della città; il vicino porto rifugio ha invece carattere turistico e commerciale. In Sicilia si ha una forte carenza di porti turistici in grado di gestire l’importante traffico diportistico, con la possibilità di una buona ricaduta occupazionale ed economica, anche se è in fase di realizzazione il porto turistico di Siracusa nell’attuale molo S.Antonio; un’ altro porto in fase di realizzazione è quello di a href=”http://it.wikipedia.org/wiki/Marina_di_Ragusa” title=”Marina di Ragusa”>Marina di Ragusa che accoglierà oltre 800 posti barca e sarà il 3º Hub della Sicilia; da non dimenticare, infine, il porto di Pozzallo che, oltre al trasporto merci, viene impiegato per più collegamenti quotidiani con Malta. Il vero problema è spesso legato a motivazioni burocratiche (lentezza nell’approvazione dei piani regolatori) ma anche quello di reperire i fondi necessari all’ammodernamento e alla gestione delle strutture stesse.

Luigi Pirandello.

Luigi Pirandello.

Cultura

Lingua e letteratura siciliana

Per approfondire, vedi le voci lingua siciliana e letteratura siciliana.

La lingua ufficiale parlata in Sicilia è l’italiano anche se la grandissima parte della popolazione locale parla anche il siciliano (u sicilianu) che, nonostante l’UNESCO e altre organizzazioni internazionali riconoscano come lingua, non gode di nessuna forma di tutela né da parte della Regione Siciliana né dallo Stato Italiano. La produzione letteraria è stata molto viva nel corso dei secoli, inizialmente grazie alla corte di Federico II con la sua scuola siciliana. Tra il 1230 e il 1266 sotto la corte sveva si sviluppò il primo volgare illustre degno di questo nome. Per quanto il suo uso restasse confinato alle corti italiane e alla letteratura, dopo gli svevi venne ripreso dagli scrittori toscani che ne vennero fortemente influenzati anche grazie al prestigio letterario della Scuola, al cui capofila, Giacomo da Lentini, è attribuita l’invenzione del sonetto. Grazie anche allo stile poetico dei Siciliani, molte delle loro parole ed espressioni passarono nel toscano illustre, base della lingua italiana.

Salvatore Quasimodo.

Salvatore Quasimodo.

Grazie inoltre a grandi poeti quali Giovanni Meli, Domenico Tempio, Mario Rapisardi e Ignazio Buttitta, scrittori come Gesualdo Bufalino o Andrea Camilleri e drammaturghi come Pier Maria Rosso di San Secondo, Nino Martoglio, Luigi Pirandello (Premio Nobel) e Luigi Capuana. Da ricordare anche romanzieri del calibro di Giovanni Verga e lo stesso Capuana per il verismo, così come anche Federico de Roberto, nativo di Napoli ma che visse a Catania(città d’origine della sua famiglia dove è ambientato il suo capolavoro, I Vicerè), mentre una menzione speciale va a Pirandello, Leonardo Sciascia, Vitaliano Brancati ed Ercole Patti per avere rivoluzionato il romanzo del Novecento. Salvatore Quasimodo (Premio Nobel) fu inoltre un pioniere dell’ermetismo. Ricordiamo anche Giuseppe Tomasi di Lampedusa, famoso per il suo romanzo storico Il Gattopardo, ritratto della Sicilia risorgimentale, ed Elio Vittorini.

Per approfondire, vedi la voce Siciliani.

Nell’isola sono anche presenti alcune minoranze linguistiche, poco numerose ma molto importanti soprattutto dal punto di vista storico-linguistico. Il dialetto gallo-siculo, ad esempio, è una variante del siciliano nato nel periodo normanno. Quando un’ampia rivolta mise a rischio il trono di Guglielmo il Malo, il re reagì sconfiggendo gli oppositori. Per mantenere il suo stato, comunque, portò dal nord Italia molti uomini a lui fedeli e li trapiantò nell’isola. Le isole linguistiche hanno cominciato ad essere erose nel Novecento, e oggi solo una decina di comuni (in provincia di Messina ed Enna) mantengono viva la tradizione. Il centro di questa enclave è costituito dalla città di Nicosia (EN). Altra minoranza importante è quella albanese, chiamata anche arbëreshë. La lingua di questa comunità che abita nella provincia di Palermo (soprattutto nel comune di Piana degli Albanesi) dipende direttamente dall’albanese, ma non è riconosciuta da nessuna istituzione ufficiale. Viene comunque mantenuta viva grazie ad una forte tradizione popolare e da alcune scuole private….

Musica

Francesco Paolo Frontini

Francesco Paolo Frontini

Negli ultimi quattro secoli la Sicilia ha dato i natali ad illustri rappresentanti del mondo musicale.

Tra i primi, in ordine cronologico, ricordiamo: i madrigalisti Sigismondo d’India e Antonio il Verso, e gli operisti Alessandro Scarlatti, Giovanni Pacini, Vincenzo Bellini, Francesco Paolo Frontini,Antonio Scontrino e Pietro Antonio Coppola.

Nel XX secolo si sono distinti alcuni compositori siciliani nell’ambito delle avanguardie postweberniane: Girolamo Arrigo, Aldo Clementi, Salvatore Sciarrino, Francesco Pennisi, Roberto Carnevale, Federico Incardona, Marco Betta e Giovanni Sollima.

Nel campo della musica di consumo si ricordano alcune figure di spicco del panorama Pop e Rock nazionale e internazionale: Franco Battiato, Gianni Bella, Marcella Bella, Carmen Consoli, Uzeda, Giuni Russo, Silvia Salemi, Gerardina Trovato, i Tinturia, i Milagro Acustico, Mario Venuti, Mario Biondi e Roy Paci.

Tradizioni

Una parte fondamentale della tradizione siciliana riguarda i racconti orali, raccolti nell’Ottocento da Giuseppe Pitrè nella Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane. Si va dai cunti, alle fiabe, ai proverbi, agli scioglilingua. Il personaggio stereotipato di Giufà è il protagonista della maggior parte dei racconti che terminano con una morale.

Molti di questi racconti non sono ancora stati codificati del tutto. Esistono tante leggende (come le quattro di Gammazita, fratelli Pii, Uzeta e Colapesce) che hanno una variante in ogni città (della leggenda di Colapesce esistono una trentina di versioni codificate. Esiste una vera e propria mitologia siciliana. [17]

« Bisogna far conoscere interamente la vera, la grande anima della nostra terra. La responsabilità maggiore di questa missione dobbiamo sentirla noi musicisti perché soltanto nella musica e nel canto noi siciliani sappiamo stemperare il nostro vero sentimento. Ricordatelo. »
(Francesco Paolo Frontini)

La sicilianità

Per approfondire, vedi la voce sicilianità.

Le tradizioni popolari della Sicilia sono tutt’ora vive, più nei paesi che nelle città. Queste tradizioni, tanto particolari quanto pittoresche, unite al carattere, al mito e all’approccio alla vita del Siciliano ha creato nel corso dei secoli uno stereotipo che è stato tradotto in parole dal termine sicilianità.

Già Cicerone marchiava i siciliani come «gente acuta e sospettosa, nata per le controversie». Ancora oggi molti autori hanno individuato un tratto comune al comportamento dei siciliani, ovviamente soggettivo, ma probabilmente non del tutto falso. Sono molti gli altri aspetti caratteristici dei siciliani: il senso alto della famiglia e dell’onore, il rispetto per la donna e per la femminilità, ma anche l’attaccamento alla propria terra, la teatralità dei gesti e degli atti, il senso dell’accoglienza, la diffidenza

La famiglia siciliana forma di solito un gruppo molto allargato che include anche anche i cugini più lontani, ma raramente essa è chiusa su se stessa. È molto diffusa l’abitudine di fare grandi tavolate per pranzo o per cena, soprattutto d’estate. Gli orari sono spostati un po’ più avanti rispetto al nord, arrivando a pranzare anche alle due di pomeriggio e cenare verso le nove-dieci nella bella stagione. Si tende a trattenersi un po’ di più a tavola anche dopo avere consumato la cena.

Gesualdo Bufalino definiva la Sicilia la terra della “luce e del lutto“, un luogo di contraddizioni di estremi che si uniscono: così nell’immaginario il siciliano appare come un uomo solare e accogliente ma anche losco e sospettoso, convinto che il suo modo d’essere sia il migliore e il più giusto. Con questi contenuti Tomasi di Lampedusa dichiarava nel suo famoso romanzo Il Gattopardo che in “Sicilia tutto cambia affinché nulla cambi“, perché sono gli stessi siciliani a ricercare il cambiamento ma nello stesso tempo a frenarlo, timorosi che esso possa spodestare le secolari abitudini e i privilegi acquisiti.

Una terra e un luogo antropologicamente complesso e nello stesso tempo affascinante da scoprire: nel cinema, nella letteratura e nelle arti in genere. Il senso a volte tragico del destino e ma anche dell’orgoglioso attaccamento alla propria terra e alle proprie radici è testimoniato anche nella letteratura. Notevole è il ritratto lasciatoci da Giovanni Verga, capofila del verismo, nel cosiddetto Ciclo dei vinti, raccolta che include I Malavoglia. Mentre al culto della “roba”, il bene materiale ricavato dalla terra e dal lavoro si deve adeguare anche il senso pur così sacro della famiglia, i personaggi che vogliono cambiare il mondo vengono puniti dalla mala sorte che li obbliga a tornare al punto di partenza, alla loro terra e alle loro radici.

L’intraprendenza commerciale dei Malavoglia, colpevoli di volersi allontanare dal proprio paese, è punita col naufragio della barca che trasporta il carico di lupini, e ciò li condanna a una povertà ancora maggiore di quella da cui cercavano di fuggire. Mastro don Gesualdo diventa sì un famoso imprenditore edile dal nulla ma non arriva a godersi il frutto del suo lavoro che alla fine va in eredità ai parenti. Riflessione amara del Verga sulla vita: anche lui, una volta raggiunto il benessere, si rifugerà dal Nord nella sua amata Catania dove, disincantato dalla vita, passerà i suoi ultimi anni.

Feste religiose

Le feste religiose cattoliche rivestono una grande importanza all’interno del folklore siciliano. La festa di Santa Rosalia a Palermo, quella di Sant’Agata a Catania, quella della Madonna della Lettera con la processione della Vara a Messina, quella di Santa Lucia a Siracusa, quella di San Giorgio a Ragusa Ibla e le processioni del Venerdì Santo a Enna e a Trapani richiamano migliaia di persone da tutto il mondo.

Altre feste importanti sono:

  • la festa di San Sebastiano di Acireale (20 gennaio)
  • la festa della Madonna della Visitazione a Enna (2 luglio)
  • la festa della Madonna della Neve a Giarratana
  • la festa di San Giacomo a Caltagirone
  • la festa della Santissima Maria dell’Alemanna a Gela (8 settembre)
  • la festa di San Giuseppe a Santa Maria di Licodia
  • la festa di S. Michele Arcangelo e Santa Caterina a Grammichele (CT) l’8 maggio

Feste laiche

Il Carnevale è festeggiato in Sicilia con manifestazioni tra le più belle e caratteristiche a livello nazionale; particolarmente note sono quelle di Acireale, Misterbianco, Sciacca, Termini Imerese ed il carnevale di Regalbuto, alte espressioni di folklore popolare e di spensieratezza.

Opera dei Pupi

Per approfondire, vedi la voce Opera dei Pupi.
Un pupo siciliano

Un pupo siciliano

Nel 2001 è stata inserita tra i Patrimoni Orali e Immateriali dell’Umanità dell’UNESCO l’opera dei Pupi, il teatro delle marionette siciliano. Grazie ai cuntastori, i pupi, che rappresentano i personaggi del ciclo carolingio, mettono in scena le storie della Chanson de Roland, dell’Orlando furioso e della Gerusalemme liberata. Il personaggio principale è il cavaliere Orlando, ma vi è anche spazio per Rinaldo, Angelica e altri. Culla dell’Opera dei Pupi è Palermo dove sono presenti numerosi teatri oltre ad un museo ed una scuola famosa come quella dei Cuticchio, altro importante centro è Acireale, cittadina barocca, che vide fiorire quest’arte grazie ai numerosi maestri pupari, fra cui il celebre Emanuele Macrì, a cui è dedicato l’omonimo museo-teatro dove, quotidianamente, è possibile assistere alle rappresentazioni dei maestri pupari.

Gestualità

Merita un capitolo a parte l’accentuata gestualità dei siciliani, che li ha tipizzati nel mondo (associata spesso, a sproposito, ad una pretesa intrinseca mafiosità ). Accompagnare un concetto con i gesti è insito nella cultura siciliana da tempi remoti; Il motivo probabile è da ricercare nei suoi rapporti culturali e commerciali con i popoli dell’area mediterranea orientale sin dai tempi più remoti. La grande rimescolanza di lingue e popoli ha senz’altro accentuato l’uso del gesto per meglio comprendersi; è infatti abbastanza naturale, quando non ci si comprende bene tra gente di lingua diversa, usare i gesti per accentuare la comprensibilità del dialogo. Alcuni avanzano anche l’ipotesi che all’origine di questo linguaggio parallelo vi sia stata la necessità di comunicare tra i giovani: un tempo, le restrizioni che imponevano una distanza tra ragazzi e ragazze resero necessaria la creazione di una serie di segni ben precisi che aiutassero a progettare incontri o semplicemente a poter scambiarsi delle idee. Il luogo per eccellenza di queste discussioni mute era la chiesa.

Anche Pitrè si occupò della gestualità siciliana, raccogliendo tutte le informazioni possibili in Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano (1889). Tra le varie informazioni, si riporta la leggenda che narra di un re che, arrivato in Sicilia, vuole mettere alla prova due suoi sudditi sulla supposta capacità di poter dialogare senza parole. I due sudditi, presi alla sprovvista, passano il test e provocano grande meraviglia nel sovrano. La gestualità si dice sia uno degli aspetti della teatralità del siciliano, uno dei tanti modi di dimostrare la necessità di recitare e dar sfogo alla grande creatività[18].

Istruzione

Facciata dell'ex monastero dei Benedettini, che ospita due facoltà dell'Università di Catania.

Facciata dell’ex monastero dei Benedettini, che ospita due facoltà dell’Università di Catania.

Nel 1434 sorse la prima università della Sicilia: il Siciliae Studium Generale, oggi semplicemente Università degli studi di Catania. Il padre della cultura universitaria siciliana è Alfonso V d’Aragona, che patrocinò la nascita dello studio catanese. Fu invece Ignazio di Loyola a fondare, nel 1548 l’Università degli studi di Messina. Sono di più recente istituzione l’Università degli studi di Palermo (1805) alle quali si è aggiunta l’Enna-Kore (2005) semiprivata, inoltre è presente, a Palermo una sede della LUMSA. In totale, i quattro atenei pubblici contano circa 180.000 iscritti.

I livelli dell’università siciliana non sono affatto alti. Uno studio Censis-la Repubblica del 2005 (che non include Enna perché ancora in via di istituzione) classifica Palermo (63.400 iscritti) e Catania (50.700 iscritti) tra i mega atenei, cioè con oltre 40.000 iscritti, mentre Messina (39.600 iscritti) viene posta tra gli atenei medi, tra 40.000 e 20.000 iscritti. Lo studio porta avanti una serie di valutazioni basate su quattro campi (i servizi offerti agli studenti, le borse di studio, le strutture e il web) per stilare una classifica di ogni gruppo di atenei. Palermo è classificato 7° (a pari merito con l’Università di Bari), mentre Catania è 10° su undici mega atenei. Messina invece è 15° su 18. Nei primi due casi, sono le strutture a determinare la bassa classifica (i voti, in centodecimi, sono rispettivamente 71 e 76, i più bassi del gruppo), mentre Messina è carente soprattutto per quanto riguarda i servizi (74).

Si è seguito lo stesso criterio per ogni singola facoltà, la cui classifica però coinvolge tutti gli atenei. Se si escludono quelle non valutate, le facoltà siciliane ricorrono spesso negli ultimissimi posti: tutte e tre per quanto riguarda l’Economia (Catania, Palermo e Messina), Messina e Catania per Medicina e chirurgia, la sola Messina per Scienze della formazione, ancora la coppia Messina-Catania per Scienze matematiche, fisiche e naturali, Palermo per Scienze politiche e Messina per Scienze statistiche. La facoltà migliore sembra Scienze della formazione di Palermo, che è al sesto posto nazionale con 89.4/110[19].

Cucina e gastronomia

Per approfondire, vedi la voce Cucina siciliana.
Una granita di mandorla con brioche.

Una granita di mandorla con brioche.

La cucina siciliana fa parte di una cultura gastronomica regionale complessa ed articolata, che mostra tracce e contributi di tutte le culture che si sono stabilite in Sicilia negli ultimi due millenni. Dalle abitudini alimentari della Magna Grecia alle prelibatezze dei “Monsù” delle grandi cucine nobiliari, passando dai dolci arabi e dalle frattaglie alla maniera ebraica… tutto contribuisce a rendere varia la cucina siciliana.

La lista dei prodotti tipici è lunghissima. Ogni provincia (e, in molti casi, ogni comune) ha una sua specialità e anche i nomi degli stessi alimenti variano di zona in zona. È universalmente conosciuta la granita siciliana come prodotto comune a quasi tutte le province e pregiato nella zona di Acireale. Meno conosciute sono altre due bevande dall’aspetto di latte: l’orzata (dolce) e il latte di mandorla (dolce-amaro). Tra i prodotti salati, sono molto diffusi prodotti presentati nella cosiddetta tavola calda, con gli arancini (o arancine) come punta di diamante di questa categoria. Tipiche del palermitano sono le panelle, le crocchè (crocchette di patate) ed il pani cà meusa (pane con la milza). Ci sono poi molti piatti legati alle melanzane, come la caponata, la parmigiana e la pasta alla norma, i scacci, focacce di grano duro con ripieno a base di prezzemolo, oppure cavolfiori o pomodori, vere e proprie torte salate. Anche il pesce, in molte varietà, è un alimento importante della cucina siciliana e in questo settore molto famoso è il pesce stocco alla messinese. Tipico del trapanese è il cuscus di pesce, piatto principale della tradizione gastronomica di Tunisi, contrariamente al resto dei paesi del Maghreb, dove invece è di solito a base di carne. Tra i dolci tipici della regione non sono da dimenticare i cannoli e la cassata.

Turismo

Teatro greco di Siracusa.

Teatro greco di Siracusa.

L’industria del turismo è un’attività in crescita, favorita dalla presenza sul territorio di numerosi siti archeologici (Morgantina, Valle dei Templi, Selinunte e Segesta solo per citarne alcuni) e di bellezze naturali che suscitano l’interesse dei visitatori.

Negli ultimi anni si è investito sulla capacità ricettiva di strutture alberghiere, favorendo un incremento delle presenze nell’isola, che nell’estate 2006 hanno raggiunto un livello record.

La Provincia di Messina, con circa 5 milioni di presenze turistiche annue, è la prima in Sicilia e tra le prime nel Sud Italia.

Oltre alle ben conosciute mete turistiche e rinomate località, come Taormina, Favignana, Caltagirone, Acireale, Agrigento, Siracusa, Palermo, Messina, Monreale, Cefalù e Piazza Armerina (Villa del Casale), l’entroterra siciliano è ricco di storia, di tradizioni, ma anche e soprattutto di arte, cultura, fortezze, chiese, necropoli, boschi e bacini naturalistici d’importanza, elementi caratterizzanti le aree interne della Provincia di Messina, della Provincia di Enna (celebre il Castello di Lombardia), della Provincia di Catania, della Provincia di Ragusa e della Provincia di Caltanissetta.

Patrimoni dell’umanità

La Sicilia è sede del maggior numero di patrimoni dell’umanità dell’UNESCO per regione in Italia. Questa è la lista completa:

  • La villa del Casale di Piazza Armerina, dal 1997;
  • Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento, dal 1997;
  • Le isole Eolie, dal 2000;
  • Otto comuni appartenenti al Val di Noto: Caltagirone, Militello in Val di Catania, Catania, Ragusa, Modica, Noto, Palazzolo Acreide e Scicli, dal 2002;
  • Il centro storico di Siracusa e la necropoli di Pantalica, dal 2005.

Sono in discussione anche l’eventualità di iscrivere il centro storico della città di Palermo, le terre degli Elimi, Erice, Mothia e Segesta, e il sito geologico Scala dei Turchi.

Barocco siciliano

La Chiesa di San Giorgio di Rosario Gagliardi a Ragusa.

La Chiesa di San Giorgio di Rosario Gagliardi a Ragusa.

Per approfondire, vedi la voce Barocco siciliano.

In seguito al fiorire di interventi di ricostruzione succeduti al devastante terremoto che investì il Val di Noto nel 1693 alcuni artisti adottarono uno stile comune che oggi ricade sotto la denominazione di barocco siciliano.

La meridiana della Cattedrale di Acireale

La meridiana della Cattedrale di Acireale

Prima di questa data il barocco era stato impiegato nell’isola in modo ingenuo, evoluto dall’architettura autoctona piuttosto che derivato dai grandi architetti barocchi di Roma. In seguito al sisma, molti architetti locali adottarono questo stile, che è riconoscibile non solo dalle sue tipiche linee curve e motivi decorativi barocchi ma anche dalle ghignanti maschere e putti, e dall’apparenza particolarmente sgargiante raramente visibile altrove. La loro interpretazione dello stile condusse ad una forma d’arte personalizzata e radicata nei vari territori come la Val di Noto (province di Ragusa e Siracusa) ed Acireale. Nel penultimo decennio del XVIII secolo lo stile finì con l’essere rimpiazzato dalle nuove mode che proponevano il neoclassicismo.

Aree archeologiche

Il tempio di Segesta.

Il tempio di Segesta.

Le molteplici dominazioni in Sicilia hanno fatto sì che la Sicilia sia piena di luoghi d’interesse archeologico. Questa è una breve lista delle aree archeologiche divise per provincia:

  • provincia di Agrigento: valle dei Templi, Eraclea Minoa.
  • provincia di Caltanissetta: Vassallaggi, Acropoli di Gela e Mura Timoleontee.
  • provincia di Catania: Adranon, Occhiolà, monte Turcisi, Xiphonia.
  • provincia di Enna: Morgantina e il granaio, Villa del Casale, Centuripe, Fondaco Cuba di Catenanuova.
  • provincia di Messina: Alesa Arconidea, Naxos, villa di Patti, Tindari.
  • provincia di Palermo: Grotte della Gurfa, Iaitas, Entella, Imera, Solunto.
  • provincia di Siracusa: Akrai, cozzo Collura, Eloro, Megara Hyblaea, Neapolis, Pantalica, villa del Tellaro, Thapsos, Casmene, Leontinoi tra Lentini e Carlentini.
  • provincia di Trapani: Drepanon, Mozia, Segesta, Selinunte.
  • provincia di Ragusa: Kaucana, Kamarina.

Ambiente

Flora

Esemplare di Leccio

Esemplare di Leccio

La vegetazione in Sicilia è caratterizzata dalla presenza di differenti ecosistemi mediterranei.
Nelle aree prossime ai litorali, dal livello del mare ai 200 metri d’altitudine è presente l’Oleo-ceratonion che, nelle zone più ricche di risorse idriche evolve verso la macchia mediterranea, la formazione vegetale più caratteristica, mentre nelle zone più aride lascia il posto alla gariga, alla prateria mediterranea o ad aree di macchia degradata come la macchia a cisto.

Gli incendi, il pascolo e la pressione antropica hanno notevolmente ridotto le aree di foresta mediterranea sempreverde e di foresta mediterranea decidua che un tempo ricoprivano l’intera isola, di cui persistono tuttavia ampie aree sulle Madonie, sui Nebrodi e sull’Etna.

Fino ai 7-800 metri s.l.m., la vegetazione è costituita principalmente da euforbia, mirto, corbezzolo, sughera, leccio, lentisco, erica arborea, cisti e varie specie di ginestra come ginestra dei Carbonai (Cytisus scoparius), ginestra odorosa (Spartium junceum), ginestra spinosa (Calycotome spinosa), sparzio villoso (Calycotome villosa), ginestra dell’Etna (Genista aetnensis). Nella zona del fiume Alcantara era presente in ampi boschi il Platanus orientalis, oggi ridotto a piccole aree. Tra le specie introdotte dall’agricoltura sono molto diffusi gli agrumi, gli ulivi, la vite, i noccioli e i mandorli.

Tra gli ottocento e i milleduecento metri dominano i trifogli, le veccie, il grano, i sulleti, le rose canine, i gigli selvatici, i perastri, i pruni selvatici, gli asfodeli, i sorbi e gli azzeruoli.

La fascia vegetativa al di sopra, fino alla quota di 1200-1400 m.s.l.m. è costituita da formazioni di quercia caducifoglia, di rovere, di cerro, di roverella.

Oltre i 1200 entriamo nella zona propriamente montana dove sono splendidamente insediate estese formazioni boschive a faggeta. Il sottobosco rigoglioso presenta svariate specie di piante tra le quali vi sono l’agrifoglio, il pungitopo, il biancospino di Sicilia, il tasso. A queste altitudini prosperano anche l’acero d’Ungheria, l’olmo montano, il melo selvatico, l’acero montano e la stregonia siciliana.

Discorso a parte merita l’Etna. Oltre i 2000 metri si incontrano il pino loricato, la betulla e il faggio ed ancora più in basso anche castagno e ulivo. Più in alto, resistono solo la saponaria e l’astragalo e qualche muschio e lichene. Superati i 2400 metri la vegetazione è totalmente assente.

Per approfondire, vedi la voce Flora endemica della Sicilia.
Ginestra

Ginestra

La flora siciliana è ricca di specie endemiche, cioè presenti solo sull’isola. Alcune di esse sono ulteriormente circoscritte in aree molto ridotte come per esempio l’abete dei Nebrodi (Abies nebrodensis), presente solo nel Vallone di Madonna degli Angeli nelle Madonie, il limonio di Todaro (Limonium todaroanum), esclusivo del Monte Passo del Lupo allo Zingaro, l’erba croce di Linosa (Valantia calva), endemica della omonima isola, la rarissima Zelkova sicula, limitata ad un area di circa mezzo ettaro sui Monti Iblei. Tra gli innumerevoli endemismi si possono citare l’astragalo siculo (Astragalus siculus) e l’astragalo dei Nebrodi (Astragalus nebrodensis), la ginestra del Cupani (Genista cupanii), il lino delle fate siciliano (Stipa sicula), l’alisso dei Nebrodi (Alyssum nebrodense), l’aglio dei Nebrodi (Allium nebrodense), la viola dei Nebrodi (Viola nebrodensis), il giaggiolo siciliano (Iris pseudopumila), numerose specie di Helichrysum (tra cui Helichrysum hyblaeum), il citiso delle Eolie (Cytisus aeolicus).

Un cenno particolare meritano infine le numerose specie di orchidee endemiche tra cui l’orchidea a mezzaluna (Ophrys lunulata), l’orchidea di Branciforti (Orchis brancifortii), l’Ophrys discors, l’Ophrys calliantha, l’Ophrys oxyrrhynchos e l’Ophrys panormitana.

Fauna

L’intera Sicilia è popolata da molti mammiferi. I più diffusi sono l’istrice, il gatto selvatico, la martora, il ghiro, il moscardino e il quercino. Sull’Etna si aggiungono il cirneco dell’Etna, la volpe, il coniglio, la lepre, la donnola, il riccio e varie specie di topo e pipistrello.

Un Discoglossus pictus.

Un Discoglossus pictus.

I rettili e gli anfibi sono poco diffusi. Si ricortano lucertole, gongili, luscengole, gechi, biacchi, bisce d’acqua, vipere, rane (tra cui la rana verde minore), discoglossi, rospi e la testuggine comune.

La fauna ittica in passato è stata molto fiorente. Oggi è più ridotta, ma nei mari siciliani si possono ancora incontrare il pesce spada, il tonno, la sardina, l’alice, lo sgombro, la spigola, l’occhiata, il gambero, l’ostrica e i mitili.

Tra gli organismi protetti dalla Riserva marina Isole dei Ciclopi si ricordano i poriferi, i gorgoniacei, i briozoi (tra cui Myriapora truncata e Sertella baeniana), lo spirografo Sabella spallanzanii, crostacei (tra cui Chtamalus stellatus), tunicati, echinodermi crinoidei (tra cui il giglio di mare), i crostacei brachiuri (tra cui il granchio), Anellidi policheti, l’anfiosso, vari molluschi (Dentalium vulgare, Donax variegatus) e Microcosmus sulcatus.

La fauna aviaria è molto varia. Nella zona orientale sono tipici la cincia bigia di Sicilia, il codibugnolo di Sicilia, lo sparviero, la poiana, il gheppio, il falco pellegrino, l’allocco, l’aquila reale, il tuffetto, la folaga, la ballerina gialla, il merlo acquaiolo, il martin pescatore, la coturnice di Sicilia, la beccaccia, l’upupa, il corvo imperiale, il cavaliere d’Italia e l’airone cinerino.

Nella zona occidentale sono più diffusi capinere, cinciallegre, cinciarelle, cince more, sterpazzoline, occhiocotti, picchi muratori, picchi rossi maggiori, rampichini, merli, fiorrancini e scriccioli.

Gli invertebrati comprendeno alcune specie endemiche, come il “Parnassio Apollo di Sicilia”, un’elegante farfalla esclusiva delle zone più alte, la “Platicleide del Conci”, una specie di cavalletta, e, tra i coleotteri, il “Rizotrogo di Romano” e la “Schurmannia di Sicilia”. A quote alte sono ancora presenti la cavalletta Stenobotro lineato, l’afodio di Zenker, boreale e siculo, la cui risorsa alimentare consiste nello sterco degli erbivori, ed il Carabo planato.

Il bracconaggio ha fatto estinguere molte specie, soprattutto nella zona dei Nebrodi. Il cervo, il daino, il capriolo, il lupo, il cinghiale, il gufo reale e il grifone sono tutti ormai scomparsi. Recentemente sono stati reintrodotti il cinghiale e il daino sulle Madonie, il grifone sulle Madonie e sui Nebrodi.

Nel quaternario, la Sicilia ha ospitato anche specie che oggi sono totalmente estinte anche in Europa. Ad esempio, vi erano ippopotami, rinoceronti, leoni, cervi e bisonti. Inoltre, sono stati ritrovati resti fossili di elefanti, che erano rappresentati da tre specie (Elephas antiquus, Elephas mnaidriensis e Elephas falconeri), ora estinte, la scoperta dei loro crani, con un largo foro centrale nell’ area facciale, ossia il punto di inserzione della proboscide, che venne interpretato come sede di un unico occhio, diede vita al mito dei Ciclopi e di Polifemo, riportato anche da Omero nell’Odissea[20].

Parchi e Riserve naturali

Per approfondire, vedi la voce Parchi e riserve naturali in Sicilia.

In Sicilia sono presenti quattro Parchi Naturali Regionali e molte Riserve Naturali, Aree Marine Protette e Zone umide.

La R.N.O. dello Zingaro.

La R.N.O. dello Zingaro.

Parchi Naturali Regionali
  • Parco dei Nebrodi
  • Parco dell’Etna
  • Parco delle Madonie
  • Parco fluviale dell’Alcantara.
Alcune Riserve Naturali Regionali
  • Riserva Naturale Orientata Bosco di Santo Pietro
  • Riserva naturale orientata Capo Gallo
  • Riserva naturale orientata Monte Pellegrino
  • Riserva naturale integrale Grotta Conza
  • Riserva naturale speciale Lago di Pergusa
  • Riserva naturale Oasi Faunistica di Vendicari
  • Riserva naturale orientata dello Zingaro
  • Riserva naturale Fiume Ciane e Saline di Siracusa
  • Riserva naturale Oasi del Simeto
  • Riserva naturale orientata Biviere di Gela
  • Riserva naturale orientata Cavagrande del Cassibile
  • Riserva naturale integrale Macalube di Aragona
  • Riserva naturale della Foce del Fiume Irminio
  • Riserva naturale orientata Monte Carcaci
  • Riserva naturale orientata Monte Genuardo e S.Maria del Bosco
  • Riserva naturale orientata Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio
  • Riserva naturale integrale Monte Cammarata
  • Riserva naturale Pino d’Aleppo

Ecosistema Urbano

Il rapporto sull’ecosistema urbano stilato da Legambiente e il Sole 24 Ore, riguarda la qualità ecologica dei capoluoghi Italiani in termini di dall’affidabilità del sistema di trasporto urbano, dalla superficie verde per abitante, dall’efficienza del sistema idrico, dalla qualità dell’aria, dai chilometri di piste ciclabili, dalla quantità di acque reflue depurate, dalla diffusione delle energie rinnovabili, dalla gestione dei rifiuti e dalla loro raccolta differenziata[21]. Il dato per la Sicilia non è confortante poiché vede i propri capoluoghi in fondo alla classifica nazionale:

  • Messina 56a
  • Enna 86a
  • Palermo 89a
  • Catania 94a
  • Trapani 96a
  • Agrigento 97a
  • Siracusa 98a
  • Caltanissetta 99a
  • Ragusa 103a [22]

Personaggi famosi

Per approfondire, vedi la voce Siciliani.

Mafia

Bernardo Provenzano.

Bernardo Provenzano.

Per approfondire, vedi la voce Cosa nostra.

Cosa nostra è il nome dato alla mafia siciliana. Le sue origini , secondo parte della ricerca storiografica [citazione necessaria], vengono fatte risalire ai primi anni del XIX secolo e sono poste in relazione all’antico fenomeno del brigantaggio. Tuttavia è doveroso precisare che tale asserzione è poco condivisa; buona parte degli studiosi ritiene di retrodatare il fenomeno al XVI secolo, quando in varie parti d’Italia si erano formate congregazioni paracriminali sul tipo di quella citata da Alessandro Manzoni, (I bravi e Don Rodrigo), nel suo capolavoro “I promessi sposi”.

Lo sviluppo più importante avvenne però all’inizio dell’Ottocento, quando i campieri gestivano quotidianamente i terreni della nobiltà siciliana e i braccianti che vi lavoravano [citazione necessaria]. Era gente violenta, che faceva da intermediario fra i proprietari feudali e i braccianti, spesso in condizioni simili a quelle dei servi della gleba che, per meglio esercitare il loro mestiere, si circondavano di violenti guardiani prezzolati. Da qui nacque la gerarchia di capi e picciotti che, nella sua logica gerarchica, esiste ancora ai giorni nostri.

Da allora, la mafia si è evoluta, mischiandosi nei Fasci Siciliani, venendo messa in ginocchio grazie all’operato del “prefetto di ferro” Cesare Mori -inviato dal regime fascista- e venendo poi potentemente sostenuta dal governo statunitense prima e dopo lo sbarco degli Alleati nella Seconda guerra mondiale. Dagli anni cinquanta in poi, la mafia si aggancia sempre più strettamente alla politica: da Vito Ciancimino in poi alcuni esponenti della politica siciliana sono stati indicati come collusi. E c’è stato anche il periodo delle guerre interne: la prima (nel 1962) e la seconda guerra di mafia (nel 1978).

Il periodo fra gli anni ottanta-novanta è la stagione delle grandi stragi: Capaci, via d’Amelio, via dei Georgofili … Ma è stato anche il periodo del maxiprocesso di Palermo: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino guidano la carica contro le cosche, venendo poi vigliaccamente uccisi nel 1992. Successivamente, il fenomeno si nasconde, e diventano eclatanti solo gli arresti, da Totò Riina a Brusca a Bagarella. Gli ultimi, nel 2006, quello di un capo storico della mafia Bernardo Provenzano e nel 2007 l’arresto di Salvatore Lo Piccolo suo successore. Oggi gli esperti di anti-mafia indicano Matteo Messina Denaro come il successore di Lo Piccolo e Provenzano al vertice di Cosa Nostra.

Collusioni tra politica e mafia

Per approfondire, vedi la voce Collusioni tra politica e mafia.

La prima volta che si parlò apertamente dei rapporti che legano la politica e la mafia in Sicilia fu a inizio secolo in occasione dell’omicidio dell’ex sindaco di Palermo Notarbartolo, il cui mandante era il parlamentare Raffaele Palizzolo, rimasto impunito[23]. Dopo la fine del fascismo gli Alleati nominarono sindaci esponenti di primo piano della Mafia, coma Calogero Vizzini. Numerosi furono poi i legami tra mafia ed esponenti del Separatismo siciliano.

Tra le vittime più illustri che caddero nella lotta contro la mafia furono il Generale Dalla Chiesa, i giudici Costa, Terranova, Borsellino e Falcone. Tuttavia i frutti di queste indagini e l’appoggio della solidarietà popolare che ha più riprese è scesa in piazza contro la cupola mafiosa hanno portato a decapitare, dal 1993 in poi, i vertici di Cosa Nostra.

Nel tempo il legame tra politica e mafia è continuato ad essere un aspetto essenziale del controllo e della gestione di appalti e fondi pubblici. Sfruttando la leva di complicità e omertà, in molte province della Sicilia le scelte politiche avvengono a volte per convenienze mafiose. Innumerevoli i casi di appalti pilotati a ditte controllate dalla mafia, di speculazioni legate ai piani regolatori comunali, di leggi regionali a favore di talune categorie, ecc. Per questo motivo sono sorte alcune leggi antimafia volte a limitare le collusioni. Ogni anno però continua lo scioglimento di diversi consigli comunali sparsi nel territorio siciliano per infiltrazione mafiosa.

Fuori dalla Sicilia si sono spesso alimentati cliché derivati dagli stereotipi hollywoodiani sul genere de Il Padrino che ritraggono la Sicilia come un paese dominato quotidianamente dalla violenza, mentre l’influenza della piovra è in realtà più sotterranea di quanto non si creda. Non solo sono stati dati per scontati gli stereotipi cinematografici, ma facili generalizzazioni estese all’etnia siciliana generano talvolta ingiuste discriminazioni sociali e perfino movimenti politici xenofobi ai danni delle minoranze etnico-linguistiche che vivono nel Nord Italia e all’estero. A questo scopo sono sorte numerose associazioni culturali in Italia e all’estero volte a salvaguardare e a fare conoscere la ricca realtà artistica, linguistica e umana dell’Isola.

In molte aree viene tacitamente sfruttato il voto di scambio, senza un’apparente mobilitazione da parte dello Stato. Con la globalizzazione e l’afflusso di emigrati clandestini in Sicilia guidati da scafisti senza scrupoli, la mafia ha esteso le sue alleanze verso i paesi in via di sviluppo e alle mafie provenienti da questi.

Eclatanti i casi di politici e magistrati collusi con la mafia: il caso che forse ha fatto parlare di più è stato quello di Giulio Andreotti (che i giudici hanno ritenuto assolto con sentenza definitiva per quanto riguarda i reati successivi al 1980, sostenendo comunque, per i reati prescritti, «Una autentica, stabile ed amichevole disponibilità dell’imputato verso i mafiosi fino alla primavera del 1980»[24]) e Salvatore Cuffaro (a cui è dedicato il documentario La mafia è bianca, sotto processo per rivelazione di segreto istruttorio e indagato per concorso esterno in associazione mafiosa — Corriere della sera: No di Cuffaro, ma documentario va in onda).

« Ma la mafia era, ed è, altra cosa: un sistema che in Sicilia contiene e muove interessi economici e di potere di una classe che approssimativamente possiamo dire borghese; e non sorge e si sviluppa nel vuoto dello Stato (cioè quando lo Stato, con le sue leggi e le sue funzioni, è debole o manca) ma dentro lo Stato. La mafia insomma altro non è che una borghesia parassitaria, una borghesia che non imprende ma soltanto sfrutta. »
(Leonardo Sciascia, 1972; da Avvertenza scritta in occasione dell’uscita del “Giorno della Civetta” nella collana “Letture per la scuola media” – Einaudi)

Sport

Per approfondire, vedi la voce Sport in Sicilia.

Lo sport in Sicilia si è sviluppato ad un certo livello solo dal secondo dopoguerra in poi. Resistono tutt’ora alcuni sport tradizionali, come l’antinna a mari e il liu-bo, ma per quanto riguarda gli sport famosi a livello internazionale solo recentemente si è arrivati al livello degli altri atleti nazionali. Negli sport a squadre, il primo scudetto risale al 1978, con la conquista del campionato italiano maschile di pallavolo. Per quanto riguarda gli atleti, il primo oro alle Olimpiadi è merito di Angelo Arcidiacono, per la sciabola nel 1984.

Le squadre siciliane scudettate
Le squadre siciliane scudettate
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  • 15: Orizzonte CT, pallanuoto femminile (92, 93, 94, 95, 96, 97, 98, 99, 00, 01, 02, 03, 04, 05, 06).
  • 6: Cus CT, hockey indoor femminile (80, 85, 88, 91, 93, 97); Cus CT, hockey su prato femminile (90, 91, 92, 93, 94, 96)
  • 3: Ortigia SR, pallamano maschile (87, 88, 89).
  • 2: Enichem/Isab Priolo, pallacanestro femminile (89, 00); Emaia Vittoria, tennistavolo femminile (90, 91); De Gasperi EN, pallamano femminile (99 e 02); Cirnechi CT, cricket femminile (01, 02).
  • 1: Paoletti CT, pallavolo maschile (78); Jolly CT, calcio femminile (79); Alidea CT, pallavolo femminile (80); Cus PA, atletica femminile (95); Canottieri SR, canoa-polo maschile (97); Body Center ME, tennistavolo maschile (99); Cus CT, canoa-polo femminile (99); Eos SR, pallamano femminile (00); Ghisamestieri PA canoa-polo maschile (00); R.Murri CT, cricket maschile indoor (02).[25]
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Sport di squadra

Il calcio è lo sport più seguito. Esso sbarcò in Sicilia, alla fine dell’800, grazie ai marinai delle navi mercantili inglesi che ingaggiavano vere e proprie sfide con i portuali negli spiazzali dei porti di Palermo e Messina. Il primo derby nell’isola risale al 18 aprile 1901, giocato tra l’Anglo Palermitan Athletic e Messina Football Club. Il match, dopo una sfida vibrante, fu vinto 3-2 dall’Anglo Palermitan. Nel 2006-07, per la prima volta nella storia della Serie A a girone unico, le tre maggiori squadre siciliane giocano tutte insieme: Unione Sportiva Città di Palermo (miglior risultato nella massima serie: 5°), Football Club Messina Peloro (7°) e Calcio Catania (8°). Nella stagione 2006-2007 il Football Club Messina Peloro è retrocesso in serie B.

Negli altri sport di squadra, la compagine più medagliata di sempre è l’Orizzonte Geymonat Catania, che ha finora vinto quindici scudetti consecutivi nella Serie A di pallanuoto femminile. Ha inoltre vinto 8 Coppe Campioni. Altre squadre da ricordare sono il Cus Catania (13 scudetti tra hockey e canoa-polo) e l’Ortigia Siracusa (3 scudetti nella pallamano).

Olimpiadi

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Il Setterosa, oro alle olimpiadi di Atene 2004.

Per quanto riguarda i singoli atleti, hanno vinto nelle proprie specialità alle Olimpiadi:

  • oro: Angelo Arcidiacono (XXIII Olimpiade, scherma – sciabola a squadre); Maurizio Randazzo (XXVI Olimpiade, scherma – spada a squadre); Orazio Fagone (XVII Olimpiade Invernale, short track); Silvia Bosurgi, Cinzia Ragusa, Giusi Malato, Maddalena Musumeci (XXVIII Olimpiade, pallanuoto femminile)
  • argento: Angelo Arcidiacono (XXI Olimpiade, scherma – sciabola a squadre)
  • bronzo: Cosimo Ferro (XXIII Olimpiade, scherma – spada a squadre); Giuseppe Gibilisco (XXVIII Olimpiade, salto con l’asta).

Eventi internazionali

L’evento internazionale più seguito sin dai primi anni del Novecento, è sicuramente la Targa Florio. Evento automobilistico conosciuto in tutto il mondo fin dalla sua nascita nel 1906, dagli anni 70 tale corsa, per problemi di sicurezza, si trasformò in rally di interesse locale o nazionale così da essere declassata a livello internazionale. L’evento internazionale che è stato per anni l’appuntamento fisso della Sicilia è stato il Gran Premio di Formula 2 (poi Formula 3000) all’autodromo di Pergusa, che tutt’ora è chiuso. L’evento più importante in assoluto probabilmente è stata la XIX Universiade, ospitata nel 1997 tra Palermo, Catania, Messina e altri centri minori. Segue l’Europeo femminile Italia 1968 di pallacanestro, disputato a Messina, Ragusa, Catania e Palermo. Nel 2003 Catania è stata la sede dei Giochi Mondiali Militari e nel 2006 ha ospitato il Campionato Europeo di hockey su prato.

Per quanto attiene l’atletica leggera, l’evento più conosciuto a livello internazionale è sicuramente il Trofeo Sant’Agata di corsa podistica su strada che si corre tutti gli anni il giorno 3 febbraio per le strade del centro di Catania. Nelle sue 47 edizioni, ha visto fra i partecipanti Stefano Baldini vincitore della maratona all’Olimpiade di Atene 2004.

Nel 1994 si è tenuto in Sicilia il Campionato del mondo di ciclismo: Palermo ospitò le prove su pista, Catania le prove a cronometro e Agrigento quelle su strada. Altri eventi di rilievo sono state le 3 partite dei Mondiali di calcio Italia 1990, ospitate allo stadio La Favorita di Palermo (Olanda-Egitto 1-1; Eire-Egitto 0-0; Olanda-Eire 1-1). Nel 2005 e 2006 Trapani ha ospitato le regate Act 8 & 9 della Louis Vuitton Cup.

Nel 2002 Palermo ha ospitato i mondiali di baseball. Nel 2006 Messina ha ospitato gli europei di softball. Nel 2008 Palermo ospiterà i modniali di nuoto.

Bibliografia

  • Info su attrattive e storia della Sicilia, Catania, Taormina ed Isole Eolie
  • http://www.lasicilia.com/libri_sicilia.cfm: lista di libri sulla Sicilia
  • Francesco Renda, Storia della Sicilia, 3 volumi, Sellerio 2003
  • Salvo Di Matteo, Storia della Sicilia, Arbor, 2006

Voci correlate

  • Alta Corte
  • Presidenti della Sicilia
  • Conferenza Episcopale Siciliana (C.E.Si)
  • Isole italiane
  • Cariddi
  • Lingua siciliana
  • Triscele
  • Terremoto del Val di Noto
  • Siciliani
  • Fasci Siciliani
  • Vespri Siciliani
  • Incastellamento in Sicilia nell’alto medioevo
  • Ente Fauna Siciliana
  • Mosaici bizantini della Sicilia
  • Biblioteche riunite Civica ed Ursino Recupero
  • Due Sicilie
  • Zolfo di Sicilia

Altri progetti

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